CRISTO
RAÚL DI YAHVÉ E SION
NEL
NOME DEL SIGNORE RE GESÙ CRISTO:
APERTURA DEL TESTAMENTO UNIVERSALE DI CRISTO
DOTTRINA DEL REGNO DEI CIELI
PRIMO LIBRO
IL FIGLIO DELL’UOMO
E
LA SPERANZA DI SALVEZZA UNIVERSALE DEL GENERE UMANO
«Così,
come per la trasgressione di uno solo è venuta la condanna su tutti gli uomini, allo
stesso modo per la giustizia di uno solo è venuta a tutti gli uomini la giustificazione
di vita. Poiché, come per la disobbedienza di un solo uomo i molti sono stati
dichiarati peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo i molti saranno
dichiarati giusti. Ma la legge è stata introdotta affinché il peccato abbondasse; tuttavia, quando il peccato abbondò, la grazia abbondò ancora di più; affinché
come il peccato regnò per la morte, così anche la grazia regni per la
giustizia per la vita eterna mediante Gesù Cristo, nostro Signore.”
È evidente che
la glorificazione di Gesù Cristo ha la precedenza. Non poteva, né può essere altrimenti.
A maggior ragione in un Giorno la cui Notte sarebbe calata su tutti i beneficiari della
Redenzione nel modo ben noto. Chi oserà alzare la voce per zittire la
voce dello Spirito Santo? Con il bambino che nasce, per lui il mondo nasce certamente
con lui; egli comprende la propria esistenza solo come effetto di un’esistenza
precedente che dispiega le sue ali nel Tempo dei Millenni quando quel mondo
comincia a mostrargli il suo vero volto e gli si rivela la sua legge, quando
la sua stessa esistenza si trova nel mirino, e comprende che questo
mondo è un campo di battaglia, in cui è nato, la cui legge minaccia la sua
sopravvivenza. Chi chiederà spiegazioni al Signore, Padre di Gesù Cristo,
per aver lasciato trascorrere tanti millenni dalla Promessa di redenzione fino alla
Nascita del Figlio dell’Uomo? Conosciamo le sue ragioni: lo Spirito Immacolato
della sua Giustizia, la Bondà senza limiti della sua Saggezza si sono fatti Uomo affinché
dall’Amore potessimo comprendere ciò che per l’Amore verso suo Figlio abbiamo compreso. E
dall’Amore parliamo con Giustizia e Saggezza quando affermiamo che la Fede ci porta l’
Assoluzione da tutti i nostri delitti e crimini commessi prima del Battesimo, a
chiunque creda. Ma il mondo precedente alla Venuta del Redentore si trovò
come un figlio abbandonato nelle tenebre della Morte; privato di questa Giustizia
che, per mezzo della fede in Cristo, ci apre la porta del Paradiso della Vita Eterna,
i nostri padri secondo il sangue non conobbero altra Realtà se non quella creata da
quell’omicida che vediamo nel Libro di Giobbe presentarsi dinanzi al Creatore del
Nuovo Cosmo con la sfacciataggine del folle che crede di aver messo in ginocchio
persino il proprio Creatore. L’abbandono dei popoli nati dal Delitto del
primo re della Terra, Adamo, figlio di Dio, padre di Cristo secondo la carne,
fu assoluto. Tutte le famiglie della Terra furono bandite dalla
Presenza del loro Creatore, consegnate all’inferno che il figlio della Morte
accese uccidendo quel figlio di Dio, plasmato da Dio in persona. «Dio
distribuì le famiglie degli uomini tra i suoi figli, ma la porzione di Dio
è Adamo», scrisse Mosè nel suo cantico.
Conosciamo
la causa della ribellione di quel figlio di Dio, «non di questa creazione», come leggiamo nella
Lettera dello Spirito Santo. L’invidia del Trono del Primogenito fu la causa
del suo omicidio. La dottrina della nostra Santa Madre, la Chiesa Cattolica, è stata
il latte di cui si sono nutriti tutti i suoi figli. Ma diventando
uomini ed ereditando lo spirito di intelligenza a immagine e somiglianza dello
spirito del nostro Padre, il suo Signore Gesù, il nostro Re Gesù Cristo, comprendiamo
perché il suo Signore, il nostro Re, ci parla della Seconda Morte. Il che ci porta a
chiederci: cosa ci ha resi migliori dei nostri padri? Abbiamo fatto
qualcosa per meritare la Grazia del Battesimo cattolico grazie al quale la nostra anima
diventa pura come quella di una nuova creatura? Come abbiamo conquistato ciò che
i nostri padri, prima di Cristo, non sono riusciti a ottenere? Quali meriti hanno avuto i
Visigoti, i Galli, i Romani, i Franchi, i Sassoni, i Vichinghi, per
meritare la Fede che non fu concessa ai loro padri, nati prima di Cristo?
Un «prima»
e un «dopo». A quel mondo nato dopo Cristo Dio aprì la porta del suo
Regno; il mondo che visse prima di Cristo conobbe e visse in tutta la sua durezza la
condanna dovuta al peccato di un solo uomo. Non si soffre con la stessa durezza una
condanna senza redenzione quanto una condanna con una data aperta alla Libertà. Il Mondo
Antico, i popoli nati Prima di Cristo, nacquero nella prigione delle
tenebre che derivano dall’Esilio dalla Vita di Dio. La Legge Universale di
quel Mondo veniva scritta con una spada intinta nel sangue dei vicini. Ogni
spada scriveva la propria legge. Esiliati da Dio, con la Corona di Adamo
consegnata al suo Assassino, Satana, quel mondo era un inferno con un’unica legge: uccidi o
muori. Come aspettarsi che, dopo migliaia di anni di schiavitù sotto una simile legge,
quei popoli potessero scrivere una Storia diversa da quella scritta
dai loro re, dai loro eroi, dai loro imperatori, dai loro profeti, dai loro santi e dai loro dei?
Il processo contro il crimine di un solo uomo fu una condanna contro tutte le
famiglie del mondo. Ci si chiede: come giudicare quei popoli, nati
e cresciuti nell’inferno della legge della guerra del fratello contro il fratello,
del figlio contro il padre, del vicino contro il vicino, di tutti contro tutti,
in definitiva, secondo la legge della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fraternità
cristiana?
Ma il
Giudizio contro quel mondo aveva una data. E un Giudice. Lo stesso YAHVÉ DIO, Padre di
Gesù Cristo, avrebbe chiamato tutti i popoli antichi a presentarsi davanti al suo Tribunale
per conoscere la sua Sentenza. E così fu.
Ma il
Giudizio contro il Mondo Antico non fu definitivo. Per questo Dio dice nel Suo Figlio che
coloro che Lo amano non devono temere la Seconda Morte, cioè la
Sentenza Definitiva contro il Mondo prima di Cristo e il Mondo dopo Cristo.
Da ciò
si vede che Dio Padre ha glorificato il proprio Figlio lasciando nella Sua Parola questa
sentenza. «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora», leggiamo nel Suo Libro.
Noi
consideriamo l’Incarnazione dalla prospettiva della nostra Redenzione. Ma non c’è alcun
dubbio: era necessario che Colui che deve giudicare i vivi e i morti, di tutti i
tempi e di tutte le nazioni, fosse posto al posto degli uomini, in modo che,
vivendo nella propria carne il peso della Legge dell’inferno nel proprio essere, la Sua
Misericordia trovasse nella Sua Giustizia una Colonna Meravigliosa. E dall’altra parte,
assistendo al Giudizio del Padre contro il Mondo Antico, «perché il Figlio
fa ciò che vede fare al Padre», nella Misericordia del Padre verso quel
mondo, bandito dalla Sua Presenza e consegnato al principe dell’inferno, trovasse
la propria fonte. Perché se Dio Padre fosse un Giudice crudele che non guarda alla radice
del Male, non avrebbe posto quel mondo nelle mani di Suo Figlio. Infatti, chi osserva
dall’esterno la natura fratricida di quel mondo antico per forza
maggiore non può trovare argomenti a propria discolpa. Era quindi necessario portare
alla Perfezione quel Figlio sulle cui labbra il Padre aveva disposto la
Sentenza Finale contro un Mondo che, se avesse conosciuto la Piena Verità sul
perché della Sentenza lapidaria per la Trasgressione del suo figlio Adamo, condannando
un intero mondo per il peccato di un solo figlio di Dio, nato dall’uomo,
avrebbe avuto la Libertà che nasce dalla Verità, e godendo di questa
Libertà avrebbe preferito morire piuttosto che inginocchiarsi davanti a Satana.
Il fatto che
i nostri antichi padri non fossero perduti per il nostro Creatore è dimostrato dal fatto
che Egli ci abbia dato come Campione il Figlio del suo grembo. Perché avrebbe dovuto
sottoporre il Suo Figlio Amato a vivere la condizione dell’Uomo, se avesse dato per
perduta l’anima dei popoli scacciati dalla Sua Presenza a causa del delitto di un
omicida, figlio di Dio nella sua origine, ma alla fine una bestia immonda? Se
il Creatore non avesse creduto nella Sua Creazione, perché affidare la Sentenza Finale nelle
mani di Suo Figlio? Se Dio non avesse creduto che l’Uomo si sarebbe levato per chiedere
Misericordia al Giudice Onnipotente da Lui stesso scelto, quale necessità avrebbe avuto
di farlo sedere sul Suo Trono se non per l’Amore che il Figlio, il Nuovo Mondo, trova
nel suo Cuore a braccia aperte l’Assoluzione e la Rigenerazione dell’anima del
Genere Umano, nella nostra Fede Invincibile che Egli abbia nel Padre la Pienezza del
Potere e della Gloria di colui che è Dio Figlio Unigenito, Dio Vero di Dio
Vero, generato nel seno increato di YAVÉ DIO PADRE, Creatore della
Luce del Nuovo Cosmo e delle Tenebre che riempiono la Superficie dell’Abisso, di
tutto ciò che è visibile e invisibile, Signore dell’Infinito e dell’Eternità, Padre di
tutta la vita nell’Universo? Figlio di un tale Padre, come non riporre in Lui la nostra
speranza, che è la Sua, di giustificare con le nostre opere la nostra convinzione che,
se non fossimo stati banditi dalla Vita di Dio, nostro Creatore, le Sue opere non
sarebbero mai state diverse dalle nostre.
Ricordiamo
la Storia della Redenzione.
La ragione
che spinse Dio a scegliere per il «Giorno di Yahvé» il Suo Unigenito, assumendo, con
la Sua Incarnazione, la condanna contro l’assassino di suo padre, Adamo; la ragione si
apre alla Necessità del Creatore sia di voltare pagina rispetto alle guerre del
passato, sia di erigere una muraglia indistruttibile e impenetrabile contro la cui
solidità si infranga il ripetersi di una Caduta della Sua Creazione nell’abisso della
guerra.
L’Amore
del Creatore per la sua Creazione, l’Amore di Dio per i suoi figli, era il tallone di
Achille contro cui il Serpente della Morte affondò le zanne, iniettando
nel corpo dei figli di Dio, non del nostro mondo, il veleno dell’invidia
verso il Re dei re e Signore dei signori dell’Impero di Dio. Nella loro follia
suicida-omicida concepirono la pazzia assoluta di credere di poter tentare lo
stesso Re dei re con il Frutto Proibito della Scienza del Bene e del Male:
la Guerra.
Dio, nel
suo Amore per la sua Creazione e per i suoi figli, credette che il Dubbio sulla Divinità del suo
Primogenito fosse stato sepolto una volta scoperto il Potere della sua Parola,
naturale al Verbo di Dio, suo Padre. Tutti i figli di Dio, creati prima della
Creazione dei nostri Cieli e della nostra Terra, furono invitati a godere
dell’Atto Creatore, dapprima come spettatori d’eccezione, vedendo con i propri occhi e
ascoltando con le proprie orecchie la Natura Onnipotente e Onnisciente dell’Unigenito, al
suono della cui Voce le stelle dei cieli corsero a occupare i propri posti
nell’Albero delle Costellazioni. E fu proprio a loro che questo Fratello
Onnipotente, Dio, chiamò a plasmare l’Uomo a sua immagine e somiglianza.
L’
evento della Caduta dell’Uomo ci rivela che il Maligno Tentatore
nascose il veleno del Tradimento nella fogna della sua Invidia verso GESÙ, l’
Unigenito. Inconcepibile per il Signore Dio YAHVÉ, in quanto Padre, una ribellione contro
la incoronazione di suo figlio Adamo; Dio affidò il futuro della storia del Regno della
Terra all’Uomo sul cui capo fece discendere la Corona del Cielo,
come è scritto nei testi non biblici; con ciò Dio volle dire che
la Corona dell’Uomo era innalzata tra le nazioni a immagine e a
somiglianza della natura delle corone dei figli di Dio, che governarono
l’Impero del Re dei re e Signore dei signori: GESÙ.
L’
obbedienza dovuta dai figli al loro Padre Divino durante le epoche
mitologiche, lasciando nelle leggende degli antichi l’esistenza degli
dei che scesero dal Cielo per introdurre le prime famiglie umane alle
arti e alle scienze naturali necessarie alla fondazione di una società di
città aperta a una civiltà di nazioni; quell’obbedienza, concretizzata
nella fondazione del Regno mesopotamico di Adamo, soddisfatto il suo Amore di Padre,
Dio si riposò. I suoi figli avevano compreso che l’Amore del Creatore per la sua
Creazione è infinito quanto l’Odio che genera nella sua Anima l’abominevole frutto
del Seme della Menzogna: la Guerra.
La
Terza Guerra di Ribellione contro la Legge del Re dei re e Signore dei signori,
GESÙ, Dio Figlio Unigenito e Primogenito, scoppiò. (In «La Vita e la Storia del
Signore Dio YAVÉ» ho descritto la sequenza degli avvenimenti che trascinarono
il Suo Mondo nelle due Guerre Civili tra i Regni che, a quel tempo, prima
della Creazione dei nostri Cieli e della nostra Terra, avevano trovato Dimora nel
Paradiso della Vita, della cui dimensione eterna e infinita ci parlò Suo Figlio
dicendo: «Nella Casa di mio Padre ci sono molte dimore», affermando subito dopo che
se ne andava per preparare al nostro Mondo la dimora in cui troveremo
la nostra Casa Eterna); in definitiva, la guerra fratricida tra i figli di
Dio si scatenò nuovamente, con l’aggravante che questa Terza Guerra Universale
ha fatto della Terra il suo campo di battaglia, e una guerra all’ultimo sangue. Una guerra folle, tanto
più suicida in quanto Dio Padre aveva appena scritto la sua Sentenza ad eternum et ad infinitum contro la guerra. E dico «con l’
aggravante» poiché l’essere umano era stato creato «nudo» in tutto ciò che
riguarda la conoscenza del male.
La
prima generazione dei figli di Dio, nati sulla Terra, il cui capo
sociale era Adamo, in termini di ontogenesi della civiltà, si trovava nella sua
infanzia. Tanto più abominevole era questa guerra finale tra Dio e la Morte quanto
più fragile era la difesa del Primo Uomo di fronte alla malvagità di alcuni figli di
Dio la cui età si misura in milioni di anni, e la cui conoscenza della Scienza
del Bene e del Male era ormai una realtà consolidata. E tanto più suicida era quella
Dichiarazione Finale di Guerra alla Legge Divina quanto più immenso era l’Amore che
Dio, come Padre, nutriva per il suo piccolo figlio, Adamo. Quindi, se la sola idea di
sfidare il Signore Dio YAVÉ a duello è follia assoluta, farlo gettandogli in
faccia il sangue del suo figlioletto fu un segno irreversibile di demenza: una
creatura generata dalla polvere del Cosmo che sfida il Creatore del
Cosmo! Che nome daremo a questa demenza suicida?
Una volta
perpetrato l’Evento della Caduta, non restava che guardare all’orizzonte che quell’
evento aveva scatenato. Fu in quel momento che vide la luce il figlio
dell’Uomo. Vale a dire: il figlio di Eva che avrebbe raccolto la mazza con cui il figlio
di Adamo avrebbe fracassato il cranio all’assassino di suo padre.
La
Necessità impose la sua Legge.
A chi
se non al Fratello Maggiore di quell’Adamo, il più giovane dei figli di Dio,
spettava, di pieno diritto, eseguire la Sentenza firmata dal Padre
contro il Traditore e Fratricida, di nome Satana, il Serpente dell’Eden? Infatti, se
«Dio, dal sangue versato di un uomo, può chiamare qualsiasi uomo a
rendere giustizia», dal sangue di un figlio di Dio qualsiasi dei figli di
Dio poteva essere chiamato all’esecuzione della sentenza contro il fratricida.
Una volta
risposte queste domande nella Storia Divina di Gesù Cristo, spetta a noi qui comprendere
che il Conflitto scatenatosi nel Regno dell’Eden, capitale del Primo Regno
mesopotamico, estese le sue onde apocalittiche sull’intera Creazione. Non
solo il nostro Mondo fu attaccato dalla Morte; anche i Mondi
creati prima dei nostri Cieli e della nostra Terra.
Dall’
Ignoranza non si capisce perché Dio, che può guarire tutte le ferite e
resuscitare i morti, Potere che suo Figlio ci ha mostrato in prima persona affinché
continuassimo a cercare al di là della lettera la Ragione per cui non lo abbia fatto
allora; non si capisce perché Dio non lo abbia fatto allora. Questa ragione, per la
quale Dio non ha fatto tabula rasa sulla tomba del suo figlio minore, quella
ragione era nel suo stesso Spirito.
Il
sentimento di abominazione verso la Scienza del Bene e del Male che vive nel
Creatore del Cosmo e dei Mondi che abitano il suo Paradiso, è invincibile.
Il
Ribelle, Omicida e Traditore, con la sua Guerra Finale contro lo Spirito Santo
della Legge Divina, cercò di legittimare la sua concezione del Regno di Dio come uno
Stato Supremo governato da Principi, tutti dei, protetti contro la
Legge, costringendo così il Creatore a benedire il cambiamento progressista del rapporto
tra Dio e i suoi figli attraverso la trasformazione del suo Regno di Giustizia,
Fraternità e Pace: in un Olimpo di dei, ognuno dei quali investito di
impunità assoluta e protetto dalla Legge in virtù del fatto che Egli, YAVÉ, è il Dio
degli dei. La rivendicazione dei figli ribelli, sul sangue di Adamo,
era: la Reggenza e il Governo dell’Impero di Dio, con il Creatore che abbandonava la sua
Creazione nelle mani dei suoi figli, gli dei.
Contro
quel Pensiero, che Dio sapeva ribollire nell’essere di alcuni dei suoi figli,
guidati da Satana, Egli emise la Sentenza di Esilio Eterno dalla sua Creazione
contro chiunque non avesse bandito dal proprio essere una simile follia. I termini
della Legge erano e rimangono chiari per l’eternità delle eternità: «NON
mangiare, perché morirai».
Il
Serpente che la Morte aveva generato in Satana, anche se può sembrare ridondante
ripeterlo, lo ripeterò: scelse l’Inferno
dell’Odio e della Guerra eterna al posto del Paradiso della Pace e della Fraternità. Vestendosi da angelo di luce, maschera che i
servi di Satana hanno usato da allora contro l’Uomo e la Chiesa
Cattolica, quella «generazione di figli ribelli» sigillò con il sangue di Adamo il proprio
Esilio Eterno dalla Creazione.
Così,
con la trasgressione del Primo Re della Terra, la Bestia Ribelle utilizzò il
sangue dell’Uomo come dichiarazione di guerra contro lo Spirito Santo del Signore
Dio YAVÉ, muro contro il quale si era finora scontrata quella
concezione malvagia, che a Dio risultava abominevole: la trasformazione del suo
Regno in uno Stato Federale governato da baroni che vivevano al di fuori della Legge,
protetti dalla legge dalla responsabilità delle loro azioni, benedetti per rendere
tutti i popoli loro schiavi, i loro soldatini di piombo con cui ammazzare il
tempo giocando allo Sport della Guerra.
Questo è
ciò che accadde nell’Eden: con la Caduta del Primo Re della Mesopotamia fu firmata
una dichiarazione di guerra al suo Creatore, da parte di una generazione di figli di Dio, non
del nostro mondo, non nati sulla nostra Terra, i quali nella loro follia
concepirono una Federazione Imperiale come il Modello Naturale di
convivenza tra Dio e gli dei. Da quel momento in poi fu tutto o niente!
La
decisione fu presa dai figli ribelli di Dio prima di trasformare la menzogna
nelle corna con cui il Primo Uomo sarebbe stato incornato e dato per morto;
vale a dire, la decisione suicida conteneva questa condizione: meglio l’esilio che vivere
come semplici cittadini del Regno di Dio, soggetti all’Impero della Legge.
La Legge non
permetteva loro di vivere come veri dei. Un vero dio non può essere
portato davanti a nessun tribunale, né costretto a rispondere delle proprie azioni davanti a
nessuno.
Non erano
loro che dovevano accettare la Verità, la Giustizia e la Pace in quanto
i pilastri della Civiltà delle civiltà creata da Dio, Padre di
tutti, e governata dal suo Primogenito in qualità di Re dei re e Signore dei
signori: «NO, era Dio che doveva ascoltare la voce dei suoi figli, accettare la loro
condizione di dei e benedire il Modello di Impero che con loro veniva a
a favorire la stabilità e il progresso della Federazione dei Popoli della
Creazione».
La guerra
era stata dichiarata. La Terza Guerra Universale tra i Popoli del suo
Paradiso si trasferì dal Cielo alla Terra. L’Uomo non era nulla, un’ascia di
guerra, solo questo, un’ascia di guerra insanguinata con cui i figli
ribelli di Dio sfidavano Dio Padre cercando di bandire dal suo Essere il suo Spirito
Santo.
La
Necessità impose la sua Legge. NON ci sarebbe stato alcun Impero; né tantomeno una Federazione di Principi
che governasse la Pienezza delle nazioni della Creazione. La Fine dei Ribelli
era stata decretata da loro stessi.
L’
Impero era morto, e il suo Re dei re e Signore dei signori doveva morire con
lui… Per rinascere nel Re Universale, Sommo Pontefice Sacro, Capo divino
della Religione Cattolica, Signore del corpo dei Sacerdoti, della Chiesa, Tempio della
verità Divina sempiterna, Padre sempiterno di una Generazione di figli di
Dio animati dallo Spirito della Verità, Giudice Onnipotente la cui Parola è
Legge, il cui Verbo è Dio.
La
necessità della Rivoluzione Cristiana portò la sua Legge. Moriva il Re dei re e
Signore dei signori, nasceva il Re.
Lo
Spirito Santo, contro il quale la Morte scagliò il suo Serpente, si manifestò in carne e
sangue affinché l’intera Creazione potesse vedere la sua Natura, la sua Personalità, e
comprendere perché il Signore Dio YAHVÉ non possa ammettere nella sua Creazione l’
esistenza dell’Albero della conoscenza del bene e del male, la cui legge abominevole
elevare alcuni cittadini al di sopra degli altri, proteggendo le loro azioni criminali dietro
il muro della disabilità intellettiva naturale di chi soffre di malattia
mentale.
La
necessità di fondare questa Rivoluzione Divina comportò l’abbandono dei popoli
della Terra nelle mani di quel Serpente che, in seguito, si presentò
davanti all’Eletto di Dio, sui monti della Giudea, per la sua rovina eterna nel
«Giorno di Yavé, giorno di vendetta»: il Figlio dell’Uomo era nato. Duello all’
ultimo sangue. Il Figlio dell’Uomo stringeva nel pugno la mazza con cui avrebbe schiacciato
la testa all’assassino di Adamo.
Questa è,
quindi, l’origine del titolo che il Figlio di Dio assume con la sua Incarnazione:
Cristo, il Figlio dell’Uomo, il figlio di Eva che, sul cadavere di suo padre
Adamo, invoca Dio, chiama alla Vita ed eredita la mazza con cui schiaccia la
testa di quel Satana che, nella sua follia infernale, andò a offrirgli tutti i
regni del mondo se, in ginocchio, avesse adorato LUI, il Figlio Amato del Signore e
Dio dell’Infinito e dell’Eternità, nelle cui mani il Padre ha posto la sua intera Creazione
.
Infatti,
il Figlio dell’Uomo raccoglie la Corona perduta di Davide, che depone, in
qualità di legittimo erede di Davide, ai piedi del Trono di Dio, in obbedienza
dovuta alla Saggezza Salvifica di suo Padre, il quale ha stabilito la Fine dell’
Impero e l’Inizio del Regno di suo Figlio GESÙ, al quale, in adempimento del
suo Decreto: «Ti ho generato oggi, pongo ai tuoi piedi tutti i popoli della mia
Creazione, sui quali sei Signore Universale e Re Eterno», fa sedere alla sua
Destra come colui che eredita in vita la Corona di un Padre che è Eterno.
Saggezza
predestinata agli Apostoli, che se l’avessero conosciuta i principi d’Israele
non avrebbero alzato un solo dito contro il Re. Ma una volta compiuto ciò, la
Rivoluzione Cosmologica ormai insediata sul Trono di GESU CRISTO, certificata nel suo
Libro la forza del sentimento di abominio del Padre della Vita verso la
presenza della Morte nel suo Paradiso, restava da stabilire la Salvezza
Futura della Pienezza delle nazioni del nostro Mondo.
Speranza
di Salvezza Universale che, dovendo estendere la propria Grazia alla Pienezza delle
nazioni, avrebbe prima richiesto che il nostro Mondo camminasse incontro a tale Pienezza.
Un cammino lungo e stretto che i popoli della Terra avrebbero dovuto percorrere, mentre
lungo il percorso il Vero Volto del Figlio dell’
Uomo, in cui si manifesta lo splendore del Volto di Dio, si dissolse nelle nebbie dei secoli.
Chiamati
alla Vita a immagine e somiglianza di Colui che disse: «Facciamo l’Uomo a nostra
immagine e somiglianza», smarriti nelle tenebre dei millenni,
avevamo bisogno di vedere quell’Uomo il cui Principio è nella Mente di Dio
e la cui Origine è nella Bocca del Suo Figlio. Quale uomo Dio ha generato nella Sua
Saggezza e il Suo Figlio ha creato sulla Terra? Era il Romano, era l’Ebreo, era il
Greco, era il Persiano… il Cinese, l’Indù, l’Egiziano, il Maya, l’Azteco?
La
risposta si è persa nella ragnatela delle antiche religioni.
In raggiungibile
la vera immagine di Dio, ogni popolo si è dato degli dei in cui
giustificare le proprie passioni e legalizzare le guerre di sterminio dei propri vicini.
All’improvviso
quello spirito concepito da Dio all’Inizio si fece Uomo.
Nel
Figlio dell’Uomo Dio ci ha presentato Suo Figlio, e in Cristo l’Uomo che Egli ha chiamato
alla Vita. Quell’Uomo che gli Apostoli hanno visto, toccato e ascoltato è l’Uomo
che Dio ha generato nella Sua Saggezza e ha chiamato Figlio. Quello è l’Uomo che Dio ama.
Quello è l’Uomo che vive in Dio e ha nel Re la sua Vita eterna.
La sua
personalità è scritta. Pane benedetto per il Bene, è il Roveto Ardente contro
il Male. È Amore per i propri simili fino a donare la vita per amore. È Figlio di
Dio: tempio, fortezza e palazzo vivente della Pace.
Tutto
appartiene a Dio, tutti noi uomini condividiamo ciò che abbiamo senza trattenere
nulla per noi stessi, perché siamo tutti figli di Dio e cittadini del Suo Regno.
Insomma,
il Ritratto di quell’Uomo, incarnato dal Figlio di Dio, a cui a Immagine e
Somiglianza noi, l’Uomo Nuovo, veniamo alla Vita, è sulle labbra della sua Sposa,
la nostra Santa Madre, la Chiesa Cattolica.
Quello è il
Figlio dell’Uomo che verrà a giudicare i vivi e i morti. Egli è un pane benedetto
per chi adora la Legge; Egli è un fuoco onnipotente e tutto-potente che abbatte
il Suo Braccio sui nemici della Legge. Ciascuno sceglie la Sentenza che ricadrà
sul proprio capo.
L’Amore
di Dio per gli uomini sta nell’averci dato come Giudice questo Figlio; ce lo ha
ha mostrato così com’è, rivestito di umanità, per suscitare in noi l’Amore per la sua
Persona, non come Re né come Dio, ma come Persona Meravigliosa in cui il
concetto di Menzogna, Guerra, Tradimento, Corruzione, Male in
qualsiasi delle sue forme è un abominio.
Tale
padre, tale figlio; tale Figlio, tale Padre.
L’Unità
tra Dio e il suo Figlio, ricercata per bandire lo Spirito Santo dall’Essere del
Creatore, non solo è sprofondata nell’Abisso, ma si è elevata al Trono del Re
Dio. Padre e Figlio, due Persone in cui vive un unico e solo Spirito: che
ci è stato rivelato in Cristo, incarnazione visibile dello Spirito Santo che vive nel
Padre e nel Figlio.
Il Padre
è il Signore Dio YAHVÉ, il Figlio è il Signore Re GESÙ CRISTO.
La
Giustizia di Dio è la Giustizia del Re. L’Unità indivisibile tra Dio e il suo
Figlio è invincibile. Due Persone Divine, un unico Spirito Eterno. Da ciò si
vede che, allo stesso tempo, Dio, che ci offre una Speranza di Salvezza Universale
dandoci come Giudice il suo Figlio Amato, la cui Adorazione vive nelle nostre anime, ci
ricorda che in quel Figlio vive il Fuoco incombustibile che arde in YAVÉ DIO
contro la Legge della Scienza del bene e del male. Nell’Amore per la Legge e per la
Volontà di Dio noi, le nazioni, abbiamo la Porta verso l’Assoluzione Universale del
Genere Umano.
Tuttavia,
che nessuno si illuda. La difesa del nostro mondo, affidata alle
nostre mani, trova la sua giustificazione nella natura degli avvenimenti grazie ai
quali la pienezza delle nazioni, unite in un Albero della Vita, vivrà secondo la
Legge della Fraternità Naturale verso tutti i figli di Dio.
Creare
questa Civiltà della Pienezza delle nazioni governata dallo Spirito del
Re è il nostro Dovere, l’Orizzonte verso il quale iniziamo a camminare a partire da questo
Secolo, cammino che percorreranno le generazioni che ci seguiranno fino al Giorno in cui
il Figlio dell’Uomo apparirà sulle nuvole e si renderà visibile agli occhi della
generazione da Dio predisposta a vivere questo evento, la cui Data
è nota solo al Signore Dio YAVÉ.
Sono vani
gli argomenti di coloro che sperano che il Figlio di Dio si incarni nuovamente e
instauri il suo Regno su una porzione di fedeli, solo loro messi al sicuro dall’
apocalisse distruttiva che, secondo loro, deve abbattersi sul resto dell’
umanità.
Non meno
vano è l’argomento di coloro che sperano che il Messia venga per dare l’
Impero alla Gerusalemme degli Israeliti.
Non siamo
noi uomini a scrivere la Storia né disponiamo dei secoli per
imporre la nostra legge alle nazioni. Il Giorno della gloria della libertà dei
figli di Dio annuncia l’alba della gloriosa libertà del Figlio di Dio, il quale,
essendo Re Onnipotente e Onnisciente, una volta che Dio avrà posto fine al Decreto che
lo ha tenuto seduto come colui che deve ancora attendere che il Padre ritenga
opportuno che si alzi, una volta in piedi, con le gambe ai due lati dell’oceano,
estenderà la sua Corona su tutte le nazioni.
Vani sono
i murales che i poteri di questo secolo dipingono sulla parete del futuro. NON
ci sarà una guerra mondiale, non ci sarà un governo globale di poteri consolidati al di là
delle leggi, che dettano essi stessi le leggi dietro le quali i loro membri
si blinderebbero con l’immunità contro le conseguenze giudiziarie da pagare per i loro
crimini e delitti. Quella casta di dei a immagine e somiglianza di quella che Satana
ha voluto imporre a Dio... non raggiungerà mai la meta verso cui corre.
La Gloria
della Libertà dei figli di Dio si riversa su tutti da Colui che è il
Primogenito di tutti. Tutti noi siamo in Lui e con Lui una cosa sola, la sua Azione sulla
Terra. Colui stesso che ha dato la sua Vita affinché noi potessimo nascere: colui che era, è colui che
è.
Chi ama
Dio sopra ogni cosa ama il prossimo come se stesso. Il prossimo degli
uomini siamo tutti gli uomini. A immagine e somiglianza del Figlio dell’Uomo, in
cui abbiamo trovato il nostro Essere, siamo fratelli, cittadini di un Regno nel cui
Re abbiamo la Gioia di chi vive in Paradiso, e nel cui Governo abbiamo
la Garanzia che la Zizzania Maligna della divisione tra fratelli non troverà mai più
terreno nel nostro Mondo.
L’
Eternità inizia oggi. La vita eterna si vive qui. Il domani è solo il
cammino verso l’incontro con il Figlio dell’Uomo, secondo la Prescienza di Dio disposta
per una generazione futura, il cui numero di secoli è nascosto a ogni uomo.
La nostra
fede risiede nel credere che quella generazione si inginocchierà davanti al proprio Re, nella
speranza che l’Argomento di Dio abbia conquistato il suo Cuore, ovvero che,
se non fosse intervenuto il Tradimento di Satana, l’Uomo non avrebbe mai trasgredito
la Legge. Il valore di questo argomento dà vita alla Parola di Assoluzione Universale
di Colui che ha il Potere di rigenerare le anime senza causare nell’Eternità una
frattura, invisibile ma certa, che faccia tornare dal suo Esilio all’Inferno
colui che la Morte ha voluto trascinare, la Creazione di Dio.
PRIMA PARTE
IL PENSIERO DI DIO
L’Amore
del Signore Dio YAVÉ per la sua Creazione è senza limiti. Lo Spirito del Creatore che
vive in Lui è la fonte di una Passione di natura infinita per la Vita. Il
fatto di aver scelto il Figlio del suo Grembo per incarnare il Figlio dell’Uomo
ci rivela quanto Dio ami la sua Creazione. È scritto: «Dio ha tanto amato il
mondo da darci il proprio Figlio, affinché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna».
Un amore per la Vita che trova nella Passione del Creatore per la Sua Creazione la sua
fonte inesauribile di azione.
Io lo so,
lo sappiamo tutti: l’abominio commesso dalla ribellione protestante anglicana
nell’affermare che «Dio non prova passione» è anch’essa scritta, e sebbene firmata
da un criminale e da un’associazione di criminali, la cui passione fu quella di accettare di cadere nella
tentazione di ereditare tutti i regni del mondo in cambio di mettersi in
ginocchio e adorare il Maligno, sappiamo tutti che, creati a Sua Immagine e
Somiglianza, lo spirito del Creatore vive in noi, e attraverso questa vita
comprendiamo, contro la Dichiarazione IMPERIALE ANTICRISTIANA delle chiese
nate dalla Riforma, che la Creazione è «un atto di passione», come ben ogni
creatore può affermare con il proprio sangue. «Atto di passione» in cui il Creatore e la sua
Creazione restiamo uniti immortalmente.
Il Fatto
che YAVÉ Dio abbia scelto il Figlio delle sue viscere increate per essere offerto
come Agnello, per mezzo del cui Sangue sarebbe giunta a tutte le nazioni la Redenzione,
scelta siglata sul monte Moría da Abramo, questo Fatto ci svela la
natura dell’Amore del Creatore per la sua Creazione.
Infatti,
avendo rivelato ad Abramo l’esistenza del suo Unigenito,
avendogli aperto il Suo Cuore alla Redenzione, la domanda di Dio al Suo Amico
fu chiara: «Che cosa mi offri per questa Elezione, garanzia della Vittoria del Figlio
dell’Uomo sul nemico della tua Casa e del tuo Mondo? Cosa sei disposto a
offrirmi per l’Incarnazione del mio Figlio Unigenito?
La
risposta di Abramo fu decisa: «La vita del mio Figlio Unigenito».
L’
Evento è scritto.
Il Signore
Dio YAHVÉ gli chiese di farlo.
E senza
esitare, Abramo alzò il braccio contro il collo del suo unico figlio Isacco.
Trasportato
dall’amore della sua Creazione verso il suo Creatore, il Signore Dio YAVÉ fermò il
sacrificio e gli giurò nel Suo Nome che nella sua discendenza sarebbero state benedette
tutte le famiglie della Terra.
Sulla
fede di Abramo nella bontà e nella giustizia del suo Amico, fu stabilito l’
evento dell’Incarnazione e della Resurrezione del Figlio dell’Uomo.
Da qui
capiamo tutti che, una volta compiuto il Sacrificio dell’Agnello di Dio, di
questa Grazia furono private tutte le generazioni che, a causa del Peccato di un
unico uomo, furono condannate ad essere gettate nei fuochi dell’inferno che
la Morte accese sulla Terra. Eppure, nulla rese meritevoli le
generazioni future di ricevere la Redenzione, grazie alla quale si eredita la vita eterna
nella fede in Gesù Cristo, affinché la Sua Grazia piovesse su di noi.
Nessun
uomo dei tempi di Cristo stesso era migliore di quegli uomini
precedenti alla sua Nascita. Dio lo aveva profetizzato: «Non c’è uomo buono, non c’è
nessuno che faccia il bene...»
E come
avrebbe potuto esserlo dopo migliaia di anni con il collo sotto gli stivali di colui che gli rubò
la corona dell’Uomo e, erigendosi a dio dei secoli, condusse
tutti i popoli della Terra a quel punto in cui si adempì la parola di
Dio: «Non c’è nessun uomo che faccia il bene, tutti hanno nel male la loro
gloria...»!
Allora,
come poteva Dio dichiararsi Giusto quando ad alcuni, pur non essendo migliori, aprì la
Porta della Vita, e ad altri, pur non essendo peggiori, chiuse l’accesso alla
Grazia generata dalla Fede!
La
Risurrezione ha segnato un Prima e un Dopo: il mondo del Prima è rimasto senza
diritto alla Grazia, il mondo del Dopo riceve la pienezza della Gioia di chi non
è chiamato al Giudizio, ma grazie alla Fede nel Nome di Gesù Cristo passa dalla
Terra al Paradiso della vita eterna!
Per caso
il Figlio del Creatore, Colui che con la sua
Parola onnipotente disse: «Sia la Luce» e la Luce fu, è rimasto insensibile a questo Prima e Dopo?
Fu proprio questo
Figlio Onnipotente e Onnisciente che, chiamando tutti i figli di Dio, disse:
«Facciamo l’Uomo a nostra immagine e somiglianza».
In
effetti, la domanda richiede una risposta: quel Caino fratricida che trovò nel
crimine una passione senza limiti per il Potere, era forse quell’uomo che all’Inizio
nacque nello Spirito del Creatore?
Come
si può definire Giusto Dio se ad alcuni nega la Grazia e ad altri, senza che abbiano fatto
nulla che non avessero fatto i primi, apre le sue braccia eterne!
Come
credere che il Figlio di Dio non abbia vissuto questo disaccordo! Come potrebbe il Figlio dell’
Uomo giudicare un Mondo alla luce di una Giustizia che abbandona il Passato alla sua
Condanna, e gli apre al Futuro la Porta del suo Regno senza altra condizione che l’
Amore per il suo Nome!
Lo dice lo
Spirito Santo: Dio ha portato a compimento il proprio Figlio nel Figlio dell’Uomo.
E così
fu. Contemplare un mondo avvolto da fiamme inestinguibili di distruzione
apocalittica, ma le cui fiamme non ti toccano, non è la stessa cosa che trovarsi al
centro di quelle fiamme infernali che divorano ogni cosa riducendo in cenere
impero dopo impero, regno dopo regno, popolo dopo popolo, generazioni delle
quali il futuro si dimentica, delle quali non si ha altro ricordo che leggende su
rovine che hanno cessato di esistere.
Come
comprendere le motivazioni di quell’uomo che cammina tra il fumo e il sangue...
quando il fumo non ti tocca, né le tue scarpe si macchiano di sangue!
Chi
commuoverà il Cuore di Dio e farà nascere nel suo petto una Giustizia alla quale
tutte le generazioni possano ricorrere?
Piangi sulla
cima, versi lacrime che non si esauriscono, la tua voce attraversa il firmamento,
percorre i cieli, penetra nella Città di Dio, commuove il Cuore del tuo
Padre.
Tu, Figlio
Vivente dell’Altissimo Dio, sei quel Giudice. Tuo Padre ti ha nuovamente glorificato.
Ti
ha glorificato sedendoti alla sua destra come Signore e Re di tutta la sua Creazione. Ha
posto ai tuoi piedi tutto il Suo Potere, tutta la Sua Gloria; la tua Parola è Dio, la tua Corona
governa i Mondi creati da tuo Padre.
E ti
ha glorificato nuovamente, ponendoti sul Trono del Giudice Universale. TU sei il
Vero Dio del Vero Dio; come hai ereditato in vita il Regno di tuo Padre,
così erediti anche la Gloria del Giudice Universale.
Nella tua
Bocca è la Vita e la Morte della pienezza delle nazioni del genere umano.
Tu sei la Speranza del Mondo al quale sei stato inviato per acquistare la sua Salvezza
al prezzo del tuo Sangue e del Sangue dei tuoi fratelli, generazione consacrata al tuo
Cuore e dal tuo Cuore che supplica la tua Anima di avere Misericordia del Mondo
che Tu hai chiamato alla vita eterna.
La tua Gloria
non ha limiti, tanto ti ama il tuo PADRE che ha affidato alle tue labbra il Giudizio
sulla pienezza delle nazioni del Genere Umano. Nel tuo Cuore ha suscitato
una Speranza di Salvezza Universale per l’Uomo che hai creato; una tua Parola
e la Rigenerazione dell’Uomo sarà un Fatto.
Il tuo Potere
di assoluzione è onnipotente perché il tuo PADRE conosce il tuo Cuore. Ti ha mandato sulla
Terra che hai creato e all’Uomo che hai chiamato alla vita eterna. Abbandonato nelle
tenebre, assediato da un Omicida Universale, come aspettarsi che, ridotto alla
condizione delle bestie selvagge, quell’Uomo possa concepire qualche opera buona
!
Se persino
vivendo nella tua fede i tuoi servi si corrompono, come chiedere conto a coloro che non
hanno avuto la Grazia di vivere la tua fede!
Non c’è
Grazia per coloro che sono stati gettati nell’abisso dell’Ignoranza e della Menzogna?
Ecco
perché il tuo PADRE ti ha mandato sulla Terra, affinché, essendo Uomo, il tuo Giudizio
provenga da colui che conosce l’effetto di «quell’essere stato abbandonato da Dio, il suo
Creatore».
Non ti
sei sentito Tu stesso abbandonato quando il ferro si è abbattuto sulla tua carne? Eppure
Tu sei Onnipotente. Ti sarebbe bastata una Parola perché coloro che
vennero a cercarti svanissero nella polvere, proprio lì, davanti ai
tuoi discepoli.
Sei stato
uomo fino alle ultime conseguenze, quando la tua umanità è stata abbandonata sotto
il ferro e il fuoco, fino a quando il tuo cuore è scoppiato!
Per il
peccato di un solo uomo un intero mondo fu condannato; per la misericordia di
un solo uomo il mondo intero fu chiamato alla Grazia. Come dimenticare quel
mondo prima della tua Redenzione? Quante lacrime non hai versato vivendo il dolore
di un mondo chiamato al Giudizio senza aver conosciuto la Grazia che viene dalla fede nel
tuo Nome?
Non solo
hai acquistato con il tuo Sangue un Futuro per la Pienezza delle nazioni, ma con
le tue Lacrime hai commosso il Cuore del tuo Dio fino a diventare la Speranza
di Salvezza del nostro Mondo: Passato e Futuro. Per Amore verso di Te il Signore Dio
YAVÉ ha posto sulle tue Labbra il Potere dell’Assoluzione Universale del Genere Umano.
Signore,
Sommo Pontefice Universale, Re Padre eterno, GIUDICE onnipotente, la tua Parola
è Dio. Tuo è il Potere, tua è la Gloria, Tu sei GESÙ CRISTO, nostro Dio
e Re, nostro Creatore e Padre che sei nei Cieli. Sulle tue labbra riposa la
Vita di un Mondo abbandonato nelle tenebre a causa di un Delitto commesso nell’
Ignoranza.
Per
millenni le generazioni hanno subito sulla propria carne il flagello della guerra
fratricida; come credere e sperare che nel Giorno della tua Venuta i loro figli credessero
nel Figlio di Dio che ormai non amavano più! Sulle tue labbra il Padre ha riposto la nostra
speranza di salvezza universale. Con il tuo Sangue sono stati redenti tutti i
peccati del mondo ed è venuto alla luce un Uomo Nuovo; con la tua Obbedienza ci
hai conquistato questa Speranza di Salvezza Universale, Eredità della tua
Discendenza, chiamata a conquistare il Cuore degli uomini, poiché il Cuore
di Dio lo hai conquistato Tu per tutti noi.
Gloria nei
Cieli, Gioia sulla Terra. Così ha disposto il Signore Dio YAVÉ, Creatore
del Cosmo e dell’Universo, il Tuo Amato Padre, ponendo davanti a Te un
Testamento, che Tu hai firmato con il Tuo Sangue, per cui, in Unione con il Padre, la Tua
Discendenza risplenderà in mezzo alle tenebre, aprendo la via alle
nazioni fuori dal campo di battaglia e verso il Tuo Regno.
Scompariranno
dalla Terra i dittatori e i tiranni, saranno vinte tutte le
malattie che la Morte ha seminato nel corpo del Genere Umano, sarà
edificato per la Pace un Corpo Invincibile contro il quale si infrangeranno le onde
della Guerra.
La tua
Giustizia estenderà la sua Grazia da un angolo all’altro del Mondo; non ci sarà nessuno che
possa fare della Menzogna il proprio mezzo per raggiungere il Potere, perché la Verità sarà la Radice
del Pensiero dell’Uomo. I popoli adoreranno la tua Corona e troveranno la loro vita nel
tuo Trono. Non ci sarà tra gli uomini chi concepisca il Male e cerchi il Potere
sulla rovina del proprio popolo.
Gli
affamati si sazieranno di Giustizia, gli assetati di vita si sazieranno di Pace. Il Genere
Umano correrà incontro a Te per vivere nel Paradiso del tuo PADRE in
Fraternità con tutti i Popoli della Tua Creazione.
Tuo è
il potere di rigenerazione degli esseri che furono gettati nelle tenebre,
animali selvaggi, bestie fratricide, condannati a lottare, sopravvivere o
morire. L’Uomo non alzerà più la mano contro il proprio fratello, né priverà i propri
simili del pane, del vestito e di un tetto.
L’Uomo
che Tu ci hai fatto scoprire vivrà per sempre nella Tua Discendenza.
Tu hai visto
questo Uomo Nuovo e hai offerto la tua Testa alla Spada chiedendo al tuo Dio di dare
Nascita alla tua Discendenza. Gloria al TUO Padre Eterno, il Signore Dio YAVÉ, il suo
Verbo ritorna tra le Sue Braccia per la Gioia di coloro che, condannati a essere
distrutti, risorgono come la fenice dalle ceneri in cui erano stati
gettati, per chiamare tutte le nazioni al Regno del Suo Figlio Amato. Per Amore
del nostro Popolo lotteremo, e al Re dedicheremo la nostra Vittoria.
Chi
può uscire vivo dalla Morte se Tu non lo circondi con il Tuo braccio? Chi
ha paura del nemico avendo come scudo il Braccio di Dio?
Come
può amare il Dio che non vede chi odia il proprio prossimo che vede!
L’Amore
di Dio e del Re per l’Uomo è testimoniato da coloro che hanno offerto come testimonianza
il proprio Sangue; per amore della Salvezza Universale del Genere Umano, il Maestro e
i suoi Discepoli posarono liberamente e volontariamente la testa sulla pietra su cui
Abramo posò quella del suo unico figlio. Isacco non sapeva dove andava, né perché. I
Discepoli sapevano tutto. Non si tirarono indietro, né si lasciarono intimidire da una
spada che nessun braccio d’angelo avrebbe potuto fermare. Come non sentirsi
glorificato nella tua Creazione!
La
Creatura ricambiò il suo Creatore con Amore senza limiti verso la sua Creazione.
Il Sangue dei Santi riempì il Cuore di Dio, il loro grido di Misericordia
per il Genere Umano salì al Trono della Gloria. Ancora un po’ di tempo e Dio avrebbe
dato alla Sposa del Re quella Discendenza per la quale firmò con il suo sangue
il Nuovo Testamento, e fu scritto: «L’intera creazione attende con il cuore
trepidante la nascita del giorno della gloria della libertà dei figli di
Dio».
Gioia
nei Cieli, Gloria sulla Terra, perché il Signore Dio dell’Infinito e dell’
Eternità, Creatore del Cosmo e dell’Universo, YAVÉ, Padre di Gesù Cristo, non
dimentica né volta le spalle alla sua Creazione. La Necessità ha imposto la sua legge. Ma una
volta giunto il Giorno della Libertà, è l’Onnisciente e Onnipotente Padre del
Cielo che apre il Suo Cuore affinché tutti i popoli della Terra vivano la
gloria della libertà dei Suoi figli.
Ma come
potrà il Giudice assolvere chi non desidera la rigenerazione della propria anima e rifiuta
lo spirito di Dio? Per questo lo Spirito Santo scrisse: «La speranza che si vede,
non è speranza».
In
effetti, la Vittoria si conquista sul campo della Storia.
Il Figlio
di Dio credette con tutto il suo essere che l’Uomo, una volta liberato dalla Menzogna,
si rifugerà nella Legge del Suo Regno con la forza di chi ha vinto l’Inferno, e
la sua Rigenerazione sarà la Difesa di questo Mondo senza Cristo che non ha avuto l’
opportunità di ricevere il Battesimo della Grazia.
In questa
Fede il Figlio Onnipotente di Dio si è consegnato alla Croce; mossi da questa
Speranza, i suoi Discepoli e la loro generazione di agnelli immacolati si sono diretti
verso l’altare del Sacrificio. Conquistarono il Cuore di Dio nella fede nella
vittoria di questa speranza di salvezza universale, eredità della discendenza
sulla quale Dio disse: «La tua discendenza si impadronirà delle porte dei suoi
nemici».
Nati
per essere invincibili, lottiamo per coloro che non possono lottare da soli, la cui
condanna o assoluzione nel Giorno del Giudizio dipende dalla Difesa fondata
sull’Evento della Rigenerazione della pienezza delle nazioni.
Tanto più
potente è la nostra Speranza in quanto colui che tiene il Giudizio è lo
stesso Re che per questa Salvezza ha offerto la propria Vita e quella dei suoi Discepoli,
agnelli immacolati, gloria della sua Casa, conquistatori a sua immagine e somiglianza
del Cuore del Creatore del Cielo e della Terra, il cui Spirito di Saggezza e
Intelligenza ha lasciato in eredità alla Discendenza di suo Figlio per il Bene di tutte le nazioni
e la Salvezza Universale del Genere Umano.
Chi
resisterà allora a questo Spirito? Chi si opporrà al Re e al suo
Dio!?
Chi non
ama il proprio prossimo che vede, come potrà amare Dio, che non vede! O cosa darà in cambio
l’uomo per la propria anima! E a cosa servirà salvare il mondo intero se perde la
propria anima?
La
natura del Fine richiede la sua natura nei Mezzi. Non si spegne il fuoco
con il fuoco. Né si placa la fame con la morte di chi
ha fame. La santità del Fine invoca la santità del Cammino. Non è con l’oro
né con il ferro, ma con lo spirito di YAVÉ che i piedi si avvicinano alla
Vittoria.
Il Figlio
di Dio che vive nella sua Sposa, la Santa Madre Chiesa Cattolica, è colui che
genera in noi l’Uomo a sua immagine e somiglianza. E quest’Uomo e
solo quest’Uomo può avanzare verso la Vittoria della Speranza della
Salvezza Universale per la quale quella Generazione Divina si offrì
spontaneamente e seguì il proprio Pastore all’Altare degli agnelli. Egli stesso, l’
Agnello di Dio, con il valore infinito del suo Essere conquistò per tutti la Grazia della
Fede.
Il nostro
nemico è il padre della Menzogna, quel Serpente che iniettò il suo veleno
omicida nel Primo Uomo. Tale era l’abominio che il nostro Creatore provava
verso quel figlio di Dio, di nome Satana, che, non volendo nemmeno ricordare il suo
nome abominevole, ce lo fece conoscere sotto le sembianze di un serpente, il
Serpente che portava nel proprio petto. La ragion d’essere di quel Serpente era
ed è la distruzione di ogni forma di vita sulla Terra.
Come potrebbe
farlo se prima non distruggesse il Nome di Dio nell’uomo!
Come
potranno gli uomini lottare per il loro mondo se, abolendo la Legge di Dio, bandiscono dalle loro
anime la Forza Innata dell’Amore per i propri simili!
«Amerai
Dio sopra ogni cosa e il tuo prossimo come te stesso».
Come
distruggere questa Via?
Semplice,
si disse Satana: si fa dell’esistenza di Dio un abominio per l’ateismo
scientifico....
.... si
affida il potere di plasmare l’intelligenza mondiale alla religione
dell’ateismo scientifico ...
.... e l’
amore dell’uomo verso i propri simili andrà in frantumi.
Trascinate
nell’abisso dal Potere e dalle Ricchezze: gettando l’ateismo
scientifico dal carro della Storia: buoi, carro e nazioni, vittoria!,
si schianteranno nell’abisso della distruzione apocalittica.
Non c’è
due senza tre!
Essendo
la Vita nella Legge del «amerai Dio sopra ogni cosa e il tuo prossimo come te
stesso», quando si nega l’esistenza di Dio si bandisce da tutti i
cuori l’amore per i propri simili, e gli uomini correranno sul campo delle
guerre mondiali.
Prima
... Seconda ... e... Terza?
Legge
inevitabile.
Il folle
crede che la sua follia sia saggezza riservata alla sua altissima intelligenza; i folli
sono gli altri, disabili intellettuali incapaci di vedere nemmeno la vetta
su cui si muovono i suoi pensieri, sentimenti e ragioni. Nemico dell’
Esistenza di Dio, si crea un universo senza Dio fatto su misura per la sua
camicia di forza. Prima Guerra Mondiale, Seconda Guerra Mondiale....
Non c’è
due senza tre! Ciò che il Serpente non è riuscito a fare, lo otterrà la Scienza.
Discorso
di Satana ai suoi fratelli ribelli.
Ed è proprio
qui che sta la Scienza.
Il
Serpente ha trovato a Stoccolma la sua Roma, da dove i suoi saggi-sacerdoti
impongono la loro religione su tutte le università, gli istituti, le scuole e gli
asili del pianeta. Negata la prima parte della Legge, «Adorerai Dio con
tutto il tuo essere», segue l’annullamento della sua Logica: «... e il tuo prossimo come
te stesso».
Il nostro
nemico si nasconde nei libri.
SECONDA PARTE
IL RE È DIO
GESÙ CRISTO È IL RE
GESÙ CRISTO È DIO
Azione di
grazia
Sia benedetto
Dio, perché l’amore non lo ha fermato e ha anteposto la Giustizia all’Amore,
fondando così, agli occhi di tutta la sua Creazione, il suo Regno su una
Giustizia Universale i cui principi non fanno distinzioni di persona e la cui Legge non
conosce eccezioni.
Cominciamo
quindi dall’inizio.
Risaliamo
ai giorni precedenti alla Creazione della nostra Terra.
È vero
che nella loro follia istituzionalizzata i padri dell’ateismo scientifico
hanno abolito il Principio con cui Dio apre il Suo Libro e dà origine alla Storia
del nostro mondo. Niente di eccezionale. È naturale per la Bestia devastare
assolutamente tutto fino a rimanere sola per poi divorare se stessa,
cominciando dalla coda. Esiste forse una follia più spettacolare, suicida e criminale di
quella della Bestia che si rifiuta di riconoscere la propria espulsione dalla saggezza e fa
della Scienza dello sterminio del proprio mondo la gloria del proprio orgoglio?
La Creazione della Storia del Genere Umano ebbe un
Inizio, ma prima di questo
Inizio esisteva l’Eternità, e dopo la Fine della Storia dell’Uomo sulla
Terra esisterà l’Eternità. Non voler vedere che la Storia è un Cammino nel
tempo dell’Eternità è l’origine di tutti i mali di questo Mondo. Questo
è un Cammino lungo il quale hanno camminato altri Mondi, creati dallo stesso Dio
prima dell’Inizio della nostra Storia. Una Storia Universale aperta all’
Eternità, ma che per cause sorprendenti ha condotto quei Mondi a uno stato
di guerra inquietante, il cui motore ha sviluppato una dialettica irrazionale.
I
Poteri dei Popoli e quei Mondi creati prima dell’Inizio del
nostro si scontrarono in una guerra senza quartiere. Per ben due volte. Il motivo: una
parte di quei Poteri fece un passo avanti, rivendicando da Dio uno status quo
eccezionale che li ponesse al di là della Legge, conferendo loro al contempo il
potere di amministrare i propri Mondi secondo leggi da loro stessi create.
Rivendicarono di essere veri dei in mezzo ai propri popoli. NON bastava loro essere figli
di Dio e, in virtù di tale divinità, di essere protagonisti della Storia dell’Eternità!
NO! Volerono ridurre la Presenza di Dio nella Sua Creazione a quella di un mero
idolo, un corpo senza corpo, privo di parti e di passioni, vuoto di emozioni, di
sentimenti e di Potere di giudizio riguardo agli atti e alle azioni dei propri figli.
La
risposta di Dio Padre alla protesta dei suoi figli fu quella di elevare la Legge fino alla
alla SUA stessa Natura Divina, in modo tale che chiunque si fosse ribellato nuovamente contro la
Legge avrebbe dichiarato guerra a Dio stesso, Creatore del Cosmo, di tutto ciò che è
visibile e invisibile: «Non mangiare, perché il giorno in cui mangerai, morirai», dalla
Terra Dio elevò la Legge al Cielo.
II
La Legge è
Dio
La
Parola di Dio, Onnipotente e Onnisciente, essenza e sostanza visibile della
stessa Natura del Creatore, fu udita e compresa in tutta la sua dimensione da
tutti i figli di Dio protagonisti della Caduta del Mondo di Adamo.
Dio e la sua
Parola sono un’unica Realtà indivisibile, incorruttibile, onnisciente,
onnipotente. La Parola di Dio è Dio. Affrontare la Parola
di YAVÉ DIO significa dichiarare guerra al Creatore del Cosmo e Signore dell’Infinito
e dell’Eternità.
Non si può
immaginare follia maggiore: una creatura creata dalle MANI DIVINE dalla polvere delle
stelle che sfida il proprio Creatore a una guerra totale, dichiarando guerra al SUO
VERBO.
L’
immunità per le loro azioni che una parte dei figli di Dio aveva ottenuto già da tempo
indietro, prima della creazione dell’Uomo, chiedendo al Signore dell’Eternità e
dell’Infinito; una richiesta che divenne pubblica quando, all’unisono, usarono
Eva come il bacio di Giuda e Adamo come una lancia contro il petto di Dio; a voce
pulite reclamando al Signore del Cosmo e degli spazi infiniti che la Casa
di Yahweh e di Sion, —dei e figli di Dio, principi
dell’Impero del Paradiso di Dio—, diventassero l’eccezione alla Legge, eccezione
obbligatoria dinanzi alla quale la Giustizia Divina si piegasse e concedesse libertà
eterna e onnipotente per agire a proprio piacimento senza rispondere davanti ad alcuna Giustizia
per i propri pensieri, parole e opere; quell’immunità infernale, demoniaca e
maligna che pretendeva di trasformare le Nazioni dell’Universo in eserciti di
soldatini di piombo per il divertimento degli dei, e poiché Dio ama sopra ogni
cose la Giustizia, Dio, sul cadavere del suo figlioletto, il nostro Adamo, la
negò una volta per tutte e per l’eternità delle eternità, giurando sul
suo Capo Onnisciente e Onnipotente che tutti i nemici della Sua Legge sarebbero stati
banditi dal Suo Regno e dalla Sua Creazione per sempre.
In
effetti, riflesso il Suo dolore nella Passione di Cristo, enorme e profondo fu il
dolore di quel Padre al quale, mentre si godeva il Riposo, uccisero il suo
figliolo senza dargli la possibilità di difenderlo. E terribile fu il grido di dolore che
contro la casa ribelle si fece udire in lungo e in largo per i Cieli.
La follia
si era incarnata. Creature di origine animale, elevate alle vette
più belle mai sognate da nessuna specie vivente del Cosmo: essere figli di
Dio, partecipare per l’Eternità alla Vita del Creatore, persero ben presto questa
Gloria, e incredibile ma vero: pretesero dal Signore della Saggezza, DIO
INCREATO, di vivere alla pari con Lui.
La
possibilità della ribellione esisteva, ma come concepire che un semplice granello di
polvere stellare osasse credersi capace di sedersi sul trono del
Creatore delle stelle che riempiono il Cosmo! La LEGGE fu elevata alla
Natura di DIO affinché ciò che non si era potuto ottenere con l’AMORE fosse
ottenuto con il TIMORE.
LA
PAROLA DI DIO È LEGGE
LA
PAROLA È DIO;
LA LEGGE È
DIO
YAVÉ
DIO PADRE credette che, di fronte all’Elevazione della Legge, per Timore di Dio i suoi figli
avrebbero abbandonato quella Rivendicazione folle.
Dio è
increato, Dio non può essere creato. Voler essere Dio è la negazione di questa
realtà cosmologica. Il Legame tra il Creatore e la sua Creazione è l’AMORE. Nell’
AMORE del Creatore per la sua Creazione le sue creature hanno tutto: Vita eterna,
la porta aperta al tesoro della sua Onniscienza, la Saggezza Creatrice come
Maestra: Dio è il Vero Padre!
III
Lo Spirito Santo è Dio
Il
tradimento fu compiuto. I figli ribelli non smisero mai di rivendicare quello status quo
per il quale si erano sollevati in guerra nei giorni precedenti la Creazione dei
nostri Cieli e della nostra Terra. La PAURA non li ha fermati. Credevano di
poter sconfiggere Dio, mettere in ginocchio il Creatore del Cosmo: costringerlo ad
abolire la Legge, estirpare dal suo Essere lo Spirito Santo della Giustizia.
NON si
sono fermati davanti al crimine contro Adamo, il più giovane dei figli di Dio.
Immonda
Bestia omicida, escogitò di trasformare l’Uomo nell’ascia di guerra con cui il Drago
Satanico avrebbe scritto la sua ultima parola: «Meglio l’Inferno che vivere in un Mondo
governato dallo Spirito Santo della Legge: incorruttibile, imperituro,
onnisciente, onnipotente, la Pace nell’Anima, l’Amore per la Vita nel Cuore,
espressione visibile dell’Essere Divino: TU, YAVÉ DIO, PADRE DI GESÙ CRISTO.
Cada
sui nemici del tuo Regno la tua Sentenza e il tuo Popolo conosca la Libertà di
chi non ha nulla da temere per l’eternità: perché il tuo Spirito Santo è
Dio.
IV
Il Giudizio di Dio
Ma pur
avendo il petto trafitto dalla lancia del Tradimento, l’Onnipotente e
Onnisciente Creatore del Cosmo aveva le mani e i piedi inchiodati alla Croce della
sua Giustizia; perché se fosse sceso da quella Croce, sarebbe stato lo Spirito Santo della
Giustizia a scendere nell’Inferno, e non potendo concepire nella Sua Mente un simile
futuro per il Suo Regno, Dio Padre abbandonò alla Morte il Suo figlio minore, e con
lui la Pienezza delle nazioni del Genere Umano.
Terribile
sarebbe l’accusa di coloro che solleverebbero contro la Sua Giustizia l’argomento di
aver predestinato all’Inferno un mondo intero per il peccato di un solo
uomo. Ma infinita è la Sua Bontà, poiché ha anteposto la Giustizia all’Amore affinché
la Verità regnasse nei secoli dei secoli.
Sia benedetto
Dio Onnipotente, perché pur potendo resuscitare suo figlio Adamo, al prezzo di
esporre l’intera creazione alla corruzione che nasce dall’Immunità
Assoluta a favore di coloro che la governano, ha respinto da sé una felicità
effimera e scelse un dolore presente, culla della gloria futura, scacciando all’
Inferno, lontano da sé, quella Rivendicazione Maligna che dietro il
perdono nascondeva il proprio fuoco.
V
La Legge: Universale ed Eterna
Il caso
era semplice. Da una parte c’era Dio, Creatore di ogni vita, quella che è
fiorita sulla Terra come quella che era fiorita prima in altre parti della sua
Creazione, e che fiorirà per sua Volontà per l’Eternità in tutto l’
universo.
Guardando all’
esistenza pacifica di tutti i Popoli del Suo Regno, Dio stabilì una Legge
Eterna, che prevale sulle leggi particolari ed è il nucleo da cui
scaturiscono tali leggi particolari come rami di un unico tronco. Questa Legge non conosce
eccezioni, non concede immunità a nessuna creatura.
Fratello,
Figlio o Servo di Dio, ogni essere vivente, da chi siede alla destra del
Trono di Dio fino all’essere più umile del Paradiso, tutti siamo soggetti a
questa Legge per la quale ciascuno è responsabile delle proprie azioni dinanzi a una Giustizia
Universale che non fa eccezioni per Fratello, Figlio o Servo, e davanti al suo Tribunale
tutte le creature si presentano nude per essere giudicate secondo i propri
pensieri, parole e opere. Non c’è spazio per invocare la Paternità
Divina. E la radice di questa Giustizia è la Verità; il suo frutto, la Pace. Per questo
Dio scrisse, affinché nessuno si creda al riparo dalla Legge in virtù della propria
posizione nel Suo Regno: Dio creò l’uomo nudo.
D’altra
parte abbiamo una parte dei figli di Dio che, non potendo accettare questa
nudità, rivendicarono quell’immunità naturale propria degli dei nati da un Dio
Onnipotente ed Eterno che nessuno può giudicare. E come figli di quel Dio
rivendicarono l’Onnipotenza che era propria del Dio degli dei, e con questo potere
diedero origine all’eccezione che la Legge non concede.
La
questione che fu all’origine del tradimento di quei malvagi figli
di Dio, tradimento consumato con l’omicidio di Adamo, risiedeva nel modo in cui strappare a
Dio tale immunità. Infatti Dio non solo non era, né è, né sarà per
per l’eternità disposto a dare il via libera alla trasformazione della sua Casa in un
Olimpo di dei al di là della Legge, ma, per risolvere la questione,
pubblicamente e davanti a tutta la sua Casa, personificata nel suo figlio minore Adamo,
rivelò la sua ultima Parola: «Chi mangerà di quel frutto, morirà; senza
eccezioni». E non voleva più sentirne parlare, mai più!
La Legge è
universale e rimarrà tale per l’eternità.
VI
L'astuzia del serpente
Il
pensiero di coloro che non riuscivano a concepire la vita eterna nel seno di una Pace
Universale fondata su una Giustizia Divina, dinanzi al cui Tribunale tutte le
creature, indipendentemente dalla loro posizione sociale, siamo uguali davanti alla Legge;
il pensiero di costoro, dico, e pur avendo Dio dato la Sua Parola Definitiva,
e proprio perché l’aveva data, non solo non si sottomise alla Necessità, per
non parlare della Bontà Infinita che il Verbo riversava sul Futuro del
Creazione, ma si lasciò trascinare alla ribellione aperta sulla base di questa
Decisione Finale manifestata: «Il giorno in cui ne mangerai, certamente morirai».
Nella sua
astuzia maligna, il capobanda e principe dei Ribelli pose sul tavolo dei
cospiratori, sotto il segno del Serpente, la risposta al loro problema. È
evidente che la Legge è onnipotente fintanto che trae la sua Forza dall’Essere di Dio,
ma cosa accadrebbe se Dio rimanesse schiavo della propria Parola e, per amore della sua
Libertà, dovesse Lui stesso infrangerla? In questo caso ipotetico, non verrebbe
messo in discussione il fatto che il Verbo sia Dio? Mi spiego meglio:
La Legge è
onnipotente e non fa eccezioni. Adamo mangia, Adamo muore. Per il peccato di un
solo uomo, Capo del suo Mondo, poiché «Dio creò l’uomo a sua immagine e
somiglianza», tutto il Mondo muore. Ora, la Legge vincola Dio al Verbo, alla sua
Parola, costringendolo a portare a compimento il suo Progetto di Formazione del Genere Umano.
Pertanto, essendo il Verbo la parola di Dio, la Legge vincola Dio al Mondo
finché la sua Parola non si adempia. Ma se questa Parola non si realizzasse mai e
pertanto il genere umano non raggiungesse mai la condizione di figli di
Dio, Dio sarebbe costretto a rinunciare alla sua Legge, per cui, per liberarsi
della sua Parola, dovrebbe abolire da sé la propria Divinità. Oppure... costretto
dalla Sua Parola..., Dio dovrebbe provarci più e più volte finché la Sua
Volontà non si adempisse – ma se non potesse adempiersi... per mancanza di...
materia?
Allora
non restava che usare Adamo come lancia contro il Verbo,
conficcare la lancia nel petto di Dio, e da quel momento dedicarsi alla
distruzione del genere umano, in modo che, non essendoci materia, Dio si vedesse
Dio sarebbe stato costretto a riconoscere di essere stato sconfitto e, di conseguenza, avrebbe dovuto
imporre alla propria Giustizia tale Eccezionalità. Vale a dire che il Monte di Dio, Sion, avrebbe dovuto evolversi e trasformarsi in un Olimpo
di dei. L’intera Creazione avrebbe dovuto adeguarsi a questa nuova Legge… e tutti
i Popoli dell’Universo sarebbero alla mercé... dei Nuovi Dei.
VII
LA BATTAGLIA FINALE
Dio,
Padre di Adamo, si sentì ferito nel profondo del suo cuore.
Come
un padre che, al ritorno da un viaggio, trova il cadavere di suo figlio nel
giardino di casa sua, Dio si adirò infinitamente nello scoprire che l’assassino di
suo figlio era proprio colui al quale aveva affidato la sua custodia mentre era
in viaggio.
Dio,
in quanto Giudice incorruttibile, emise la sentenza contro tutte le parti con la
severità che la Giustizia esigeva, infliggendo la punizione senza tener conto dell’origine
e della condizione sociale dei colpevoli.
Dio, in
quanto Creatore, rimase stupito di fronte alla follia infinita che era ai suoi
occhi la dichiarazione di guerra che gli lanciava in pieno volto una creatura che
Egli stesso aveva tratto dalla polvere, la cui esistenza poteva cancellare dalla faccia del
Tempo e dello Spazio con un semplice soffio.
Dio, in
quanto Dio, non poteva fare a meno di vedere, dietro il movimento sulla Scacchiera dell’
Eternità di questi pedoni, il volto del suo Vero Nemico: la Morte.
Per
molte eternità, fin dal Giorno stesso in cui Egli si era lanciato alla conquista della
vita eterna per tutti gli esseri, la Morte aveva seguito Dio passo
dopo passo per costringerlo ad accettare quella coesistenza sempiterna, come era stato
fin dal principio senza principio della Non-Creazione, della Vita e della Morte nel
seno della Creazione.
Dio si
era limitato a ignorare l’esistenza della Morte in quanto Entità
Non Creata, considerandola un fenomeno inerente alla Vita.
La
Gioia di Dio Padre nel Figlio, la Gioia della Creazione dell’Universo e dei suoi
primi Mondi, la Gioia della crescita del Suo Paradiso in un Impero
Meraviglioso pieno di vitalità, furono gioie offuscate dalle
Guerre del Cielo; tuttavia, poiché Egli aveva già conosciuto la Scienza del
Bene e del Male, si dispose a sradicare dalla sua Creazione quell’Albero maledetto
mediante la Legge, affinché la Guerra, il suo Frutto, non estendesse il suo fuoco sull’
Universo e l’Inferno non trascinasse la sua Opera nelle tenebre dell’oblio.
All’
improvviso, con lo Spirito in sospeso e sebbene Dio sapesse che «quel toro aveva già
incornato in precedenza», impose a tutti i suoi figli, senza eccezioni, la Legge come giogo
al fine di sottometterli tutti all’Obbedienza, ma «quel toro», che aveva già
incornato in precedenza, si scatena e si lancia contro un Adamo che non ha alcuna
conoscenza della natura del frutto della scienza del bene e del male, da qui l’
Ignoranza come Fondamento della Redenzione; un Adamo che non ha alcuna conoscenza dell’
istinto omicida della Bestia, viene incornato dalla Bestia fino a ucciderlo.
Dio
si dice: «Impossibile»; alza lo sguardo e vede il suo vero nemico, la
Morte. E nel suo Dolore le tiene testa, accetta la dichiarazione di guerra e si lancia nella
Battaglia Finale.
VIII
Fondamenti della battaglia finale
Ci fu
la Redenzione perché c'era l'Ignoranza; così, se dall'Ignoranza derivò la
maledizione, proprio per quella stessa Ignoranza – poiché essa esisteva, e se non ci fosse stata la
Redenzione non sarebbe stata possibile per Legge – ebbe luogo la Redenzione sancita dalla
legge del Sacrificio Espiatorio per i peccati.
Ora
bene, la Legge di Mosè riguardava l’individuo e, nella sua accezione più ampia, il
sacrificio per i peccati del popolo ebraico e giudaico. Ma poiché tutto il
mondo aveva peccato e viveva nel peccato a causa dell’Ignoranza di Adamo, il cui peccato
noi, la Pienezza delle Nazioni del Genere Umano, subiamo nella nostra carne,
questa Legge era simbolo e annuncio del Sacrificio Espiatorio di tutti i peccati
del Mondo che Dio stava preparando. La risposta alla domanda: quale Agnello poteva
avere tanto valore agli occhi di Dio da far sì che nel suo Sangue fossero lavati i
peccati di un intero mondo?, e le domande che ne derivano, fanno parte della Dottrina
della Santa Madre Chiesa Cattolica fin dai tempi degli Apostoli.
Ciò
che conta per noi è che Dio ha fatto propria la nostra causa e si è
assunto la responsabilità della Caduta, nella misura in cui, «sapendo che quel toro
incornava», ha messo in gioco il nostro futuro e quello dell’intera Creazione.
Assunta
la nostra causa, il dilemma in cui i discepoli del Maligno vollero intrappolare
Dio e tra i nodi del cui impossibile labirinto gordiano vollero
spogliarlo del suo Spirito Santo, riducendo la Divinità al Potere, in virtù del
quale la Verità, la Giustizia e la Pace della
struttura del Cosmo, quel dilemma verteva su come separare lo spirito di
Dio e lo Spirito Santo dal Creatore.
Era semplicemente
naturale! Era proprio questa Proprietà dell’Essere che si opponeva a un salto di tale
natura che, lasciandosi alle spalle la Verità come radice della Giustizia, avrebbe posto il
Futuro su un Campo di Battaglia Perpetuo, la cui conclusione finale sarebbe stata la
Distruzione Assoluta della Creazione da parte del suo Creatore. E da qui il fatto che Dio si
rifiutasse categoricamente di acconsentire alla trasformazione del suo regno in un Olimpo di
dei, tutti al di là della Legge.
Ma
dal punto di vista della scuola malvagia che difendeva questo nuovo status, tale
dilemma avrebbe potuto essere risolto facendo assaggiare al Figlio di Dio il frutto dell’Albero
della Conoscenza del Bene e del Male, ovvero la Guerra. L’astuzia del Maligno
avrebbe raggiunto il suo culmine seducendo l’Unico che avrebbe potuto indurre Dio ad aprire
un’eccezione nella Legge, includendo nel suo Olimpo gli dei, ovvero
tutta la Casa di Dio.
Cosa
succederebbe se il Figlio di Dio trovasse soddisfazione nella Guerra? Come avrebbe potuto
sapere Dio se al suo Figlio Unigenito piacesse o meno la Conoscenza del Bene e del Male
se non ne avesse ancora assaggiato il frutto?
Di fronte a una
presunta scelta definitiva del Figlio di Dio a favore della scuola del Diavolo...
lo Spirito Santo non avrebbe perso la Battaglia?
Questo era
lo schema folle che il Maligno presentò come saggezza con cui
separare Dio dallo Spirito Santo.
Quando
Dio ne scoprì l’effetto e si trovò di fronte al fatto compiuto, vide per
la prima volta il volto del suo Vero Nemico.
Era
chiaro che lì era all’opera una Forza non creata; Dio non poteva continuare a
scusare il comportamento dei suoi figli in questo o in quello, né continuare a
incolpare se stesso per aver sottovalutato il valore della propria Vittoria
contro la Morte, ovvero la creazione della vita a sua immagine e somiglianza.
La
Morte, quella realtà che un tempo Egli aveva definito come l’assenza di vita eterna,
gli si rivelava in tutta la sua Realtà Non Creata nella Follia della scuola del
Serpente, la cui testa, Satana, pretendeva di distruggere lo Spirito Santo utilizzando
il Figlio contro il Padre.
La
battaglia assunse dimensioni cosmiche. Era l’intera Creazione a trovarsi minacciata da
quella Forza Increata contro la quale Dio si era levato con un Universo in cui
la Vita eredita l’Immortalità dal proprio Creatore e diventa un Albero i cui rami
ricoprono di Mondi l’Eternità e l’Infinito.
Era questo
Nuovo Universo che la Morte doveva abbattere.
Solo
Dio in persona poteva opporsi a quella Forza e bandirla dalla sua Creazione.
Era giunta l’ora della battaglia finale di quella guerra che Dio aveva dichiarato alla
Morte quando, grazie alla sua Onnipotenza e Onniscienza, la Vita era diventata Immortale! Se fino a
quell’istante Dio non aveva visto faccia a faccia il vero nemico della sua Creazione,
una volta che la follia scatenatasi nell’Eden si fu consumata, Dio aprì gli occhi e
vide il Volto del suo Nemico.
Ogni
questione rimase da quel momento in sospeso.
IX
L’attesa dell’«intera creazione»
È
evidente che Colui che un tempo aprì nell’Infinito la Fonte da cui sgorga
tutta l’energia creatrice del Cosmo, questo stesso Dio potrebbe distruggere tutto il
creato, aprire un buco nero nell’Infinito e vi gettare dentro il suo Nemico,
sigillando quella fossa per l’Eternità. Ma questo si suppone in un Dio che è
solo e agisce in accordo con la propria solitudine.
Ma Dio
non è solo. Come spiegare a suo Figlio la distruzione massiccia di un intero
Cosmo senza fondare il suo Potere sul capriccio di un Dio che può permettersi di creare
e distruggere a suo piacimento!
La Morte
aveva colpito proprio dove credeva che la sua freccia avrebbe messo in ginocchio Dio.
Non si
crea un Cosmo per poi decidere dall’oggi al domani di cancellarlo dalla faccia della terra. Questo lo
fanno i matematici e i pazzi. Nessuno lavora dall’alba al tramonto per un’intera estate
per poi lasciare che il frutto cada a terra una volta maturo.
Il Figlio
di Dio, per prima cosa, si chiederebbe perché. Dio non poteva semplicemente
afferrare il suo Nemico per il collo e gettarlo all’Inferno?
E, cosa
ancora più importante: come conoscere la risposta del suo Unigenito alla questione all’
origine della Caduta di Adamo e della Ribellione contro lo Spirito Santo se Egli stesso non fosse stato
esposti alla tentazione?
L’
intera Creazione rimase con il fiato sospeso da Adamo a Cristo. Infatti divenne
evidente a tutti i figli di Dio che l’Immortalità e la Conoscenza del Bene
e del Male sono incompatibili, che se portato all’estremo di dover scegliere tra il Suo Figlio
e l’Universo, Dio distruggerebbe tutta l’Opera delle Sue mani, ridurrebbe il Cosmo in
polvere e, come aveva già fatto in precedenza, ricomincerebbe da capo, avendo cura quella
volta di non lasciare alcuna porta aperta al Seme della Morte.
Il futuro
dell’intera Creazione, così com’è, era quindi nelle mani del Figlio di
Dio. E c’era un solo modo per dissipare il Dubbio: che il Figlio di Dio
parlasse di propria iniziativa.
Per Dio
la questione era fuori da ogni dubbio, ma poiché il Dubbio si era fatto strada
ed esigeva di sentire dal Figlio di Dio stesso la sua Parola Definitiva al riguardo: SÌ
all’eccezione alla Legge per i figli di Dio, o NO alla stessa, così sarebbe stato.
L’intero
Antico Testamento non è altro che la preparazione del palcoscenico da cui il
Figlio di Dio avrebbe reso nota la sua risposta «all’intera creazione», la sua posizione
riguardo alla Scienza del Bene e del Male: eccezione alla Legge per i figli
di Dio, o Regno della Giustizia su ogni essere senza distinzione di persone?
I figli
di Dio che si sono incarnati nell’Antico Serpente, facendo di Satana il loro
capo, hanno reso nota la loro decisione danzando sulla tomba di Adamo,
dimostrando che per nulla al mondo erano disposti a vivere sotto l’Impero
di una Legge che non facesse distinzione tra Governante e Governato.
Una volta firmata
la Dichiarazione di Guerra contro lo Spirito Santo sul sangue di Adamo, l’
intera creazione, sconvolta dalla Fine che si profilava all’orizzonte,
rimase con il fiato sospeso, il cuore stretto nell’attesa della Decisione
dell’Unico che poteva ottenere da Dio una simile trasformazione del Suo Impero in
un Olimpo di dei, tutti al di là del Bene e del Male.
Impero o Croce
Ci sono due
cose con cui non si scherza: il sangue e il fuoco. Ma quando il sangue e il
fuoco diventano una cosa sola?
Si
chiamava GESÙ. Tale era il Nome del Figlio di Dio dalle cui labbra dipendeva il
Futuro dell’intera Creazione. Per amore di suo Figlio, Dio non avrebbe esitato a
cancellare le galassie dalla mappa del cosmo, a cancellare lo stesso cosmo e a dare inizio a una
Nuova Creazione. La Decisione era Sua.
Si fece
uomo affinché l’intera creazione ascoltasse con parole la Risposta del
Figlio di Dio alla questione controversa: Sì o No allo Spirito Santo di una Legge che
non ammette eccezioni e si erge come Roccia su cui l’Edificio della
Giustizia rimane indistruttibile nel corso del Tempo.
Sua era
l’Ultima Parola.
Se la sua
risposta fosse stata un No all’uguaglianza di tutte le persone davanti alla Legge, Gesù avrebbe dovuto solo
scrivere il suo No incarnando la visione del Messia che il giudaismo si
era formato. Egli era il Figlio di Dio, suo era il Potere. Una volta presa la decisione
definitiva, se conforme al giudaismo, nulla e nessuno avrebbe potuto sbarrare la strada al
figlio di Davide verso l’Impero Universale di Gerusalemme; .... Roma sarebbe succeduta ad
Atene, il viaggio del «testimone dell’impero» da Uruk ad Atene sarebbe terminato a
Gerusalemme... se la decisione finale del Figlio di Davide fosse stata un «No» alla Legge dello
Spirito Santo.
Se la
risposta di Gesù fosse stata un «Sì» alla LEGGE DI YAHVÉ, avrebbe dovuto solo inginocchiarsi e
salire sulla Croce, firmando così la sua Dichiarazione Finale con il sangue di Cristo.
Due
porte. L’una conduceva alla gloria effimera dell’impero; l’altra... alla Gloria
sempiterna del Regno di Dio. La decisione spettava a lui. Il futuro dell’intera creazione
era nelle sue mani. Se il Figlio avesse voluto vedere con i propri occhi da quale
esperienza avesse avuto origine la Legge del Padre contro la Scienza del Bene e del Male,
tale esperienza avrebbe portato l’intera creazione alla sua totale distruzione.
Avremmo gioia per oggi e tristezza di morte per domani... anche se questo
domani fosse l’alba di un’eternità al di là della Notte dei tempi.
XI
La dottrina del Diavolo
Il Figlio
è Dio, poteva permettersi il lusso di vivere un’Apocalisse cosmica al di là
del libro della Storia. E allora? Non è forse tutto argilla vivente su cui Dio
soffia il suo alito di vita, e se lo ritira, essa esala l’ultimo respiro e ritorna polvere? Perché non
vivere questa esperienza? In fin dei conti una creatura non può sopportare l’
esistenza eterna. Prima o poi ha bisogno della Morte, la chiede, la implora, è
il sogno del riposo eterno, il sogno della pace definitiva, polvere alla polvere, cenere
alle ceneri. Perché non trasformare quel tempo tra l’Oggi e il Domani in una
passeggiata tra i campi di una Guerra degli dei?
Dio non
ha nulla da perdere, è indistruttibile, ed essendo Figlio della stessa
Natura del Padre, dove sta la paura? La Creazione non è forse uno
spettacolo? A volte: tragedia; altre volte, commedia; ora un circo, poi un
matrimonio, un funerale, una lacrima, una risata... dove sta il male nel divertirsi?
Che bene
c’è in una Legge che non ammette eccezioni e assomiglia a una macchina che segue
le linee guida di un programma virtuale?
In fin dei
conti, a Dio basta volerlo per trasformare le pietre in pane, aprire la
bocca per spegnere un incendio e resuscitare gli eserciti caduti durante una Guerra
dei Mondi. Che c’è di male nella gloria di un dio che sfoggia il suo Potere tra le
stelle, mobilitando mondi come greggi che corrono al macello per sfamare
le pance degli dei?
La
Libertà, la Pace, che cosa sono se non esiste il Potere di liberare gli schiavi e
porre fine alle guerre?
XII
La dottrina del regno dei cieli
Si
chiamava Gesù, ed era il Cristo: «Allontanati da me, Satana». Quello fu il momento
in cui il cuore dell’intera creazione si liberò, il petto che era ristretto
si allargò, e nella gioia di tanti figli a Dio sgorgarono le lacrime dagli
occhi. E un grido risuonò nell’Infinito: Vittoria!
Il Padre,
il Figlio e lo Spirito Santo, un solo Dio, un’unica Realtà Spirituale Eterna.
Ora
a firmare la Risposta intingendo la penna nel sangue dell’Agnello di Dio. Ora
a essere il Primo a certificare il No all’Eccezione alla Legge.
Dio,
esaltato davanti a tutta la sua Casa per l’Obbedienza del suo Figlio Amato, abolì l’
Impero dei figli di Dio ed innalzò la Corona del suo Unigenito al Regno
Universale. Non ci sono re, solo principi, tutti soggetti alla Corona Universale e
sempiterna del Figlio di Dio. Un solo Re, un solo Signore e Salvatore.
XIII
La Speranza della Salvezza Universale
Ma Dio
fece di più. Mise ogni cosa ai piedi del Figlio suo, sia il Trono del Regno, al quale
ogni Potere risponde, sia il Trono del Giudizio Universale, davanti al cui
Tribunale ogni creatura risponde. E affidando nelle sue mani il Giudizio Finale,
Dio ha investito il proprio Figlio della Gloria che Dio si era riservato per sé stesso:
la Gloria di colui che ha il Potere di firmare l’Assoluzione Universale o la Sentenza
di Condanna ad eternum, essendo la sua Sentenza
inappellabile e definitiva.
Raccogliendo,
quindi, la Giustizia per cui l’ignoranza dei nostri padri ci rese degni
alla Redenzione, Dio volle darci come Giudice Colui che all’Inizio disse:
«Sia la Luce», affinché trovassimo nel Giudice il nostro stesso Creatore,
Colui che subì la Morte nel proprio essere, e che, conoscendo il Suo Potere, ci giudichi
secondo la nostra natura e non in relazione alla Sua.
Fin dalla
più tenera adolescenza siamo stati consegnati all’Impero della Morte, mostro
onnipotente che ha preparato la tavola del banchetto per i suoi principi, servendo la nostra
carne come prelibatezza dei re e il nostro sangue come ambrosia per gli dei; le
nazioni umane abbiamo avuto l’odio e la vendetta come tutori e maestri, la
crudeltà e il terrore sono stati la nostra scuola e la nostra accademia, abbiamo percorso la strada attraverso
i millenni come bestie che strisciano a quattro zampe in deserti
inospitali in cui la legge è divorare o essere divorati. La Scienza del bene e
del male è stata il nostro destino! Chi avrà pietà dei crimini commessi nelle
tenebre di una battaglia in cui la tregua e il quartiere generale erano riservati ai
morti?
Come avrebbe potuto
il Dio dell’Amore consegnarci nudi, con la nostra anima originaria forgiata tra
nuvole di cotone leggere come sogni felici, a un Tribunale estraneo alla
Misericordia?
Il
Dio di tutti i popoli avrebbe permesso che un Giudice che non ha mai conosciuto la
fragilità di questa nostra carne, incatenata al muro dei crudeli inferni
della fame e della sete di giustizia, alzasse il pugno contro di noi?
Come
giudicare il fango per non aver resistito all’impeto della corrente che scende dalle
montagne trascinando pietre e tronchi?
In base a quale
legge può essere giudicato il morso che il cucciolo abbandonato nella giungla sferra
contro la gamba di chi dorme nella sua tenda?
Quale
diritto va abbandonato per giudicarci in base alle nostre azioni senza tenere conto
della forza onnipotente che da nuclei sconosciuti scaglia i propri raggi
contro menti colte di sorpresa nel pieno della festa?
Colui
che ha sognato la nostra Liberazione nello spazio non avrebbe dovuto portare con sé la nostra
liberazione nel tempo?
Dio,
amantissimo di tutta la sua creazione, ha voluto aprire nuovi orizzonti al Potere di suo Figlio
e mostrargli come con una sola Parola possa far rinascere un mondo intero
e la sua Anima non ricordi più il dolore e la sofferenza, ma, come chi ha fatto un
brutto sogno, si alzi e dimentichi per sempre l’incubo in cui era
intrappolato da un abominevole tradimento.
Ecco
la Gloria del nostro Giudice: non sta nella nostra Condanna, ma nella nostra
Assoluzione.
E poiché nello
spirito della profezia c’è l’assoluzione per chi si converte, fu in
questo Spirito che ci giunse la Dottrina del Regno dei Cieli, affinché
attraverso la nostra conversione potessimo ottenere la Grazia per tutte le nazioni del nostro
genere, in modo che, se per un uomo siamo stati tutti resi peccatori, e per
un solo altro molti sono stati resi giusti, per mezzo di coloro che credono siano giustificati
coloro che non hanno conosciuto né visto il Figlio di Dio. Poiché, giustificato dalla
saggezza delle nostre opere, l’argomento secondo cui il peccato delle
nazioni è derivato dalla loro ignoranza riguardo alla conoscenza del bene e del male, porta attraverso la
il Diavolo è entrato nel nostro mondo, grazie alle nostre opere, addotte come
argomento a difesa delle azioni compiute nell’ignoranza, il Giudice
Universale veda che, una volta radicato nella Sua Saggezza, il Peccato non può più avere
potere sull’Uomo, da oggi e per l’eternità.
IL CRISTIANO, FIGLIO DI DIO, CITTADINO DEL SUO REGNO
«Facciamo
l’Uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza». Non sapevamo quale fosse quell’
Immagine a cui fummo creati a somiglianza finché Colui che parlò non si fece Uomo.
L’uomo
non è Dio. Dio non è uomo. La risposta a questa domanda la diede generando
Cristo: «Ecco l’Uomo». Chi non porta in sé questa Immagine del Figlio di Dio non
è cristiano né è uomo. L’Uomo è quell’Essere in cui vive l’Immagine del
Figlio di Dio, dal cui Spirito ereditiamo l’essere di figli di Dio e la
cittadinanza del suo Regno. L’Incarnazione di GESÙ è il Discorso del Creatore
sulla Natura dell’Uomo che Egli ha chiamato alla Vita eterna. Abbandonato nelle
tenebre, quell’Uomo morì negli uomini, fu sepolto negli abissi dell’
odio e delle guerre dei millenni. Il Figlio di Dio venne per risuscitarlo. Nella Sua
Risurrezione quell’Uomo, che era stato gettato nella fossa, risuscitò.
Con la sua
Incarnazione GESÙ ha sollevato l’Uomo dalle tenebre in cui era stato
sepolto dalla valanga di migliaia di anni vissuti all’inferno.
Il
cristiano è innanzitutto un cittadino del Regno di GESÙ CRISTO, adoratore della Legge
del suo Spirito, per la quale eredita il Diritto Divino di tutti i figli di Dio
alla Verità, alla Giustizia, alla Pace, alla Libertà, all’Intelligenza a immagine e
somiglianza di quella del suo Creatore, e soprattutto il suo tesoro più
irrinunciabile: l’Amore del suo Creatore, nostro Padre che è nei Cieli.
Ma l’
Amore per Dio, nostro Padre, si manifesta nell’Obbedienza alla Sua Parola, in
modo tale che chi non obbedisce alla Sua Volontà e rimane estraneo alla Natura della Sua
Parola non ha giustificazione per la propria condotta. La fede, in verità, è la chiave
che apre la porta del Paradiso: nessuno deve dimenticare che la fede non è semplicemente
la consapevolezza che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, secondo la Dichiarazione
Universale ed Eterna della nostra Madre, la Santa Chiesa Cattolica. Se la fede si riducesse a questa
conoscenza derivante dalla ragione, il più grande di tutti
i cristiani sarebbe quel Satana che si levò per uccidere Cristo.
Non era forse Satana tra coloro che furono chiamati a plasmare l’Uomo a immagine e
somiglianza dei figli di Dio? Si vede quindi che la Conoscenza senza la gloria
che proviene dalle Opere compiute a immagine e somiglianza di Cristo Gesù è fede
morta. Per le loro opere, non per la loro conoscenza, sono stati condannati all’
esilio eterno coloro che credettero di poter allontanare da Dio lo Spirito
Santo.
Chi
separa le Opere dalla Fede a immagine e somiglianza di Cristo commette lo stesso
reato di chi separa Gesù dal Figlio del Signore Dio YAHVÉ. Dalle loro opere si
riconosce chi è chi.
Le leggi
umane, dando vita a una guerra aperta tra il diritto civile e il diritto
naturale, commettono un delitto contro Dio e l’umanità. L’Uomo e la Donna non si sono
creati da soli. Infrangere e anatematizzare le leggi che hanno dato origine alla
Creazione dell’Uomo e della Donna significa voler creare un abominio agli occhi del
Creatore della Vita sulla Terra.
Allontanarsi
dalla Legge dello Spirito di Cristo significa abolire la Legge Naturale scolpita nella pietra sul
Sinai, scritta in seguito da GESÙ CRISTO nell’Anima Cristiana con il fuoco che
nasce dallo Spirito.
La Legge
del Creatore è salda: creati liberi e dotati di intelligenza a sua immagine e
somiglianza, tutti i cittadini dell’Universo siamo nudi agli occhi della
sua Giustizia.
Non c’è
potere che possa comprare il giudizio di un giudice la cui giustizia trova nel braccio
del Creatore dell’Universo la propria gloria.
La Legge non
ci è stata data per asservire i Popoli agli interessi di un gruppo di
famiglie, clan o tribù. La Legge è la Garanzia della Pace tra tutte le
nazioni del Creato. Nella Pace troviamo tutti la Libertà, la Gioia e l’
Orizzonte aperto a una Vita i cui giorni non finiscono mai.
La
Creazione di un Mondo aperto a Popoli provenienti da diversi Spazi e
Tempi può avere la Garanzia della Vita Eterna solo nell’adesione di tutti
a una Cittadinanza Universale che rende tutti Rami di un unico Albero Divino: l’
Albero della Vita Eterna.
L’
Eternità non inizia domani. Viviamo nell’Eternità. Ci corichiamo con essa e
ci svegliamo in essa ogni giorno. Chi qui non vive nella luce della Legge dell’
Eternità, come potrà essere ammesso in un Mondo la cui Legge ha disprezzato
nel suo mondo d’origine!
GESÙ fu
il primo cristiano, il Figlio dell’Uomo che ci insegnò la natura della Legge
per cui, rimanendo nudi di fronte alla Giustizia, la Civiltà trova la
Libertà e la Pace. Coloro che si rivestono di immunità e si blindano con
l’impunità, comprando e vendendo sentenze e emanando leggi contrarie alla
natura dell’Universo, sono uomini e donne che hanno rinunciato all’immagine e
alla somiglianza dell’Uomo secondo il Figlio di Dio, e hanno consegnato le loro anime a Satana in
cambio del potere sulle nazioni della Terra.
Da
noi dipende oggi erigere l’Edificio della Pienezza delle Nazioni della
Terra, e dalle generazioni del nostro Domani dipenderà mantenerlo, ampliarlo
e svilupparlo, avendo sempre nella Legge del RE la Roccia e il Fondamento della
Verità, della Giustizia e della Pace tra tutte le nazioni e i popoli del Genere
Umano.
Dare
vita al Messaggio di Cristo: l’Uomo, se non fosse stato ingannato dal
Serpente, non avrebbe mai mangiato del frutto dell’Albero della Conoscenza del bene e del
male; la vita di questo messaggio non risiede nei discorsi dei teologi e dei
dittatori della parola, ma nelle opere di tutti compiute a
immagine e somiglianza delle opere di Gesù Cristo: «Amerai Dio sopra ogni
cosa e il tuo prossimo come te stesso»; il suo riassunto:
La
salvezza non sta nella Lettera, sta nello Spirito, e lo Spirito sta nelle
Parole e nelle Opere, cosicché chi parla e non agisce è un morto, una
tomba in cui la Morte risveglia un figlio per il suo inferno a immagine e
somiglianza di Satana, il suo primogenito.
CRY&S
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IL PORTICO ITALIANOLA RIVOLUZIONE INTELLETTUALE DELLA STELLA DEL MATTINO |
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LA VERITÀ GENERERÀ LA GIUSTIZIA E IL FRUTTO DELLA GIUSTIZIA SARÀ LA PACE |
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