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el autor, Cristo Raul, abre acceso a sus libros en las distintas versiones de lenguas superiores internacionales, español, inghles, francés e italiano

IL PORTICO ITALIANO

LA RIVOLUZIONE INTELLETTUALE DELLA STELLA DEL MATTINO

LA STORIA DIVINA DI GESÙ CRISTO

SPERANZA DI SALVEZZA UNIVERSALE

LO SPIRITO DI YAHVÉ. SPIRITO DI INTELLIGENZA

 

 

CARTA MAGNA DEI DIRITTI E DEI DOVERI DIVINI DELL'UOMO

 

CRYS

Ogni cristiano, per la fede in Gesù Cristo, è dichiarato cittadino del Paradiso della vita eterna. In virtù di questa dichiarazione divina, ogni cittadino partecipa dei diritti naturali che spettano a chi è figlio di Dio, nostro Creatore. Creati a immagine e somiglianza del Figlio di Dio, il nostro Gesù Cristo, il nostro diritto di godere appieno delle meraviglie del Suo Mondo è naturale per coloro che, amati dal Padre, hanno davanti a sé tutto il Suo Regno per goderne le meraviglie e assaporare lo spirito della Libertà in tutta la sua potenza e virtù. L’amore per il nostro Creatore è eterno; la nostra Anima è lo specchio in cui la Sua Personalità e il Suo Amore per la Sua Creazione prendono vita, e questa vita è a immagine e somiglianza del Suo Figlio Primogenito, la cui Personalità vediamo viva nella Storia dei Vangeli, in forma spirituale, e nei servitori di Cristo nella Sua forma presente e viva. L’Immortalità vive nella Natura dell’Anima, elevata dal Creatore dell’Universo alla vita eterna a immagine e somiglianza della vita divina, cosicché, essendo stata investita dell’Indistruttibilità propria del suo Creatore, la sua distruzione sfugge alle braccia della Morte, come ci è stato testimoniato nella Resurrezione di Gesù dai suoi Discepoli, Testimoni della sua gloria, che hanno sigillato la loro Testimonianza con la Prova più potente che l’essere umano possa offrire ai propri simili dinanzi al Tribunale della Storia e della Vita: il proprio sangue, in virtù della cui Testimonianza tutti noi viviamo. Da ciò si evince la natura della Chiesa Cattolica, in cui la Testimonianza dello Spirito Santo vive nel Sacerdote, generato a immagine e somiglianza di Cristo Gesù, «Gesù Cristo, Sommo  Pontefice Universale», l’Unico Servo la cui Presenza davanti al Signore Dio Jahvè si mantiene, non solo in piedi, ma al Suo fianco, poiché colui che è Servo è anche Figlio. Da qui deriva che ogni figlio di Dio erediti il Diritto e il Dovere naturali: essendo Creazione di Dio, egli è generato nel seno di questa Creazione per godere dei diritti naturali di un figlio e dei doveri altrettanto divini che derivano dall’Essere di figli di Dio.  Così la gloria del Creatore, di cui godiamo e nella quale cresciamo ammirando il suo Mondo nell’Essere di Colui che ci rende partecipi delle sue Meraviglie attraverso la Conoscenza dell’Onniscienza e del Potere Infiniti del suo Padre, è, al tempo stesso, l’origine del nostro Dovere di Cittadini del Suo Regno. Infatti ogni Civiltà possiede un Edificio Sociale le cui Fondamenta, Struttura e Potere hanno come scopo la Felicità di tutte le Nazioni che vivono secondo la Legge del proprio Fondatore; e, poiché in noi vive la natura dell’Anima che ci è stata donata – dimora dello spirito dell’intelligenza naturale per lo spirito del nostro Creatore –, viviamo del frutto di questo Albero della Vita: la Libertà, senza la quale non possiamo comprendere la nostra esistenza.

Si vede quindi che il nostro comportamento qui sulla Terra mette in luce il comportamento che ciascuno mostrerà nel Paradiso della vita eterna. Si comprende che chi è Signore della propria Casa ha il Potere di aprirgli e chiudergli la Porta a chi egli  ritenga buono o cattivo secondo la sua Giustizia. L’ipocrisia di chi nasconde dietro un «Signore, Signore!» la natura dei propri delitti, invisibili ai propri simili, è visibile a Colui che è Dio. Chi ha il Potere di assolvere da  un delitto un servo, un cittadino del Suo Regno, lo fa tenendo conto del Suo Dovere di Re di impedire che la Pace e la Libertà  nel Suo Regno non siano mai infrante dagli ipocriti. Il che significa che la nostra Responsabilità di Cittadini del Suo Regno inizia qui sulla Terra. Per Diritto di figli di Dio abbiamo la piena libertà di chi possiede tutto nel Suo Padre, secondo quanto ci è stato lasciato scritto nel Suo testamento: «Tutto ciò che è del Padre è mio; per questo vi ho detto : “Egli prenderà del mio e ve lo farà conoscere”». Infatti, così come Dio Figlio possiede tutto ciò che appartiene a Dio Padre, tutti noi figli di Dio lo possediamo in Dio Figlio. Da qui deriva il delitto di ribellione di coloro che hanno allontanato il Figlio di Dio e hanno dichiarato di non aver bisogno del Figlio per avvicinarsi a Dio, loro Padre; reato che si è meritato la punizione, la distruzione della Chiesa di Bisanzio, poiché colui che, credendosi uguale, se non superiore,  al Sommo Sacerdote Universale, Cristo Gesù, si è proclamato degno di presentarsi davanti al Dio degli dei e Creatore dell’Universo con lo stesso diritto del Figlio di Dio. È nell’Amore, non nell’Orgoglio, che risiede la Vita dell’Uomo. Quale uomo oserebbe mai paragonarsi al proprio Creatore? Non è stato forse proprio questo Orgoglio la causa della rovina eterna di quel figlio di Dio che osò mettersi alla pari del Signore dell’Infinito e dell’Eternità, sfidando a guerra lo Spirito Santo del Re del Paradiso, il suo Figlio Amato, il nostro Gesù Cristo? La dichiarazione di Gesù fu chiara: «Se non me ne vado, non vi manderò lo Spirito Santo». Da qui torno alla dichiarazione precedente: «Tutto avete in Dio Figlio, come Dio Figlio ha tutto in Dio Padre», e chi crede di poter accedere a Dio Oadee allontanando Dio Figlio, la porta che apre è la porta di Satana, e questa Porta conduce all’inferno. «Chiedete e vi sarà dato»; è a Lui, Dio Figlio, che l’Uomo deve rivolgersi per avere aperta la Porta dell’Intelligenza, nella quale risiedono tutti i tesori della Saggezza e dell’Onniscienza Divina.

 Pertanto, essendo immortale la nostra Anima, la nostra vita nell’Eternità inizia qui sulla Terra; dal nostro comportamento qui sulla Terra dipende il Futuro delle generazioni che dovranno mantenere vivo il Fuoco dell’Amore verso il nostro Creatore. Se non avessimo quel Modello di Figlio per amore del quale Dio ci dona ogni cosa, tutti i figli di Dio saremmo perduti di fronte a Colui che, avendo creato un Nuovo Cosmo, ha fondato il Suo Mondo sulla Roccia Indistruttibile della Sua Personalità. Gli Antichi videro in questa Personalità del Nostro Creatore un Dio davanti al quale inginocchiarsi come ci si inginocchia davanti al Terrore. Dio Figlio si è fatto Uomo per presentarci Dio Padre, e vedendolo, l’Uomo ha esclamato: «Dio è Amore». 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dichiarazione dei Principi

 

Prima del Concilio di Nicea, celebrato nel 325 della nostra Era Cristiana, Concilio in cui la Chiesa Cattolica adottò il titolo di Romana in risposta all’Arianesimo, titolo in cui il Protestantesimo Anglicano non volle vedere altro che l’ubiquità del Successore di San Pietro, operando così il Protestantesimo Anglicano alla maniera di una religione settaria, esigendo una rottura schizoide, irreversibile e incontrovertibile contro la Memoria Storica della Nazione, esigenza che la Storia Universale vide concretizzarsi nel processo di espansione dell’Islam, la cui conversione determinò la demonizzazione di tutto il passato del popolo sottomesso con il ferro e il fuoco al Corano, e poiché era necessario che il cattolicesimo cristiano-gesuita erigesse una barriera visibile tra la Chiesa Apostolica e quell’arianesimo che negava il Dogma della Trinità, e di conseguenza la Divinità del FIGLIO; fino all’avvento di detto Concilio Universale del 325 d.C.: la Dichiarazione di Fede, sotto pena di morte, professata da tutte le chiese, può essere riassunta nelle seguenti parole:

“YAVÉ DIO è il Signore degli eserciti delle Sacre Scritture degli Ebrei, il Dio degli dei del patriarca Abramo, del profeta Mosè e del re Davide:

YAVÉ DIO è il PADRE di GESÙ CRISTO, l’Autore intellettuale della Bibbia e Padre della Chiesa cattolica romana:

pertanto chi non crede nella Chiesa Cattolica Romana non crede in Gesù Cristo, suo Sposo e Signore, e chi non crede in Gesù Cristo non crede nel suo Padre, YAVÉ DIO.»

Questa Confessione separa la Vita dalla Morte. Chi crede, anche se muore, vivrà in eterno; chi non crede sarà sottoposto al Giudizio davanti a Colui in cui non ha creduto.

Con il sangue del Greggio di Dio questa Confessione è stata sigillata davanti alla Storia Universale affinché chi la legge, attraverso la Testimonianza degli Apostoli e dei Santi, creda.

Così, per Rivelazione, non per Ragione; per Saggezza, non per Scienza; non per filosofie, ma per i Fatti e le Parole degli Apostoli scopriamo che YAHVÉ DIO è PADRE; il suo FIGLIO Primogenito si chiama GESÙ CRISTO. Ed è di questo FIGLIO che si scrive e si legge:

«Dio da Dio, generato dalla natura increata di Dio. Tu, Dio, Gesù Cristo, Figlio Unigenito di YAHVÉ DIO PADRE!».

Questo Unigenito-Primogenito di Dio fu colui che si fece uomo e nacque a Betlemme di Giuda durante l’impero di Cesare Ottaviano Augusto, alla fine del regno di Erode Ben Antipatro, primo anno del Secolo di Cristo.

Questo GESÙ, Figlio Unigenito di Dio, è venuto al mondo per acquistare la nostra Salvezza e Redenzione al prezzo del sangue di CRISTO.

Questo Redentore, mentre era nel mondo, ci ha rivelato l’Uomo che, all’Inizio, Dio aveva creato a Sua Immagine e Somiglianza. Quell’Uomo è Cristo. E quell’Uomo è in noi.

Quest’Uomo è colui che confessa, con il cuore traboccante di eternità e lo spirito aperto all’infinito, che il Primogenito di Dio, Gesù, il Cristo, è il Modello eterno a cui Dio ha creato l’Uomo a immagine e somiglianza.

Quel Gesù che è venuto nel mondo per offrirci la vita eterna, quel Gesù è il Figlio Unigenito di Dio, increato, non creato, principio e fine della Creazione, alfa e omega dell’attività Divina, il primo e l’ultimo della sua Natura: Dio Figlio Unigenito, nostro Re e Signore, nostro Maestro e Salvatore.

Riguardo a questa fede si adempie la Parola di Dio, che dice: «Il giusto vivrà per la fede».

Questa Confessione, semplice ed elementare come poche, questa elementare e semplice dichiarazione di fede, così come oggi continua a costare la vita a molti uomini e donne in Africa e in Asia, anche ieri, prima di Nicea, significava la morte per chiunque credesse che Gesù Cristo è Dio Figlio.

Noi, oggi, indipendentemente dalla reazione di chi la ascolta o la sentirà, continuiamo a professare la Dichiarazione Universale che tutta la Creazione professa con la bocca e vive con il cuore:

 

Articolo primo: Dio è Amore

 

Dio, volontariamente e liberamente, mosso dall’Amore per il proprio Figlio, ha trasformato la sua Creazione in un Unico Regno Universale Sempiterno, la Corona di cui vive nel Capo di Gesù Cristo, Figlio Unigenito di Dio Padre, per mezzo del quale il Trono del Figlio diventa Onnipotente, Onnipotente e Onnisciente, Gloria alla quale partecipano coloro che hanno ereditato con LUI il Regno di YAVÉ DIO, Creatore dei Cieli e della Terra, di tutto ciò che è visibile e invisibile, artefice della Luce e delle Tenebre che ricoprono l’Abisso.

Questo Spirito che vive nel PADRE e nel FIGLIO si è incarnato, si è fatto Uomo e, discendendo dal Figlio sotto forma di lingue di fuoco, ha generato per lo Spirito Santo un Corpo di Gloria: per il Bene e la Salvezza della pienezza delle Nazioni della sua Creazione. Questo Corpo Santo, coeredi del Regno di Dio, il cui Capo è il FIGLIO, è stato generato da YAVÉ DIO per essere per l’Eternità presente in mezzo ai popoli che riempiono il suo Paradiso, per mantenere la Verità viva per sempre e per essere il Giardiniere che lavora la terra del suo Signore rendendo impossibile una ricrescita del Seme della Conoscenza del Bene e del Male, poiché davanti allo Spirito di Dio nulla può essere nascosto né rimanere occulto.

Infatti, nessuna altra forza se non l’Amore per la Vita è all’origine dell’impulso che ha portato Dio a Creare questo Regno Eterno, spazio in cui la Pienezza delle Nazioni della Sua Creazione condividono una stessa Vita e si relazionano con il loro Creatore alla luce dell’Amore per la Sua Infinita Saggezza.

La dottrina del protestantesimo anglicano, di stampo calvinista, che equipara YAHVÉ a un Essere Onnipotente che governa la Scienza del Bene e del Male a suo piacimento, è, come lo fu a suo tempo l’arianesimo, una negazione della teologia cristiana dei Padri del Concilio di Nicea, e di conseguenza era nemica dello Spirito Santo che, per bocca dei suoi figli, disse: «Dio è Amore».

Cosa c’è di più contrario all’Amore per la Vita di un Dio malvagio, creatore di mondi con l’unico scopo di trascorrere l’Eternità ammazzando il tempo nel Gioco Apocalittico della Salvezza? Il Calvinismo anglicano, basando la propria difesa sull’impossibilità per una creatura di opporsi al Disegno del proprio Creatore, assolse il Diavolo dall’essere il mandante della Caduta.

 

Articolo secondo: Dio è Padre

 

La Saggezza di Dio Padre è la fonte da cui scaturisce la Costituzione del Regno di suo Figlio; Costituzione secondo la quale si reggono tutte le Civiltà dei Popoli del Creato e si articola la Pienezza delle loro Nazioni.

Questa Costituzione Universale ha nella Paternità Divina la sua Origine e il suo Principio. Da questa Paternità e per mezzo di essa Dio legifera dalla sua Onniscienza e giudica dalla sua Prescienza, la Verità come principio, mezzo e fine della sua azione.

Figli di Dio, cittadini del Suo Regno, corriamo spontaneamente verso di Lui e ci gettiamo tra le Sue braccia gridando con tutto il nostro essere: «Padre nostro!» E poiché tutti i cittadini del Regno del Figlio di Dio partecipiamo a questa filiazione, lo spirito della Fraternità governa i rapporti tra tutti i popoli e le nazioni che viviamo nel Suo Regno.

È da questo Spirito di Fraternità Universale che nascono le Leggi, i Diritti e i Doveri di tutti i Cittadini del Regno di Dio; per Amore di questo spirito, tutta la Vita creata a Immagine e Somiglianza del Figlio di Dio si unisce in una Famiglia Universale, in cui ogni Popolo è un Ramo dell’Albero della Vita. La Giustizia, la Pace, la Libertà sono il Frutto di questo Albero Divino.

 

Articolo Terzo: YAHVÉ è DIO

 

YAVÉ è il nome dell’Essere Divino che ha creato il campo delle galassie e l’oceano delle stelle dell’Universo. EGLI è il Creatore del Cosmo e di tutto ciò che esiste nell’Universo. Egli è la fonte da cui sgorga il Futuro di tutte le cose, che con il Suo Essere sostiene e con la Sua Parola spinge verso l’orizzonte che non si raggiunge mai e che ha nell’Infinito il suo Alba.

YAVÉ è la fonte del fiume della Vita; È LUI che mantiene il Futuro della Pienezza delle Nazioni in una crescita eterna e gioiosa, e fa sfociare il suo corso nell’oceano della Sua Onniscienza. Tutto ciò che esiste nel Cosmo come nell’Universo ha in LUI, YAVÉ, PADRE di GESÙ CRISTO: la sua causa fisica, la fonte di energia che permette al Cosmo di crescere per l’Eternità. E senza di LUI non esisterebbe nulla.

LUI, YAVE DIO, Padre di GESÙ CRISTO, ha creato il BIG BANG che ha dato origine al Campo delle Galassie, stabilendo un Prima e un Dopo, una Fine e un Inizio nel seno del Cosmo Increato, il suo Universo d’Origine. Tutto ciò che esiste, la Luce come le Tenebre, esiste perché EGLI è il VERO DIO, Signore dell’Infinito e dell’Eternità, Sposo della Saggezza Creatrice.

YAVÉ è il Nome di DIO, PADRE DEL RE: GESU CRISTO; chi non crede nel suo NOME non conoscerà la Vita eterna; chi non vive in YAVÉ: CREATORE DEI CIELI E DELLA TERRA, vive nella Menzogna e la Menzogna sarà la sua tomba.

 

Articolo Quarto: Dio è Signore

 

Per diritto di Creazione, tutto appartiene a YAVÉ DIO. A LUI spettano tutti i diritti di proprietà su tutta la Sua Creazione. Tutte le cose, quelle del Cosmo come quelle dell’Universo, quelle del Cielo come quelle della Terra, tutte Gli appartengono, ed EGLI le governa con la Sua Infinita Saggezza.

YAVÉ DIO ha conferito la Corona del Suo Regno Universale al Suo Figlio Unigenito GESU CRISTO, nel quale, così come Egli vive nel Padre, in Lui vive DIO. E questo GESÙ CRISTO, DIO FIGLIO UNIGENITO, è il Re della Pienezza delle Nazioni, che le governa al servizio del suo PADRE, e chiunque abbia un altro RE oltre al FIGLIO DI DIO, qui sulla Terra come in Cielo, si dichiara in guerra contro DIO, suo PADRE.

Così come in Cielo è stata abolita ogni Corona, come è scritto nell’Apocalisse: TU, GESÙ CRISTO, DIO VERO DA DIO VERO, così sulla Terra sarà abolito ogni trono, e ogni ginocchio del Genere Umano si piegherà davanti al RE UNIVERSALE E ETERNO GESÙ CRISTO; il popolo che non lo farà sarà cancellato dal Libro della Vita.

 

Articolo Cinque: Il Re è il Figlio Unigenito

 

Dio ha dato alla sua Creazione un UNICO RE UNIVERSALE E ETERNO, in cui vive lo Spirito del CREATORE.

Il RE possiede tutta l’Onniscienza e l’Onnipotenza del suo PADRE. Suo Padre è YAHVÉ DIO.

Al Padre spetta l’adorazione di tutte le creature dell’Universo, al Figlio l’obbedienza di tutti i cittadini del suo Regno.

Il Re è Figlio Unigenito. Figlio Amato: Egli è la causa metafisica della Creazione di Dio.

In quanto Re, Egli è il Capo di tutti gli eserciti del Regno di Dio, Egli è il Braccio di YAVÉ, suo Padre. Egli è il Principe dei principi del Cielo, il Primogenito dei figli di Dio.

 

Articolo Sei: Il Signore degli eserciti

 

YAVÉ DIO è il Signore degli eserciti del suo Regno. A capo di tutti gli eserciti della Pienezza delle Nazioni dell’Universo Egli ha posto il suo Primogenito, il nostro Re, il suo Figlio Amato.

Tutti gli eserciti del Suo Regno obbediscono unica ed esclusivamente al Suo Re Universale Eterno, e si muovono solo al comando della Sua Voce.

Nessun potere esecutivo esterno alla Sua Corona detiene il Potere della Guerra e della Pace.

Tutte le Nazioni del Regno di Dio pongono i propri eserciti ai piedi del Re, il cui Consiglio detiene il potere della guerra e della pace. Questo Consiglio ha nel Padre, YAVÉ Dio, il suo Capo onnipotente e onnisciente.

Tutti gli eserciti della Pienezza delle Nazioni sono governati da questa Legge di Obbedienza al Consiglio del Re dei Cieli. Nessun governo ha potere sugli eserciti della nazione a cui appartiene. Al Re, infatti, e solo al Re, il Padre, Dio, ha conferito questo potere. Suo Figlio, il nostro Re, è il suo Braccio, il Braccio destro di YAVÉ, Signore degli eserciti.

La Pienezza delle Nazioni del Genere Umano instaurerà la Pace Mondiale, con se stessa e con le Nazioni dei Popoli del Regno di Dio, secondo questa Legge del SIGNORE.

Il Consiglio dei figli di Dio, della Casa del Re, avrà sulla Terra la Voce del Padre suo che è nei Cieli. Il Potere che si leverà contro la Casa dei figli di Dio, invocando la divisione contro la Fraternità Universale sulla base dei nazionalismi, si leverà contro il Re, diventerà Nemico di Dio: sarà cancellato dal Libro della Storia del Genere Umano.

 

Articolo Sette: Il Sommo Pontefice

 

Il RE è l’Unico Sommo Pontefice della Pienezza delle Nazioni. La Pienezza delle Nazioni del Creato ha un’unica Religione, un unico Dio e un unico Sommo Pontefice, attorno al quale tutti i Popoli dell’Universo si uniscono per adorare il Dio Vero, YAVÉ DIO PADRE, Creatore di tutte le cose, del Cielo come della Terra, il cui Spirito Santo anima ogni cosa e la mantiene in una crescita sana e gioiosa.

Egli è GESU CRISTO: Sommo Pontefice Universale Sempiterno. Egli è l’Unico ESSERE Vivente che si erge davanti al Dio dell’Eternità e dell’Infinito. Il suo Nome è GESU CRISTO; per Amore verso di Lui, suo Padre mantiene tutte le cose nell’esistenza e nella vita.

Chi non ama il Figlio di Dio non ama Dio. Chi non professa la Religione del Figlio di Dio, non ha Religione. Questa Religione consiste nell’Adorazione di Dio: PADRE e FIGLIO: Due Persone e un unico Spirito Divino: Santo, Immutabile, Incorruttibile

Chi nega che questo Spirito Santo del Creatore provenga dal Padre e dal Figlio, nega Dio; la sua sorte sarà quella dei nemici del Re e del suo Dio.

Chi nega che il Figlio sia il vero Dio, secondo quanto professa la Rivelazione della Santa Madre Chiesa Cattolica, nega la VERITÀ di Dio Padre.

GESÙ CRISTO: Re Universale e Sommo Pontefice Eterno, Egli è il Capo di tutte le creature del Regno di suo Padre. Senza di Lui non esistiamo. Egli è la Vigna, il Tronco dell’Albero della Vita, dal quale si diramano i Mondi come rami.

Suo Padre, YAVÉ DIO, è il VIGNAIOLO, il Giardiniere Divino che coltiva l’Albero della Vita dei Mondi, Vita a immagine e somiglianza di Suo Figlio, per amore del quale siamo tutti adottati come figli e, in quanto tali, partecipiamo di tutti i diritti divini naturali ai figli di Dio. La vita eterna ci appartiene per diritto di vera adozione.

 

Articolo Otto: La Chiesa

 

GESÙ CRISTO, Sommo Pontefice Divino, è l’Unico Capo Supremo, e in quanto tale: visibile, di tutti i vescovi e di tutti i sacerdoti e pastori della Pienezza delle Nazioni. Solo a Lui devono obbedienza eterna e infinita tutti i vescovi, i sacerdoti e i pastori che con Lui e in Lui formano un unico e solo Corpo, sacro ed eterno: la Chiesa.

Questa Chiesa, il suo Corpo, la Sposa di Cristo, come è scritto nella Rivelazione Divina: ha come Dimora l’intero Regno di Dio e, in mezzo alla Pienezza delle Nazioni, mantiene viva la Dottrina dell’Eternità e dell’Infinito: YAHVÉ è il Dio Vero e il Padre Eterno

In GESÙ CRISTO, il suo Unigenito, YAVÉ DIO, Suo Padre, ha la sua Gioia eterna; nella sua Primogenitura, l’intera Creazione ha trovato la sua Felicità perfetta. Gloria al Padre, Gloria al Figlio, Due Persone, un Unico Spirito Divino, Santo, di cui si dice che DIO È AMORE.

 

Articolo Nono: Dio è Giudice

 

Creatore e Fondatore del Regno dei Cieli, la cui Corona appartiene a LUI e che EGLI condivide in vita con il suo Figlio, poiché essendo Dio non può morire, e il Figlio eredita in vita la Corona che per diritto di primogenitura gli appartiene; essendo il suo Creatore e Fondatore, YAVÉ Dio ha riservato al Re la Presidenza della Corte Suprema di Giustizia, la cui giurisdizione comprende la pienezza delle nazioni del suo Regno, ponendo così nelle mani del Re il potere illimitato di giudicare in qualità di presidente della Corte Suprema di Giustizia del suo Regno.

Quando il Figlio ereditò in vita la Corona che avrebbe dovuto ereditare dopo la morte del Padre, essendo il Padre Dio: il Padre aprì il suo testamento in vita affinché, in vita, essendo il Figlio delle sue viscere, il Figlio potesse godere di ciò di cui altrimenti non avrebbe mai potuto godere.

Lo glorificò alla Sua nascita, abolendo ogni corona ed elevando la Sua fino al Trono di Dio, suo Padre; e lo glorificò nuovamente alla Sua risurrezione, facendolo sedere sul Trono del Presidente della Corte di Giustizia del Suo Regno, con potere illimitato di emettere sentenze, alla stregua di Dio stesso, compresa l’Assoluzione Universale.

 

Articolo Dieci: La Legge dell’Uguaglianza

 

Tutti i cittadini del Regno dei Cieli, in quanto figli di Dio, indipendentemente dalla nazione di origine, godono tutti della stessa uguaglianza davanti alla legge.

Tutti i cittadini del Regno di Dio, senza eccezioni, dai principi che siedono alla destra del Padre fino al più piccolo dei suoi figli, tutti i cittadini della Pienezza delle Nazioni siamo responsabili delle nostre azioni dinanzi alla sua Giustizia, tutti siamo soggetti alla Legge Universale dell’Uguaglianza nella Responsabilità.

 

Articolo undicesimo: La Legge della Libertà

 

Dio è il Signore e a Lui appartiene la terra dove dimora la Pienezza delle Nazioni. Erede di Suo Padre, partecipe di tutti i Suoi beni, il Re è il Signore della terra dove dimorano tutte le Nazioni. I confini del Suo Regno si estendono attorno alla Pienezza delle Nazioni. Noi cittadini della Pienezza delle Nazioni del Suo Regno siamo liberi e godiamo della libertà di movimento di coloro che hanno Dio come Padre e il Re del Cielo come Fratello.

 

Articolo Dodici: La Legge della Fraternità

 

Tutti i beni e le ricchezze della Pienezza delle Nazioni, sia della terra che delle persone, appartengono a Dio. Tutti i cittadini del Suo Regno, indipendentemente dalla loro nazione, possiedono per nascita il diritto di uso e godimento di tutti i beni e le ricchezze dell’Universo. È Dio che moltiplica i beni e le ricchezze del Suo Regno, sia attraverso la Natura, sia attraverso i Suoi figli, con lo sguardo rivolto alla felicità della Pienezza delle Nazioni.

 

Articolo Tredici: La Legge dell’Intelligenza

 

Dio crea i Suoi figli intelligenti a immagine e somiglianza del Suo Figlio per l’arricchimento della Pienezza delle Nazioni in ogni tipo di scienza e tecnologia. Essendo Dio l’Origine di ogni Conoscenza, tutti i benefici provengono dalla Sua Onniscienza e sono soggetti alla Legge della Fraternità eterna. Infatti Dio agisce in tutti per l’arricchimento e la crescita di tutti nella Conoscenza di tutte le cose.

 

Articolo Quattordici: La Legge della Pace

 

Noi, figli di Dio, abbiamo il diritto di garantire che la Pienezza delle Nazioni abbia accesso gratuito e libero alla Biblioteca della Conoscenza Universale per la soddisfazione e la felicità dei suoi Popoli in tutto ciò che riguarda le esigenze di strutture e infrastrutture relative alle Tecnologie e alle Scienze della Pace e della Salute.

La Pienezza delle Nazioni, sia attraverso i Figli di Dio e le loro Fondazioni nell’ambito di progetti privati o internazionali, sia attraverso il proprio Consiglio, ha il dovere di mettere a disposizione tutti i mezzi finanziari ed economici necessari affinché questa Norma di Saggezza sia rispettata, e affinché le nazioni più lontane dal Modello Sociale di Civiltà si avvicinino al centro universale senza dover percorrere il lungo e tortuoso cammino già intrapreso dalle nazioni che ne costituiscono il nucleo.

Nessun Mondo né alcun Sistema di Civiltà può sopravvivere nel tempo e nello spazio se soggetto a una differenza cronica e insormontabile tra le proprie Nazioni. La disuguaglianza insuperabile, causata dalla costante distruzione dei modelli temporali, conduce i Mondi alla loro scomparsa dalla faccia dell’Universo attraverso il progressivo esaurimento delle risorse naturali e l’aumento ciclico delle armi da combattimento tra coloro che impongono la disuguaglianza come mezzo di sussistenza. Se chi semina vento raccoglie tempeste, cosa raccoglieranno coloro che seminano tempeste? Offrire liberamente e gratuitamente a tutti i Popoli i frutti della Civiltà significa offrire a tutte le Nazioni il frutto dell’albero della vita: che è la Pace.

 

Articolo Quindici: La Legge della Guerra

 

Il frutto dell’albero proibito è la Guerra.

Il Diritto Naturale Divino stabilisce che l’accesso e la partecipazione alla crescita delle scienze dell’albero delle Tecnologie di Difesa siano vietati a qualsiasi agente esterno al Corpo delle Armate della Pienezza delle Nazioni.

Il Diritto Naturale Divino stabilisce che il frutto dell’albero delle Tecnologie di Difesa sia sotto l’Amministrazione del Consiglio Universale dei figli di Dio e, di conseguenza, stabilisce il divieto espresso di vendita di prodotti e informazioni, pena il reato contro la Sicurezza del Suo Regno.

Nessuno può vendere a terzi, tramite una seconda parte, tecnologia e informazioni senza provocare nella Comunità Internazionale fratture belliche e, a livello nazionale, sconvolgimenti dittatoriali. Ai fini dell’osservanza di questa Legge per la Pace e la Sicurezza dell’Umanità, i figli di Dio hanno il Dovere di promuovere e costituire un Consiglio dei Capi di Stato Maggiore quale responsabile e garante dell’osservanza di questa Legge, e di assoggettare tale Consiglio al Tribunale della Pienezza delle Nazioni del Regno di Dio sulla Terra.

La Storia ha dimostrato con esempi terribili come le tecnologie di difesa nelle mani di gruppi privati diventino l’origine di sconvolgimenti bellici che devastano il progresso delle nazioni in via di sviluppo in nome dei profitti di quel gruppo produttivo, e come tali gruppi siano nemici della Pace Mondiale a tutti i livelli, poiché, dovendo vivere a tutti i costi della vendita dei propri prodotti, l’obbligo li spinge a scatenare nuove guerre, seminando l’odio tra le nazioni come mezzo per incrementare le vendite.

Sebbene all’inizio Dio non avesse voluto introdurci, attraverso il metodo dell’esperienza, alla conoscenza della Scienza del bene e del male, una volta provocato il conflitto cosmico in cui il genere umano è ancora intrappolato, Dio, nella sua Onniscienza, ha disposto di condurci alla conoscenza di tutte le leggi nel minor tempo possibile, anche a costo dell’immensa tragedia che questo spettacolo comporta.

Di fatto, la Conoscenza delle leggi di questa Scienza è la piattaforma da cui articolare la struttura del Futuro sulla Roccia della nostra esperienza. Sapendo che il destino di ogni mondo soggetto alle leggi della Scienza del bene e del male è la sua scomparsa apocalittica, secondo le parole di Dio: «il suo ritorno alla polvere cosmica», l’esperienza si unisce alla Scienza per gettare le basi di un’Architettura Biopolitica secondo i cui assiomi e spirito – il bene di tutti attraverso la partecipazione di tutti a tutto – articolare l’Edificio della Pienezza delle Nazioni.

In questo ambito, senza violenze ma senza concessioni, tutti i figli di Dio hanno il dovere di apportare ciascuno il proprio granello, sapendo che la cava da cui ciascuno attinge il proprio granello ha la sua origine nel nostro Creatore. Di conseguenza: le tecnologie di difesa sono al servizio della pace e il processo di produzione sarà soggetto a questa norma di pace e sicurezza.

 

Articolo sedici: La Legge sulla Sicurezza

 

Il frutto dell’albero della Vita è la Pace.

Le Nazioni non possono vedersi precluso l’accesso alla Pace a causa degli interessi privati di certi gruppi finanziari di carattere internazionale; né noi, figli di Dio, possiamo accettare che il godimento della Libertà sia subordinato agli obiettivi di quei gruppi di pressione, stranieri o locali, i cui scopi e fini trovano nella destabilizzazione dei Governi la porta d’accesso per saccheggiare e depredare le ricchezze delle nazioni.

Il Consiglio Universale della Pienezza delle Nazioni non può garantire la Pace e la Libertà Internazionale senza il Potere di affrontare tali gruppi, sottometterli alle leggi e dichiararli fuorilegge qualora persistano nelle loro azioni contro la Sicurezza.

In questa prospettiva, il Diritto Naturale Divino stabilisce che il Consiglio dei Figli di Dio sia dotato di tutto il potere necessario per decretare l’espropriazione dei beni di qualsiasi associazione finanziaria internazionale che trovi nella destabilizzazione dei governi nazionali il proprio mezzo di lucro.

Il Diritto Naturale Divino stabilisce che il Tribunale Universale dei figli di Dio abbia il potere di decretare lo scioglimento delle associazioni finanziarie internazionali che operano in base a una legge di legalità imperiale, priva di validità giuridica in questa Nuova Era, e di portare dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia i loro capi e collaboratori locali, dalla testa alla coda.

L’intervento nell’economia di una nazione da parte di un gruppo di interesse, fisico o giuridico, esterno al corpo legislativo della nazione interessata, comporta la sua invasione da parte di uno Stato senza patria, la cui attività, sebbene mascherata dalla legittimità delle operazioni finanziarie, ha come fine un’attività terroristica internazionale, ovvero la destabilizzazione del governo di un popolo in funzione degli interessi del gruppo finanziario invasore.

Pertanto, qualsiasi intervento di un gruppo di interessi finanziari contro la legalità di un governo di diritto costituisce un attentato alla sicurezza, di cui è responsabile lo Stato che sostiene gli interessi di tale gruppo mettendo a sua disposizione le proprie risorse nazionali, sia militari che logistiche, mentre i popoli ne subiscono le conseguenze, come si è visto negli ultimi tempi.

Da ciò si deduce che ogni gruppo finanziario che, avvalendosi della libertà internazionale, agisca nell’economia di una nazione per destabilizzarne il governo, perde tutti i propri diritti internazionali nel momento stesso in cui utilizza la libertà come mezzo per impoverire il popolo e l’impoverimento come mezzo per destabilizzare la pace.

La storia delle nazioni ha dimostrato, con numerosi esempi, come il terrorismo di tali gruppi finanziari nei confronti di un governo legittimamente insediato conduca i popoli nelle profondità di un inferno verso il quale le loro vittime non si sono affatto meritate un simile destino.

Il futuro dell’umanità e di un regno che guarda verso un orizzonte senza fine: può concedersi la gioia e la felicità di avanzare sotto un cielo senza nuvole solo grazie al potere di un Tribunale mondiale per la difesa della legittimità dei governi dei popoli.

 

Articolo diciassette: Legge del Pane

 

La proprietà di tutte le cose dell’Universo, sia dei Cieli che della Terra, appartiene a Dio, il loro Creatore.

Tutte le creature sono nutrite dal nostro Creatore attraverso la sua Creazione. Qualsiasi limitazione della produzione o distruzione dei beni dei terreni coltivabili per motivi di interesse privato o comunitario costituisce un crimine contro l’umanità.

Nessuna ragione giustifica la morte per fame delle nazioni del mondo in nome di un Mercato che ordina la distruzione di milioni di tonnellate all’anno di prodotti vitali per la vita e la crescita gioiosa e sana delle nazioni. La capacità di quel Mercato e delle Comunità di ordinare la distruzione e limitare la produttività della terra per la produzione di alimenti è un crimine contro l’umanità.

Noi, figli di Dio, abbiamo il diritto di abolire questa capacità criminale del mercato di uccidere di fame intere moltitudini in nome del concetto criminale di stabilità dei prezzi. Nessun prezzo giustifica l’omicidio di massa dei popoli dell’umanità.

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di abolire questo sistema di quote di produzione e di liberare la terra dalle catene che le sono state imposte dagli interessi dei leader di ogni epoca.

 

Articolo diciotto: La Legge della terra

 

La proprietà legale della terra appartiene a Dio, che l’ha creata per nutrire tutte le sue creature con i frutti della terra.

Questo Diritto Divino conferisce al Consiglio della Pienezza delle Nazioni del Suo Regno potere illimitato per la distribuzione dei frutti della terra tra i popoli del Suo Regno in momento di necessità. In quel momento tutte le eccedenze immagazzinate e tutti i raccolti saranno a disposizione del Tribunale dei figli di Dio per soccorrere i bisogni dei popoli fratelli.

 

Articolo Diciannove: La Legge sulla Proprietà

 

Tutte le creature siamo fratelli, grazie all’amore del Figlio per la Creazione del Padre suo, il nostro Creatore.

Il nostro Creatore e Padre ha disposto che la capacità della terra di nutrire i propri figli fosse illimitata. Ma le guerre tra coloro che, nella loro ignoranza, si sono ribellati contro questa Disposizione Divina, secondo la quale tutte le risorse sono proprietà di tutti gli uomini e sono soggette alla loro Distribuzione Internazionale in base al bisogno, quelle guerre, come la marea che cancella dalla riva la scritta sulla spiaggia, hanno distrutto ciò che Dio aveva fatto e hanno consegnato il diritto di proprietà della terra alla creatura, diseredando il Creatore della sua Creazione.

Da qui ha avuto origine questa follia delle carestie che hanno divorato intere moltitudini davanti ai nostri occhi, mentre assistevamo impotenti allo spettacolo disumano della distruzione delle eccedenze alimentari, mediante il fuoco e le quote; il Diritto Naturale Divino stabilisce che l’abbandono della terra coltivabile da parte dei suoi proprietari temporanei comporti il ritorno a questo Diritto della Creazione del titolo di proprietà, che sarà concesso liberamente e gratuitamente a chi dia alla terra ciò che la terra vuole, e attraverso questa soddisfazione l’uomo plachi il Bisogno dei propri cari e di tutti gli altri esseri umani.

 

Articolo Venti: La Legge dell’Umanità

 

La proprietà legale della terra coltivabile, da cui dipende la vita dei suoi figli, appartiene a Dio in modo inalienabile. La sua proprietà temporanea è concessa a chi la lavora ed è stabilito nel Diritto Naturale Divino che essa rimanga nella sua famiglia finché vi saranno mani che la lavorino.

Appartenendo in usufrutto a chi la coltiva, la terra non può essere né venduta né acquistata, ma al termine del lavoro, in assenza di mani familiari, la terra tornerà al suo Creatore, e ne entrerà in possesso chi continuerà a dare alla terra ciò che essa richiede: le mani dell’uomo. Da questo lavoro, non dalla tecnologia e dalle scienze del tempo libero, dipende la vita dell’umanità.

Ecco perché, quando Dio creò l’Uomo e dovette scegliere tra loro colui che sarebbe stato il più grande, scelse per sé un giardiniere, un contadino, un agricoltore. Erede di suo Padre, poiché tutte le cose appartenevano a suo Padre, ereditando la proprietà della Terra, suo Padre la preservava dal saccheggio e dalla schiavitù a cui poi, contro la sua Volontà, la terra fu sottoposta, trovandosi, essa che era stata creata con capacità illimitata, nella contraddizione di vedere i propri figli morire di fame.

Questa proprietà ritorna, dunque, nelle mani dell’umanità, il cui capo era Adamo, e attualmente Gesù Cristo, il legittimo proprietario e signore di tutte le cose, del Cielo come della Terra.

 

Articolo ventuno: La Legge del Futuro

 

Il Diritto Naturale Divino stabilisce che le mani che hanno espropriato il Signore della Sua Creazione, riducendo in schiavitù i figli della terra, non hanno alcun diritto sulla terra. Sono mani colpevoli.

La storia universale è ricca di esempi senza nome e generosa di lezioni senza titolo. L’esistenza del  proprietario terriero è un delitto contro l’umanità, il cui frutto si è rivelato essere l’ignoranza, la miseria e la guerra civile.

La terra appartiene a coloro che la abitano e di essa vivono, sostenendo con il frutto del proprio lavoro l’Umanità, a cominciare da se stessi e dalle proprie case.

Noi, figli di Dio, abbiamo il diritto di abolire questa forma di delitto, ereditata dal passato, per cui i figli della terra venivano alienati dall’ambiente che il Creatore aveva dato loro per vivere e con cui partecipare alla società attraverso la produzione dei frutti della terra, senza i quali l’umanità non può vivere.

L’abolizione di questa forma criminale di amministrazione della terra sarà attuata dalla Pienezza delle Nazioni del Regno. Come è abolita in Cielo, così sarà sulla Terra.

 

Articolo ventidue: La Legge della Salute

 

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di dichiarare crimine contro l’umanità la sorveglianza e la protezione di tutte le barriere che impediscono l’accesso a tutti i popoli del Regno di Dio alle tecnologie per la salute, fisica e mentale, degli esseri umani, la cui protezione e sorveglianza, in nome di qualsiasi tipo di sistema e legalità, costituisce una condanna a morte per moltitudini di creature.

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di dotare il Consiglio della Pienezza delle Nazioni di un Comitato di Emergenza dotato di pieni poteri sulle imprese pubbliche e private delle Nazioni del Regno di Dio dedicate alla produzione medica, in tutte le sue forme, al fine della distribuzione, libera e gratuita, dei loro prodotti tra le nazioni, secondo il bisogno.

I medicinali sono l’arma con cui una creatura lotta per la propria vita contro la Morte. Se ne viene privato, viene gettato nell’arena dei leoni, affinché se ne cibino le belve che, fino ad oggi, molti uomini hanno portato dentro di sé.

Ma il Creatore ha posto tutte le risorse della sua Creazione nelle mani dei suoi figli per la vittoria delle sue creature.

 

Articolo ventitré: La Legge della Saggezza

 

Noi figli di Dio abbiamo il Dovere di finanziare e coordinare tutti gli sforzi dei saggi della Pienezza delle Nazioni, liberando la Scienza delle scienze, quella della Salute, da e tutti gli interessi privati, statali e individuali, creando una Comunità Scientifica riunita e consacrata in vita alla Vittoria dell’Umanità contro tutte le malattie, ereditarie e secolari, che affliggono l’essere umano sin dai giorni della Caduta di Adamo.

I frutti di questa Comunità saranno Patrimonio dell’Umanità e affidati alle Nazioni, gratuitamente e liberamente, per la gioia di tutti gli esseri umani.   

 

Articolo ventiquattro: La Legge della Verità

 

Tutti i figli di Dio, senza eccezioni, siamo responsabili dinanzi alla Giustizia delle nostre azioni criminali contro i nostri simili.

Noi figli di Dio abbiamo il Diritto di liberare la Giustizia da qualsiasi forma di asservimento al Potere Politico e Religioso affinché, nella Libertà, si rispettino i principi della Verità, tra i quali l’Uguaglianza di tutte le creature agli occhi della Giustizia Divina del nostro Creatore è la Roccia su cui si erge il Suo Regno.

E abbiamo il dovere di dotare la Giustizia di tutto il potere giurisdizionale necessario affinché questa Legge sia applicata a tutti i cittadini senza eccezioni.

Qualsiasi deviazione da questo Principio Eterno e qualsiasi eccezione a questa Regola Divina è una porta che conduce al terrorismo della Scienza del bene e del male, dei cui fuochi e orrori siamo sazi fino al vomito e ubriachi fino alla rabbia

 

Articolo venticinque: La battaglia finale

 

Nella sua onniscienza, per articolare la propria civiltà in vista della vita eterna, Dio ha stabilito che il suo Regno abbia come colonna portante del proprio edificio un Corpo Giudiziario dotato di potere legislativo illimitato per combattere il crimine, la delinquenza, il terrorismo... il Male in tutte le sue forme.

Avendo posto a capo di questo Organo il Suo Figlio, il nostro Re eterno, noi figli di Dio abbiamo il Dovere di articolare l’Organo della Giustizia della nostra Civiltà a immagine e somiglianza del modello divino, il cui Principio è la Verità e il cui Fine è la Pace.

Poiché l’esercito dei giudici costituisce l’avanguardia d’assalto nella Battaglia dell’Umanità contro il Crimine, in tutte le sue forme, spetta al Corpo Giudiziario legiferare su tutte le misure senza le quali la Battaglia è persa e grazie all’applicazione delle quali la Vittoria è nostra.

È nostro dovere abolire quella facoltà del Corpo Politico di sottrarre alla Giustizia il potere legislativo anticrimine, senza il quale la battaglia contro il crimine organizzato, nazionale e internazionale, cresce ed estende i suoi tentacoli fino al nucleo duro dei governi democratici.

 

Articolo ventisei: Il Modello Divino

 

Nella sua lotta per condurci dalle tenebre alla luce della Verità, Dio ha voluto che la nostra Civiltà contenesse nel proprio corpo il seme dei valori che la Sua contiene in alberi maturi, il cui frutto, la Pace, nutre la Pienezza delle Nazioni del Suo Regno.

È nostro Dovere plasmare la nostra Civiltà a immagine e somiglianza di quella Divina.

Per questo noi, figli di Dio della Pienezza delle Nazioni, abbiamo il Dovere di firmare la Carta di Adesione alla Corte Penale Internazionale e di conferire al suo Organo pieni poteri esecutivi affinché i suoi mandati di arresto nei confronti di coloro che sono stati giudicati colpevoli di crimini contro l’umanità siano eseguiti senza alcuna opposizione da parte dei Governi a cui è rivolto il mandato di cattura e di consegna.

Qualsiasi rifiuto da parte di un governo di sottomettersi alla giustizia internazionale sia considerato ribellione contro l’umanità, e tale governo sia soggetto a indagine per collaborazione e complicità nei crimini contro l’umanità perpetrati dal soggetto nei confronti del quale il Tribunale abbia emesso un mandato di arresto e consegna.  

 

Articolo ventisette: Difesa e libertà

 

Nella lotta comune tra Creatore e Creatura, Dio e Uomo, contro i sistemi e i mali ereditati dal passato e insiti nella Scienza del bene e del male, e al fine di precludere il passaggio verso il Futuro a tali sistemi e organizzazioni criminali che, sotto la bandiera di ideologie e religioni, salgono al potere per poi, da quella posizione, devastare i popoli, propri e vicini, noi, figli di Dio della Pienezza delle Nazioni, abbiamo il Dovere di istituire una Corte d’Appello Universale dinanzi alla quale i popoli, vittime di tali mostri, possano chiedere Difesa e Libertà.

La Corte d’Appello Universale difenderà la Causa dinanzi al Tribunale Penale Internazionale e al Consiglio della Pienezza delle Nazioni, mobilitando entrambi per la Libertà e la Difesa dei popoli intrappolati sotto le ruote della Tirannia.

La Corte emetterà un mandato di arresto internazionale e il Consiglio mobiliterà le forze necessarie per la cattura.

Tutti i governi della Pienezza delle Nazioni collaboreranno con la Corte per la difesa dei popoli, mettendo a sua disposizione tutti i mezzi necessari per lo sviluppo della vittoria di tutti contro i tiranni e i dittatori che si nutrono di carne umana e bevono sangue umano.

Il Consiglio consegnerà tali mostri al Tribunale affinché siano giudicati per i loro crimini contro l’umanità.

 

Articolo ventotto: La Legge della Vita

 

Il Diritto Naturale Divino stabilisce che gli stranieri in fuga in cerca di rifugio dalle guerre civili, affamati e assetati di giustizia e libertà, e temendo per la propria vita, si dirigano verso una terra promessa alla ricerca della natura umana che viene loro negata nei luoghi d’origine, siano accolti come fratelli e vivano sotto la protezione del Diritto, stabilendo come crimine contro l’umanità qualsiasi forma di schiavitù da parte di chi manipola la loro situazione per arricchirsi, sia attraverso il salario sia attraverso la prostituzione.

Fondando la propria Creazione su una Nuova Roccia contro i cui atomi si disintegri ogni possibilità di recrudescenza della Scienza del bene e del male nell’Universo, Dio maledisse la schiavitù e decretò la condanna all’Esilio dal proprio Regno contro lo schiavista.

Da qui deriva che il Diritto Naturale Divino stabilisca che noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di assoggettare ogni cosa alla Legge dell’Uguaglianza, in modo che due persone che compiono la stessa azione non possano ricevere l’una una miseria, per essere straniera, e l’altra gloria, per essere figlia del Paese.

Lo straniero, come i nativi, siamo tutti figli della stessa Terra; tutti abbiamo diritto allo stesso salario per lo stesso lavoro.   

 

Articolo ventinove: La Legge della Misericordia

 

Non esiste che un solo tipo di Misericordia: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito, ero malato e mi avete curato, ero in prigione e mi avete liberato».

Quando, pur avendo il potere di impedirlo, si lascia morire Cristo nell’uomo, il Diritto Naturale Divino stabilisce che il sangue degli innocenti ricada tanto sulla testa di chi lo promuove quanto su quella di chi lo permette.

Noi figli di Dio abbiamo il diritto di abbattere i confini e di scavalcare i governi la cui politica omicida è la firma della condanna a morte di centinaia di migliaia di creature vittime delle follie dei loro governi, follia alimentata dagli interessi finanziari dei mostri internazionali che vedono nella guerra civile controllata una fonte di profitto e potere.

L’inazione di chi assiste al crimine e quella di chi lo ha promosso sono le due facce della stessa medaglia; entrambe hanno come punizione la stessa sentenza: Andate all’Inferno a digrignare i denti.

La Misericordia, infatti, non è in contrasto con la Giustizia, ma la Giustizia lo è con la durezza di cuore.

C’era una volta un altro re che, dopo aver sconfitto il nemico con un numero nettamente inferiore di soldati, al momento della vittoria si trovò di fronte a migliaia di vinti e feriti. La sua decisione salomonica fu quella di ucciderli tutti per non doverne sfamare né curare nessuno. Era re ed era cristiano, era il re degli inglesi.

La memoria di Dio è infinita ed eterna; al momento di rendere conto, Egli ricompenserà con Misericordia, sia il cristiano che il non cristiano, offrendo Misericordia a chi l’ha ricevuta dal proprio prossimo, amico o nemico, conosciuto o sconosciuto, e con Giustizia, cristiano o no, a chi è stato calpestato dalla Giustizia.

Infatti, chi crede che confessando che Gesù è il Signore sia già salvato, guai a lui quando il Figlio dell’Uomo si leverà per giudicare secondo la Legge e non secondo la Speranza! Quel giorno si vedrà che Dio giudica ciascuno in base alle opere e non alle messe né agli «alleluia» cantati in una mattina di gloria al Signore che perdona tutti i nostri crimini.

La misericordia è per chi la dona, non per chi la custodisce. Ma se non amiamo lo straniero che è in mezzo a noi e lo riduciamo in schiavitù senza misericordia sotto gli occhi di tutti, trattenendogli il salario, come potremo preoccuparci di chi muore in un campo profughi a migliaia di chilometri di distanza?

Se non ci preoccupiamo di chi è in prigione proprio dietro l’angolo, come potremo preoccuparci di chi muore nella prigione di un tiranno per amore della libertà?

Chi detiene il potere e non fa nulla è colpevole quanto chi non gli strappa quel potere per consegnarlo a un altro che faccia ciò che deve essere fatto.

La fede senza le opere è un suicidio, e uccidere Cristo attraverso una fede senza opere è un crimine.

Quale punizione meriterà chi uccide l’uomo che Dio ha creato a sua immagine e somiglianza, che è in noi, e che ha generato in noi al prezzo della crocifissione di suo Figlio?

 

Articolo trentesimo: Il Giorno di Yahweh

 

Tutte le Nazioni siamo state abbandonate nelle mani di una generazione di figli di Dio, tutti malvagi, ribelli al Padre, contro il quale si sono sollevati e al cui Regno hanno dichiarato guerra, preferendo l’eternità nell’Esilio a un giorno in più in un Universo governato da una Giustizia che non fa distinzione tra il servo e il figlio, tra il principe e il cittadino, stabilendo su tutti l’Uguaglianza Eterna.

Non potendo credere che la creatura osasse sfidare il proprio Creatore con la politica del fatto compiuto, con il cuore trafitto dalla lancia del Tradimento, Dio, Indistruttibile, aprì gli occhi e, alzandosi, nel suo dolore innalzò la Voce e, ponendo la propria testa a testimonianza, giurò di schiacciare il proprio nemico, dicendo:

 

Alzo la mia mano al Cielo

e giuro sulla mia vita eterna:

quando affilerò il raggio della mia spada

e prenderò nelle mie mani il giudizio,

renderò con vendetta ai miei nemici

e darò ciò che meritano a coloro che mi odiano,

inonderò di sangue le mie frecce

e la mia spada si sazierà di carne,

del sangue dei morti

e dei prigionieri, delle teste

dei capi nemici.

 

Gioia in Cielo, tristezza sulla Terra. Gioia lassù perché Dio aveva raccolto il guanto di sfida e con quello stesso guanto, stringendo ora un pugno di ferro, restituiva la sfida; tristezza quaggiù perché la Battaglia Finale avrebbe avuto come campo di battaglia la Terra. Ma gioia dopo la sofferenza:

 

Rallegratevi, popoli, per il suo popolo,

perché è stato vendicato il sangue

dei suoi servi, ha vendicato

dai suoi nemici, ed espierà

della terra e del suo popolo.

 

Quanto grande è stato il dolore, altrettanto grande è la Speranza; se il dolore è stato infinito, la Speranza è eterna, e in essa la Vittoria, salda:

 

La tua discendenza si impadronirà

delle porte dei suoi nemici.

 

Ridotti in schiavitù i figli di Abramo, nelle loro catene Dio scopriva che non era a Isacco che guardava, ma a Cristo.

 

Articolo trentuno: Il diritto alla verità

 

L’argomento supremo con cui un testimone può dimostrare davanti a un tribunale la veridicità della propria testimonianza è la sua vita, il suo sangue.

Con il proprio sangue Cristo ha dimostrato l’Innocenza di Dio rispetto a qualsiasi partecipazione, né attiva né passiva, alla Morte di Adamo, da un lato, e l’Ignoranza di Adamo riguardo alle intenzioni criminali dell’angelo ribelle per antonomasia, il cosiddetto Satana, capo del Serpente, dall’altro lato.

Poiché vi era ignoranza, Dio aprì la porta della Redenzione, mediante il Sacrificio espiatorio per il peccato.

La Legge dell’Espiazione – per il peccato del popolo e del suo principe – esigeva come condizione sine qua non l’ignoranza del trasgressore.

La corruzione del giudaismo e la rottura dell’Alleanza tra Dio e i figli di Abramo secondo la carne avvennero quando il Sacrificio si trasformò in demonismo: il trasgressore pagava prima il prezzo del crimine e poi passava immediatamente a commetterlo, un demonismo selvaggio e mostruoso instaurato da una consuetudine sacra che Dio ci ha rivelato nel caso di Giuda l’Iscariota.

Vale a dire che, essendoci premeditazione nel crimine, non c’è ignoranza, e senza ignoranza non c’è perdono; motivo per cui Dio non poteva perdonare ai Giudei il loro crimine, anche se glielo avesse chiesto suo Figlio dalla Croce, poiché, essendo stato commesso con premeditazione, pervertendo l’Alleanza di Mosè e trasformando la Legge in Tempio del Peccato, l’espiazione non poteva aver luogo, e senza espiazione non si poteva procedere al perdono.

Con quella trasformazione del sacerdozio aaronita in un business – «tanto vale il crimine quanto la ricompensa, e lo commetto con il perdono in tasca» –, il giudaismo, nella sua ignoranza, ha difeso l’Inferno e la sua ideologia, quella stessa che nell’Eden mise in pratica la sua filosofia malvagia partendo dal presupposto del perdono divino basato sulla Paternità del Giudice del Cielo nei confronti del criminale.

Figlio di Dio, proprio per il fatto di esserlo, gli doveva essere permesso ogni crimine e ogni delitto; così, in nome di Dio, da una parte ti accoltello e dall’altra ti maledico.

Gli ebrei, fissando un prezzo per il delitto e dimenticando la condizione sacra per il perdono, ovvero l’ignoranza, trasformarono il Tempio in un’attività redditizia quando gli stessi sacerdoti depositavano in anticipo le monete d’argento nel tesoro a copertura del crimine che si apprestavano a commettere, che fosse adulterio, furto, omicidio o falsa testimonianza, ecc.

Una filosofia malvagia in cui cadde la Chiesa romana e dalla quale la Chiesa cattolica fu salvata dalla Chiesa tedesca ai tempi di Lutero, quando, senza rendersene conto nella sua ignoranza, la Chiesa cattolica fu trascinata dalla Chiesa italiana nella trasformazione del peccato in un affare redditizio, chiamiamolo «lo scandalo delle indulgenze».

Dio si ribellò contro la Filosofia dell’Inferno. Né difesa da un suo figlio, come nel caso di Satana, né difesa da un suo servitore, come nel caso di Aronne, non avrebbe mai accettato la trasformazione della sua Corona nella corte pagana di un dio tra i dei, sulla cui salute i principi del suo Regno potessero contare per la sua benedizione nel momento in cui ammazzavano il tempo giocando con le vite umane a diavoli e angeli, poliziotti e ladri, cattivi e buoni, eroi e mostri.

Dio alzò la mano al Cielo contro un suo figlio, Satana, che osò portare in croce il suo figlio minore, Adamo, e non avrebbe forse alzato il pugno contro un suo servitore, Aronne, che osò inchiodare alla croce il suo Figlio Primogenito?

E poiché non c’è tre senza due, cosa ha fatto pensare alla Chiesa che Dio avrebbe permesso al suo vescovo e alla sua corte di cardinali ciò che non aveva permesso né al suo servitore né a suo figlio, ovvero di riempire il suo calice con il sangue dei suoi crimini?  

 

Articolo trentadue: Il diritto alla misericordia

 

Ebrei e romani furono tutti intrappolati nella stessa ignoranza.

Sia sui cristiani che sui gentili, e su tutti, rimase il velo che impedì agli ebrei di vedere Dio. Coloro che lo videro lo amarono con una forza più potente della morte. Ma quando se ne andarono, coloro che li succedettero vissero di fede, conservando tra loro le parole profetiche di coloro che avevano davvero visto Dio, come fiaccole nelle tenebre.

Ora, la fede senza la perfetta conoscenza del Figlio di Dio si corrompe. Affermazione che gli Apostoli si incaricarono di stabilire nelle loro Epistole e che i secoli successivi si incaricarono di dimostrare: «lo scandalo delle indulgenze», la punta dell’iceberg.

Misericordia dunque verso tutti, ebrei e romani, cristiani e gentili, perché nella sua Onniscienza Dio aveva stabilito che il velo della perfetta Conoscenza della Divinità non cadesse dagli occhi della sua creatura umana finché non fosse nata a Cristo una Discendenza, quella Discendenza nata per vincere e conquistare le porte dei nemici del suo Padre che è nei Cieli, il suo Re.

 

Articolo trentatre: Il diritto alla pace

 

Tutti gli eserciti del Regno di Dio sono sotto il comando del Re del Cielo, Capo Supremo del Consiglio dei figli di Dio, alla cui voce – e solo alla sua voce – si muovono gli eserciti dell’Alleanza della Pienezza delle Nazioni dell’Universo.

Come in Cielo così in Terra, noi figli di Dio abbiamo il Dovere di separare i governi politici delle nazioni membri del Consiglio della Pienezza delle Nazioni, nei cui Membri risiederà il Potere della Guerra e della Pace, e al cui Corpo e solo al suo Consiglio gli eserciti dell’Alleanza della Pienezza delle Nazioni dovranno Obbedienza.

Essendo la Pace il bene supremo per eccellenza della Creazione, Dio ha disposto che questo Potere risieda solo nella Corona di suo Figlio, Capo Supremo del Consiglio dell’Alleanza della Pienezza delle Nazioni del suo Regno.

Il Consiglio dei figli di Dio e il Consiglio degli Stati Maggiori degli eserciti dell’Alleanza della Pienezza delle Nazioni del Regno di Dio costituiscono, come testa e braccio, parte dello stesso Corpo e solo questo Corpo, la cui Testa è il Re, Gesù Cristo, detiene il Potere della Guerra e della Pace.

 

Articolo trentaquattro: La Legge del Re

 

L’esperienza è la madre della Scienza. Ma la Scienza al servizio dell’uomo in quanto animale politico si trasforma in arma di distruzione nelle mani di una bestia, dall’aspetto umano, nata dall’uomo ma disumana, con un unico scopo in mente: imporre il proprio inferno al mondo.

Su questa Legge Dio ha fondato il nucleo centrale del Suo Regno, vietando l’accesso alle tecnologie di difesa a qualsiasi governo estraneo all’Alleanza Cristiana Mondiale.

Le leggi che ne derivano – il divieto di vendita di informazioni e materiale al di fuori dell’Alleanza del Re e l’acquisizione della proprietà delle industrie della difesa, per la loro trasformazione in Patrimonio per la Pace Universale, soggetto al Consiglio dei figli di Dio – hanno come fondamento la necessità di stabilire i pilastri del Suo Regno in accordo con le dimensioni di infinità ed eternità del Creato.

Avendo appreso dall’esperienza che la sottomissione degli eserciti nazionali e internazionali alla volontà temporanea e agli interessi passeggeri dei governi politici è la causa della guerra, Dio ha proposto una Nuova Alleanza in base alla quale tutti i governi affidano i propri eserciti nelle Sue Mani.

Anticipando questa Rivoluzione Universale Eterna, Egli si è presentato davanti a noi nel Suo Libro come YAHVÉ degli eserciti. Che l’Uomo la firmi o si rifiuti di mettere nelle mani del suo Creatore ciò che gli appartiene per Diritto di Creazione è un altro discorso.

Satana si è rifiutato di firmare l’Alleanza che Dio e suo Figlio hanno posto davanti ai nostri occhi, a tutti, uomini e non uomini, per la quale Yavé degli eserciti è il Dio di tutti e suo Figlio, Gesù, il Re Universale ed Eterno della sua Creazione.

Unigenito e Primogenito, «il Braccio di Yahvé», il Re delle sue schiere, Gesù, il nostro Gesù Cristo, Origine della nostra Luce, il nostro Maestro e Salvatore, Signore e Re: le due condizioni che l’Infinito e l’Eternità pongono sul tavolo per la crescita e la perpetuazione di una Civiltà nello spazio e nel tempo, Universalità e Sempiterità, queste due condizioni adempiute nella sua Natura di Dio Figlio, assoggettando ogni Potere alla sua Corona: il Padre suo stabilì la Legge del Re contro la volontà temporanea e gli interessi passeggeri dei Governi Nazionali e Internazionali all’origine delle guerre, civili e mondiali, che fino ad oggi ha subito l’intera creazione.

In virtù di questa Legge, chiunque non sottoscriva la Nuova Alleanza sulla quale Dio ha ricreato il Suo Regno, firma contro se stesso, sia esso figlio o servo di Dio, la pena dell’esilio dalla Creazione.  

 

Articolo trentacinque: La Legge della Civiltà

 

Nessun uomo né alcun gruppo umano deve essere oggetto di persecuzione a causa dei propri ideali di giustizia. Per questo motivo noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di abolire qualsiasi potere dello Stato volto ad attaccare, reprimere, demonizzare o controllare le forze che l’Immagine Divina, che vive nell’Uomo, mette in moto per scuotere la Società dall’inerzia naturale che si manifesta in qualsiasi fase successiva a una grande vittoria.

Ogni azione dello Stato che esuli dalle sue funzioni amministrative costituisce un reato contro la Società.

La Società è nata libera ed è stata dotata dal suo Creatore di tutte le forze necessarie per poter, senza la violenza dello Stato, aprirsi da sola la strada verso i confini oltre i quali si trova la terra promessa della Verità, della Giustizia e della Pace.

Questa Idea di Giustizia è irrinunciabile perché è Divina e, come la Storia ha già dimostrato, qualsiasi azione dello Stato contro di essa è destinata alla rovina.

Di conseguenza, noi figli di Dio abbiamo il dovere di recidere tutti i legami con cui lo Stato si arma per combattere la Giustizia Divina che si manifesta in coloro per i quali quell’Immagine è più forte della loro stessa vita.

Come un tempo la separazione tra Stato e Chiesa si è dimostrata uno dei pilastri della civiltà, così ai nostri giorni la separazione tra Stato e governo è, alla luce dei fatti, una necessità di giustizia: rivoluzionaria e irreversibile, cioè divina.

 

Articolo trentasei: La Legge della Giustizia

 

Che ogni sacerdote che faccia apologia del crimine, ordinando la prigione o la morte contro coloro le cui idee dissentono dalle sue, sia portato davanti alla giustizia umana per rispondere del proprio reato di istigazione al crimine.

Noi, figli di Dio, abbiamo il dovere di espellere dalla società del nostro Padre tutti quei servi che, contro lo Spirito della Giustizia Divina, si ergono a inquisitori e carnefici, direttamente o indirettamente, di coloro che, secondo la loro comprensione, hanno smarrito la retta via.

La Parola di intelligenza e saggezza è l’unica arma che Cristo ha brandito contro coloro che volevano crocifiggerlo, e questa, la Parola, è l’unica arma che abbiamo ereditato, figli e servitori di Dio.

 

CONCLUSIONI FINALI

 

Quando Dio creò l’Uomo, proiettò sul nostro essere la Natura Sociale del suo Essere.

Dio, che ci ha voluti sociali per natura, avvicinandoci alla sua Natura, ha voluto proiettare sul nostro essere l’Intelligenza del suo Essere.

Intelligenti per natura, Dio ha voluto avvicinarci ancora di più al Suo Essere, proiettando la Sua Paternità sul nostro essere.

Infine, amandoci con tutte le sue forze e vedendo che non riuscivamo a ritrovare la nostra natura di figli di Dio, ci ha mandato il suo Figlio Primogenito affinché nella sua Natura potessimo ritrovare la natura di figli che ci era stata data all’Inizio.

Figli di Dio, per la carne o per lo spirito, la nostra natura intelligente ci pone di fronte al Fatto della Società del Regno in cui Dio ha trasformato il Suo Rapporto con la Sua Creazione. A questo proposito comprendiamo quanto esposto nella Dichiarazione dei Principi, ovvero che la Libertà e l’Amore sono le due colonne eterne su cui Dio ha eretto l’Edificio di questa Società Creatore-Creatura.

E ci pone di fronte alla situazione in cui si è trovato il nostro Dio quando ha dovuto uscire dal Conflitto Cosmico in cui una parte dei suoi figli lo aveva costretto a entrare. Il Vecchio Modello precedente alla Caduta, avendo provocato quella situazione, doveva scomparire ed essere sostituito da uno Nuovo, fondato su una Roccia Inamovibile il cui orizzonte si aprisse all’Infinito e il cui corpo sociale fosse immunizzato contro qualsiasi tentativo di Guerra, per l’Eternità.

Di fronte a questa situazione di rivoluzione, Dio doveva adottare le misure necessarie, nel quadro della Sua Vittoria, ponendo al primo posto la fondazione di quel Nuovo Modello Sociale, alla cui nascita avrebbe dovuto essere subordinato tutto il resto, compreso il Genere Umano, compreso il Dolore di Suo Figlio, se necessario.

La Necessità impose la sua Legge. Il genere umano avrebbe dovuto continuare a subire i colpi della frusta della guerra civile perpetua finché la Nuova Struttura che la sua Creazione avrebbe dovuto ricevere non fosse stata definitivamente configurata. Con tutto il dolore del suo Cuore, così doveva essere. La Necessità gli impose di far bere al suo Figlio Unigenito il Calice della Passione.

Quella stessa Necessità doveva raggiungere il suo scopo e, sopportando il dolore passeggero dei secoli a venire, mentre l’intera creazione riponeva le proprie speranze nel bene che il futuro riservava a tutti noi, riempire la Coppa di Dio con le lacrime che il dolore di duemila anni gli avrebbe offerto in abbondanza. Chi se non LUI, Dio dell’Eternità e dell’Infinito, l’Amato della Saggezza Creatrice, avrebbe potuto ribaltare la situazione e trasformare la tragedia del genere umano in un’epopea dal lieto fine?

Alleviata la sua anima dall’obbedienza del Figlio, che al prezzo del proprio sangue ci ha generati tutti, Egli ha posto nelle Sue Mani le nostre vite, riponendo nel Suo Giudizio la Speranza della Salvezza Universale, nella quale l’intera Creazione, riconoscendola, ha trovato il sollievo che le lacerazioni della nostra tragedia avrebbero causato al Suo cuore.

Un Regno universale ed eterno, formato da molti mondi, ciascuno con la propria origine in tempi e stelle diverse, che cresce senza limiti, estendendo senza fine i propri confini e le proprie nazioni.

Una Chiesa universale ed eterna, a immagine e somiglianza del suo Signore, depositaria delle verità eterne per la gioia di tutte le nazioni e la gloria del nostro Re.

Un Popolo, quello umano, composto da molte nazioni, una Nazione tra le altre Nazioni, ciascuna un Mondo, tutte unite allo stesso tronco, la Corona di Dio, come i rami allo stesso albero, l’Albero della Vita.

 

 

el autor, Cristo Raul, abre acceso a sus libros en las distintas versiones de lenguas superiores internacionales, español, inghles, francés e italiano

IL PORTICO ITALIANO

LA RIVOLUZIONE INTELLETTUALE DELLA STELLA DEL MATTINO

LA VERITÀ GENERERÀ LA GIUSTIZIA E LA GIUSTIZIA GENERERÀ LA PACE