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LA HISTORIA DIVINA DE JESUCRISTO.LUZ VERDAD Y VIDAIL LIBRO NELLA SUA LINGUA MADRE, LO SPAGNOLO |
STORIA DIVINA DI GESÙ CRISTO
CRISTO
RAUL Y &S
Questa
è la Volontà Presente di Dio:
PRIMO
LIBRO
VITA
E TEMPI DEL SIGNORE YAHVÉ, DIO PADRE
Io
sono l’Inizio e la Fine
CAPITOLO
I
STORIA
DELLA NON CREAZIONE. L’INFANZIA DI DIO
I
L’Eternità, l’Infinito e Dio nacquero insieme. Non
ci fu un Prima e un Dopo. Né i tre membri della
Trilogia Increata nacquero nel modo in cui noi esseri umani intendiamo il fatto
di nascere.
L’Infinito ha un padre?
Quale madre daremo all’Eternità? Quale data di nascita
inseriremo nel libretto di famiglia di Dio? Quale età attribuiremo a un Essere che è una cosa
sola con lo Spazio, il Tempo e la Materia? Come parleremo dell’età
dell’universo senza riferirla a un frammento della linea dell’esistenza di Dio
nell’Infinito e nell’Eternità? E quanto sarà alta la montagna di eventi creata
da un Essere che vive dall’eternità?
Un cosmo non creato per
origine, indistruttibile per natura, intelligente per vocazione, avventuriero
nato, irrimediabile amante della Vita e dei suoi mondi, la cui vita è
un’avventura perpetua attraverso i mari sconosciuti delle galassie. Con quali
parole potremmo disegnare sulla tela della nostra comprensione l’immagine di
quell’Essere Divino in costante navigazione nell’oceano delle galassie?
Quali confini daremo al suo universo? Quali proprietà al suo spazio-tempo? Quante pagine coprirebbero le cronache delle sue avventure?
Eccolo che va. Le
stelle si fanno da parte al suono della sua voce, le costellazioni lo salutano
al suo passaggio. Il leone di Mercurio corre per la pianura tra campi di
pianeti di tutti i colori atipici, singolari, slanciati, sottili; il suo Grande
Spirito lo raggiunge e gli grida: «Vola, creatura, seguimi fino ai confini
dell’universo». Una galassia simile a un lago di luce caramellata, con l’alba
di Giove al centro, racchiude nelle sue acque delfini con occhiali a infrarossi
che saltano da un sistema siderale all’altro; all’improvviso vedono il Grande
Spirito, Lui, Dio, avvicinarsi di corsa accanto al leone di Mercurio, e si
lanciano all’inseguimento attraverso gli spazi dove dimora l’Orto.
Con quali occhi vedrà Dio
i colori di un campo di energia che con le sue braccia abbraccia diecimila
costellazioni? Con quale chioma sciolta al vento delle galassie sentirà Lui la
brezza che percorre gli spazi infiniti? Con quali mani e piedi il suo Grande
Spirito scala le vette luminose degli universi invisibili, paralleli, perduti,
ponenti, fuggitivi? In che modo influirà su Dio il tempo necessario per
raggiungere la pianura dall’altra parte degli ammassi stellari più remoti? In quali direzioni stellari il suo cuore diffonderà le sue gioie quando si
troverà al di là delle rive di una cintura di galassie? Come reagisce il suo
cuore nel percepire la nascita della vita nelle profondità del mare delle
costellazioni sommerse?
La perla della vita nella sua ostrica siderale. Un mondo, un altro mondo,
una nuova civiltà con le sue tipiche peculiarità, con le sue caratteristiche
proprie, un’altra sfida dall’argilla primordiale al fuoco creatore e
distruttore di tutte le cose. Lui, Dio, avanza tra le onde dei mari cosmici
alla scoperta di nuovi mondi; di ammasso stellare in ammasso stellare porta la
gioia dell’avventuriero immortale verso coste sconosciute. Spiega le ali del
suo Grande Spirito e si lancia a velocità infinita attraverso le pianure
cosmiche; sente l’impulso del vento che attraversa gli spazi sottili e ora
gioca con la luce fingendo di essere il suo cavaliere e lei il suo destriero
splendente, ora la trasforma in un raggio che raccoglie nella sua faretra da
cui le frecce luminose schizzano verso il cielo candido, si conficcano nel
cuore di una stella Nova e la trasformano in Supernova. Davanti
a Lui si estende l’Eternità; intorno a Lui si estende l’Infinito. Quello era il
Suo mondo, il Suo universo, il Suo paradiso originario. Non ebbe inizio, non
avrebbe avuto fine. Ovunque il Suo Spirito si volesse rivolgere, le stelle e i
Suoi mari luminosi estendevano le loro rive.
Quanti sistemi stellari si possono percorrere in un’eternità? Quante pagine
calcoleremo per il libro della Sua vita? Quanti rami conteremo sull’albero
della Sua esperienza? Quanti mondi, quante razze, quante civiltà conobbe Dio
prima di rivoluzionare la struttura del Suo mondo e trasformare la realtà
cosmica nella Sua stessa Creazione? Qual è il volume della Sua memoria? Quanti
ricordi ha immagazzinato la Sua mente prima di provocare in quel Suo universo
non creato la trasformazione finale di cui noi siamo il frutto?
II
In effetti, l’Increazione fu l’Infanzia di Dio. Tutto ciò che Lui, Dio,
conosceva ed era stato, era sempre stato lì. Le forme cambiavano, ma Dio, Lui,
non ricordava che prima ci fosse stato qualcos’altro. E non lo ricordava perché
non c’era stato. Cioè, prima della Creazione c’era l’Increazione, ma prima
dell’Increazione non c’era nient’altro. L’Infinito, l’Eternità, Dio, erano i
membri della Trilogia Cosmica. Tutto passava, tutto scorreva: la vita e la
morte dei mondi, la nascita, la scomparsa e la rinascita delle galassie. Era
sempre stato così: le forme scomparivano, ma l’essenza rimaneva. La Morte
riduceva in polvere tutto ciò che viveva, ma dalla polvere cosmica la fenice
della vita rinasceva sempre. Le foglie cadevano dai rami dell’Albero della Vita
quando soffiava il vento della Morte; rimanevano spogli, fragili nella loro
nudità, ma alla fine il fuoco della vita rinasceva nella linfa degli universi e
si rivestiva nuovamente di frutti più belli, splendidi e generosi. Dio, quanto
amava il Suo mondo! L’Infinito e l’Eternità lo avevano incantato con la loro
Saggezza. Erano per Lui padre e madre; ed Egli era per loro la ragione per cui
tutto rimaneva in costante movimento.
Come entrare allora, da dove entrare per passare e contemplare la memoria
di Colui che era la ragione, la causa, il senso dell’esistenza di tutte le
cose? E se dovessimo paragonare ogni universo alla cellula di un albero, come
calcolare sulla carta il numero dell’Albero della Vita? O
come indovinare i nomi con cui era conosciuto Colui che rimaneva per sempre
mentre tutte le cose passavano? E come percepire l’esperienza divina di Colui
che vagava di universo in universo portando con sé la gioia dell’esistenza in
tutti i mondi ovunque andasse?
Dove andare, dove non andare? Che domanda! Dove soffia il vento, dove la
luce dell’aurora di un nuovo universo ne annuncia la nascita, verso i confini
al di là dell’Orto, dove l’avventura si aggira, dove non si è mai stati prima.
Perché il più bello deve ancora venire, perché il più bello è sempre ciò che
non si è ancora visto, avanti, che i soli festeggino e danzino la danza delle
api magiche! Dio vola sulle ali dell’aquila delle stelle, si avvicina
cavalcando il cavallo degli universi lontani, si avvicina al trotto, scende
sulle rive del fiume della Vita, abbevera il suo destriero, guarda l’orizzonte
e sorride perché sulle alte cime dei lontani ammassi ha scoperto lo splendore
di una stella di neve. Nulla Lo ferma. Il Suo polso non perde mai il controllo.
Non conosce la paura. Né conosce altro che la gioia dell’avventura. Non sa cosa sia l’invidia, né il male. Non ha mai combattuto in nessuna
guerra. Non aveva bisogno di conoscere la verità, perché non conosceva la
menzogna.
La verità era Lui, Dio; la verità era l’Infinito, la verità era l’Eternità. La verità
erano i colori dell’arcobaleno che brillavano sotto un sole estivo impetuoso.
La verità era un campo fiorito in primavera. La verità era un mondo nascente
sotto un sole di diamanti levigati, tre lune che orbitavano attorno al pianeta
madre, uno sciame di astronavi che partivano per un viaggio nella galassia
d’origine, e poi il silenzio delle anime che tornano al fango primordiale della
Vita. Come non meravigliarsi, come non ridere, come passare
oltre e rifiutare l’invito della Vita a partecipare alla sua avventura! Colui
che era increato diventava un personaggio, si lasciava iscrivere nel registro
della storia sognata e lì si lasciava meravigliare dal genio creatore della
Saggezza.
Così trascorse la Sua
infanzia. Tale fu l’infanzia di Dio.
III
Ma un giorno si risvegliò
in Lui, Dio, un desiderio. Quel giorno Dio ebbe un desiderio. E quel desiderio
portava nel suo nucleo l’impronta intera del cuore nel cui petto era nato.
Vediamo: la Saggezza era
sua sorella; Ella muoveva per Lui tutte le cose, per Lui trasformava l’energia
in materia e la lanciava nello spazio illuminando le distanze con quei fuochi
d’artificio all’origine di nuovi universi; poi seminava il seme della vita nei
nuovi campi stellari e gli universi si riempivano di creature. Alla fine dei
tempi la Vita cedeva il posto alle onde della Morte. E tutte le creature
scomparivano dall’universo come castelli su una spiaggia spazzati via dalla
marea. Sì! Tutte, senza eccezioni, scomparivano tra le dita del tempo come
acqua, come polvere del deserto. Tale era il destino di tutte le creature
durante l’Increazione. Era sempre stato così. La Vita e la Morte facevano parte
del sistema cosmologico non creato. Solo per Dio e per Dio l’argilla cosmica
prendeva forma; la Saggezza infondeva il soffio della vita nell’argilla dei
mondi e la trasformava in esseri animati. Ma solo per un certo tempo. A tempo
debito la Vita lasciava il posto alla Morte e le sue onde prosciugavano
quell’argilla primordiale da cui erano state plasmate tutte le creature. La
polvere tornava alla polvere. Le ceneri alle ceneri. Solo Lui, Dio, era
indistruttibile. Allora Lui, Dio, disse a Se stesso:
«Non sarebbe meraviglioso
se tutte le creature del Suo universo nascessero per godere dell’Immortalità? Non sarebbe fantastico se, al ritorno dai Suoi viaggi attraverso quei mari
remoti e sconosciuti, con il cuore colmo di avventure favolose, potesse
ritrovare, come chi torna a casa, i Suoi cari amici?»
Sì, immortalità per tutte le creature dell’Universo! Questo era il Suo
sogno. Tale era il Suo desiderio. Un desiderio meraviglioso.
E lo nutrì con tale intensità che, con gli occhi ben aperti, Dio vide già
il Suo universo trasformato in un paradiso abitato da innumerevoli mondi.
Popoli di galassie e pianeti lontani che condividevano sulla tavola di quella
Civiltà delle civiltà lo stesso pane, le conquiste e i progressi delle loro
società d’origine. Un universo pieno di vita e di colori. Come sciami di
uccellini che solcano i boschi a cielo aperto, come folle di creature che
cavalcano le pianure. E Lui che corre, vola con loro, aprendo loro nuovi
orizzonti, tracciando nuove rotte tra le stelle. Nel sogno che Gli ispirava il
Suo desiderio, Dio vedeva già Se stesso immergersi nelle profondità dell’oceano
cosmico alla ricerca di nuove perle. E la Saggezza, Sua sorella, Sua compagna di
avventure, lasciandogli indizi tra le stelle, stupendolo con una nuova vittoria
sulla capacità divina di lasciarsi sorprendere. Lei avrebbe realizzato il Suo
sogno. La figlia dell’Infinito e dell’Eternità avrebbe rivestito di immortalità
tutti gli esseri viventi.
Questo era il desiderio
che cresceva nel cuore di Dio. La domanda era: quel sogno avrebbe potuto
realizzarsi?
Ebbene, per quanto Lo
riguardava, Egli non nutriva alcun dubbio al riguardo. La Sua fede nel potere
della Saggezza Creatrice di superare la sfida che Gli veniva posta davanti – la
creazione della vita immortale – non conosceva il dubbio. In ogni caso, la
questione era lì, e le sue implicazioni non erano meno vaste e profonde: quali
conseguenze avrebbe provocato nel Sistema Cosmico Increato una simile
trasformazione di stato? Naturalmente Dio era al di là delle implicazioni e
delle loro conseguenze. La Sua fede nella Saggezza Creatrice era così cieca che
in nessun momento Gli venne in mente di dubitare del Suo potere di realizzare
tale trasformazione di stato. Si mise all’opera. Ma da dove
cominciare per realizzare il suo sogno? Dall’Immortalità della specie come
primo stadio verso l’Immortalità dell’Individuo, per esempio? Ma certo che sì.
Perfetto!
IV
Ciò che da quel momento in poi Dio visse, ciò che Dio fece da quel giorno
in poi: possiamo immaginarlo, comprenderlo, ricrearlo? Un Essere straordinario
si erge tra le stelle; il Suo scopo è unire tutti i mondi che appaiono e
scompaiono nello spazio e nel tempo e creare una Civiltà delle civiltà che
supererà tutti i problemi che la sfida dell’Immortalità suggeriva loro. Unendo
tutti i mondi in un Tutto Universale, quella Civiltà delle civiltà si sarebbe
aperta al cosmo delle galassie e d i che si estendono fino all’Infinito. Dio
sarebbe stato alla guida di quell’Impero Cosmico. Avrebbe guidato i primi mondi
all’incontro con gli ultimi, li avrebbe uniti tutti, avrebbe insegnato loro ad
essere liberi, a godere delle meraviglie dell’universo. E ce ne sarebbero sempre
state altre. L’esperienza che Dio aveva maturato nel Suo incontro con mondi di
ogni genere la mise al servizio del Suo sogno. E, innamorato del Suo sogno –
l’Immortalità per tutte le creature –, si mise all’opera. Aprì rotte tra le
stelle e porte tra le costellazioni, scoprì nuovi mondi ed estese il Suo
Scettro sulle loro civiltà, conferendo ai regni che andavano formandosi delle
Carte Magne. Indirizzò le loro evoluzioni tecnologiche verso l’incontro nella
terza fase, integrò tutti i regni così formati in un Impero e unì alla Sua
Persona la Corona. Egli in persona si integrò in quel Mondo
di mondi come Re dei re e Signore dei signori, nella cui Parola tutti i popoli
avevano la garanzia di crescita e di coesistenza pacifica e libera. La Sua
Parola era il Verbo, e il Verbo era Dio.
V
E così fu. Col tempo quell’Impero Universale crebbe ed estese i propri
confini fino alle stelle più remote dei cieli non creati.
Come disegnare sulla tela della nostra immaginazione le caratteristiche e
la natura di quella Civiltà delle civiltà che estese la propria gloria nel mare
delle stelle? Quale Biblioteca sulle Origini e sulla Storia dell’Impero in cui
Dio aveva trasformato l’Increasione si formò col tempo? Di quante Storie
Particolari era composta la sua Storia Universale? Qual era il numero delle
scienze che i saggi di quell’Impero padroneggiavano, registravano, coltivavano?
La Saggezza, invisibile e bella, amorevole e gioiosa, dal suo trono
luminoso e trasparente estendeva la sua protezione e la sua intelligenza su
tutte le sue creature, e in tutte le cose si manifestava la sua anima
meravigliosa, muovendo ogni cosa con un unico scopo: rivelare a Dio le leggi
che governano l’Universo. Questo, il Suo universo, si riempì di mondi gioiosi e
avventurosi con un’unica preoccupazione nella vita: godersi il tempo
dell’esistenza che era stato concesso a ciascun individuo. Perché, sebbene la
vita fosse bella, magnifica, impressionante, e la voglia di vivere non finisse
mai, il fatto è che il tempo era limitato e il passaggio delle creature nel
mondo, effimero. Come le nuvole di primavera che sulla sua tomba di maggio
piangono i loro ultimi giorni davanti alla culla dell’estate, come il corso del
fiume che attraversa la terra da est a ovest ma si avvicina all’oceano con
insaziabile sete, così era la vita di tutti gli esseri di quell’Impero che Dio
aveva creato con le Sue mani e che amava tanto. Il dolore dell’ultimo
abbraccio, la perdita dell’amico scomparso mentre eri in viaggio, la lacrima
che non hai raccolto da quell’usignolo che morì con il rimpianto di non aver
esalato l’ultimo respiro tra le tue braccia, o Signore, il tenero mormorio di
un principe che hai amato con l’affetto di un fratello e che svanì nelle nebbie
della sua innocenza, regalarti baci, benedizioni e amore per i giorni che gli
hai donato, per avergli dato l’opportunità di conoscerti, per aver reso la sua
vita una storia degna di essere vissuta, anche se il respiro era soggetto alla
legge del silenzio finale. Ah, lo scricchiolio della rosa quando i suoi petali muoiono
tra le dita della tempesta. L’annuncio della fine della felicità perfetta
scritto con il sangue su un futuro indifeso contro la freccia che, infallibile,
cerca il suo petto. Ferisce il suo nucleo, lacera il suo pensiero, la lancia
gli arriva fino al cuore.
VI
Un giorno la Morte si
risvegliò dal suo letargo e rivendicò per sé corona e scettro. Voglio dire, se
ti dicono che Colui di cui si dice che sia Dio non può realizzare il Suo
desiderio, allora cosa rispondi?
Se sei saggio o
semplicemente aspiri alla saggezza, ti risponderai che quel desiderio divino,
l’Immortalità per tutte le creature, implicava una rivoluzione strutturale le
cui conseguenze avrebbero raggiunto lo stesso Dio. Se
sei di quelli che optano sempre per le cose facili e scegli la via degli
ignoranti, ti risponderai che quell’Essere non può essere il vero Dio, perché
per un Dio Vero nulla è impossibile.
Ebbene, è successo proprio questo. Col tempo Dio superò la prima fase del
Suo Desiderio e trasformò il Suo universo in un Impero di Mondi con origini
nelle più disparate stelle dei sistemi solari più remoti. Stava avanzando verso
l’ultima fase del Suo progetto – l’Immortalità per l’Individuo – quando sorse
il Dubbio. Voglio dire, i Mondi avevano raggiunto l’Immortalità e contavano i
loro anni a milioni che non finiscono mai, ma l’individuo continuava a essere
mortale. Ed è qui che è nato il problema. Finché l’individuo nasceva per
morire, e l’Immortalità non rientrava nella struttura formale della sua logica,
la vita non subiva la Morte. Ma quando l’individuo venne a conoscenza
dell’esistenza della possibilità dell’Immortalità e scoprì che l’origine di tale
possibilità risiedeva nel Re dei re e Signore dei signori di quell’Impero delle
stelle, Lui, Dio, l’idea di vivere immortalmente e di dover morire
inevitabilmente provocò nella struttura mentale di una parte dei viventi uno
scontro violento.
«Poiché se Egli è il Vero Dio, e a un Vero Dio non si può negare nulla
perché per Lui tutto è possibile, come mai, pur desiderando l’Immortalità, ci
troviamo soggetti alla Morte?», si chiesero gli ignoranti, per la loro stessa
ignoranza violenta.
Questa questione così elementarmente logica, così razionalmente semplice,
fu il terreno fertile in cui si sviluppò il Dubbio. E il Dubbio portò alla
Negazione dell’esistenza di Dio. E nella carne di quella Negazione si incubò il
virus della Guerra.
Poiché il Re dei re e Signore dei signori dell’Impero delle stelle non era
Dio in tutta l’estensione teologica ed esistenziale del termine, sicuramente ci
sarebbe stato un modo per distruggerlo. L’unica cosa da fare era cercare l’arma che lo
avrebbe annientato.
VII
Quella Guerra Universale
ebbe luogo prima della creazione del nostro Cosmo. Quella
Guerra Apocalittica ebbe origine dal Dubbio, e il Dubbio condusse tutti alla
Distruzione. Fu una guerra che divise tutti i mondi e li mise l’uno contro
l’altro in una lotta all’ultimo sangue. La fazione violenta, quella che negava
l’esistenza di Dio e dava per morto il Re dei re non appena avessero scoperto
l’arma definitiva, questa parte scelse la sorte degli ignoranti, amò la follia
degli stolti e intraprese un’evoluzione lungo linee s e e contorte, verso la
trasformazione dell’essere in una nuova specie di creatura infernale,
assuefatta al Potere, innamorata della Guerra, la cui volontà era legge, la cui
legge andava oltre il bene e il male. Scoprirono la Scienza del bene e del male e la
portarono alle sue estreme conseguenze. La parte scelta dai saggi, la Fede,
l’amore per la Verità, anche se non potevano comprenderla, questa parte amò Dio
e si rifiutò di accettare l’argomentazione dell’ateismo materialista dei
violenti. Erano d’accordo sul fatto che l’argomentazione degli ignoranti
aprisse una breccia nella Fede Universale sull’origine dell’Impero dei Mondi,
poiché certamente non si poteva comprendere che la Morte non si inginocchiasse
davanti a Dio. Eppure, chi erano loro? Esatto, chi erano loro per comprendere
come questo conflitto tra la Vita e la Morte, che Dio stesso aveva provocato
con il Suo desiderio, stesse influenzando la struttura della Realtà Universale?
Certamente no, i saggi, pacifici per loro natura, non accettarono mai la
validità dell’argomentazione alla base dell’ateismo scientifico dei violenti.
Cosa si nascondeva dietro quella negazione irrazionale dell’Esistenza di Dio se
non un’irrefrenabile brama di Potere? Dove volevano condurli gli apostoli
dell’ateismo era verso una guerra universale, dalla quale, contro ogni
saggezza, speravano di uscire vincitori per imporre a tutti uno status quo
demoniaco. E non se ne doveva più parlare. Questa era la verità e, per quanta
scienza nel contorcere gli argomenti potessero inventarsi i Padri del Dubbio,
questa era la luce della verità che risplendeva nel profondo dei loro sistemi
di pensiero. Che differenza c’era tra il Dubbio e la Follia? L’Ignoranza nel
comprendere la natura del conflitto cosmico che, nella sua innocenza, Dio aveva
provocato: i Padri del Dubbio per Metodo la rivestirono di scienza, poi fecero
della scienza una nuova religione, l’Ateismo Scientifico, e infine dichiararono
guerra alla Fede. Quest’ultima, poiché conosceva Dio, e sebbene nel suo cuore
non potesse comprendere la natura del conflitto che il Suo desiderio aveva
provocato nell’Increasione, sapeva che quella guerra sarebbe stata l’inizio
della fine di tutte le cose. Questo argomento dei saggi, pacifici in quanto saggi,
non servì a nulla ai signori della Guerra.
Il Dubbio era la verità,
il Dubbio era in loro,
loro erano la Verità.
Con una simile struttura
logica, corrompendo la Logica fino a distorcerla e trasformarla in
un’irrazionalità tipica delle bestie demoniache, così risposero i malvagi ai
buoni.
VIII
Quando Lui, Dio, scoprì
ciò che stava accadendo, i Suoi occhi rimasero immobili nelle orbite. E
rimasero immobili nelle orbite perché non capiva né riusciva a comprendere cosa
stesse succedendo.
Era quella la Guerra? Qual
era la sua origine e quale il suo scopo? Cosa cercavano i nemici del Suo
Impero, e quale forza misteriosa abitava nei loro cuori ribelli e
incorreggibili?
Il Potere. L’esercizio del
Potere si era trasformato nella follia del Potere. Il Potere faceva impazzire
chi lo esercitava. Ah, la follia del Potere. Com’era possibile che una creatura
, nata per essere un soffio della materia, osasse alzare la voce contro Dio?
Era forse questa follia per il Potere uno degli effetti della Scienza del bene
e del male?
IX
All’inizio era come un
fuoco che si accende: lo spegni e credi che il problema sia risolto. Ma ti
volti e vedi un altro incendio che cresce e divora qualche altra parte del tuo
mondo. Corri, arrivi, spegni anche questo e ancora una volta credi che non accadrà
mai più, perché tutti vedono che la fine a cui conduce chiunque cada nelle reti
della Scienza del bene e del male è tornare alla polvere da cui è stato tratto.
Non c’è pietà, non c’è destino. Nessuna lacrima è sufficiente a spegnere questo
fuoco.
La violenza
nell’opposizione tra il Bene e il Male cresce con la stessa progressione
geometrica degli incendi che crea intorno a sé. Appena ne spegni uno, ne nasce
uno doppio più in là. Li spegni e la progressione geometrica segue il suo
corso. Ne nascono altri due più in là. Corri lì, li spegni e ne spuntano il
doppio più in là, in lontananza. Quando te ne rendi conto, la stessa
progressione geometrica ti ha circondato e ti ritrovi in un Inferno. Le sue
fiamme stanno divorando tutto ciò che hai costruito con le tue mani. Ti opponi,
resisti, dichiari la guerra finale ai tuoi nemici, perché sei tu il nemico,
l’obiettivo che l’Inferno cerca. I mondi sono solo pedine in un gioco che ti
sfugge, ma che è reale quanto la distruzione di massa dei mondi che un tempo
erano l’orgoglio dei tuoi occhi. In cosa si sono trasformati quei mondi? In
polvere che vaga come nebulose senza meta, che portano nel loro seno tutto ciò
che è rimasto di ciò che un tempo hai amato.
Così è stato. Quell’Impero dei Mondi che aveva il Dio dell’Infinito e
dell’Eternità come Fondatore e Re dei re è perito nella guerra del proprio
apocalisse
X
La rapidità con cui ho ripercorso il ricordo della creazione e della
distruzione di quell’Impero non deve offuscare l’intelletto nel momento dei
calcoli ai quali ho sottomesso i limiti del mio pensiero. Ciò che è stato non
può essere cambiato, solo ciò che sarà è stato posto nelle nostre mani, e se è
già difficile guidare il corso di ciò che è verso ciò che sarà, come osare
addentrarsi in cose che erano prima della nascita della prima galassia che
riempie il nostro Cosmo!
Il fatto è che, con il sapore in bocca di chi ha mangiato un dolce e si è
fatto scoppiare la torta nello stomaco, Dio si ritrovò solo sulle ceneri di
quel cimitero che la Scienza del bene e del male aveva lasciato al suo
passaggio. Quell’albero
della Scienza del Bene e del Male offrì a Dio il suo frutto e Dio non lo colse.
Non allungò la mano. La Morte lo tentò e Lui non si lasciò ingannare. Per nulla
al mondo era disposto a diventare un Dio degli dei, tutti fuori dalla legge,
tutti immuni dal braccio della giustizia. Meglio la distruzione che vedere il
suo Impero trasformato nel Regno dell’Inferno.
CAPITOLO
SECONDO
LA
SAGGEZZA E LA SCIENZA DELLA CREAZIONE
XI
In quelle ceneri, infatti,
fu sepolta l’Infanzia di Dio. Ma colui che era uscito con le proprie gambe
dalle fiamme della distruzione del suo Impero era ora un guerriero che aveva
vinto la sua Prima Battaglia e lungo il cammino aveva scoperto la Scienza della
Creazione. Mentre i suoi nemici cercavano l’arma definitiva per distruggerlo,
Dio scoprì i segreti della materia, dello spazio e del tempo, e aprendo quella
porta si imbatté nella Saggezza.
XII
Egli la amò fin dal primo
giorno. E Lei non gli si negò, non gli voltò le spalle, la
Saggezza non fuggì dal suo Signore. Egli fu per Lei, fin dal Principio senza principio
della Non-Creazione, la causa metafisica della sua esistenza, la ragione per
cui Lei, figlia dell’Infinito e dell’Eternità, faceva ogni cosa. Lui era per
Lei, fin dal Principio senza principio della Non-Creazione, il Dio che le
chiedeva sempre di più, che la sfidava continuamente con la sua gioia e la sua
voglia di vivere. Lui era per Lei, fin dal Principio senza principio della
Non-Creazione, la sua fonte di ispirazione. Era nel Suo cuore che Lei, la figlia
dell’Infinito e dell’Eternità, guardava per scorgere le migliaia di riflessi
del Futuro. Il Suo desiderio era la sua musa, la Sua capacità di sognare era
per Lei un laboratorio di progetti. Quando Lui irruppe nella struttura della
Realtà ponendo su un piatto il Suo Desiderio, Lei capì che da quel momento in
poi nulla sarebbe più stato né avrebbe potuto essere lo stesso. Prima che Lui
vedesse la prima fiamma, Lei aveva già visto l’Inferno; prima che Lui sentisse
il primo odore di bruciato, Lei aveva già visto il cimitero su cui il suo
guerriero indistruttibile avrebbe camminato a piedi nudi. Inevitabile la fine
del Suo sogno, Lei articolò la gola dei saggi per rivolgere a Dio parole di
Scienza. Perché per il giorno in cui Lui avrebbe camminato sulle ceneri del Suo
sogno, per quel Giorno, Lei Gli avrebbe già consegnato tutti i segreti della
Scienza della Creazione. Gli avrebbe insegnato come si crea una galassia. Gli
avrebbe insegnato come creare uno sciame di stelle, come articolarle in reti
molecolari, come ricoprire intere regioni di mari gravitazionali che fluttuano
tra le galassie, catene montuose dalle cui vette fiumi di astri scorrono
attraverso le gole degli abissi siderali e sfociano sulle coste delle
costellazioni. Gli avrebbe insegnato a coltivare l’albero delle specie. Gli
avrebbe consegnato il suo Potere, gli avrebbe consegnato il suo essere.
XIII
E fu così che il Guerriero
lasciò il posto al Saggio.
L’Infinito e l’Eternità
trasformarono il suo corpo, l’universo, in un laboratorio di apprendimento per
Dio, e Gli diedero come Maestra sua figlia, la Saggezza. Lei
guidò il Suo pensiero attraverso gli atomi, diresse il Suo braccio fino al
nucleo delle stelle. Gli insegnò a catturare un fascio di raggi cosmici, Gli
svelò quali sono le leggi che regolano il Suo movimento in un campo di energia;
Gli insegnò a manipolare quel campo di energia creatrice in funzione degli
effetti desiderati. Gli mostrò quale sia la serie di leggi generali e
particolari che regolano il rapporto tra materia ed energia. Gli svelò
l’origine delle supernove, le cause per cui le galassie si attraggono, si
respingono, si uniscono, si dividono, si trasformano ma non si distruggono mai.
Dio corse contro la luce e sconfisse il raggio cosmico in pieno volo
intergalattico. Dio accelerò il battito degli astri al limite delle loro
rivoluzioni per vedere cosa sarebbe successo se avesse raddoppiato la densità
del loro campo gravitatorio. Dio si immerse nel microcosmo e, su una scia
d’argento, seguì il salto dell’energia da una dimensione all’altra.
Più imparava a conoscere le forze che muovono l’universo e le sue leggi,
più Dio provava gioia nel crescere in intelligenza. La sua intelligenza non
conosceva limiti, voleva sempre di più, e nessun problema gli sfuggiva. Gli
bastava concentrare lo sguardo perché il suo pensiero trovasse la risposta. La Saggezza si limitava a
porgli davanti l’oggetto e a indirizzare il suo pensiero verso la soluzione
corretta. Stimolava la sua conoscenza e lo introduceva di scienza in scienza
fino al limite che solo Dio poteva raggiungere: la conoscenza di tutte le scienze,
l’Onniscienza Creatrice.
In seguito la Saggezza
aprì al suo Signore la porta sul tema della creazione della vita.
Quali condizioni
sistemologiche è necessario creare per ottenere questa o quella specie. Quali
sono i processi di selezione naturale che devono essere seguiti affinché la
forza vitale indirizzi i propri passi in una direzione definita e non in
un’altra.
Da Lei Dio apprese tutti i
segreti della creazione e della coltivazione dell’Albero della Vita. Sotto la
sua guida, Dio creò mondi seguendo il metodo della sperimentazione. E quando la
sua padronanza di tutte le leggi e le forze dell’universo lo rese ciò che era,
il Signore!, compì il passo verso la frontiera inconquistabile: la creazione
della vita a sua immagine e somiglianza.
XIV
Ma durante il periodo di
formazione della sua Intelligenza Creatrice, nella mente di Dio si fece strada
un’idea particolare. Mentre era impegnato nella padronanza della Scienza della
Creazione, fu solo un pensiero sporadico che gli passò per la mente, che Egli
allontanò da sé senza dargli ulteriore importanza.
L’Idea che si insinuò nel suo essere era la seguente:
Era forse l’Unico Membro della Sua Famiglia? Voglio dire, come poteva
sapere che da qualche parte, al di là dell’Orto dove dimora l’Infinito, non ci
fosse Qualcuno come Lui, un Essere della Sua Natura Increata che in quel
preciso istante potesse persino trovarsi proprio dove Lui era stato?
Questo era il pensiero che gli veniva in mente e, una volta dopo l’altra,
Egli lo respingeva. Nonostante il suo costante voltargli le spalle, man mano
che il Signore andava nascendo nel suo Essere, la questione prendeva sempre più
piede. Era vero che Dio non aveva incontrato il suo Uguale ed era convinto di
essere l’Unico Membro della sua Famiglia. Se chiamava qualcuno Padre , era
l’Infinito; se poteva chiamare qualcuno Madre, era l’Eternità; se sentiva
qualcuno come Sposa, era la Saggezza.
Questo gli risparmiava la verità di non essere mai stato dall’altra parte
dell’Orto della Non-Creazione? E se non era mai stato lì, come poteva affermare
che quel pensiero che gli si era insinuato nella mente non fosse il richiamo di
quell’Eguale?
C’era solo un modo per
scoprirlo. Lanciarsi alla scoperta degli spazi infiniti.
Che Dio fosse in Lui,
poiché Lui era Dio, era ormai chiaro. Ma era Lui l’unico Dio vivente?
XV
Senza pensarci due volte,
Dio lasciò tutto. Lì, in quel momento, concluse il suo apprendistato nella
padronanza della Scienza della Creazione. E si lanciò nell’avventura, alla
ricerca della risposta alla domanda che gli si era insediata nel petto e che si
rifiutava di finire nel cestino della carta straccia.
Era LUI l'unico membro della sua famiglia? Era
Lui l'unico Dio che l'Eternità e l'Infinito conoscevano?
XVI
In che misura l’esperienza
può consentire all’intelligenza di comprendere la storia che Dio ha vissuto
quando ha infranto i confini dell’Orto della Non-Creazione? Che tipo di
comprensione dobbiamo possedere per farci un’idea dei sentimenti di un Dio Vivente
che percorre le pianure di uno spazio a Lui sconosciuto alla ricerca di
quell’altro Essere della Sua stessa natura non creata ed eterna? Quale tipo di matematica del tempo dobbiamo padroneggiare per calcolare i
milioni di millenni che durò quell’avventura? Quale struttura letteraria deve
incarnarsi nelle mani di uno storico di tutte le cose belle, affinché dalle sue
dita sgorgano fiumi di leggende e visioni di paesaggi oltre la fantasia di
centomila universi uniti nel cuore di una perla? Come diremo: Dio ha vissuto questo o ha
vissuto quello? Come oserà l’immaginazione del poeta delle cose gioiose
comporre un’ode alla conquista degli orizzonti che non si vedono, ma che
risuonano nelle orecchie del loro conquistatore come arpeggi di melodie magiche
che scacciano le tristezze? Possiamo dire all’aurora: Diventa donna e baciami.
Abbiamo mai detto alla stella del mattino: «Vieni e abbracciami»? Quali
emozioni proverà l’anima che gode dell’amore della Luna e sulle sue ali naviga
attraverso sogni di cristallo liquido alla ricerca delle rive della felicità
perfetta? Come potremo entrare nella mente di un Essere che si muove alla
velocità del proprio pensiero e il cui cuore è forte come un sole?
XVII
Senza paura,
indistruttibile per natura, con la consapevolezza di sé forgiata in una
battaglia che gli ha inflitto ferite profonde e laceranti all’anima, il
Guerriero si risvegliò dal suo riposo nella tenda della Saggezza, le disse
addio con un b e di gioia splendente e ricevette da Lei questo saluto: «Tu-Dio,
colui che cerchi, mio Amato, è in te». Di nuovo forte, più forte che mai,
guarito dalle sue ferite con il balsamo dell’amore puro, il Guerriero aveva
bisogno di scoprire la risposta da solo, e così salì sulle catene montuose del
Tempo, e dai confini del suo universo scorse finalmente le terre dove dimora
l’Infinito. Sorridente, con il vento dell’Eternità tra i capelli, i muscoli
sodi, le gambe forti come colonne, gli occhi lucenti di emozione e di nuovo
meravigliato dalla bellezza che si apriva ai suoi piedi, colui che era Dio,
guerriero indistruttibile, avventuriero innamorato dell’esistenza, il protetto
dell’Eternità e dell’Infinito, si lanciò sulle ali dei venti eterni alla
conquista degli orizzonti vergini.
XVIII
Quanto durò quell’avventura? Un’eternità è una misura matematica che trova
posto nei nostri manuali di fisica? Oseremo disegnare la più umile delle
avventure vissute da quel guerriero indistruttibile sulla tela delle nostre
visioni più futuristiche?
Alla fine, trascorsa un’eternità, Dio scoprì che il mondo dall’altra parte
dell’Orto, dove dimora l’Infinito, si risolveva in una linea a forma di grande
montagna, dalla cui vetta poteva contemplare con i suoi occhi onnipotenti la
verità che stava cercando: Egli era l’Unico Dio che l’Eternità e l’Infinito
avevano conosciuto e ritenuto loro Signore sin dall’Inizio senza inizio della
Non-Creazione.
Ma in questa verità, che forse vi suonerà familiare, in questa
dichiarazione formale pulsava un rammarico.
Perché man mano che a Dio si rivelava sempre più l’Immensità del Suo Mondo,
man mano che la definizione del Suo Essere e quelle dell’Infinito e
dell’Eternità si fondevano in un’unica cosa, diventando una realtà
indivisibile, inseparabile, indistruttibile, man mano che gli si rivelava la
Sua Natura in tutta la sua immensità soprannaturale, increata ed eterna, nella
stessa misura cresceva in Lui quel desiderio di sapere se dall’altra parte
dell’orizzonte sconosciuto esistesse il Suo Uguale, il Suo Fratello, il Suo
Amico; nella stessa misura in cui cresceva nel Saggio la conoscenza della
propria natura increata ed eterna, nella stessa misura cresceva nel Suo petto
quella piccola luce recondita che all’inizio pulsava al ritmo di un’idea
minuscola.
E così, nel momento in cui l’Unico Dio Vivente si trovò sulla vetta del
Monte dell’Infinito e dell’Eternità, quel desiderio di conoscenza si era
trasformato in un desiderio sempre più forte di trovarlo e abbracciarlo,
guardarlo in faccia e dirgli: «Finalmente, da quanto tempo ti sto cercando, mio
Uguale, mio Fratello, mio Amico».
XIX
Colui che si ritrovò in
piedi sulla vetta del Monte dell’Infinito e dell’Eternità, dove trovò la
Saggezza ad attenderlo per salutarlo con le stesse parole con cui gli aveva
detto addio, quel Guerriero, Saggio, Dio Unico, membro della sua Casa e della
sua Famiglia, si rese conto che quella lucina ora pulsava nel suo petto con la
forza di un sole che continuava a crescere. Cosa non avrebbe dato in quel
momento per aver trovato il Suo Uguale, quella persona con cui ridere da pari a
pari e lanciarsi insieme nell’avventura della Vita attraverso le pianure che si
estendevano ai piedi del Monte su cui si trovava!
Ma no, Dio era solo. Era l’unico membro della sua Famiglia. Non avrebbe mai avuto quel Qualcuno
a cui dire: «Guerriero, facciamo una gara». Non avrebbe mai goduto del piacere
di essere trattato da pari a pari da quell’altra persona divina che avesse
bisogno di Lui tanto quanto Lui aveva bisogno di lei. Ma basta. Non era forse
Lui Dio? Perché allora si stava straziando il cuore? Avrebbe dato vita a quel
Fratello, a quell’Amico nato per guardarlo faccia a faccia, per ridere con Lui
come ridono i fratelli e parlarsi come si parlano gli amici, con libertà, con
affetto, con indipendenza di giudizio. Ma non era forse Lui il Signore? Si era
forse dimenticato come creare un universo, come coltivare l’Albero della vita? La Saggezza non era forse
al suo fianco a sussurrargli all’orecchio:
«Tu-Dio è in te. Mio amato, colui che cerchi è in te».
XX
Il Divino Guerriero sorrise di nuovo; indossò il Mantello del Saggio e,
credendo di sapere cosa significassero le parole della Figlia dell’Infinito e
dell’Eternità, si disse: «Allora, mettiamoci all’opera». Subito Dio trasformò
la Montagna dell’Infinito e dell’Eternità in un Monte di terra magica che
cresceva alla velocità dello sguardo del suo Creatore fino ai confini che non
si raggiungono mai. Come se fosse un continente che cresceva dal proprio
centro, e quel centro un Monte che cresceva in altezza alla stessa velocità con
cui si estendeva la sua superficie nella pianura, stupendo chiunque lo vedesse
perché, indipendentemente da dove ci si trovasse, la sua Cima era visibile da
ogni confine, Dio chiamò quel Monte, nato per essere il centro della sua Creazione
Universale: «Sion». E quel continente dotato della Sua natura, come se
l’Infinito e l’Eternità fossero rinati dal Monte di Dio e fossero schizzati via
fino a raggiungere i limiti naturali dei loro corpi, quel Continente nel cuore
del Cosmo lo chiamò «il Cielo». Diede alla Saggezza la sua terra come regno,
affinché nel Cielo potesse mettere radici e donasse dal suo seno al Fratello,
all’Amico per cui il suo Cuore sospirava.
CAPITOLO TERZO
L’ORIGINE DEGLI DEI
XXI
Questa è l’origine degli
dei del Cielo. Nacquero ai piedi del Monte di Dio.
Egli diede loro i loro nomi e rivelò loro il proprio. Il suo nome era Yavé,
Egli era Dio e loro erano i suoi Fratelli. Erano i Fratelli di Yavé, il
Primogenito degli dei. Nati immortali e indistruttibili, Yavé Dio visse con i
suoi Fratelli un tempo meraviglioso. Il suo cuore si saziò
della compagnia dei suoi pari. La sua anima gioì della sua vittoria con l’intensità del
guerriero che danza la danza degli eroi dopo la sconfitta del nemico. Il suo
nemico era la sua Solitudine; essi erano la Sua vittoria vivente sull’inferno
che un giorno Egli vide avanzare da quella solitudine che gli si era incisa nel
cuore. Dio danzò con i suoi fratelli al fuoco della gioia come Davide per le
strade di Gerusalemme il giorno dopo la sconfitta di Golia. Per i suoi
fratelli, Dio Yahweh costruì una città sulla cima del suo Monte. La circondò di
mura, ciascuna costituita da un unico blocco, ogni blocco di un colore diverso,
ogni colore simile a quello di una pietra preziosa. Come se avessero vita
propria, o una stella al loro interno che proiettasse la propria luce verso
confini senza fine, da quelle mura sgorgano soli che colorano il Cielo e lo
trasformano nel Paradiso delle Meraviglie. All’interno di quelle mura divine
costruì per Sé e per i Suoi Fratelli una Città, e la chiamò Gerusalemme. Loro,
i Fratelli di Yahweh Dio, erano gli dei di Sion, coloro che vivono nella Città
di Yahweh, l’Eterna Gerusalemme tra le cui mura indistruttibili ha la Sua
dimora Yahweh Dio, il Primogenito degli dei.
XXII
Dalle loro mura i Fratelli
di Dio videro crescere l’esplosione di vita che non si ferma mai né si arresta
e veste il Paradiso di Dio di foreste incantate, di catene montuose alte come
l’Himalaya brulicanti di aquile giganti dalle ossa di ghiaccio metallico,
leggere come piume e solide come l’acciaio.
La traboccante fantasia
divina che per tanto tempo aveva dormito nel cuore del Guerriero si risvegliò
sublime e, chiamando la Saggezza, partì con Lei per dipingere sulla tela
celeste paesaggi al di là della fantasia dei nostri geni più illustri. L’ispirazione
del Creatore, esaltata dalla felicità che stava provando, spinse Dio a
concepire nella sua mente una Nuova Creazione. Prese gli dei e li guidò dall’altra
parte dell’orizzonte del Cielo, oltre i confini in continua espansione del
Paradiso. Come chi invita a prendere posto e a sedersi per contemplare uno
spettacolo meraviglioso, Dio inaugurò la Creazione del Nuovo Cosmo.
XXIII
Ecco l’Inizio della
Creazione del Campo delle galassie che circondano l’Universo dei Cieli, la
Regione Locale, il cui Cuore è il Cielo, Mondo nato per ospitare sulla sua
terra l’Albero della Vita, e attorno al quale i Cieli della Regione Locale
estendono l’oceano dei loro continenti di stelle.
Pronto a procedere alla
Creazione del Nuovo Cosmo, dal Braccio Creatore Divino nacquero fiumi di
energia che, estendendosi attraverso le regioni esterne dell’Universo dei Cieli
dei cieli, trasformarono lo Spazio in uno spettacolo pirotecnico in cui ogni esplosione
segnava la fine di una galassia.
Alla Notte seguì il
Giorno; l’alba fu una nuova esplosione di fuochi d’artificio alla piena luce
dell’aurora della Nuova Era che si era aperta; e ogni esplosione segnò l’Inizio
di una Nuova Galassia.
Tale è l’origine del Nuovo
Cosmo. Dio trasformò in energia tutta la materia non creata che circondava il
suo Mondo; subito dopo trasformò tutta questa energia in Nuova Materia. Tale è
l’origine delle Galassie che attualmente esistono e circondano la Regione
Locale.
Dio creò quindi il Cosmo
affinché continuasse a crescere eternamente. Questa crescita è paragonabile a
un’onda che, espandendosi nell’Eternità senza perdere l’energia originaria,
raddoppia il proprio raggio in funzione del quadrato della velocità della luce
che irradia verso l’Infinito.
Questo fiume di energia
cosmica sfocia nel campo spazio-temporale che circonda l’intera Creazione; un
campo creatore nel quale, entrando l’energia prodotta dal campo delle galassie,
inizia il suo viaggio verso le stelle. Tale è l’origine delle stelle.
Quando le stelle nascono,
poiché il raggio e l’oceano attraverso cui l’energia naviga dal microcosmo al
macrocosmo sono invisibili, le stelle annunciano la loro nascita con
un’esplosione di luce.
Poiché la nascita delle
stelle avviene in sciami, si parla di Big Bang; ma sarebbe più corretto parlare
dell’accensione e dello spegnimento di una lampadina: non si produce
distruzione, bensì creazione. E più che di esplosione, di implosione.
Errore ancora più grave è
concentrare la creazione della Materia in un unico istante nel Tempo e nello
Spazio. Non c’è stato un Big Bang; ce ne sono stati molti; e non mancheranno
mai, poiché il processo di trasformazione dell’energia cosmica in materia astrofisica
è costante, autonomo e si estende all’Infinito per l’Eternità, avendo sempre in
Dio la Fonte da cui si nutre l’Oceano dello spazio-tempo all’origine della
Creazione del Nuovo Cosmo.
XXIV
Ma al termine di questo
Principio della Creazione di tutte le cose, questo movimento stava per perire
ed essere distrutto per sempre.
Quando Dio Creatore,
Signore della Materia, dello Spazio e del Tempo, ebbe finito di mettere in moto
questo processo di creazione delle galassie, felice con la gioia dell’artista,
del genio consapevole di aver meravigliato il proprio pubblico, e pazzo di
gioia all’idea di dire ai propri Fratelli:
«Venite, seguiamo le
tracce di un raggio di luce fino ai confini del nostro universo;
accompagnatemi, seguiamo le tracce dell’aquila di Andromeda attraverso le
catene montuose di Orione», quando ormai il suo cuore batteva di perfetta
felicità, il Giorno dell’Origine di tutte le cose subì una svolta e si
trasformò nel giorno più duro della Sua esistenza.
Che risposta trovò al Suo invito sulle labbra degli dei, i Suoi Fratelli?
Sulle labbra degli dei gravava, pesante come una lastra di pietra, la
verità che avevano appena scoperto:
«Yahvé Dio, l’Unico e Vero Dio Vivente».
Essi erano i Suoi Fratelli perché, nel Suo bisogno di quell’Eguale, Yahweh
Dio Si era donato a tal punto per vincere la Solitudine che un giorno Lo aveva
circondato con il Suo Inferno, che, superando l’ultima frontiera, la creazione
della vita a Sua immagine e somiglianza, credette di trovare la Vittoria Finale
che Gli era stata negata.
XXV
Li trattò come veri fratelli e veri dei; li adottò come fratelli con la
sincerità e la dedizione di chi dà tutto e dimentica tutti i momenti difficili,
immergendosi in quelli belli a venire senza alcuna paura di essere nuovamente
colpito dalle tempeste che avevano scaricato i loro fulmini e tuoni sulla sua
solitudine. Ma ora che avevano scoperto in Yavé Dio l’Unico Vero Dio Vivente:
come avrebbero potuto ingannarsi credendosi ciò che non erano mai stati?
Erano creature. Solo
questo, creature.
Erano creature come quelle galassie che Egli stava creando; come il Cielo
stesso che li aveva generati, come l’Universo che era appena nato.
Come avrebbero potuto
guardarlo di nuovo con gli occhi di chi si crede Uguale, un altro membro della
sua Famiglia? Come impedire che le loro ginocchia si piegassero per adorare il
loro Signore e Creatore? Non sapevano forse che non appena Yavé Dio avesse
posato lo sguardo su di loro, la sua anima si sarebbe spezzata nel vedere nei
loro occhi il fallimento del Guerriero che aveva cercato in loro il Fratello
che non aveva mai avuto e che non avrebbe mai avuto? Come avrebbero potuto
seguire l’Unico Vero Dio Vivente attraverso gli spazi cosmici, la cui immensità
non comprendevano e le cui forze potevano essere godute solo da Colui che era
nato in mezzo a loro?
L’Origine degli dei, la loro origine, l’origine dei Fratelli di Yahweh, era
questa, e ora lo sapevano. La loro origine era stata il bisogno che Egli, Dio
Increato, aveva avuto di vincere la Solitudine che si era impadronita del
Saggio Onnipotente che avevano appena visto all’opera. Loro erano stati la sua
vittoria; e ora erano il suo fallimento. Come alzare lo sguardo e osare aprire
bocca? Cosa avrebbero potuto dirgli: «Ci dispiace, Signore e nostro Creatore,
ma ti capiamo»?
XXVI
E così fu. Quando Yahweh Dio, il Primogenito degli dei, diede inizio alla
Creazione delle galassie e volse il volto verso i Suoi Fratelli, quando stava
per aprire la bocca per invitarli a navigare nel Cosmo, si trovò i Suoi
Fratelli in ginocchio, che non osavano guardarlo negli occhi e già soffrivano
per ciò che sapevano sarebbe accaduto. E lo sapevano perché Lo conoscevano così
bene, Lo amavano così tanto da sapere che avrebbe reagito come avrebbe reagito,
come reagì, come stava reagendo. «Yahvé Dio, Signore e Unico Vero Dio!», fu la
dichiarazione che sgorgò dalle loro labbra. In queste quattro parole era
racchiuso tutto il mistero del loro passato, della loro vita, del loro
presente, del loro futuro: Signore, Unico, Vero Dio Vivente.
XXVII
Yahvé Dio guardò nell’intimo dei suoi Fratelli e vide nelle loro menti come
tu ed io vediamo attraverso il cristallo. Dio non disse nulla. Non lasciò
trasparire alcuna emozione. L’illusione infranta del genio che porta a termine
la sua opera e attende l’acclamazione gioiosa del suo pubblico incondizionato e
devoto, si trasformò nella tristezza di chi scopre nella sala il silenzio
assoluto. Senza sapere come reagire, se non voltarsi e scomparire dal
palcoscenico senza lasciare traccia della propria esistenza, Yahweh Dio si
perse nelle distanze dall’altra parte del Cosmo appena creato. E man mano che
si allontanava dalla scena della Sua Creazione, quella Sua solitudine eterna e
infinita, contro la quale aveva eretto tutto questo meraviglioso spettacolo,
cominciò a crescere nel Suo Essere come una stella seminata nella Sua anima
dallo stesso Inferno. Più lo bruciava il fuoco della Sua Solitudine Eterna, più
velocemente Yavé Dio si allontanava da tutto ciò che amava. Più veloce correva
in fuga dal suo destino, più gli ardeva nell’Essere quella stella degli abissi. Più lo
bruciava il suo fallimento, più la rabbia, la collera, l’impotenza, la
frustrazione si impadronivano del suo essere. Più
crescevano queste emozioni incontrollabili, più il suo Grande Spirito
accelerava la sua corsa oltre gli spazi infiniti.
XXVIII
E mentre navigava senza controllo in fuga dal proprio destino, la tempesta
si scatenò nel suo cuore. L’Eternità, l’Infinito, la Saggezza, perché gli
avevano permesso di arrivare a questa situazione? Perché il Giorno in cui ebbe
il suo primo sogno non glielo avevano cancellato dalla mente? Quale peccato
aveva commesso per essere stato espulso dal suo paradiso increato all’inferno
di una creazione che per lui era una prigione? Chi o cosa lo aveva condannato a
questa ergastola? Cosa o chi aveva firmato la sua condanna all’eterna
solitudine? Qual era il suo crimine? Il giorno in cui sognò
l’immortalità per tutte le creature, perché non gli strapparono quel pensiero
dalla mente? Era così grave il suo delitto da essere stato espulso dal
suo paradiso e condannato in questo modo? A cosa gli serviva aver scoperto il
Creatore nel Suo Essere se, con quella scoperta, gli era toccata questa
condanna? Tutta la Sua vittoria si era ridotta a un’illusione? A cosa gli
serviva essere chi era se non aveva nessuno con cui godere del Suo Essere, e
non l’avrebbe mai avuto? Con chi avrebbe riso quando il suo cuore fosse esploso
di gioia? Con chi avrebbe navigato per le galassie alla scoperta di nuove
frontiere? A chi avrebbe parlato da pari a pari se persino gli dei si
inginocchiavano muti, incapaci di rivolgergli la parola da pari a pari?
Un’angoscia così devastante e mortale si impadronì del Suo Essere che Yahweh
Dio credette di impazzire dal dolore.
XXIX
Disperato, pazzo di dolore, diede libero sfogo alla sua tragedia, e dal Suo
Braccio onnipotente e onnisciente si diffusero negli spazi proiettili di
energia distruttiva, riducendo in macerie ogni materia che incontravano sul
loro cammino.
«Prigione? No, cimitero»,
gridò Yavé Dio all’Eternità e all’Infinito quando l’esplosione del suo dolore
divenne incontenibile.
«Non volete la mia morte?
Vi scaverò io la mia tomba».
Folle di dolore,
sentendosi sconfitto e abbattuto, incapace di trionfare sulla Sua Solitudine,
da quello stesso Braccio che poco prima aveva fatto scaturire campi di energia
che trasformavano l’antico universo in Nuovi Cieli pieni di colori e suoni,
come chi con la sua magia trasforma il deserto in un giardino paradisiaco pieno
di uccelli esotici e di ogni sorta di creature fantastiche, da quello stesso
Braccio magico, in quell’Ora terribile, scaturirono raggi di energia
distruttiva che afferrarono la luce stessa e la contorsero fino a frantumarla
sotto il peso della loro velocità infinita.
Il Guerriero e il Saggio,
come posseduti dall’insopportabile dolore della sconfitta, si erano dedicati a
distruggere l’indistruttibile, a distruggere se stessi e, nella loro
distruzione, a seppellire con sé l’Infinito e l’Eternità: un cimitero degno di
un Dio, una tomba a sua misura.
XXX
Come comprendere quell’Ora
di catarsi liberatoria che Dio visse tra le urla? Come osare immaginare la
natura dei campi di energia di antimateria che, nel Suo dolore, Dio diffuse
negli spazi ultracosmici? Come descrivere che, nel Suo dolore inimmaginabile,
il ricordo dell’amore così grande che i Suoi Fratelli Gli avevano ispirato
trionfasse sulla Sua tortura e che i raggi della Sua disperazione non
raggiungessero il Mondo che Egli aveva costruito solo per loro e a causa loro?
Con quali numeri e con quali misure calcoleremo il tempo e l’intensità di
quell’Ora di catarsi liberatoria? Quanti chili di energia distruttiva poteva
generare Dio prima di cadere esausto, come morto, ai piedi della figlia
dell’Infinito e dell’Eternità?
Come morto, senza voglia
di respirare, senza forze per aprire gli occhi, senza desiderio di
risvegliarsi.
Quanta materia avrebbe
dovuto essere bruciata e ridotta a tenebre prima che la stanchezza raggiungesse
il Suo Braccio e il Suo Essere cadesse esausto sul cimitero che aveva eretto
attorno a sé? Quale altezza avrebbe dovuto raggiungere la fossa tra le cui
pareti tenebrose sarebbe stato sepolto un Dio? Quale peso daremo alla lastra
per la fossa di un Dio? Per quanto tempo Yahweh Dio scavò per sé la propria
tomba? Quando, in quale momento tutto il suo dolore si trasformò in tenebre
fluttuanti negli spazi ultra-cosmici, e Dio cadde come morto, senza forze,
sopraffatto dalla catarsi liberata?
XXXI
In effetti, Dio, quel
meraviglioso Primogenito degli dei, quel guerriero e re di un impero che un
tempo comprendeva innumerevoli mondi, quel saggio che provò gioia nello
scoprire tutti i segreti della Scienza della Creazione, quell’avventuriero che
navigava per la terra al di là dell’Orizzonte dell’Infinito, quel Dio
dell’Eternità che gareggiava in corsa con le creature del paradiso della
Non-Creazione, quell’Essere giaceva come morto ai piedi della sua Amata, la
Saggezza, sua Sposa.
Lei sarebbe stata la prima cosa che Lui avrebbe visto aprendo gli occhi.
XXXII
Per quanto tempo rimase come morto Colui che nella sua Innocenza era più
amato di centomila universi? Come potremo dire: «Giaceva come morto da tanto
tempo»?
Dio non aveva più la forza di continuare a vivere, né voleva alzarsi! Cosa lo attendeva,
l’eterna solitudine? Ma alla fine aprì gli occhi. Il
suo sguardo vagava sull’orizzonte, il suo pensiero vagava senza meta. Allora La
trovò lì.
Dio aprì gli occhi e La trovò lì, la figlia dell’Infinito e dell’Eternità,
al suo fianco, che gli sussurrava all’orecchio le sue parole d’amore: «Tu sei,
mio Amato, il vero Dio. “TU,
Dio, nostro Figlio, sei in Te”».
Allora dalle labbra divine
uscirono queste parole di vita: «Dio vero da Dio vero, GENERATO, non creato,
INCREATO, della stessa natura del Padre…»
CAPITOLO
QUARTO
CREAZIONE
E STORIA DEL REGNO DI DIO
XXXIII
Non avete mai visto la
farfalla bianca saltellare allegramente di fiore in fiore, cantando
gioiosamente ogni secondo delle sue ventiquattro ore di esistenza? Non vi ha
mai incantato il canto dell’uccello canoro tra le sbarre della sua gabbia,
facendovi chiedere cosa fareste voi al suo posto? Vi siete mai fermati a
contare le stelle che stanno in un angolo del porto, quando il sole spruzza
frecce dorate sulle acque di mezzogiorno, capaci di far innamorare la dura
pietra che alcuni di noi hanno al posto del cuore?
Com’è bello vedere di
nuovo felice chi si era smarrito nei deserti della propria insopportabile
solitudine! Perché un uomo deve misurare l’immensità dei cieli con il metro
della propria statura? Quanti anni luce a tutto tondo copre l’anima che sorride
felice tra uccelli canori e farfalle che volano di galassia in galassia senza
paura dell’eternità e dell’infinito?
È Lui, ritorna, le stelle
si ergono sulle loro colonne, le galassie battono le mani, gli dei cantano la
danza della vittoria al fuoco del rogo dove l’Avvoltoio Fenice è rinato dalle
sue ceneri per non tornare mai più preda delle sue fiamme.
Dio disse solo queste
parole ai suoi Fratelli:
«Questo è Gesù, il mio
Figlio Amato».
E in queste cinque parole
era racchiuso tutto il mistero del Futuro dell’intera Creazione. Gli dei si
inginocchiarono e vissero la felicità di Dio Padre con la stessa intensità con
cui avevano vissuto la tragedia del Fratello che se n’era andato. Bastava loro
vedere la Sua Felicità per sapere che Colui era il loro Uguale, TU Dio, il
Compagno che Dio stesso aveva cercato in loro e non era riuscito a trovare.
XXXIV
Allora, trascorso quel
tempo di felicità, dal cuore della Vittoria di Dio Padre, lo Spirito del
Creatore si risvegliò in Dio. Dio Padre prese il Suo Figlio
Unigenito, Gesù, lasciò il Suo Mondo nelle mani dei Suoi Fratelli, gli dei, e
trasformando il Cosmo in un campo di materia prima creò l’Oceano dei Cieli. In questo Oceano di stelle
lo Spirito Creatore seminò il seme dell’Albero della Vita. E in qualche parte
di quell’Universo nacque un mondo, con il suo Regno, il primo dei Popoli che
avrebbero abitato per sempre nel Paradiso che Dio creò per suo Figlio.
Dio coltivò la Civiltà del
mondo di quel Primo Giorno della Prima Settimana della Creazione, gli diede
come sistema sociale una costituzione monarchica e generò nel suo re un
fratello per suo Figlio. Poi prese il Regno del Primo Giorno della Prima Settimana
della Creazione e lo condusse alla sua Dimora nel Paradiso di Dio.
Quando questo Primo Regno
giunse in Paradiso, il suo Popolo scoprì che il Cielo è uno specchio che
riflette tutte le fasi dell’evoluzione della vita, dalle prime fasi della
Preistoria fino all’alba della Storia.
La Terra delle Meraviglie fu allora chiamata così dagli dei.
E così fu: questo Evento si verificò ben cinque volte. Cinque volte il
Creatore seminò il seme della Vita nell’Universo dei Cieli. Cinque mondi
nacquero tra le stelle dell’Universo, ogni mondo con la propria Civiltà, ogni
Popolo con le proprie caratteristiche ontologiche, ciascuno un regno con una
propria costituzione sociale, con il proprio re a capo. Al termine del Quinto
Giorno della Prima Settimana della Creazione, il Paradiso di Dio si era
trasformato in un Impero. Dio sedeva nella Cupola del Potere come suo Giudice
Universale Supremo, e alla sua destra il Re dei re e Signore dei signori del
suo Impero, il suo Figlio Primogenito, Gesù, Dio Unigenito.
Durante quei Cinque Giorni
della Prima Settimana della Creazione, Yahweh Dio affidò il governo del Suo
Impero nelle mani dei Suoi Fratelli e Figli. La Storia di questo Impero è
scritta nel Libro che tratta delle Origini e della Storia del Cielo. Il giorno
in cui toccherà a noi salire nel Mondo da cui discese Gesù Cristo, avremo
l’opportunità di conoscere ogni cosa sulla creazione dei Cinque Mondi che
formavano l’Impero del Paradiso prima della Creazione del nostro Mondo, il
Sesto nel Tempo: nomi, linee evolutive, costituzione astronomica, costituzione
sociale e così via. Tutte queste cose sono scritte nei libri che trattano delle
Cronache dell’Impero di Dio.
XXXV
Accadde quindi che il
Quarto Giorno della Prima Settimana della Creazione uno di quei Principi
dell’Impero di Dio scoprì un seme.
Era il seme dell’albero
della Conoscenza del bene e del male.
La sua prima
manifestazione fu il Dubbio. La sua conseguenza finale, il suo frutto, fu la
Guerra, frutto che ben presto tutti i regni dell’Impero avrebbero avuto modo di
assaporare.
Che Gesù, il Re dei re e Signore dei signori, fosse Dio Figlio Unigenito,
questo lo sapevano tutti i cittadini dell’Impero di Dio.
Crederci o non crederci era un’altra questione. Ma, questione o meno, il
Dubbio era qualcosa che a nessun figlio di Dio era mai nemmeno venuto in mente
di porsi.
Il fatto era che Dio e suo Figlio andavano e venivano dall’Impero
all’Universo e dall’Universo all’Impero, e tra l’andata e il ritorno
trascorrevano milioni di anni. In quel Quarto Giorno della Prima Settimana
della Creazione, uno dei Principi vide nel dubbio sulla veridicità
dell’Unigenitura di Gesù, il Re dei re e Signore dei signori, la porta
attraverso la quale riconfigurare la struttura dell’Impero dei Cieli secondo il
proprio pensiero. Perché non avrebbe potuto ricevere la reggenza dell’Impero
durante i Periodi Creazionali proprio lui, Satana, figlio di Dio?
Era un pensiero che a nessuno era mai venuto in mente nemmeno di formulare.
E che, curiosamente, trovò orecchie disposte ad ascoltarlo. E crebbe. Così, ,
colti di sorpresa dalla ribellione di quel figlio di Dio e dei suoi alleati, il
Paradiso si trasformò in un inferno.
Una volta che i ribelli si
furono uniti in quello che fu chiamato l’Asse del Drago, gli eserciti del Drago
si lanciarono alla conquista del Trono del Re dei re e Signore dei signori.
Fu la prima Guerra
Mondiale del Cielo.
Satana, alla guida
dell’Asse del Drago, con i suoi eserciti devastò i confini dei regni vicini e
avanzò verso Sion alla conquista del Trono del Re dei re.
Sbalorditi, meravigliati
da ciò che stavano vedendo, incapaci di reagire per lo stupore, i Fratelli e i
figli di Dio che si rifiutarono di accettare anche solo la possibilità di una
simile riconfigurazione; dalle mura della Città di Dio i Principi della Casa di
Yahweh e di Sion contemplarono l’avanzata delle forze del Drago e la carica dei
Popoli dell’Impero in direzione della Gerusalemme degli dei.
Infatti, nulla di ciò che i Fratelli e i figli di Dio dissero loro per
indurli a deporre le armi entrò nella testa di Satana e dei suoi. Così,
superata la sorpresa iniziale, il contrattacco prese il sopravvento.
Gli dei aprirono il Sigillo delle loro origini e i Principi si nutrirono
delle loro forze. I Principi Gabriele, Michele e Raffaele si rivestirono
dell’invincibilità degli dei, annientarono il nemico, lo respinsero fino ai
suoi regni, lo assediarono nelle sue fortezze, lo catturarono e lo rinchiusero
nei suoi palazzi fino al ritorno del Giudice della Creazione, che avrebbe
pronunciato la sentenza.
Accadde allora che, quando il Padre e il Figlio tornarono dai Cieli della
Creazione portando con sé un nuovo Regno in Paradiso, i figli di Dio uscirono
loro incontro, ma tra loro non c’era Satana.
A Dio bastò uno sguardo per scoprirne il motivo. Ma volendo lasciare tutto
alla lezione appresa e non volendo in alcun modo che suo Figlio scoprisse
l’esistenza della Scienza del bene e del male, ordinò che tutti i suoi figli si
presentassero al Suo cospetto per la celebrazione della Festa di Benvenuto del
Regno del Quarto Giorno della Prima Settimana della Creazione.
E la questione finì lì.
Come era naturale,
l’Impero si vestì a festa per la Festa di Benvenuto. Il Regno del Quarto Giorno
della Prima Settimana della Creazione occupò la sua Dimora nell’Impero del
Figlio di Dio; il suo Re fu presentato alla Famiglia degli dei.
Gioia, dunque.
Il ricordo del Drago che
con il suo alito accendeva la Guerra si trasformò nel ricordo di un incubo che
se n’era andato e non sarebbe mai più tornato.
Gioia nel perdono.
Così, spuntò l’alba del
Quinto Giorno della Prima Settimana della Creazione. Ancora una volta Dio e suo
Figlio affidarono la Reggenza del loro Impero nelle mani dei Membri della Casa
«di Yahweh e Sion».
E dopo migliaia di anni, l’incredibile accadde di nuovo.
Come un mulo che non impara mai la lezione, Satana tornò a muoversi
nell’ombra. Trovò alleati e si accordarono per risvegliare il Drago.
Presa la decisione, con il
piano di conquista dell’Impero sul tavolo, la nuova guerra, la Seconda Guerra
Mondiale del Cielo, ebbe inizio.
Ancora una volta gli dei e i principi del Cielo furono colti di sorpresa.
Santo Dio, come spiegare che questa nuova ribellione fosse scoppiata
proprio loro in faccia! Anche se avessero vinto, e sulla vittoria non avevano
alcun dubbio, l’incapacità della Casa di Dio di mantenere la pace sarebbe ormai
dimostrata per sempre.
La riflessione prese il sopravvento.
Cosa stava succedendo?
Com’era possibile che semplici creature di argilla osassero mettere in
dubbio la Veridicità del Figlio Unigenito di Dio?
O semplicemente osassero sognare di costringere Dio a fare la loro volontà
e a dare il via libera alla trasformazione dell’Impero in un Olimpo di dei
soggetti a una legge di immunità rispetto alle leggi del Cielo?
XXXVI
E così fu: la Seconda Guerra Mondiale del Cielo si concluse allo stesso
modo. Il Drago fu neutralizzato, incatenato e tenuto sotto sorveglianza fino al
ritorno del Giudice dell’Impero.
Ma quella fu una vittoria
amara. Una vittoria che ai vincitori non sembrò affatto un
trionfo. Avevano deluso per la seconda volta Colui che, durante la Sua assenza,
aveva affidato loro la reggenza universale. Cosa sarebbe successo al Suo
ritorno? Come spiegare ciò che loro stessi non riuscivano a comprendere?
Alla fine Dio e Suo Figlio
tornarono dall’Oceano delle stelle. Per mano portavano un nuovo Regno, come
sempre con il Suo Principe alla guida.
Con quella gioia del Padre
che ha appena dato alla luce un nuovo figlio, del Figlio che saluta la nascita
di un fratellino, il Padre e il Figlio tornarono a Casa.
Qui accadde di nuovo la stessa cosa. Per un istante il Figlio scoprì nel
tono del Padre, mentre dava l’ordine a tutti i Suoi figli di presentarsi
davanti a Lui, qualcosa… qualcosa di misterioso. Ma
non andò oltre.
E ancora una volta Dio perdonò i Ribelli.
Tuttavia, Egli sapeva che era urgente adottare misure rivoluzionarie. Non
poteva permettere che una Terza Guerra Mondiale scoppiasse durante la sua
assenza dal Cielo.
O ridefiniva la struttura del Suo Impero oppure, prima o poi, la Sua
Creazione si sarebbe trasformata in un Olimpo di dei che giocavano alla guerra
con la responsabilità di chi gode di immunità totale e assoluta di fronte alle
leggi.
Non poteva permettere che ciò accadesse. Così
si fermò a cercare la risposta che i fatti gli imponevano.
E così fu.
Dio trovò la risposta.
Gli avvenimenti gli imponevano di aprire la sua Creazione a tutti i suoi
figli. Così, la prossima volta che lo Spirito del Creatore avesse spiegato le
sue ali sull’Universo, tutti i suoi figli lo avrebbero accompagnato.
Dal Sesto Giorno in poi la Creazione sarebbe stata trasformata in uno
Spettacolo aperto a tutti i mondi. E per di più, tutti i suoi figli avrebbero
partecipato al processo di formazione dei Nuovi Mondi.
Questa fu la prima misura
volta a chiudere la via attraverso la quale, col passare del tempo, il Paradiso
di Dio si trasformava per le sue creature in una prigione. Meravigliosa e tutto
ciò che volete, ma pur sempre una prigione.
Per quanto riguarda il
motivo per cui i Popoli della sua Creazione non riuscivano a concepire la
propria esistenza come un Albero di cui essi erano i Rami, Dio concepì la
Creazione di un Nuovo Popolo, formato da tutti i suoi figli, e in cui,
realizzando la fusione di tutte le sue Civiltà in Una Nuova e Unica, una volta
entrato nel Paradiso questo Nuovo Popolo avrebbe fatto da malta necessaria
affinché i mattoni si unissero e formassero un edificio compatto, solido e
indistruttibile.
La proiezione delle Cinque
Civiltà dei Regni esistenti sulla Vita Umana avrebbe operato, nella loro
fusione, la Nascita di questa Nuova Civiltà che, diffondendosi nel Paradiso, li
avrebbe uniti tutti nell’anima di questa Nuova Civiltà in cui si riflettevano e
vivevano tutte e ciascuna delle civiltà esistenti. Creato non per il Potere, ma
per essere il corpo dello spirito della Saggezza nella sua Creazione, il Popolo
Umano avrebbe realizzato la Fusione senza la quale era stato possibile il
Dubbio, madre della Guerra.
Per quanto riguarda il Dubbio sul fatto che il Re dei re e Signore dei
signori dell’Impero dei Cieli fosse Dio Figlio Unigenito, lo avrebbero visto
con i propri occhi.
Così, alla nascita del Sesto Giorno della prima Settimana della Creazione,
Dio prese tutti i suoi figli e li condusse al luogo dell’Origine, l’Universo.
Dio creò i Cieli e creò la Terra.
Creò la Terra oltre i confini delle galassie.
E la creò lì affinché i suoi figli vedessero ciò che c’era oltre il Cosmo,
l’Abisso avvolto da quelle Tenebre alle quali l’Unico Vero Dio aveva ridotto il
Cosmo Increato in quell’Ora che precedette la Nascita del Padre e del Figlio.
Allo stesso tempo chiariva l’incognita su cosa ci fosse oltre i confini del
campo delle galassie. Con questo gesto Dio diceva ai suoi figli cosa sarebbe
accaduto a chiunque avesse osato dissotterrare nuovamente l’ascia di guerra. La
pena per il Ribelle sarebbe stata l’esilio nelle Tenebre, da cui non sarebbe
mai tornato, e dove per l’eternità avrebbe sentito lo scricchiolio delle ossa e
il battito dei denti.
Allora, una volta allestito il palcoscenico, tutti gli spettatori presero
posto. Dio
guardò suo Figlio, il quale si fece avanti e, aprendo la bocca, disse:
«Sia la luce».
E
LA LUCE SI FA UOMO…
PER CHIUNQUE VOGLIA VIVERE VIVA PER SEMPRE
SECONDO LIBRO.IL CUORE DI
MARIA. PARTE PRIMA
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