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el autor, Cristo Raul, abre acceso a sus libros en las distintas versiones de lenguas superiores internacionales, español, inghles, francés e italiano

LA HISTORIA DIVINA DE JESUCRISTO.

LUZ VERDAD Y VIDA

IL LIBRO NELLA SUA LINGUA MADRE, LO SPAGNOLO

 

 

STORIA DIVINA DI GESÙ CRISTO

 

Questa è la Volontà Attuale di Dio: «Che tutte le chiese si uniscano in una sola e unica»

 

LIBRO QUARTO

 

LA CREAZIONE DELL’UNIVERSO SECONDO LA GENESI.

 

In principio Dio creò i cieli e la terra.

La Terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la superficie dell’Abisso,

ma lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.

Disse Dio: «Sia la luce», e la luce fu.

 

 

DICHIARAZIONE DI PRINCIPI

PRIMA PARTE.- CREAZIONE DELLA LUCE DELLA GENESI

SECONDA PARTE.- CREAZIONE DEL FIRMAMENTO DEI CIELI

TERZA PARTE.- LA SCALA DEGLI ELEMENTI NATURALI

QUARTA PARTE.- CREAZIONE DELLA BIOSFERA

QUINTA PARTE.- CREAZIONE DELL’ECOSFERA

SESTA PARTE.- CREAZIONE DEL SISTEMA SOLARE                                                          

SETTIMA PARTE.- CREAZIONE DEI CIELI     

 

 

 

INTRODUZIONE ALLA COSMOLOGIA DEL XXI SECOLO

 

Ecco il segreto meglio custodito al mondo. Nei 3.500 anni trascorsi da Mosè a Cristo Raul, a nessun essere umano è stato permesso di aprire il Sigillo con cui YAVÉ Dio dispose che la Storia della Creazione dei Cieli e della Terra rimanesse fuori dalla portata dell’intelligenza dei millenni; fino al Giorno da Lui stabilito nella Sua Prescienza, s’intende.

Una volta aperto questo Sigillo, una volta reso accessibile alla lettura di tutte le nazioni il geroglifico scritto da Mosè, l’Intelligenza di YAVÉ Dio, il suo Artefice, risulta magnificata all’infinito, tanto più in quanto i saggi e i geni di tutti i secoli hanno tentato di aprire questo Sigillo, di leggerne il Contenuto, senza riuscirci. L’Intelligenza di YAVÉ Dio, Creatore dell’Universo, appare tanto più elevata e inaccessibile quando si vede che l’uomo al quale ha concesso la gloria di aprire questo Sigillo e di leggerne il Contenuto a tutte le nazioni non è altro che un uomo privo di studi se non quelli elementari propri della sua epoca e del suo popolo.

Ovviamente la forza che questo Libro deve vincere si moltiplica per quel numero di uomini che, frustrati dalla loro incapacità di aprire il Sigillo della Genesi, hanno convenuto tra loro di attribuire tale impossibilità al fatto che il racconto biblico della Genesi non fosse altro che «una metafora priva di qualsiasi contenuto scientifico».

Essendo l’intelligenza umana stata creata per elevarsi all’immagine dell’intelligenza divina, secondo quanto si legge: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza», tale frustrazione non poteva che portare alla luce una visione sull’origine dell’Universo nata per soffocare l’ignoranza umana e mantenere a galla «l’onnipotenza della Ragione scientifica». Il frutto di questa dualità emotiva ha portato nel mondo una cosmologia senza Dio, difensiva in un primo momento e offensiva, cioè anticreazionista, in seguito, con l’obiettivo di salvare la grandezza umana dalla «morte di Dio».

Ora, Dio non mente; non a caso disse di Sé stesso: «Io sono la Verità». Quindi, avendo Egli scritto sotto forma di geroglifico la Memoria della Creazione del nostro Universo, proprio per l’impossibilità di penetrare nel suo Testo, senza l’intervento della Mano del suo Autore, e poiché tale impossibilità si manifesta nella caduta della scienza del XX secolo negli abissi del nazismo, proprio per questa impossibilità l’esistenza del Testo si è trasformata in una promessa di apertura, destinata a realizzarsi, grazie a Cristo, in una data nota esclusivamente a Lui.

In sintesi, il Sigillo doveva aprirsi e il Mistero del suo Contenuto venire alla luce.

Ora, poiché l’ateismo scientifico del XIX secolo si è evoluto verso la cosmologia del XX secolo, e poiché il XX secolo ha costruito una struttura artificiale attorno all’edificio irreale della sua immagine fittizia dell’Universo nel Tempo e nello Spazio, per logica lo scontro tra tale visione artificiale e fittizia e la vera immagine dell’Universo, qui svelata, non può che far scoccare scintille.

Diciamo che la necessità di fondare su principi pseudoscientifici un’immagine cosmologica priva di qualsiasi sostegno nella struttura della Realtà ha fatto sorgere, attorno a quel castello in aria che era la CSXX, un’intera religione neopagana, con le università come templi e l’Accademia delle Scienze come Vaticano, dimostrando così, pur nel proprio ateismo, che qualsiasi struttura umana che aspiri a essere invincibile deve seguire il modello che Cristo ha dato con la propria vita: la Chiesa cattolica.

Nelle loro aspirazioni all’immortalità, sia il Terzo Reich che il Partito marxista-leninista-stalinista non esitarono ad adattare la struttura cattolica ai propri partiti. L’ateismo anticreazionista della CSXX non sarebbe stato da meno, né avrebbe mancato di portare a compimento quella copia, tanto più che tra i suoi artefici figuravano i geni che diedero vita all’Era Atomica.

L’opera di Dio in questo secolo non è piccola, né modesta.

Ma è proprio nell’impossibilità che l’Onniscienza e l’Onnipotenza Divine si manifestano nella loro vera natura infinita ed eterna.

Per quanto riguarda l’aspetto letterario, tutti i difetti che questo libricino dovesse avere sono da attribuire a me. Trattandosi di un’Introduzione, ciò non implica infallibilità né dogma. Tuttavia, poiché i suoi fondamenti sono stati posti dal Creatore stesso dei Cieli e della Terra, qualsiasi rottura con tali fondamenti significa riaprire la porta alle Guerre Mondiali.

Con il passare degli anni il mio pensiero si è evoluto. Il fondamento originario rimane.

La lettura di questo libricino non è facile, né intendo adattare il mio stile alle leggi del commercio. Il compito mi risulta tanto più arduo in quanto complessa è stata la struttura artificiale che la cosmologia del XX secolo ha costruito attorno all’ateismo della classe scientifica.

Sono stati molti i geni che hanno usato le spalle di Newton come leva per arrivare a quelle di Einstein. Tralasciando le rivoluzioni tecnologiche e scientifiche vissute negli ultimi due secoli, gli eredi di quel sistema cosmologico, fondato su un’ipotesi la cui grandezza consisteva nell’aver reinventato un universo esistente solo nelle loro menti, gli astronomi dei nostri giorni preferiscono continuare a lavorare con gli occhi chiusi di fronte ai dati piuttosto che compromettere quel meraviglioso edificio cosmologico creato dall’uomo e, sotto il peso delle prove, dover firmare la demolizione della religione dell’ateismo del XX secolo. La Verità Divina, tuttavia, è invincibile. I dati archiviati nella memoria astronomica del XXI secolo si levano per abbattere con un colpo solo quel castello in aria che era il XX secolo.

La Struttura Dinamica dei nostri Cieli, questo Firmamento dei Cieli che ogni notte ci apre gli occhi sulle immensità della sua Creazione, e dal cui libero contemplare gli uomini sono stati alienati per ragioni di Barbarie Sociale Storica, schiavi com’è di un Sistema Sociale Animale fondato proprio su quel Sistema Cosmologico dal cui seno nacquero tutti i Mali del XX Secolo; quando, studiati i dati fisici che l’astronomia naturale ci fornisce, ci si svela un Edificio di infinita Bellezza i cui Fondamenti aprono gli occhi del Pensiero all’Esistenza di una Saggezza Creatrice fondata sull’Intelligenza senza limiti di un Essere Onnipotente la cui Forza è stata posta al Servizio dell’Albero delle Scienze della Creazione degli Universi, nella cui attività il suo Essere acquisisce le proprietà soprannaturali proprie del Creatore del Cosmo: onniscienza e onnipotenza.

È logico, quindi, che di fronte all’essere o al non essere della CSXX, in quanto Religione della Scienza, gli astronomi dei nostri giorni continuino a chiudere gli occhi di fronte all’evidenza che i Dati Astrofisici Universali mettono loro davanti.

Il mio lavoro in questo contesto consiste nel rendere semplice ciò che è difficile e nel far vedere che la Luce che acceca gli occhi è la Luce che apre l’Intelligenza della creatura umana all’Immagine dell’Intelligenza Divina del suo Creatore. Infatti si continua a preferire lavorare in condizioni animali unicamente ed esclusivamente per paura di vivere una Libertà che, a Immagine e Somiglianza della Divina, vince ogni cosa e affronta i problemi dello Spazio e del Tempo con la coscienza vittoriosa di chi ha imparato che Vivere è un’Avventura, un’Epopea in costante e continuo avanzamento verso un Orizzonte che rivela la propria natura man mano che ci si avvicina al suo Confine. Nelle parole del nostro Creatore, Dio Figlio Unigenito, nostro Re e Signore, nostro Padre e Maestro: «Ogni giorno porterà la sua fatica».

Comprendo che, avendo lavorato in questo Campo della Creazione del nostro Universo con la costanza di chi ha dedicato la propria vita a ricreare la Vera Immagine dei nostri Cieli e la loro Relazione nello Spazio e nel Tempo con il Cosmo in cui sono stati creati, avendo formato la mia intelligenza per lavorare con immagini semplici sostenute dai Dati Astronomici Naturali, mi sia necessario partire da un Principio Universale chiaro che non lasci spazio a dubbi e funga da Ponte tra il XX secolo e questa Introduzione al XXI secolo. Per soddisfare questa esigenza dirò fin da ora che questa Introduzione è ciò che il suo titolo indica: «Un’Introduzione». Chi apre la Porta compie il proprio lavoro; spetta a chi entra continuare a lavorare e ad aggiornare il pensiero cosmologico e astrofisico affinché le nuove generazioni possano muoversi nei prossimi secoli su un terreno alimentato da un albero delle scienze creative il cui frutto viva secondo la Legge della Vita e non secondo la Legge della Morte, che fu il frutto che l’albero dell’ateismo scientifico venne a offrire al XX secolo.

Per quanto riguarda l’Origine del Cosmo, stabilendo qui il Principio del Nostro Universo come un’Opera successiva alla Creazione del Cosmo, e un Cosmo che fu creato per essere il Campo di Materia Prima di cui il suo Creatore avrebbe dovuto servirsi per la Creazione di Nuovi Universi, questa Origine Cosmologica ebbe luogo in una Trasformazione Massiccia di materia astrofisica in energia cosmica; energia globale che, essendo reindirizzata verso campi di energia spazio-temporali, ha iniziato il suo viaggio di ritorno verso la materia astrofisica.

In sostanza, questo Big Bang Originale continua a verificarsi ai confini del Cosmo, dove l’energia cosmica generata dalle galassie viene raccolta da campi di energia spazio-temporali che trasformano l’energia in materia. E così all’infinito, per l’eternità, da cui deriva la naturale espansione ad infinitum del Cosmo. La creazione delle galassie è un evento senza fine che il Creatore del Big Bang Originale alimenta estendendo lo spazio ai confini della sua creazione man mano che il tempo si materializza in galassie e ammassi di galassie.

Non è, quindi, un caso che la Rivoluzione Radioastronomica che stiamo vivendo aggiunga e continui ad aggiungere nuove galassie a quelle già individuate, espandendo i confini del Cosmo man mano che questa nuova somma ci apre gli occhi su un’Espansione estranea a qualsiasi Contrazione Cosmologica Finale.

Proprio come l’Eternità, l’Infinito e Dio non hanno né inizio né fine: la Creazione è venuta per rimanere per sempre, in eterno. Il contrario, negare l’espansione all’infinito del Cosmo nell’affermazione di una contrazione che avrebbe inizio in un punto qualsiasi della linea dell’Eternità, significa abbandonarsi alla fantascienza, ovvero tornare all’Età della Fallacia del XX secolo, quando un’ipotesi era legge finché non ne fosse dimostrata la malvagità. Poiché la malvagità del XX secolo ha inondato i campi della Terra con due guerre mondiali, la persistenza in una simile fallacia equivale a dichiarare guerra aperta contro il genere umano, contro la vita e contro Dio.

E a conclusione di questo Prologo, l’osservazione in tempo reale dell’evoluzione che le scienze astronomiche, e fisiche in generale, hanno vissuto negli ultimi 40 anni, costituisce una fonte di studio di risorse intellettuali favorevoli alla costruzione di un Pensiero nitido e senza crepe sull’Immagine Naturale che corrisponde ai nostri Cieli e alla nostra Terra. A questo punto non si può dubitare che l’immagine che le scienze geologiche e astronomiche proiettano al genere umano influenzi la sua posizione nei confronti della propria civiltà e il suo atteggiamento di fronte all’Universo. Cercare di scaricare la responsabilità e attribuire le proprie colpe a una forza esterna al proprio sistema è una strategia patologica che, come emerge dalla realtà storica in cui ci troviamo attualmente, non porta da nessuna parte, o meglio, porta sì a un luogo ben preciso: la distruzione.

 Il ruolo che le scienze naturali hanno avuto nello scoppio della Seconda Guerra Mondiale è un mea culpa che grava nell’aria come una lapide su una tomba.

 Il rapporto tra Conoscenza e Comportamento è una legge perfettamente accettata dalle scienze fin dai tempi più illustri dell’Etologia; per non dilungarci troppo nel tempo, il ruolo che l’ateismo scientifico, sostenuto dalla scienza del XX secolo, ha avuto nella tragedia del XX secolo è fuori discussione. A meno che, ovviamente, ora, oltre che ciechi, non vogliano renderci tutti senza cervello.

Personalmente non credo che la Malvagità sia stata consapevole. Ma una volta acquisita la Coscienza, le conseguenze della Libertà non possono essere attribuite all’Impossibilità di aprire un Sigillo che Dio ha tenuto chiuso con il Suo Pugno e la Sua Scrittura. Non c’è, quindi, Condanna; né il mio compito consiste nel giudicare i Pensatori degli ultimi secoli. La Verità va al di là del giudizio sugli altri; nella sua Natura sta il rendere liberi coloro che si sono trovati rinchiusi nelle tenebre di un Silenzio che ha origine in una Necessità Cosmologica, oggi superata.

Apriamo dunque la Porta che per 3.500 anni è rimasta chiusa, per la gloria del nostro Divino Creatore e per la liberazione di tutte le nazioni del genere umano dalle forze che l’Ignoranza, nata dalla Caduta del Primo Uomo, aveva scatenato su tutti i popoli della Terra.

 

 

CAPITOLO 1

DICHIARAZIONE DI PRINCIPI

 

1. Ma, per cominciare, e poiché occorre sempre scegliere un buon punto di partenza, dirò che questo studio sulla Memoria della Creazione dell’Universo (Cieli e Terra) ha la sua origine nella necessità di aprire la Fede ai principi scientifici della Natura. Non intendo fondare la Fede su tali principi, poiché la Fede è stata ed è fondata sui principi soprannaturali di cui i Vangeli costituiscono il Trattato Eterno. Incarnazione e Resurrezione sono le due colonne del Tempio della Fede; quando si tratta di domande sull’Origine di tutte le cose, l’unica spiegazione che i nostri genitori hanno potuto darci, e che noi stessi abbiamo potuto dare, finora, ai nostri figli, è il Racconto della Creazione dell’Universo secondo la Genesi. Vale a dire: «Dio creò i Cieli e la Terra»… E il resto, il «come» e il «quando», sono aspetti dell’Attività Creatrice che possiamo conoscere o ignorare, ma che non aggiungono né tolgono nulla alla Fede.

2. Il compito che mi sono prefissato in questo libro è quello di superare la prima delle due incognite: «il come». Infatti, sebbene la fede sia invincibile, nessuno può negare che la fede senza l’intelligenza sia corruttibile, come è stato ampiamente dimostrato nel corso dei secoli. All’ignoranza dobbiamo quindi attribuire tutti gli errori del Cristianesimo. Di conseguenza, in questo libro andrò dritto alla Verità; e la verità è questa: l’Universo, questa struttura di ingegneria astrofisica all’interno delle cui pareti orbita il nostro Sistema Solare, è stato creato dal Dio della Genesi. Il contrario, ovvero il presunto fatto circostanziale che questo insieme finale di impressionante bellezza che chiamiamo «l’Universo» si sia prodotto a partire da una serie caotica di elementi, non ha causato al materialismo scientifico alcun conflitto psicologico, nella misura in cui la Scienza ha negato l’esistenza di un’Estetica Naturale. (Questo tema dell’Estetica dei Cieli e della sua funzione stimolante per l’Intelligenza è una questione che l’ateismo scientifico ha dichiarato essere frutto di una serie di casualità, tutte originate dal Caos. Per quanto riguarda il resto: come sia possibile che il Caos produca Cieli di una bellezza così impressionante, questo è un punto a cui si sono rifiutati di rispondere. Oppure hanno risposto con il disprezzo che merita la domanda di uno stolto). Non a caso il padre dell’etologia e premio Nobel Konrad Lorenz ha messo in relazione Conoscenza e Comportamento nella sua classica equazione: «Verità = Sopravvivenza; Menzogna = Distruzione».

3. Gli esempi che il saggio Konrad Lorenz, padre dell’etologia, parlando del rapporto diretto tra Conoscenza e Comportamento, ci ha posto davanti agli occhi sono infiniti, ma in sintesi convergono in una conclusione universale; vale a dire: il Comportamento positivo, ovvero di sopravvivenza, adattamento ed evoluzione di ogni essere vivente, è il frutto della sua Conoscenza vera e reale della Natura; informazioni che acquisisce attraverso i propri sensi, da un lato, e dal proprio patrimonio filogenetico, dall’altro; in modo tale che, dalla natura del comportamento in vivo di una specie, possiamo definire la natura della conoscenza che le serve da base per muoversi nello spazio e nel tempo.

In altre parole, se forniamo a un individuo un’informazione falsa sullo scenario in cui si muove, la conseguenza sarà un andamento a zig-zag. Esempio: se a un individuo in movimento trasmettiamo un’informazione falsa sulla lunghezza di un ostacolo sul suo percorso – per il quale, man mano che si avvicina, deve prepararsi a superarlo – indicandogli come dato di fatto una lunghezza di due metri, quando in realtà sono dieci, la convalida di questa falsità ne causerà la rovina.

Negli animali sono i sensi, qualunque essi siano, a raccogliere le informazioni man mano che il movimento si produce. Nell’essere intelligente, nel caso dell’uomo, le informazioni provengono dalla comunicazione, e pertanto l’individuo è esposto a una manipolazione fattuale esterna che, guidando il suo comportamento, può o meno mirare alla sua distruzione. Ora, quando è l’intera specie, l’intero genere umano, in questo caso, a muoversi lungo un percorso autodistruttivo, per logica dobbiamo parlare di una patologia intellettuale che, colpendo tutti gli uomini, non può che trascinarli tutti nell’abisso della propria estinzione. E poiché la cosmologia si riferisce alla struttura della natura, origine di ogni vita sulla Terra, il comportamento globale autodistruttivo che caratterizza il genere umano va ricercato in una patologia dell’intelletto, volta a ricreare intellettualmente la natura del mondo in cui l’uomo vive, esiste ed è.

4. Tornando al tema metafisico, il fatto è che nemmeno l’Etica è implicata nella Genetica, e tuttavia la sua manifestazione si produce a tutti i livelli storici conosciuti. Pertanto, essendo innata questa necessità, la Conoscenza fa parte della nostra struttura genetica. O, in altre parole, non reagiremmo all’Estetica dell’Universo se la nostra struttura genetica non fosse predisposta a rispondere alle scintille che i Cieli fanno balenare nel nostro cervello.

Pertanto, negando la relazione tra Intelligenza Naturale ed Estetica Universale, ciò che il materialismo scientifico ha fatto è stato condurre in un vicolo cieco il treno della ricerca cosmologica creazionista. Contro tale tentativo va detto che la storia delle civiltà, fin dai suoi albori, conserva una testimonianza delle risposte delle diverse culture a questo stimolo naturale (Intelligenza Naturale-Estetica Universale) rispetto al quale il Genere Umano, trovandosi com’era nella sua Infanzia Ontologica, non aveva capacità di manipolazione né di dominio. O, in altre parole, l’essere umano reagisce di fronte alla Bellezza dell’Universo con la stessa naturalezza con cui gli alberi reagiscono all’arrivo della primavera e i venti a quello dell’inverno.

Essendo «l’Ammirazione la madre del Pensiero Filosofico», è la Natura stessa che, portando nella sua Struttura Universale l’impronta dell’Intelligenza del suo Creatore: il cui effetto sulla Vita non può che essere una Creatura Intelligente «a immagine e somiglianza del suo Creatore», genera nell’essere umano il Pensiero Metafisico, in base al quale egli trascende la propria materialità delle informazioni registrate dai sensi per elevarsi a una Causa Esterna Universale che ha in Dio la sua Origine.

A questo proposito si potrebbe obiettare che la Metafisica non ha nulla o poco a che vedere con la Cosmologia. Obiezione infondata, poiché la Filosofia, essendo madre della Metafisica, è il fuoco che accende nell’Essere l’Intelligenza che lo conduce alla Scienza. E la Scienza orienta il proprio Pensiero verso la Creazione. Un modello di comportamento che osserviamo in tutte le civiltà. E dal quale deduciamo che l’impronta del Creatore si integra nella Creazione per elevare la Vita della sua Creatura alla sua Esistenza e Partecipazione all’Eternità.

5. Per quanto riguarda la Creazione della Vita Intelligente sulla faccia della Terra, all’epoca (parlando dell’Homo Sapiens Adanensis), l’essere umano nella sua Infanzia Ontologica, la risposta dell’Uomo allo stimolo dell’Universo nel suo Cervello fu la Parola. Vale a dire, se la Scienza affonda le sue radici nel fatto dell’ammirazione, quello stesso fatto rivoluzionò molto prima il Futuro dell’Uomo, aprendogli la bocca per articolare la sua Prima Parola.

La Prima Parola, la parola di ammirazione per eccellenza, quale altra poteva essere se non «Dio!».

Infatti, il racconto biblico sulla creazione dell’Universo ha la sua origine nella soddisfazione di quello stimolo che risvegliò nell’Uomo la ricerca della conoscenza dell’origine di tutte le cose. Tra le diverse risposte che le varie nazioni dell’antichità diedero a tale stimolo (Estetica Celeste-Intelligenza Naturale), la risposta biblica aprì tra Mosè e i suoi contemporanei una distanza tanto insormontabile quanto lo era per il Faraone attraversare il Mar Rosso.

6. In effetti, rispetto al racconto della creazione dell’universo di Mosè, i racconti cosmogonici dei popoli antichi recavano l’impronta del trauma storico vissuto dai loro padri da qualche parte al di là del Diluvio. Dei, demoni, oceano, cielo, terra, semidei... Tutte le paranoie di quegli uomini si mescolarono in un caos mitico dalle cui viscere non poteva scaturire nulla di buono se non la giustificazione del comportamento sociale che costituiva il loro patrimonio storico. Motivo per cui in questo libro preferisco rimandare a un’altra occasione un’analisi sulla genesi delle risposte dell’Antichità alla sfida del cosmo. Né mi perderò nell’analisi e nella confutazione delle teorie cosmologiche moderne, poiché, sebbene sotto una veste diversa, le risposte dell’Età Atomica alle vecchie domande classiche sull’Origine e sulla Struttura dell’Universo affondavano le loro radici nello stesso atteggiamento psicologico che trascinò l’uomo antico nell’Età dei miti e delle leggende.

A tempo debito, quando se ne presenterà l’occasione, ne analizzerò minuziosamente la struttura fino a mettere a nudo la natura delle loro ipotesi. Poiché questa Nuova Cosmologia non è lo sviluppo di un’ipotesi precedente, né è debitrice di alcuna di esse, la teoria storica che dà il via a questo libro non ha motivo di seguire lo stesso metodo di registrazione e confutazione di tutte le ipotesi che, dai tempi del Mondo Classico all’Età Atomica, hanno fatto lo stesso, ovvero cercare di soddisfare il bisogno di conoscenza dell’essere umano. E considerando che la libertà di espressione si unisce alla libertà di pensiero per creare il proprio metodo, ho preferito seguire come linea d’azione la piattaforma tracciata da Mosè nella Genesi. E lo dico consapevole che senza il lavoro delle generazioni passate sarebbe impossibile essere qui presenti.

Ora, tenendo conto che questo progresso era già inscritto nella Storia della nostra Civiltà fin dal momento in cui il suo Fondatore non è stato altro che Colui che, aprendo la Bocca, disse: «SIA LA LUCE», questa Introduzione non riconosce altra parentela se non con Colui che ha disposto che l’Intelligenza umana trovasse la Porta aperta alla Scienza della Creazione. Le scienze hanno svolto una sacra funzione storica, nient’altro che preparare l’Intelligenza del nostro Secolo ad accedere all’Intelligenza senza limiti del nostro Creatore.

7. Dallo studio della Storia delle Scienze, in generale, e dell’Astronomia, in particolare, si vede in che modo e in che misura l’Ignoranza fu il lascito che la generazione di quei mitici artefici delle prime città costruite dalle mani degli uomini lasciò in eredità al Genere Umano, la cui età dell’oro fu raggiunta quando «la corona scese dal cielo», quando le città si eressero a corpo del Primo Re della Terra, quell’Adamo che, sfidando la Legge e disprezzando la Pace nel suo cammino verso la civiltà della pienezza delle nazioni del genere umano, fece della Guerra Santa la sua legge di ferro; eredità che condusse tutti alla Morte. Distruzione in cui si apprezza meglio che in qualsiasi altro luogo il delicato rapporto tra Conoscenza e Comportamento.

Un’informazione «falsa» sull’Identità e la Personalità del Creatore, accettata come vera e certa, scatenò la prima guerra civile mondiale, messa in scena nel fratricidio di Caino contro Abele; informazione che, se non fosse stata accettata, e se l’Uomo avesse intrapreso un Cammino diretto verso la Civiltà Universale, avrebbe risparmiato al Genere Umano tanta sventura.

Ma poiché non siamo in questo libricino per correggere gli storici dell’Antichità, è bene che per ora accantoniamo il tema della Caduta alla luce delle scienze storiche, e avremo tempo, quando Dio lo vorrà, per viaggiare al Settimo Millennio prima di Cristo e ricreare, alla luce delle prove, il Mondo prima della Caduta di quel primo regno il cui re ricevette la corona «scesa dal Cielo», Adamo per noi, «Alulim» per gli eredi di quel mondo perduto… per una mela!

8. Proseguendo con l’argomento, a titolo introduttivo, e anche se una breve panoramica generale possa sembrare fuori luogo, l’ingresso di Mosè nella Storia Universale rivoluzionò la struttura del Futuro dell’Umanità per molte ragioni. Fu il primo legislatore ad abolire i sacrifici umani. Una volta purificato da Gesù Cristo dalle pene legate al delitto biblico, il Codice mosaico di giustizia continua a essere la base della nostra etica sociale, e i suoi «Non uccidere, Non rubare, Non commettere adulterio, Non rendere falsa testimonianza»… rimangono i pilastri su cui il Palazzo di Giustizia mantiene la sua struttura fondamentale.

Ovviamente il mondo rimane tale e quale a causa della battaglia all’ultimo sangue che il seme di Caino continua a combattere contro Cristo.

Fin dalle origini del Mondo, di quel mondo rinato dalle ceneri del mondo antico precristiano, l’obiettivo di regni e imperi, tiranni e dittatori non è stato, né è altro, che legalizzare il furto, l’adulterio, il crimine, la falsa testimonianza, il sesso contro natura, ecc. La storia di questa lotta tra la legge della Natura, scritta da Dio Creatore nel cuore di tutte le prime famiglie della Terra, e la legge del crimine, il cui scopo era ed è la legalizzazione di tale trasgressione (in nome dello Stato, della casta, della democrazia, persino di Dio), ha avuto e ha come linee guida principali quella di condurre le nazioni all’accettazione della guerra in quanto stile di vita.

Non è necessario sottolineare l’importanza del Codice di Mosè e la sua natura rivoluzionaria. Come ho già detto, quel Codice è stato il fuoco che ha fatto risorgere dalle ceneri quel Mondo Antico che, con la Quadratura dei Cesari, ha condotto l’Antica Civiltà alla rovina. Animato dallo Spirito di Cristo, da quelle ceneri è sorto il Mondo Moderno, che oggi sta nuovamente cavalcando verso la propria rovina in sella agli stessi cavalli che condussero alla caduta l’Impero Romano.

9. In molti modi, quindi, la Rivoluzione di Mosè continua a influenzarci tre mila cinquecento anni dopo la sua nascita.

Senza contraddire in alcun modo la nostra Dogmatica sulla Trinità, il suo monoteismo continua a essere la Roccia su cui Cristo ha edificato la sua Chiesa. (Dall’opposizione tra quella forza Antica, bloccata nella sua inerzia, che si rifiutava di compiere il salto in avanti, e la Nuova, che reclamava di nascere, sorse il grande conflitto che, con la sua esplosione, restituì alla Sacra Scrittura la natura rivoluzionaria che aveva alle sue origini e alla quale non rinunciò mai. Grazie a Gesù Cristo, anche a costo di essere considerato «traditore della patria» per aver voluto trasformare la Sacra Scrittura in patrimonio universale dell’umanità, l’Intelligenza Naturale Classica trovò la porta aperta allo studio della Creazione. E, cosa ancora più importante, Gesù Cristo diede alla Bibbia un Popolo che l’avrebbe protetta dalla Caduta dell’Impero Romano, ormai imminente).

10. Il popolo ebraico, è vero, aveva portato avanti la Sacra Scrittura contro il vento dei secoli. Ma lo aveva fatto come chi porta un fardello dal quale non può liberarsi. I suoi periodi di idolatria, le sue epoche di corruzione, così ricorrenti nella sua storia, non erano altro che questo: la manifestazione di quell’impossibilità di togliersi quel fardello dalle spalle. Mosè stipulò un Patto tra Dio e il popolo ebraico in base al quale Israele non sarebbe mai stato distrutto, ma che, essendo vincolante per entrambe le parti e con l’Occhio di Dio onnipresente, doveva creare – e creò – nella coscienza del popolo ebraico la necessità di non sentirsi sorvegliato in modo così costante e onnipresente. L’effetto di quella necessità di liberazione furono quei periodi di idolatria e corruzione di cui la Bibbia è così ricca.

Fu proprio questo rapporto di natura sadomasochista – in quanto Dio sapeva che per l’uomo era impossibile non peccare, e l’uomo sapeva che per Dio era impossibile smettere di punire – a condurre il popolo ebraico alla situazione finale che, attraverso il suo scontro con i poteri sacerdotali di Gerusalemme, ci ha rivelato Gesù Cristo.

Dopo un millennio e mezzo trascorso a studiare la Sacra Scrittura, vivendola sulla propria pelle – direi io –, tale era il modello di relazione tra Dio, l’Universo e l’Uomo che Gerusalemme e i suoi figli si erano formati. I suoi riti liturgici, le sue prescrizioni legislative, lo stile di vita ebraico in generale, salvo rare eccezioni, tennero il resto del mondo lontano dalla Sacra Scrittura, e il popolo ebraico, salvo rare eccezioni, lontano dai libri dell’Età d’Oro della Filosofia e delle Scienze Classiche.

Gesù Cristo si propose di abbattere questa situazione, questo muro psico-storico insormontabile in entrambe le direzioni.

E lo abbatté.

 La necessità era vitale. In quanto depositari della Sacra Scrittura, gli ebrei non potevano ignorare che la Storia Universale continuava a evolversi e che intorno a loro c’era un altro popolo nel quale Dio aveva depositato un altro tipo di «scrittura sacra».

Se la Sacra Scrittura era il frutto dell’amore di Dio per l’Uomo, il frutto dell’amore dell’Uomo per la Saggezza sarebbe stata la Filosofia, madre della Scienza.

11. Lungo è stato il cammino della Scienza nel corso dei secoli. Come non poteva essere altrimenti. Infatti, essendo stato creato l’Uomo per essere partecipe dell’Onniscienza creatrice, l’intelligenza umana, riflesso vivo dell’Intelligenza Divina, non poteva né può smettere di aspirare a vivere la propria crescita all’interno della dimensione onnisciente naturale alla Fonte della propria esistenza. La conseguenza diretta e nefasta che la Caduta ha lasciato in eredità a tutte le famiglie del mondo è stata proprio questa disconnessione; così, pur avendo l’uomo «in sé la potenza di essere», si è trovato, dopo la Caduta, nell’impossibilità di passare dal «dire» al «fare», ciò che in Filosofia si chiama: passare dalla «potenza» all’«atto».

Questa impossibilità naturale si tradusse in mitologie e cosmogonie, una per una e tutte nel loro insieme, promotrici del Delitto contro una Natura che, pur portando nel proprio seno la legge Divina, si vide impotente nel ricollegare la Creatura Umana al proprio Creatore.

L’Ignoranza fu il destino del genere umano (sulla cui natura approfondiremo a tempo debito, ma non qui, poiché questo libro è destinato a rimanere esclusivamente nel campo della conoscenza di Dio in quanto Creatore dei Cieli e della Terra)... Ignoranza contro la quale si levò il Pensiero Filosofico e, sebbene l’intelligenza umana fosse asservita alla legge della ragione animale, poiché l’essere umano porta nel proprio seno il seme dell’intelligenza divina, questa, per disposizione del Creatore, avrebbe dato i suoi frutti.

12. Così, mil cinquecento anni dopo la Nascita, giunse per la Scienza l’ora della sua libertà. La tutela che la Teologia aveva esercitato sul suo corpo giungeva al termine. Solo che la situazione non era più la stessa. Non si può paragonare il mondo di millecinquecento anni dopo Mosè con quello di Galileo, millecinquecento anni dopo Gesù Cristo. Ma per quanto riguarda la fine della tutela della Teologia sulla Scienza, l’Ora era davvero giunta.

Le lancette dell’orologio del Tempo avevano continuato a scorrere verso quell’Ora.

Se i teologi si scandalizzarono per Galileo, non fu perché Dio avesse smesso di essere lo spirito che, sul volto delle sue creature, infonde il soffio vitale. Direi piuttosto che fu per il motivo opposto; fu perché la Teologia aveva cercato di monopolizzare quel soffio vitale e, non riuscendoci, non poteva che scandalizzarsi di Dio. Ma queste cose erano già state predette. Il vero problema alla base dell’indipendenza della Scienza nacque quando da quegli attriti emerse quella sensazione di libertà di chi si libera, finalmente, dalla protezione di una madre eccessivamente, come direi io, madonnina. Una sensazione crescente che, alimentata dalla critica della ragione indipendente nei confronti di una Chiesa ancorata ai suoi comportamenti medievali, finì per convertire il Mondo Moderno ai diversi tipi di materialismi scientifici.

Dato il condizionamento intellettuale acquisito dalla scienza moderna, difficilmente il progresso della conoscenza fisica dell’Universo avrebbe potuto convergere verso l’incontro con il suo Creatore.

13. Anche se può sembrare una critica distruttiva – cosa che non è – è un dato di fatto che il fallimento dell’Età Moderna fosse già scritto nella sua eredità all’Età Atomica. Molte idee su possibili modelli cosmologici, ognuna un tassello di un puzzle che si intravedeva meraviglioso, ma che nessuno riusciva a mettere in ordine. Al genio di Einstein e alla sua generazione toccò elevare il Numero al rango di Parola e, con il suo potere onnivoro, ordinare il Cosmo. (La follia che – secondo loro – si celava nel genio indusse i saggi dell’Età Atomica a credere di trovarsi in una staffetta e che fosse giunto il loro turno di correre. Con la fedeltà dei saggi a una causa persa, i geni della prima metà del XX secolo si lanciarono sulla pista che conduceva all’inferno delle guerre mondiali. Quando se ne resero conto, quando vollero fermare il treno, era ormai troppo tardi, e l’inerzia fece il resto). Si lanciarono e, come Pilato che si lavava le mani, si fecero da parte.

Come non coinvolgerli nella nascita del mostro che hanno nutrito con il latte della legge del più forte e con il pane della guerra come strumento di progresso ed evoluzione!

Alimentati dalla dottrina del materialismo scientifico, il mostro nazista e il mostro bolscevico crebbero fino a trasformarsi negli eserciti di quell’inferno che fece del XX secolo il periodo più malvagio mai vissuto fino ad allora dal genere umano.

È vero, la caduta dell’Impero Romano non fu meno infernale, ma il fatto che il XX secolo disponesse di tutti i mezzi necessari per impedire l’ecatombe apocalittica, l’aver visto nella guerra l’unico mezzo possibile per uscire dalla crisi ideologica ed economica che colpiva tutte le nazioni allo stesso modo, ha trasformato la caduta del mondo moderno nella più grande tragedia mai conosciuta, sia per il numero di anime intrappolate nell’ecatombe apocalittica, sia per l’odio e la malvagità che si sono scatenati nei conflitti mondiali del XX secolo.

In altre parole, secondo il vangelo del più forte: la guerra mondiale era legittima.

Dovevano iniziare.

E iniziarono

14. Fortunatamente per noi, tutto ciò che ha un inizio ha una fine, e anche la più grande delle guerre vissute dal genere umano giunse al termine.

Finì; ma, in fuga dalla sconfitta del Forte, gli atleti della Scienza corsero in tutte le direzioni e consegnarono il testimone dell’energia atomica alle due grandi potenze vincitrici del conflitto.

Nacque la Guerra Fredda.

Una Guerra Fredda che ebbe origine dalla decisione di Dio di armare Caino e Abele con la stessa mandibola, allo scopo di impedire il fratricidio attraverso il timore della distruzione di entrambi. Una politica meravigliosa di cui ora tutti godiamo i frutti. Non che l’Era Atomica sia, o sia stata, un paradiso di concordi pensamen i rivolti alla salvezza delle nazioni e alla redenzione della Madre Terra. Niente affatto! Ma la rivoluzione tecnologica doveva seguire il suo corso.

E, per una di quelle meravigliose decisioni della Provvidenza, gli occhi dell’Intelligenza umana si aprirono; cominciarono a penetrare nelle distanze astronomiche.

E, man mano che il campo universale si ampliava agli occhi telescopici della Civiltà, quell’Universo del più Forte andò evaporando, svanendo come fa la bolla di sapone che, secondo i suoi creatori, era. Sbalorditi, con gli occhi increduli di chi vede i propri idoli vacillare sul piedistallo, incapaci di reggere il peso del terremoto che scuote le fondamenta della terra, le ultime generazioni della Guerra Fredda hanno visto la religione di Einstein e la sua dottrina cosmologica tremare sul proprio altare, senza che i suoi sacerdoti potessero fare nulla per impedirlo.

Ancora una volta la Realtà ha negato, nega e continuerà a negare l’ideologia del materialismo scientifico. Prima ha negato il suo vangelo del più forte; poi ha negato la sua dottrina della necessità della guerra come strumento biologico di civiltà, e ora fa tremare le fondamenta del Cosmo secondo la Scienza.

15. Ma piuttosto che perdermi in una critica del comportamento scientifico, preferisco passare direttamente a sottolineare lo sviluppo della Civiltà come risultato dell’evoluzione del linguaggio umano, cavallo di battaglia che ci ha condotto alla vittoria su quell’assenza di conoscenza di cui si lamentava il Figlio di Dio, dicendo: «Se non comprendete le cose della Terra, come potrete comprendere quelle del Cielo?».

Non è un esercizio di retorica affermare che il senso, l’obiettivo, lo scopo verso cui si sono incamminati questi ultimi due millenni sia stato il superamento di quella lacuna intellettuale. Ricordiamo che Dio aveva parlato come profeta, Dio aveva parlato come legislatore, Dio aveva parlato come re e signore; infine Dio parlò come Padre, ma Dio non ci parlò mai come l’Intelligenza Creatrice di Colui che, aprendo la bocca, disse: «Sia la luce».

Eppure, pur avendo affermato di aver creato l’Universo, nel cuore di quell’affermazione era racchiusa la promessa di farlo. Così, nel lamento del Figlio di Dio questa promessa pulsava sotto forma di Futuro, che doveva ancora arrivare, che Lui avrebbe voluto vedere già presente, ma che, purtroppo, doveva ancora giungere.

Infatti, l’intelligenza dell’Uomo Classico avrebbe dovuto crescere molto per poter comprendere le leggi della Scienza della Creazione. Il Cammino dalla barbarie all’alba del nostro tempo sarebbe stato lungo e stretto; ma quel Giorno sarebbe giunto. La Storia gli avrebbe aperto il suo orizzonte, e la Stella del Mattino che annuncia l’arrivo del Nuovo Giorno avrebbe fatto risplendere la sua luce sulla Pienezza delle Nazioni.

16. Vedendola arrivare, da lontano attraverso i secoli, uno dei Discepoli di Gesù la salutò, dicendo: «L’ansiosa attesa del Creato attende la manifestazione della gloria della libertà dei figli di Dio». Figli di Dio erano tutti gli Apostoli di Gesù Cristo; quando Paolo affermò che «l’intera Creazione» stava aspettando la «manifestazione della gloria della libertà dei figli di Dio», a modo suo, in quel modo così intelligente che San Pietro gli riconobbe, San Paolo profetizzò la Nascita di questo Giorno in cui Dio ci avrebbe parlato come quel Creatore dell’Universo che si era rivelato all’inizio del suo Libro.

Anzi, i primi due passi in questa direzione erano già stati compiuti. C’erano la Rivelazione e la Scienza.

Sebbene fosse vero che tra le due esistesse un muro, il Cristianesimo, come si sarebbe visto nella prima metà del primo millennio, lo abbatté, e alla luce del suo Magistero la Teologia e la Scienza impararono a convivere, a crescere insieme.

Ovviamente la Civiltà avrebbe ancora dovuto affrontare momenti amari e critici; sul suo cammino incombevano le invasioni, la divisione delle Chiese, la battaglia tra Fede e Ragione e, alla fine dei due millenni, le guerre mondiali. Solo alla fine lo spirito dell’Intelligenza sarebbe entrato in scena.

 

 

 

PRIMA PARTE

LA CREAZIONE DELLA LUCE NELLA GENESI

 

CAPITOLO 2

IN PRINCIPIO DIO CREÒ…

 

17. Entriamo a pieno titolo nel tema centrale di questo libro: la Creazione del nostro Universo. E, per cominciare, poiché non poteva essere altrimenti, ho scelto la Rivelazione Biblica come via per la scoperta dell’Origine e della Costituzione dei nostri Cieli e della nostra Terra.

Per il semplice fatto che il pensiero scientifico si sia allontanato dalla Rivelazione, il diritto di costruirsi un Universo su misura per ciascuno non è affatto legittimato. La legittimazione dei modelli dell’universo, «purché nella loro costruzione si utilizzino come mattoni le scienze dei numeri», non è altro che un modo sottile di riconoscere in privato, senza affermarlo in pubblico, l’incapacità della Scienza di slacciare il laccio dei sandali a Colui che è l’Origine di tutte le Scienze.

Ma poteva forse essere altrimenti? Nati, per così dire, ieri, pretendiamo forse di negare Dio affinché il nostro orgoglio si salvi dal fallimento?

18. Curiosamente la Teologia, contagiata dall’audacia dell’ateismo scientifico, si è lasciata ingannare dall’impostura della cosmologia del XX secolo; e, condividendo l’impossibilità di accedere al Pensiero di Dio, è arrivata a far credere alla Chiesa che il racconto creazionista della Genesi non sia altro che un’altra metafora priva di qualsiasi contenuto scientifico; ovvero, che l’unico obiettivo della Rivelazione della Genesi consista nel mettere in relazione l’esperienza dell’Universo con l’Idea di un Creatore Divino.

Da qui, quindi, a promuovere un costante aggiornamento del Testo, adattandolo alla mentalità e all’intelligenza dei secoli, che cosa!

All’orgoglio dell’intellighenzia sarà sempre più utile negare la propria incapacità di elevarsi al livello del Dio Creatore del Cosmo piuttosto che ammettere l’impossibilità di arrivare nemmeno alla suola delle scarpe del Creatore di tante meraviglie che adornano l’Abito del nostro Universo.

19. Gli uni per un motivo e gli altri per un altro, il fatto è che, entrando nel regno dell’Onniscienza Creatrice, lo facciamo tutti come chi calca un territorio vergine. Che gli uni e gli altri – gli uni negando l’esistenza di un Dio Creatore dell’Universo e del Cosmo, e gli altri affermando la propria impossibilità di entrare nella Parola Creatrice ricorrendo all’espediente teologico secondo cui il Racconto sarebbe una Metafora – al di là delle credenze e delle opinioni degli uni e degli altri, il Racconto della Creazione dell’Universo ha adempiuto alla sua funzione storica di introdurre l’Uomo al suo Creatore.

Nella Mano di Dio risiede il Diritto di Intervenire nella propria Creazione; la Rivelazione è stata data per smascherare la vanità di ogni intelligenza naturale. Ma poiché Dio non si gloria di ridere delle sue creature, tanto più quando si è unito alla sua Creazione in quanto Padre, e poiché la Saggezza è il contrario dell’Ignoranza, nel corpus letterario della Rivelazione era sigillata la Promessa Onnipotente dell’Accesso, nello spirito della Fede, dell’Intelligenza dell’Uomo all’Onniscienza Creatrice Divina.

Gioia, dunque, e lasciamo che il fiume dei secoli trascini nel mare del Passato le argomentazioni nate per mascherare il fallimento di tutti: scienziati e teologi, per aprire la Porta, entrare e vedere.

20. Detto questo, tenendo presente il Pensiero di Dio, il Testo Originale della Genesi dice che:

«La Terra era… confusa!».

«All’inizio la Terra era confusa e vuota», è la frase completa.

Nella stragrande maggioranza delle traduzioni dell’originale biblico, specialmente a partire dai tempi della ribellione di Lutero contro l’Unità della Chiesa Universale fondata dal Signore Gesù, Unico Re Eterno, Unico Pontefice Universale, Dio Figlio Unigenito, il quale con il suo Potente Verbo portò all’esistenza la Luce, il Firmamento, e tutta la vita di cui la Madre Terra fu fecondata dal suo Creatore, le parole: «La Terra era confusa e vuota», non sono esattamente le stesse.

E si capisce.

Gli stessi traduttori moderni si sono trovati intrappolati nella logica scientifica e, per evitare ai propri lettori «la confusione», hanno preferito adattare la Parola di Dio allo spirito dei tempi.

Qui, a prescindere dai complessi e dai pregiudizi dell’epoca e dai relativi adattamenti – poiché riteniamo che Dio sia Eterno –, ho preferito mantenere il Testo originale e lavorare partendo dalle sue informazioni:

 «In principio Dio creò i Cieli e la Terra.

La Terra era informe e vuota…».

21. Ora, il fatto che la Terra abbia vissuto un periodo geostorico caratterizzato da un vuoto planetario (per quanto riguarda la biosfera) è un dato tanto elementare ed evidente quanto il fatto che nasciamo nudi. Dal punto di vista della geologia classica non si parla di un periodo storico di vuoto cortese nello stile in cui vuole presentarlo l’autore della Genesi. Ma se dovessimo attenerci ai criteri della geostoria moderna, non sarebbe corretto nemmeno parlare di un vuoto, per la superficie della Terra, a immagine e somiglianza di quello che vediamo sulla superficie della Luna. Ed è proprio di questo tipo di vuoto cortese che ci parla l’Autore dell’Apocalisse.

22. La Luna, ad esempio; parlando della Luna possiamo dire, e diciamo, «che è vuota». Per ragioni evidenti. Sulla Luna non ci sono piante; la Luna non ha atmosfera; la Luna non ha oceani; la Luna non ha nulla sulla sua crosta esterna in base alle cui proprietà potremmo permetterci il lusso di affermare che la Luna abbia avuto, o sia in procinto di avere, una biosfera.

Della crosta lunare, in particolare, oltre al fatto che non è altro che un deserto infinito che, per mancanza di tutto, non presenta nemmeno resti di qualche civiltà perduta nelle pieghe di uno di quei cataclismi asimoviani che tanto piacevano ai lettori del XX secolo; e della Luna, in generale, possiamo affermare e affermiamo che «la Luna è vuota». Senza atmosfera, senza oceani, senza continenti, senza vita di alcun tipo, né vegetale né animale, la Luna è oggi vuota quanto lo era ieri la Terra, prima che Lui, il Figlio di Dio, aprisse la bocca e dicesse: «Sia la luce».

23. Non c’è bisogno di insistere, e di insistere ancora, sull’immagine geostorica dal cui quadro il Verbo, aprendo la Sua bocca, con la Sua Parola Onnipotente rivestì la Nudezza della Madre Terra con il Manto di Ghiaccio che Egli chiamò «la Luce».

Quando, dunque, l’Autore Divino ci rivela che la Terra «all’inizio era vuota», l’immagine scientifica che il suo Creatore, Dio Padre, vuole trasmetterci e ci fa giungere è questa: quella di una Luna supergigante chiamata Terra. E sarebbe a questo Pianeta nella sua Infanzia, «nudo» ed esposto alla sua distruzione, che Dio Figlio si avvicinò, per meraviglia di tutti i figli di Dio, «non di questa Creazione», e aprendo la Sua Bocca diede Inizio alla Creazione del Genere Umano.

24. Così, per ampliare i nostri orizzonti, la scala degli elementi naturali che la Genesi ci invita a scalare ci pone di fronte a una Terra senza oceani, senza atmosfera, senza continenti, senza calotte polari, senza piante, senza animali, senza uccelli né pesci. In una parola, senza biosfera. E da questa prospettiva retrospettiva, con tutta la calma del mondo, un uomo di 35 secoli fa poneva questa domanda a tutti i saggi di ogni tempo e luogo, nati e yet to be born:

«Signore e signori, partendo da quel pianeta vuoto, vuoto quanto la superficie della Luna: come ha creato Dio l’acqua, il ghiaccio, l’aria, la terra, il fuoco? Vale a dire, gli oceani, i continenti, l’atmosfera, le calotte polari, le piante, gli uccelli, i pesci e ogni forma di vita».

Da allora la domanda dell’Autore dell’Apocalisse è rimasta sospesa sull’intelletto dei millenni.

25. A questo punto, nella distanza che separa l’autore divino dal lettore del XXI secolo, la risposta ufficiale, per bocca di teologi e scienziati, è che Mosè si sia limitato a inventare una metafora basata su una rara forma di iperbole mistica.

Personalmente non so come definire un fallimento che nega la possibilità di qualsiasi vittoria e che, nell’affermazione del Nulla, spera di affogare la propria sconfitta nel mare dell’oblio. Forse un giorno riuscirò a trovare la risposta. Nel frattempo, il primo compito di questo libro è dimostrare, contro Cartesio, che Dio non mente. Il secondo, che i geni si sono creduti più intelligenti di quanto fossero in realtà. E il terzo, dare la risposta corretta alla domanda verso cui si è incamminata la Civiltà: «Come ha creato Dio l’Universo?».

26. La necessità che ci obbliga a iniziare da qualche parte ci ha posto di fronte all’Informazione Biblica in questione:

 «In principio Dio creò i cieli e la terra.

La Terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’Abisso, ma lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle Acque.

Disse Dio: «Sia la luce»; e la luce fu».

Quante volte è stata letta questa Informazione? Quante volte è stata commentata questa Rivelazione? Quante generazioni hanno cercato di strapparle il segreto! E quanti pensatori sono stati onesti con se stessi e con gli altri e hanno riconosciuto che il quoziente intellettivo di chi ha creato questi Cieli e questa Terra è tanto lontano dal quoziente intellettivo umano quanto lo è l’Inferno dal Cielo?

(In questo libro il tempo andrà sempre inteso su scala geologica. Man mano che si procede, si apriranno nuovi orizzonti. Il Principio è il problema. E il problema sta nella scelta della piattaforma).

 

 

CAPITOLO 3.- CREAZIONE DELLA TERRA

 

27. L’Informazione biblica ci colloca su una piattaforma geologica specifica. In concreto, la Rivelazione stende ai nostri piedi un periodo geostorico. Se partendo dalla sua Informazione («la Terra era vuota») guardiamo intorno a noi e cancelliamo dalla superficie del Globo tutti gli elementi classici della Natura: atmosfera, continenti, oceani e calotte polari; cosa ci rimane? Ci rimane un pianeta vuoto il giorno prima della Nascita della sua Biosfera!

Ma il punto, verso cui l’intelligenza è stata messa in moto, si concentra sulla ricerca della risposta per la quale sono stati sprecati tanti sforzi. Voglio dire: partendo da un pianeta con tali caratteristiche geologiche, con una crosta primaria priva di qualsiasi elemento naturale con cui iniziare a fare qualcosa, l’immagine più vicina al suo stato primario è la vista della superficie lunare; partendo da questo stato primario, la domanda è:

Come ha fatto Dio a creare la biosfera?

Questo sarebbe il modo tradizionale di affrontare l’argomento.

Ma ce n’è un’altra.

28. Affrontiamo l’argomento da una nuova prospettiva. Perché non poniamo noi stessi la domanda? Vale a dire: quale serie di processi fisici dovremmo innescare, controllare e dirigere per creare una biosfera partendo da una piattaforma geologica simile?

Bisogna vederlo per crederci! In futuro vedremo con i nostri occhi Dio all’opera e rimarremo meravigliati nel contemplare come Dio compie le Sue Opere. A proposito di queste, suo Figlio, mentre ci rivolgeva un invito a partecipare allo spettacolo della Creazione, ci ha stupito dicendoci «che suo Padre compirà opere più grandi di questa». Da ciò comprendiamo anche che quell’invito è stato la causa della partecipazione di i figli di Dio a quest’opera, la Creazione dei nostri Cieli e della nostra Terra; Invito che raggiunse la sua felicità suprema quando, chiamando i suoi figli, li rese partecipi della nostra Formazione, e dicendo «Facciamo l’Uomo a nostra Immagine e a nostra Somiglianza», l’Invito fu aperto alla Partecipazione all’Atto Creatore.

Detto questo, e per non perderci in percorsi paralleli, e poiché l’Origine del nostro Universo non può essere vista da noi se non con gli occhi dell’Intelligenza, sarà con questi occhi dell’intelligenza che vedremo come Dio creò la Luce e tutte le cose.

29. Va da sé che il recupero, per la Memoria dell’Umanità, di una Realtà Storica alla quale al Genere Umano era stato negato l’accesso, per logica deve scontrarsi con i sistemi cosmologici che il Mondo Moderno si è creato per colmare quel vuoto.

Irrilevanti i dettagli sulle origini dei sistemi cosmologici del XX secolo, ai quali, per conferire loro maggiore veridicità virtuale, è stato assegnato il tempo persino in nanosecondi; l’entrata in gioco del vero sistema storico nell’origine dell’Universo non può che sconvolgere l’intelligenza di tutti coloro il cui pensiero è ancora ancorato all’oceano nelle cui acque è morto il Mondo Moderno.

Da parte mia, abituato a navigare liberamente nella Conoscenza delle Memorie dell’Universo, corro sempre il rischio di procedere a una velocità superiore a quella che il lettore è in grado di seguire. Confido di poter superare questo problema. Almeno così spero.

Ho tracciato la piattaforma geostorica da cui partiremo.

All’alba del Primo Giorno della Genesi la Terra era vuota, nuda, senza oceani né continenti né atmosfera né calotte polari. Nessuno degli elementi naturali rivestiva la nudità della Terra il giorno dopo la sua nascita. Come creò, allora, Dio la Biosfera?

Come la creeremmo noi, se ne avessimo il potere?

30. Infatti, Dio creò la Terra nelle Tenebre, poiché l’Autore scrive che, una volta creata la Luce, Dio separò la Luce dalle Tenebre; e poi dice che «Dio creò le stelle per separare la Luce dalle Tenebre».

Da qui la domanda: dove si trovavano, e dove si trovano, quelle Tenebre «che coprivano la superficie dell’Abisso» tra le quali Dio creò la Luce?

A questa questione verrà data, a tempo debito, la dovuta risposta. Da quanto si legge si vede, con occhio d’aquila, che ovunque si trovassero quelle Tenebre tra le quali Dio creò la Luce, in origine la Terra non fu creata nel seno delle stelle dei nostri Cieli. Un’affermazione precoce che avanza sulle ali dell’aurora, ma che si vedrà coprire il firmamento del Secolo con la potenza del Sole che allontana la Notte dal Giorno.

Basta prendere carta e matita, elaborare le informazioni partendo dal Principio, mettere in relazione la Luce con la Terra e ritrovarsi di fronte a un’immagine rivoluzionaria nella pienezza della sua grandezza. C’è ancora un bel po’ di strada da percorrere prima che questa immagine venga disegnata.

Percorriamolo.

31. In verità il mio lavoro in questa Introduzione consisterà nel creare questo quadro, integrarlo nella Storia della Terra e, partendo da questo quadro, aprire la Porta della Luce dell’Intelligenza a tutte le scienze.

C’è forse qualcosa di più naturale che sapere da dove veniamo!

Per il momento, una volta posto sulla carta il Mare delle stelle dei nostri Cieli tra la Luce e le Tenebre, non solo si risveglia l’Ammirazione, ma essa ci apre gli occhi su uno Scenario Creatore al limite dell’incredulità: «La Terra fu creata dall’altra parte del Mare delle stelle dei nostri Cieli».

Ma lasciamo che la Luce ci risvegli, ci apra gli occhi, e che la «potenza» soffocata, creata per diventare «atto», questa Vocazione di un’Intelligenza nata per crescere nell’Onniscienza naturale del suo Creatore, realizzi quella Natura così nostra, a causa di una Ribellione soffocata nell’abisso dell’Ignoranza, madre di tutti i Crimini, tra i cui fiumi di sangue la Madre Terra si sente morire di vergogna e tristezza agli occhi del Cielo. Per lei io sollevo la mia anima dalla polvere, e Dio voglia che le nostre lacrime di orrore di fronte a un odio che non cessa si trasformino in fiumi di gioia che non si prosciughino mai.

32. Per quanto riguarda l’intelligenza della Creazione, quale padre non svelerebbe ai propri figli i suoi segreti più intimi!

La Terra fu creata là, nelle Tenebre, al di là delle stelle del Firmamento. Sì, ma perché?

Vista da lontano, la Terra disegnava nello spazio un pianeta con tutte le sembianze di un satellite, simile alla Luna, solo molte volte più grande. Un pianeta «vuoto» su quell’Abisso la cui superficie era avvolta dalle Tenebre: come non sentirsi confusi!

Il suo Dio l’aveva forse creata per abbandonarla nelle Tenebre? Dov’era quel consorte stellare che il suo Creatore le aveva dato affinché lei fosse la sua sposa celeste? Fin dalla loro nascita, la Terra e il Sole erano stati promessi in matrimonio perpetuo; dal loro abbraccio sarebbe emersa la Vita a immagine di Dio, per la gioia di tutte le stelle. Separata dai suoi fratelli, i pianeti, abbandonata nelle Tenebre che ricoprono la Superficie dell’Abisso dall’altra parte del Mondo delle stelle, con la distruzione che la circonda, il suo futuro appeso a un filo sotto un ponte di pietra, come non sentire la Confusione che le lacerava l’anima!

33. Dio promette alleluia che fanno impazzire di gioia e, una volta consumata la nascita, volta le spalle alla sua creatura, la consegna alla sua distruzione, e si passa ad altro?

Ah, il cuore della Terra, quel cuore tenero nella sua speranza più forte del fulmine e della tempesta, consegnato alla solitudine perpetua che precede la disintegrazione della coscienza e della ragione. «Ahimè, anima mia, che mi si spezza in mille pezzi di fronte all’indifferenza del mio Creatore», piange sconvolta la Madre che non ha mai partorito, e nella sua confusione crede di non partorire mai.

È stato annunciato il matrimonio, è stata scelta come damigella d’onore, bella come solo lei sa essere, quella Luna che attende in silenzio con il suo mazzo di fiori l’arrivo della sua signora e regina, e poco dopo si ritrova abbandonata nelle Tenebre....

34. «Vuota e confusa», abbandonata nelle Tenebre dall’altra parte del mondo delle stelle, la Terra si raggomitola, con le braccia attorno alle ginocchia, in attesa della Morte. Già l’ e la circonda. Già si lascia cadere senza forze. Il sonno che tutto guarisce, scagliandola fuori dal Creato come una pietra che si è frantumata sotto il colpo dello scultore, la riporterà alla polvere da cui il suo Creatore l’ha tratta. La Terra respira senza fiato. Si adagia attorno all’ultima scintilla di calore. È la Saggezza che, abbracciandola, la copre con una coperta e all’orecchio le sussurra parole di fiducia e amore:

«Resisti, figlia mia, il tuo Creatore sta arrivando».

Questo era lo scenario; e questa sarà la piattaforma da cui inizieremo a salire la scala degli elementi naturali.

Come io sia giunto a costruire questo scenario per un’Introduzione cosmologica si capirà a tempo debito. In mancanza di numeri, vanno bene le lettere. E stimolare l’intelligenza con le parole è come lo zucchero nelle mani di un bambino. L’Intelligenza senza il Potere è sterile, e il Potere senza la Scienza si trasforma in Forza di distruzione. Pretendere che l’Uomo sia la misura di tutte le cose è come una pistola nelle mani di un suicida; negare l’esistenza di Dio sulla base dell’Ignoranza significa alimentare il Genocidio dell’Estinzione. Le ragioni del Creatore del Cosmo non hanno bisogno di giustificazioni, ed è da creatura insensata chiedere spiegazioni al proprio Creatore. Chi può distruggere un universo con la sola Parola fa ciò che fa perché ama la Vita; scandalizzarsi del Suo Potere e delle ragioni per cui determina che la Sua Creazione percorra una strada piuttosto che un’altra significa fare uso della Libertà per commettere Omicidio. Non è nell’Ignoranza che deriva dalla Negazione che si trova la Vittoria della Scienza; e, in fin dei conti, tutto ciò che sale deve scendere e la Menzogna non può regnare per sempre finché la Verità è viva.

Continuiamo dunque.

 

 

CAPITOLO 4. – CREAZIONE DELLA BIOSFERA

 

35. Abbiamo, dunque, due realtà: da un lato la Terra, e dall’altro Dio. Si tratta qui di capire come, partendo da quella piattaforma geologica «vuota», Dio abbia creato la biosfera.

Ho detto prima che potremmo porci questa domanda noi stessi. Infatti, conoscendo le scienze della materia e il suo comportamento, potremmo sempre proporre una sequenza geofisica che si avvicini il più possibile al modello storico reale. E l’ho detto perché questo è lo stesso problema che Dio ha dovuto affrontare e risolvere. E lo ha risolto. Su questo non è necessario dilungarsi né insistere più del necessario. I risultati saltano agli occhi e riempiono tutto ciò che la Terra contiene.

36. Il fatto è che «poiché conosceva la risposta», Dio risolse il problema della creazione della biosfera partendo da quella struttura geologica, apparentemente informe. E conosceva la risposta perché conosceva tutte le relazioni che le equazioni geofisiche gli presentavano.

Perfetto conoscitore di quelle equazioni e delle loro soluzioni, Dio si alzò, salì sul palcoscenico, aprì la bocca e proclamò il Suo Verbo: «Sia la Luce».

37. Parliamo della fusione del corpo geofisico esterno. E qui potremmo lanciarci nella descrizione di una fusione per fuoco dall’esterno, oppure portare in primo piano una fusione causata da una compressione dall’esterno verso l’interno, proprio come se il campo gravitazionale collassasse su se stesso fino a ridurre il proprio raggio al minimo possibile.

Se l’Ignoranza ci tenesse ancora schiavi del Muro della Morte, la scelta sarebbe aperta. Non è questo il caso, e di conseguenza vado al sodo.

38. Il primo passo compiuto da Dio per procedere alla fusione del corpo geofisico fu «l’aumento della densità per unità cubica astrofisica del campo gravitazionale terrestre». L’effetto immediato fu il seguente:

Immediatamente la Terra iniziò a ruotare sul proprio asse a una velocità sempre maggiore.

Sotto la pressione gravitazionale generata, proprio come una raffica di vento comunica a tutto ciò che si trova ai margini della sua traiettoria un movimento accelerato, il Globo terrestre iniziò a ruotare sul proprio asse a velocità sempre più elevate.

Questo fu il primo effetto.

39. Per quanto riguarda i fondamenti di questa Natura dei campi gravitazionali coinvolti in uno spazio tridimensionale specifico, in cui la densità può aumentare o diminuire secondo la legge della trasformazione dell’energia, essendo questa natura dei campi alla base del rapporto tra l’energia universale e la materia astrofisica, la Creazione non avrebbe potuto avere inizio se Dio non fosse stato un Conoscitore infinito di tale Rapporto Cosmologico alla base dell’Espansione del Cosmo e della Costruzione degli Universi.

La trasformazione dell’energia gravitazionale in forze fisiche materiali: campi elettrici, luce, energia cosmica, ecc., è, in effetti, il pilastro fondamentale su cui si basa l’intera struttura della Creazione. Si vedrà in seguito cosa implica e cosa significa questa Relazione.

40. Di conseguenza, da una rotazione pari a zero – come è naturale per ogni corpo astrofisico il cui nucleo si trova sull’orlo del collasso – la Terra iniziò a ruotare sul proprio asse a una velocità sempre maggiore. Velocità di rotazione che Dio calcolò in base alle necessità; l’elevazione cinetica del corpo terrestre doveva essere in corrispondenza con la densità gravitazionale per unità cubica astrofisica che avrebbe dovuto produrla.

Questa corrispondenza tra la densità gravitazionale di un campo e i parametri termodinamici dei corpi astrofisici è una delle leggi fondamentali del comportamento della Materia Cosmica.

41. Questa fu, dunque, la prima fase della sequenza geostorica all’Origine della nostra Biosfera.

L’effetto di fusione del corpo geofisico esterno – mantello e crosta – in risposta all’attivazione del nucleo astrofisico della Terra, non si fece attendere.

Vediamo se riusciamo a entrare nel quadro e, dall’interno della tela, a percepire il Movimento che, in quanto Memoria, si trova appeso come oggetto decorativo sulla Parete della nostra Storia Universale.

Poiché sappiamo che la Materia che reagisce direttamente alla Gravità è la Materia Astrofisica, e poiché dagli effetti risalendo alla causa comprendiamo che i parametri cinetici di un corpo stellare derivano da questa relazione di corrispondenza con le proprietà del campo gravitatorio in cui si trova, possiamo aprire la nostra intelligenza all’accelerazione rotazionale del Nucleo della Terra come effetto dell’aumento della Densità del Campo Gravitatorio terrestre che Dio ha innescato.

42. Una volta creata questa Attivazione del Nucleo Astrofisico della Terra, grazie alla quale il Trasformatore Geo-Nucleare ha iniziato a generare Forze Fisiche Naturali nel proprio Corpo, vale a dire forze elettromagnetiche e calore, l’impulso sismologico della struttura geofisica interna si è innescato, con il Mantello e la Crosta terrestre che hanno subito nell’atto stesso l’effetto naturale derivante, da un lato, dalla loro assoggettazione al processo di espansione del Nucleo fisico scatenato da Dio e, dall’altro, dal loro aumento termico.

43. Come il ruggito del re della giungla quando si risveglia, come gli echi dei primi fulmini della tempesta, come una stella nel giorno della sua implosione, come un terremoto di proporzioni astronomiche che scuote il Manto sotto il quale il Nucleo aveva dormito, sia il Manto che la Crosta cominciarono a riscaldarsi e a scricchiolare sotto una sinfonia di terremoti e vulcani.

Lo spettacolo del risveglio di quel gigante che giaceva addormentato nel cuore della Terra trasformò la superficie terrestre in un mare di lava viva scossa da un processo vulcanologico di indescrivibile potenza e bellezza.

Come il soldato che obbedisce al suo re e signore e, all’ordine di battaglia, fa un balzo, afferra la spada e lo scudo e senza pensarci si lancia in combattimento ruggendo con la voce di un vulcano, e con la potenza di gambe che provocano terremoti fa scricchiolare il suolo sotto i suoi piedi, in questo modo meraviglioso, in poche ore geologiche quella Terra «confusa e vuota» si trasformò in un oceano di lava viva, sotto le cui correnti sembrava muoversi un esercito di vulcani che lottavano contro le onde magmatiche di un Mantello che aveva rotto gli argini esterni e imperava gioiosamente sulla superficie della Terra. Maremoti, giganteschi tsunami di lava scossero la superficie terrestre; dalle loro creste furono scagliate nella stratosfera isole di magma che, raffreddandosi, si trasformarono in roccia e ricaddero nell’oceano di fuoco con il fragore di un meteorite, di una cometa.

 

 

 

CAPITOLO 5. – FUSIONE DELLA CROSTA

 

44. Vediamo quindi che, traendo da ciò che si vede ciò che se ne deduce, proprio come l’inerzia di per sé suggerisce, partendo da ciò che si ha le conseguenze a cui conducono i fatti non ammettono incongruenze, sebbene sia vero che chi possiede non valuta solitamente ciò che un altro perde; è seguendo questa linea di pensiero che la risposta, di ordine fisico, all’enigma biblico, mette in moto una serie geofisica le cui principali tappe sono:

1: Fusione della crosta primaria

e 2: Sublimazione della proto-atmosfera risultante.

45. Il motore di questa serie geostorica è stato il Nucleo. L’energia necessaria per provocare questo cambiamento di stato è stata prodotta da Dio attraverso l’accelerazione del ritmo di lavoro del Nucleo; un’accelerazione rivoluzionaria che è stata, a sua volta, l’effetto dell’aumento della Densità Gravitatoria per Unità Cubica Astrofisica del Campo Gravitatorio Terrestre.

In termini pratici, paragonando ora il Corpo Geofisico a una Macchina, diciamo che Dio ha riempito il serbatoio (Campo Terrestre) di energia (Gravità), provocando in questo modo l’innalzamento automatico dei parametri del Motore Geonucleare fino al Punto Critico di Implosione Astrofisica.

Il fatto che questo Punto Critico non sia stato superato è evidente dagli effetti causati dalla sublimazione della proto-atmosfera, a sua volta origine delle calotte polari, senza le quali il sistema biosferico non sarebbe nato e la cui scomparsa presuppone il suo irrimediabile collasso.

Così, una volta che la crosta primaria si fu trasformata in un mare di lava viva, le cui coste si estendevano da un polo all’altro del globo, e la proto-atmosfera (primigenia) sollevò il proprio corpo fino al soffitto del pianeta, il corpo geonucleare iniziò a rallentare il proprio numero di rivoluzioni per unità geologica di tempo.

46. Era già mezzogiorno quando i gas prodotti dalla fusione della crosta si erano accumulati attorno al Globo e avevano dato origine a un’atmosfera planetaria, primitiva, ma che conteneva nel suo volume tutti gli elementi necessari per dare vita alla nostra biosfera.

Quell’atmosfera continuò a espandersi per tutta la mattina e, con il passare delle ore, iniziò a nascondere sotto il suo volume rarefatto il mare di magma che le aveva dato origine. (Sempre parlando a grandi linee, in modo approssimativo, concentrando l’attenzione sul tutto piuttosto che sui dettagli).

Queste cose accaddero durante la mattina del primo giorno. C’era ancora un pomeriggio da affrontare.

47. Tenendo conto dei meccanismi della fusione dei solidi, una lezione per bambini che viene solitamente impartita in tutte le classi fin dai tempi più antichi, e di cui tralasceremo il nocciolo, tralasciando la conoscenza approfondita delle strutture cristalline e della manipolazione a cui si presta sia in chimica che in fisica, e comprendendo che fu proprio questa meccanica elementare quella che Dio applicò alla Crosta Primaria della Terra, possiamo affermare senza timore di cadere nell’assolutismo della ragione onnipotente della scienza, e ancor meno nella trappola nobeliana del dogmatismo accademico, che la stabilizzazione dinamica della struttura geofisica esterna di quella Terra Primaria è scaturita come conseguenza del decremento dell’attività sismologica del suo corpo interno.

Diciamo che quella Forza che Dio impiegò per giocare con la Terra come se fosse una batteria di vulcani con cui comporre una sinfonia unica, spettacolare, meravigliosa e strabiliante, e dopo averne tratto scintille e tuoni dai piatti, sia perché si fosse stancato e non ce la facesse più, sia perché avesse distrutto le bacchette, il fatto è che la Forza si placò, e calò il silenzio. Tradotto in parole povere:

48. Seguendo la legge dell’inerzia, una volta trasformata l’energia all’origine della fusione della Crosta Primaria, e una volta compiuto il proprio compito, il Nucleo Astrofisico della Terra tornò allo stato di equilibrio precedente al momento in cui Dio aprì la bocca e pronunciò la Sua Parola: «Sia la luce».

Così, man mano che il silenzio si faceva più denso, fino a eguagliare la densità dell’Atmosfera Primaria così creata, il colore rosso e giallastro vulcanico della Crosta Primaria iniziò a sfumare, a scemare e ad assumere il colore della materia solida vulcanica. E così, entrando nella fase finale del Pomeriggio del Primo Giorno della Genesi, la Terra iniziò a tornare al suo stato naturale di equilibrio tra le diverse parti che compongono il suo corpo geofisico.

49. La fase finale di questo processo (la creazione dell’Atmosfera Primigenia) fu la Sublimazione di una Proto-Atmosfera, la cui composizione chimica primaria possiamo paragonare a quella dei pianeti «gassosi» la cui evoluzione non fu soggetta a questo evento speciale, senza tuttavia dimenticare la fenomenologia unica a cui Dio sottopose la formazione della crosta primaria della Terra, argomento che verrà trattato quando sarà il momento e si adatterà al ritmo di questa Introduzione.

Pertanto, e proseguendo, una volta isolata la Terra da una fonte di energia esterna con cui avviare uno “scambio energetico” – per usare un’espressione di uso quotidiano – il nucleo terrestre, a seguito della trasformazione del campo gravitazionale in forze meccaniche, è entrato in una pericolosa fase di collasso astrofisico (argomento che verrà comunque trattato quando sarà opportuno e pertinente. L’importante sono i fatti, e il fatto è che:) Durante il passaggio dallo «stato di fusione massiva» allo «stato di equilibrio geofisico», la crosta terrestre si solidificò e la proto-atmosfera, di conseguenza, entrò in una fase di sublimazione improvvisa.

50. Al calare della Notte del Primo Giorno, per dirla in poche parole, la proto-atmosfera si era trasformata in un manto di ghiaccio.

Un manto di ghiaccio che ricopriva la Terra dal Polo Nord al Polo Sud, ed era la Luce di cui parla la Genesi.

In linea di massima: dal Fuoco al Ghiaccio.

 

 

 

CAPITOLO 6.- CREAZIONE DELL’ATMOSFERA PRIMIGENIA

 

51. Naturalmente ho trattato questo Primo Giorno il più rapidamente possibile, pensando di lavorare partendo da una base solida. Non volevo che il lettore, senza sapere di cosa sto parlando, si perdesse nel tentativo di comprendere l’idea che sto delineando.

Fusione della Crosta Primaria e Sublimazione dell’Atmosfera Primigenia: questi furono i due processi principali che Dio realizzò durante il Primo Giorno.

(Il fattore tempo rimane un’incognita. Non sarò io a quantificare il tempo impiegato da Dio in ciascun processo.

Per le ragioni che vedremo, il mio consiglio al lettore è di non preoccuparsene troppo. Soprattutto perché, essendo Dio onnipotente e una volta definita la potenza in base al rapporto tra forza e lavoro, una delle cose alla portata del Creatore è accelerare un processo fino alla sua massima espressione possibile.

Quando parlo di onnipotenza, la intendo da questo punto di vista. Logicamente la materia pone dei limiti, sia verso l’alto che verso il basso.

Lo do anche per scontato).

52. Ma cosa fece Dio per innescare la rotazione accelerata del Globo all’origine della fusione del suo corpo geofisico?

Va bene, «Dio disse e così fu». Sono il primo a fregarmene olimpicamente di come l’abbia fatto o di come Dio faccia ciò che vuole fare. Il fatto è che, essendo stato creato a sua immagine e somiglianza, distogliere lo sguardo e non preoccuparmi di una risposta senza la quale il mio essere si sentirebbe insoddisfatto, non fa per me. Non mi basta credere. Voglio dire, mi basta e avanza, ma se posso vedere, e dato che ho gli occhi per vedere, se vedo, tanto meglio.

Quindi insisto: quale forza, capace di provocare una simile serie di processi geofisici, mise in atto Dio per scatenare in quel modo la rotazione accelerata del globo terrestre?

 Ciò che Dio compì all’alba del Primo Giorno fu generare un campo di energia. (Vedremo che la Natura Divina e l’Essenza dello spirito Creatore si trovano nella sostanza di questa affermazione: «Dio è Energia», sul cui campo avremo modo di addentrarci più avanti. Infatti, man mano che l’intelligenza si aprirà alla contemplazione della Natura Increata dell’Essere Divino, vedremo come l’energia creatrice si trasformi nelle forze naturali del corpo su cui si sta realizzando l’Atto Creatore).

La prima cosa, quindi, che Dio fece all’alba di questo Primo Giorno fu generare un campo di energia. E la seconda fu proiettare quel campo di energia sulla Terra.

53. Dicevo che la prima cosa che Dio fece all’alba di questo Primo Giorno fu generare un campo di energia. E la seconda, proiettare quel campo di energia sulla Terra. E ho affermato che Dio è Energia; e che la sua manifestazione fisica avviene attraverso la sua trasformazione nella natura del campo dell’oggetto su cui Dio proietta la sua forza. Nel caso che ci occupa, la Terra, il campo energetico generato da Dio si è trasformato in energia gravitazionale.

54. In termini più concisi, per non perderci in ragionamenti scientifici troppo lenti, dirò che il campo gravitazionale terrestre ha assorbito quel flusso di energia e ne ha raddoppiato la densità media per unità cubica astrofisica. Questo da un lato. Dall’altro, Dio raddoppiò la densità originaria del campo gravitazionale terrestre in base ai calcoli stimati che aveva effettuato per portare il Nucleo della Terra al suo Punto di Implosione Astrofisica, effetto di tale implosione sarebbe stata la fusione della Crosta Primaria.

La conseguenza immediata della moltiplicazione dell’energia per unità cubica astrofisica a cui fu sottoposto il campo gravitazionale terrestre fu quella di produrre l’effetto di rotazione orbitale accelerata che la Terra iniziò a compiere.

(Man mano che andremo avanti, si vedrà in che misura la velocità di trasformazione dell’energia gravitazionale in massa e calore e la velocità di rotazione del corpo celeste in questione mantengano una sorta di relazione simile a quella di qualsiasi macchina con il carburante necessario al suo funzionamento).

55. Lo so, immagino che affrontando l’argomento a questa velocità non sembri che paragonare il campo gravitazionale a un serbatoio di carburante che si riempie e si svuota ci porterà da qualche parte. Ma è proprio quello che è successo: la risposta automatica della Terra alla moltiplicazione della densità media del suo campo gravitazionale è stata l’accelerazione istantanea del numero di giri a cui fino a quel momento si era mosso il suo Nucleo. E la risposta del Nucleo all’aumento dei suoi giri di lavoro è stata la produzione di calore.

(A un livello più superficiale, o meno approfondito, chiunque, in misura maggiore o minore, sa qual è il prodotto finale della fusione dei solidi. Dico questo riferendomi alla fusione della crosta primaria. I vulcani sono il miglior esempio che io possa citare a sostegno di questa tesi. L’associazione tra eruzione vulcanica e masse di gas che si innalzano verso il cielo è un classico della Natura, e la foto ci evita di dover navigare tra le reti cristalline e i loro legami molecolari, viaggio piacevole per alcuni, piuttosto pesante per altri. A livello industriale, gli altiforni ci offrono gratuitamente un altro esempio. Ma se ciò che ci interessa è approfondire l’argomento, la cosa migliore è rivolgersi a un esperto di scienze naturali e chiedergli come fa la materia solida a ritardare il peggio; dopotutto, il comportamento delle reti cristalline sottoposte a una fonte di calore in aumento è un caso onnipresente nei manuali di fisica più elementari.

56. Le domande che qui ci danno da pensare sono le seguenti:

Cosa cercava di ottenere Dio quando ha spinto al massimo i motori del trasformatore geofisico?

Cosa intendeva ottenere provocando l’accelerazione delle rotazioni operative del Nucleo terrestre e producendo la fusione della Crosta Primaria?

(Le altre questioni che ho lasciato in sospeso, la natura chimica della crosta primaria e la sua formazione, sono dettagli che cercherò di approfondire più avanti, quando tratterò il capitolo sulla creazione della Terra. A tempo debito cercherò anche di approfondire la natura astrofisica del nucleo e la relazione che la materia stellare e i campi gravitazionali intrattengono e che sta all’origine delle proprietà del cosmo. Sottolineare, come ho fatto, che tale relazione energia-materia si traduce in luce e calore non è un’idea campata in aria, ma semplicemente il modo più naturale e semplice per spiegare il processo fondamentale da cui hanno origine le stelle e le galassie e in base alla cui fenomenologia esse si distribuiscono e interagiscono. Ma poiché una promessa è un debito, spero di ricordarmene in seguito; e se così non fosse, spero che il lettore perdoni questo tic psicologico che mi affligge quando si tratta di saldare i “debiti”.

57. Torniamo quindi indietro, riprendiamo il filo e seguiamo il sentiero che, nelle tenebre del tunnel, la Luce ci indica.

Stavo dicendo che, una volta attivato il Nucleo, a causa della pressione derivante dalla moltiplicazione della densità gravitazionale del campo terrestre, la trasformazione dell’energia in calore ha preceduto la fusione del corpo geofisico. E mi chiedevo poi cosa Dio si aspettasse di ottenere da questa fusione.

Alla luce della rappresentazione della fusione della Crosta Primaria, la risposta è la seguente:

 Dio mirava alla creazione di un’Atmosfera chimicamente predeterminata. In altre parole, l’effetto finale che Dio ha prodotto premendo l’acceleratore del trasformatore geonucleare aveva nella Atmosfera Primaria la sua stella polare.

(In questa sezione tralasceremo tutto ciò che riguarda la matematica del controllo di volo dallo stato iniziale a quello finale. La logica della vittoria raggiunta implica, nella sua struttura e nel suo sviluppo, il superamento di un complesso sistema di incognite. Con i risultati sotto gli occhi, non sarebbe giusto rischiare di perdere il filo sulla base di considerazioni specifiche «adatte solo ai geni».

Ma sarebbe bene chiarire che la necessità di attraversare quel mare di equazioni aveva come ricompensa il futuro. Qualsiasi errore nel raddoppiare la densità gravitazionale per unità cubica astrofisica oltre un punto critico avrebbe portato il sistema geofisico a trasformarsi in una sorta di supernova planetaria. In tal caso la Terra si sarebbe disintegrata in uno sciame di meteoriti. Ma torniamo all’argomento).

58. Stavo dicendo che, una volta raggiunto il mezzogiorno di quel Giorno, la Terra si ritrovò avvolta da un’atmosfera supersatura di uno degli elementi più abbondanti negli spazi esterni: l’idrogeno. Sotto tutti gli altri aspetti, l’atmosfera terrestre era simile a quelle degli altri pianeti.

In termini di colori, diciamo che dal bianco e nero tipico del corpo lunare la Terra passò al rosso brillante e vivo delle fulgrazioni solari, solo che, in forma liquida, per poi spegnersi gradualmente e raffreddarsi fino a far svanire la sua superficie nel seno di una nube densa, avvolgente ed enigmatica come una nebulosa che orbitasse attorno a un campo immaginario alla velocità di crociera di una cometa di Natale.

Diciamo...

E lasciamola qui.

 

 

CAPITOLO 7.- CREAZIONE DELLA LUCE

 

59. E continuiamo.        

Spero che abbiate seguito il mio ragionamento fino a questo punto e che la velocità con cui il mio pensiero si è lanciato a ricreare le Memorie del nostro Universo non vi abbia creato alcun disagio.

Continuiamo quindi.

Una volta che la Terra ebbe trasformato l’energia che il suo Creatore le aveva fornito in forze naturali per il suo sistema geofisico, e l’implosione geonucleare provocò nell’architettura del suo corpo i due processi meccanici descritti: fusione della crosta primaria e produzione dell’atmosfera primordiale; una volta concretizzata questa prima sequenza, il motore geonucleare ha gradualmente ridotto i propri regimi di funzionamento fino a raggiungere un nuovo stato di equilibrio.

60. È possibile seguire le tracce di questo processo nei manuali di fisica. Infatti basta invertire la sequenza, ridurre la velocità di rotazione del Globo, nonché la temperatura del Pianeta, e il resto è un gioco da ragazzi, anche se va detto: da ragazzi, sì, ma da ragazzi intellettualmente in grado di cogliere il gioco di forze che caratterizza il Sistema della Creazione, in cui Dio entra come «fonte universale di energia», e dove il campo gravitazionale si manifesta secondo i principi classici dell’energia, vale a dire che si trasforma, in questo caso, nelle forze naturali che agiscono su un determinato corpo astrofisico, trasformazione che è alla base del movimento universale e rende possibile l’esistenza sia di strutture astrofisiche sistemologiche puntiformi, aperte o globulari, sia di strutture del tipo delle galassie; non a caso, prendendo sempre il Verbo come fonte di ispirazione, come vedremo man mano che entreremo nella creazione del Firmamento, Dio parla della Gravità come di quelle «acque… che stanno sopra il Firmamento…», aprendo così il nostro Creatore la nostra intelligenza al paragone tra la Gravità e l’elemento liquido, realtà a cui Egli stesso è abituato, che Gli è naturale e dalla quale, secondo questa realtà: Gravità = combustibile liquido, Egli opera. Certamente la Gravità in quanto «energia liquida singolare», ma questo lo vedremo più nel dettaglio man mano che procederemo.

61. Pertanto, una volta trasformata la moltiplicazione in eccesso del volume originario del campo gravitatorio che Dio aveva causato dicendo «Sia la Luce» — trasformazione di energia nel lavoro che comportava la fusione del corpo geofisico esterno — e una volta compiuta la fusione della crosta primaria e del mantello geologico, una volta completata questa serie, la velocità di rotazione del nucleo del globo terrestre diminuì, e nel suo abbassarsi trascinò con sé la temperatura generale del Pianeta.

Le due conseguenze immediate dell’abbassamento della temperatura in tutto il corpo geofisico furono:

1: Formazione della litosfera

e 2: la sublimazione dell’atmosfera.

62. Ribadisco ora ciò che ho detto prima. La mia abitudine di trattare questi processi come parte della mia Memoria Viva mi porta per inerzia a saltare alcuni passaggi sequenziali che agli occhi degli altri potrebbero non essere così ovvi.

Mi spiego meglio.

Se ho detto che la velocità di rotazione e la velocità di trasformazione della gravità in luce e calore sono direttamente correlate, e ora affermo che la velocità di rotazione della Terra ha iniziato a diminuire, è chiaro che tale diminuzione ha influito sul Nucleo. Le sue rotazioni operative, in caduta verticale discendente una volta che il combustibile fornito era stato consumato nel processo di trasformazione della gravità in calore, hanno fatto sì che la temperatura geologica generale iniziasse a scendere. Prima quella del Nucleo, poi quella del Mantello e infine quella della Crosta. Conseguenza di questo raffreddamento sarebbe stata la creazione dell’anello litosferico e la sublimazione dell’Atmosfera. Di questa sublimazione parleremo in seguito.

63. E ancora una volta, parlando della fusione della crosta primaria, insisto sull’importanza fondamentale della conoscenza della fusione dei solidi come punto di partenza per comprendere il cambiamento nella struttura cristallina che si è verificato nella struttura della Terra a seguito della fusione del suo corpo geofisico primario.

In questo senso, il precondizionamento artificiale esistente, a livello universale, riguardo all’origine naturale dei pianeti è un ostacolo che il lettore deve superare. Quell’immagine archetipica per ignoranti che ancora si muovono alla cieca nel tunnel delle vergogne del XX secolo, dove una Gravità che emerge come per magia dal Nulla comprime un mare di materia fluttuante che esce dal cappello del Merlino di turno, e abracadabra produce un ente fisico, questa immagine, come si evince dal discorso stesso, calza a pennello per una storia di Alice nel Paese della fantascienza.

E nient’altro.

64. Ogni intelligenza che si rispetti e che operi con un sistema in cui i valori astrofisici sono determinati dal rapporto tra materia (stella) ed energia (gravità) giunge alla conclusione, considerando l’astro-iconografia come riflesso della Realtà, che il raffreddamento temporale dei corpi stellari provoca il deposito della materia nebulare sul loro corpo esterno, essendo questa l’Origine Naturale dei Pianeti.

Nel caso dell’Origine del Pianeta Terra, la sua Singolarità Cosmica deriva dal fatto che la sua Origine è un’Applicazione diretta dell’Intelligenza Creatrice sul sistema materia-energia, argomento che approfondiremo a tempo debito, e che ha determinato sia i parametri geofisici primari sia gli effetti geostorici deducibili da tale Applicazione Creativa.

A questo punto potremmo chiederci perché Dio non si sia limitato allora a giocare con un Pianeta di Origine Naturale; questione alla quale risponderemo man mano che procederemo, ma che riguarda la Teologia, poiché ha a che fare con il Perché, mentre il Come è di competenza delle Scienze Fisiche.

65. Tornando al nostro argomento principale:

Per sublimazione dei gas si intende il passaggio della materia dallo stato gassoso a quello solido senza passare per lo stato liquido. L’esempio più comune di sublimazione gassosa ci viene offerto dalla Natura ogni inverno. Le nuvole si trasformano in neve e grandine.

A livello di esperienza domestica, l’orizzonte sperimentale ci appare molto limitato, ma a livello di laboratorio gli esperimenti aperti alla curiosità sono numerosi. Poiché qui non abbiamo né lo spazio né i mezzi per tradurre le parole in immagini, concludo dicendo che:

Il Mantello di Ghiaccio in cui Dio trasformò l’Atmosfera Primigenia, protagonista di questo Primo Giorno, era «la Luce» della Genesi.

66. E lascio qui ai miei lettori la riflessione sul mistero dei misteri, il più incredibile: come ha potuto un uomo di tremilacinquecento anni fa farsi un’idea fisica così moderna sull’Origine della Biosfera?

A. Fusione della crosta primaria,

B. Formazione della proto-atmosfera,

C. Raffreddamento della crosta e sublimazione dell’atmosfera primordiale.

Non è da togliersi il cappello?

Questo è un punto su cui dovrei insistere, credo, o almeno così dovrei pensare. Immagino che avremo tempo di tornare su questo argomento del rapporto cognitivo, così come descritto in questa Introduzione, del pensiero di Mosè riguardo al contenuto del geroglifico che chiamiamo «la Genesi».

67. In ogni caso, il rapporto di Mosè l’Ebreo con la Storia Universale non si è realizzato attraverso il ponte della Scienza, ma sui binari dell’Onnipotenza e del Potere Assoluto, lasciando l’Onniscienza, intesa come Scienza, a Dio, il vero Autore di questo geroglifico, poiché le mani umane non sono altro che penne che si muovono al ritmo dettato dal Pensiero di colui che si erge di fronte all’Eternità e disegna gli Avvenimenti sulla tela dei Millenni con la stessa facilità con cui altri pianificano i propri delitti alla luce del mondo intero. Due argomenti, dunque: l’Onniscienza e l’Onnipotenza, piatti distinti, che verranno serviti a tempo debito seguendo le regole della buona tavola.

 

 

 

SECONDA PARTE

CREAZIONE DEL FIRMAMENTO DEI CIELI

 

CAPITOLO 8. – RIASSUNTO GEOSTORICO

 

68. La sorpresa nel scoprire questa sequenza di avvenimenti geostorici, dove i geni del mondo moderno hanno ritenuto non esserci nulla se non l’immaginazione febbrile e fanatica di una mente in stato di fervore religioso (sequenza perfettamente scientifica nel suo approccio e nel suo sviluppo), non deve distogliere il nostro sguardo dalla serie completa di fatti sui quali, per facilitare la visione d’insieme del tutto, ho accennato solo di sfuggita.

Ricapitoliamo:

69. Uno: Moltiplicazione Controllata della densità per unità cubica astrofisica del campo gravitazionale terrestre. L’origine di questa Moltiplicazione Controllata, ho detto, è la Natura dell’Essere Divino.

70. Due: accelerazione verticale delle rivoluzioni operative del trasformatore geonucleare della Terra. Da essa derivarono l’accelerazione rotatoria del Globo attorno al proprio asse e l’implosione astrofisica del Nucleo all’origine del calore del Pianeta.

71. Tre: elevazione termodinamica globale del corpo geofisico, che dal Mantello si estese fino alla superficie e produsse la fusione della crosta primaria.

72. Quattro: liquefazione della crosta primaria sotto gli effetti della fusione del Globo esterno e formazione dell’atmosfera primordiale.

(La natura chimica dell’atmosfera terrestre, unica nel suo genere tra quelle della sua famiglia planetaria, ci pone un problema alternativo che non tratterò in questa sede, ma sul quale tornerò a tempo debito).

73. Cinque: Una volta completata la trasformazione in calore del combustibile gravitazionale, la Terra tornò nelle mani della Natura, adeguando i suoi nuovi cambiamenti alla legge dell’inerzia.

A. Decelerazione delle rivoluzioni operative del trasformatore geonucleare.

B. Diminuzione della velocità di rotazione del Pianeta.

C. E diminuzione della temperatura del Globo.

Questi furono i primi tre effetti visibili.

74. Sei: questi tre effetti furono causa di una nuova sequenza di effetti. Il primo di questi nuovi effetti fu il raffreddamento della superficie esterna del Globo, che ipso facto pose la prima pietra della creazione dell’anello geofisico esterno, la litosfera.

75. Sette: possiamo anche parlare di solidificazione della crosta secondaria. Insomma, questo dipende dai gusti. Una volta che approfondiremo l’argomento, avremo tempo di distinguerle. Andando un po’ oltre nell’argomento, diciamo che la litosfera sta al Globo come la crosta secondaria sta alla litosfera. In sintesi, la crosta secondaria è lo strato esterno della litosfera. Fu quindi la crosta secondaria il primo strato litosferico a solidificarsi.

76. Otto: Il continuo abbassamento della temperatura geofisica verso il suo antico stato iniziale, che non avrebbe mai più raggiunto, provocò la solidificazione della crosta secondaria, come ho detto, e la creazione dell’anello litosferico. L’Architettura Geofisica continuò a completare la propria struttura con la nascita del secondo anello, il Manto, il cui raffreddamento avrebbe chiuso la fonte di calore da cui fino ad allora si era alimentata l’Atmosfera Primigenia per conservare il proprio stato naturale.

77. Nove: Il raffreddamento dall’esterno verso l’interno del Globo, per logica, doveva trasformare l’anello litosferico in una barriera che impedisse il trasferimento di calore dal Nucleo all’Atmosfera.

78. Dieci: Termicamente isolata dal Nucleo, la temperatura dell’Atmosfera precipitò alla velocità vertiginosa imposta dall’isolamento. Il suo volume si congelò. Il risultato fu la trasformazione dell’Atmosfera nel Manto di Ghiaccio che ricoprì la sfericità del Pianeta dal polo nord al polo sud durante il Pomeriggio del Primo Giorno.

Come ho detto prima, questo Mantello di Ghiaccio è la Luce nel Verbo del Primo Giorno.

79. Questa è la sequenza che abbiamo percorso con gioia. Man mano che procedevo, ho indicato fatti specifici che rendono l’idea della grandezza dell’Intelligenza Creatrice e della sua padronanza delle scienze dello spazio, del tempo, della materia e dell’energia. Una padronanza cognitiva che è come un campo in cui affonda le sue radici l’Albero della Scienza della Creazione. Su questi fatti ci soffermeremo un po’ nella prossima sezione.

 

 

CAPITOLO 9. – PRIMA LEGGE DEL COMPORTAMENTO DELL’UNIVERSO

 

80. Dio applicò al sistema geofisico la prima delle leggi che regolano il comportamento dell’Universo: la trasformazione dell’energia gravitazionale in luce e calore. Essendo questa prima legge il principio generale su cui Dio ha costruito l’Architettura dei Cieli, è grazie alla sua manifestazione nello spazio locale che la geometria del nostro Universo rimane costante nel tempo. So bene che è un po’ avventato affermare qualcosa di così forte, ma man mano che procederemo, l’immagine che i risultati esposti vogliono trasmettere alla nostra intelligenza si aprirà sempre di più fino a dispiegare a colori la grandezza della sua bellezza.

81. Detto questo, l’applicazione al sistema geofisico della prima legge tra quelle che regolano la Fisica dei Cieli ci porta a interessarci alle reazioni che corpi stellari con proprietà diverse mettono in atto di fronte a uno stesso fattore esterno, come potrebbe essere l’irruzione all’interno del loro sistema di una corrente di energia , del tipo di una corda gravitazionale intergalattica che, man mano che attraversa gli abissi, trascina con sé tutta la materia libera che incontra sul suo cammino.

82. Le spiegazioni a cui potremo giungere avranno sempre in questo Evento Storico (moltiplicazione della densità gravitazionale del campo terrestre) il loro punto di partenza. Sono le sue derivazioni a condurci a formulare la relazione tra l’energia universale e la materia astrofisica nel quadro della produzione di luce e calore, le due conseguenze visibili più dirette che giungono ai nostri sensi. Quando parlo di produzione di luce, intendo l’intero spettro della radiazione stellare alla radice dell’energia cosmica. L’importanza di questa relazione tra energia gravitazionale e materia stellare verrà scoperta nei capitoli che seguono. Per il momento mi limiterò ai fatti, considerando sempre la moltiplicazione della densità originaria del campo gravitazionale come punto di partenza di questa Nuova Cosmologia.

83. Abbiamo osservato (e ciò è avvenuto perché dalla causa prima si è dedotta la conseguenza finale) che, raddoppiando la densità cubica astrofisica, ovvero la quantità di energia presente in un campo gravitazionale – nel caso specifico di un pianeta, e più precisamente della Terra –, la produzione di calore del trasformatore astrofisico si moltiplica per tale fattore.

Se stessimo parlando di un trasformatore stellare, la prima conseguenza visibile si manifesterebbe nell’intensità della luce prodotta.

Nel caso che il nostro Creatore ci presenta, il calore è la conseguenza diretta, in funzione della natura del trasformatore su cui Dio ha operato.

(La gamma dei trasformatori astrofisici va oltre la nostra immaginazione. Nell’orizzonte che si apre davanti a noi, è lecito supporre che tale gamma comprenda fonti di raggi gamma, raggi X e raggi di natura indefinibile per la nostra limitata comprensione del Cosmo. E, in fin dei conti, come osare porre limiti a ciò che non ha fine!).

84. Le domande sono: cosa accadrebbe se, invece di essere Dio a controllare il processo di trasformazione dell’energia di un sistema astrofisico in luce e calore, ci trovassimo ai confini dei Cieli e, per qualsiasi causa esterna, un sistema stellare binario o multiplo subisse una moltiplicazione fuori controllo della densità del proprio campo gravitazionale? E viceversa, cosa accadrebbe se la velocità di trasformazione del campo gravitazionale in luce o in qualsiasi altro tipo di sorgente radio superasse il ritmo di trasferimento di energia da un sistema all’altro? Non dovremmo forse iniziare a correggere le nostre ipotesi sull’origine delle novae e delle supernove?

85. Eccone un’altra: le fluttuazioni di intensità della luce delle stelle e le variazioni nei loro periodi e cicli orbitali non sono forse un richiamo alla nostra intelligenza, con l’intento di aprirci la mente all’idea di identificare l’universo come un oceano di energia sulle cui Acque galleggia la materia?

Non è meravigliosamente curioso che, parlando di sé stesso e ricordando quei giorni, Dio ce lo raccontasse dicendo: «che aleggiava sulla superficie delle Acque»?

Personalmente non ho alcun dubbio sull’identificazione del campo gravitazionale universale con un oceano di energia in cui si formano correnti che fungono da canali di trasferimento della gravità da una zona all’altra, mantenendo Dio, attraverso questo sistema di irrigazione, la Geometria della Sua Creazione in perfetto stato di equilibrio.

 Ma la questione che ho sollevato in precedenza riguarda il rapporto del nostro universo-galassia con il cosmo esterno, con il regno delle galassie.

86. La domanda era: cosa accade quando una corrente extra-locale irrompe come una tromba nel perimetro dei nostri Cieli e sbilancia una zona, sia per la moltiplicazione della somma totale di energia presente, sia per l’accelerazione istantanea delle rivoluzioni operative della materia astrofisica.

Attraverso questa analisi, l’idea è quella di recuperare l’effetto di rotazione accelerata che la Terra ha sperimentato quando Dio ha moltiplicato la densità del suo campo gravitazionale, effetto dal quale traiamo una legge di regolarità diretta tra il processo di produzione di calore e la velocità di rotazione del trasformatore astrofisico.

L’idea ci porta a constatare che, una volta portata una stella a una rotazione accelerata istantanea, l’effetto dovrebbe dar luogo, in sequenza, alla creazione di una Nova, o di una Supernova se il corpo interessato dalla moltiplicazione istantanea delle sue rotazioni operative è un sistema multiplo.

A tempo debito ci soffermeremo anche ad analizzare in dettaglio questo processo di formazione di novae e supernove.

 

CAPITOLO 10.- E IL VERBO È DIO

 

87. E riprendiamo ora il filo che il nostro Creatore ha steso davanti a noi, filo che è sempre stato lì ma che, nella Sua Prescienza, Egli ha lasciato giacere nelle tenebre finché l’Intelligenza della nostra Civiltà non avesse aperto le orecchie al Linguaggio della Scienza della Creazione. Detto questo, la sintesi sequenziale degli eventi storici di cui Dio è stato protagonista durante quel Primo Giorno può essere così sintetizzata:

A: Moltiplicazione della densità del Campo Gravitazionale Terrestre. (La questione della moltiplicazione da parte di Dio del volume di energia di un dato sistema astrofisico, questione che sta alla base della Creazione stessa, è un argomento che abbiamo risolto assumendo la natura del Creatore stesso, natura che gli permette di essere la fonte di energia fondamentale da cui attinge l’oceano cosmico).

B: Aumento progressivo del ritmo di funzionamento del Trasformatore Centrale Geofisico. (L’esistenza di una corrispondenza innata tra densità gravitazionale e rotazione stellare è alla base della luce e della sua intensità).

C: Fusione del Mantello e liquefazione vulcanica della Crosta Primaria. (Tralascio qualsiasi commento al riguardo poiché ho affidato all’intelligenza naturale del lettore il compito di cogliere il nesso tra la causa prima indicata e gli effetti finali esposti).

D: Formazione dell’atmosfera primordiale “classica”. (Quando parlo di “classica” intendo l’atmosfera planetaria tipica, rarefatta, caotica, proprio come la troviamo negli altri pianeti del nostro Sistema).

E: Raffreddamento del nucleo e solidificazione della crosta secondaria, o litosferica.

(Questa fu l’origine della Crosta Secondaria. Su di essa e durante il raffreddamento agì Dio, occupandosi della formazione del Substrato Ecosferico Autonomo, di cui non ho ancora parlato, ma di cui si dirà qualcosa in seguito. Insomma, ecco le dorsali oceaniche come prova delle forze di trascinamento che Dio ha messo in azione, dalla cui solidificazione si deduce il momento in cui Dio ha plasmato la geografia dei continenti.

La logica più elementare impone il proprio criterio e dà per scontato che uno stato di semiliquidità sia il momento perfetto per rimuovere dalla superficie del corpo semisolido parte della sua materia, proprio come fa chi lavora con l’argilla e poi cuoce la figura risultante nel forno. In questo caso, l’effetto forno è stato assunto dal processo accelerato di solidificazione che la Crosta Secondaria aveva intrapreso.

Il motivo per cui Dio ha aperto a canal l’emisfero atlantico fa parte dell’Architettura Geofisica alla base della Creazione del Piano Biosferico, di cui parleremo tra poco.

Il fatto è che le forze di trascinamento che hanno creato il Canale Atlantico e dato origine alle dorsali oceaniche hanno lasciato le loro tracce durante la solidificazione dello strato litosferico. E lì rimangono come testimonianza dell’esistenza dell’attività creatrice che opera sulle piattaforme continentali.

Non intendo esprimermi su come questa creazione influisca sulla teoria della tettonica a placche. Oltre alla Teoria del Piano Biosferico, presenterò un’ulteriore prova contro il modello geofisico che il XX secolo ha imposto come norma.

F: Sublimazione dell’atmosfera primordiale. (Ho detto che quando la litosfera isolò l’atmosfera primaria dal Nucleo: trascinata dall’abbassamento della temperatura, l’atmosfera si congelò, si sublimò, e il risultato finale fu la sua trasformazione in un Mantello di Ghiaccio che, come in precedenza aveva fatto il mare di lava, ricoprì la sfericità della Terra dal Polo Nord al Polo Sud, da Est a Ovest).

88. Questo Mantello di Ghiaccio che avvolse il pianeta nel pomeriggio di quel giorno era la Luce che uscì dalle labbra del nostro Creatore, quando disse: «Sia la luce».

 E così fu fatto. E così avvenne.

Il contrario sarebbe stato assurdo.

Il dubbio cartesiano come metodo di relazione tra l’Intelligenza del Creatore e quella della Creatura non è un metodo, è un muro di separazione, una barriera che limita le possibilità e le capacità della Scienza di crescere nella direzione dell’Onniscienza Creatrice.

Se prima intendevo per Onnipotenza la facoltà creatrice di ridurre il tempo di lavoro di un processo al minimo possibile, ora intendo per Onniscienza il dominio che Dio, nella Sua Saggezza, esercita su tutte le scienze della materia, dello spazio, del tempo e dell’energia. E così facendo includo in tale elenco scienze che operano in universi diversi, sui quali non possiamo dire nulla, se non meravigliarci della Sua infinita conoscenza.

 

 

CAPITOLO 11. – CREAZIONE DEL FIRMAMENTO

 

89. Pertanto, considerando lo stato della Terra alla fine del Primo Giorno, con il Globo Geofisico avvolto in quel Mantello di Ghiaccio che il suo Creatore chiama «la Luce», da lontano la visione del nostro Pianeta era quella di un’immensa sfera di ghiaccio che galleggiava nell’Abisso, come la visione di un gigantesco uovo cosmico nato nelle Tenebre.

 La successiva sequenza geostorica che Dio aveva in mente era la seguente:

90. Spostamento della Terra dalla sua regione d’origine alla sua collocazione definitiva nei Cieli.

(L’individuazione della regione d’origine della nostra Terra sarà un problema da risolvere nei capitoli a venire. Me lo suggerisce la necessità di avvertire il lettore del senso di incredulità che tale individuazione susciterà. Anche questa sfida la affronterò con eleganza e serenità).

91. Lancio della Terra nel Sistema Solare e inserimento nella sua terza orbita.

92. Sublimazione del mantello di ghiaccio. (Per sublimazione del ghiaccio si intende il passaggio della materia dallo stato solido a quello gassoso senza passare per lo stato liquido. In questo caso si tratterebbe del processo inverso rispetto alla sublimazione dei gas.

Se nel Giorno precedente abbiamo visto come Dio sia riuscito ad abbassare la temperatura del Globo fino al punto critico di sublimazione della sua Atmosfera, in questo nuovo Giorno vedremo il processo opposto. Il mio consiglio è di aprire gli occhi dell’intelligenza e prepararsi a comprendere meraviglie. E come sempre, se dovesse sorgere qualche obiezione non bisogna preoccuparsi troppo, tutto si risolverà).

93. Frattura del manto di ghiaccio in due blocchi e ritirata verso i poli geografici. (Questa ritirata dei due blocchi di ghiaccio verso le calotte polari è un periodo geostorico che, affrontandolo da una prospettiva diversa, la geologia classica ha impresso nella mente di tutti.

Ricordo qui che la Scienza è l’ABC del Linguaggio della Creazione. L’altro aspetto, ovvero pretendere di modellare l’Universo e la sua Storia su misura per l’onnipotenza della Ragione umana, è un esercizio di vanità sul quale non dirò nulla ora.

Sia la Scienza che la Teologia sono rimaste fino ad oggi soggette alla schiavitù imposta dalla Necessità della Caduta. Non è da una tribuna di accusa e condanna che dobbiamo analizzare le teorie e gli stati intellettuali attraverso i quali sono passate sia la Fede che la Ragione. Probabilmente, se fossimo stati nei panni di uno qualsiasi di coloro che ci hanno preceduto, avremmo fatto esattamente ciò che hanno fatto loro. Quindi, in questo Giorno di gioia, non prendiamoci troppo sul serio).

94. Nascita dell’Oceano e Formazione dell’Atmosfera Biosferica. (Questa Atmosfera è il Firmamento nel Verbo del Secondo Giorno. Tra poco entreremo nella sua sequenza geostorica. Prima che l’alba di questo Secondo Giorno spunti e la Storia si avvicini ancora di un passo a noi, penso che non sia una cattiva idea riflettere sul luogo in cui Dio creò la Luce. So già che più di uno si porterà le mani alla testa e rimarrà senza parole. Beh, basta aprire il Vangelo e vedere cosa faceva suo Figlio per rimanere meravigliati dalla sorpresa).

 

 

 

TERZA PARTE

CREAZIONE DELLA SCALA DEGLI ELEMENTI NATURALI

 

CAPITOLO 12. – SULLE TENEBRE

 

95. Il Testo biblico non mente. Nel Quarto Giorno della Genesi ci viene detto che Dio creò le stelle per separare la Luce dalle Tenebre. Cito:

«E così fu. Dio creò i due grandi luminari, il maggiore per presiedere al giorno e il minore per presiedere alla notte, e le stelle; e li pose nel firmamento dei cieli per illuminare la terra e presiedere al giorno e alla notte, e separare la Luce dalle Tenebre».

Chi non ha mai letto questo testo?:

«Dio creò le stelle e le pose nel firmamento dei cieli per separare la Luce dalle Tenebre».

L’autore della Genesi ci dice innanzitutto che Dio creò la Luce, e subito dopo ci dichiara che, una volta creata la Luce, la separò dalle Tenebre.

96. Ebbene, le opzioni che ci vengono offerte sono quelle che sono e non ammettono sconti. Dio creò la Luce, poi la separò dalle Tenebre e creò le stelle per separare la Luce dalle Tenebre. La questione è: cosa accadrebbe ora se, dove Mosè scrisse «Luce», noi mettessimo il Mantello di Ghiaccio di cui abbiamo seguito la creazione?

L’atmosfera comincia a scaldarsi?

Che ne dite di prendere carta e matita e tracciare delle linee?

Tracciamo una circonferenza in un angolo del foglio e la chiamiamo Terra.

Sul lato opposto tracciamo un altro cerchio e lo chiamiamo Tenebre.

Ora tracciamo al centro un muro di separazione tra Terra e Tenebre, che chiameremo Stelle.

È l’immagine che ne risulta mettendo la Terra dove Mosè mise la Luce. E, infatti, se guardiamo al cielo vediamo che i Cieli fungono da muro di separazione tra la Terra e il cosmo esterno.

97. Conclusione: se Dio creò la Luce e la separò dalle Tenebre… significa che la Terra si trovava in quel momento in quella regione da cui le stelle la separano attualmente. O, il che è lo stesso, prima di creare la Luce: la Terra si trovava in mezzo alle Tenebre.

98. Capisco che questo semplice modo di costruire la logica possa sembrare al lettore un’arte sinistra volta a complicare ulteriormente le cose. La verità è che, per quanto ci provi, non ries e a trovare alcuna complicazione e forse è per questo che mi lancio nella ricostruzione degli avvenimenti geostorici senza pensare all’opinione dei secoli. Al momento della verità, che è quello che qui ci interessa, il problema è dove, in quale regione dello spazio esterno si trovino quelle Tenebre che coprivano la faccia dell’Abisso quando Dio disse: «Sia la luce».

99. La Rivelazione si limita a informarci sulla distanza astronomica che Dio ha posto tra le Tenebre e la Luce. Non fornisce né numeri né coordinate intergalattiche. Ci dice che Dio ha creato la Terra e che, tra la Terra e la sua regione d’Origine, ha posto i Cieli. Una traduzione meravigliosa e rivoluzionaria che ci lascia incollati alla sedia e ci colloca proprio dove il nostro Creatore voleva vederci: in mezzo alle Tenebre e con lo sguardo rivolto ai Cieli. A che serve, dunque, avere i piedi per terra se alla fine chi ha la testa tra le nuvole è quello che vede meglio le cose?

100. Una questione aggiuntiva è pertinente.

Dio ha creato le stelle per separare la Terra dalla sua regione d’origine senza altra ragione se non quella di disegnare lo zodiaco sulla volta del firmamento?

Oppure ha conferito ai Cieli dimensioni galattiche per qualche altra ragione?

Una risposta affermativa implica l’affermazione di un’impossibilità storica, nientemeno che un uomo di tremilacinquecento anni fa avrebbe compreso, senza aver mai osservato il cosmo, che il nostro Universo è una Galassia nel cuore di un oceano di galassie in movimento, motivo per cui Dio ha dato ai nostri Cieli le loro attuali dimensioni astronomiche.

 

 

CAPITOLO 13. – LA SCALA DEGLI ELEMENTI NATURALI

 

101. Ma proseguiamo.

Creata la Luce (processo che abbiamo descritto seguendo la linea temporale con cui Dio ha sfidato, fin dalla sua Genesi, la Scienza di tutti i tempi, e percorrendo la quale siamo giunti alla Fusione della Crosta Primaria e alla Sublimazione della risultante Atmosfera Primigenia, luogo in cui Dio produsse il Mantello di ghiaccio che durante il Mattino del Primo Giorno ricoprì la sfericità del pianeta Terra, e senza giudicare i processi meccanici data la naturalezza dell’argomento: Fusione della Crosta Primaria e Sublimazione dell’Atmosfera Primigenia), abbiamo lasciato la questione della Rivelazione un po’ in sospeso finché l’occasione non ci avesse permesso di rimettere i piedi per terra.

102. E senza entrare in ulteriori dettagli torniamo al Testo, leggendo le cui lettere concordiamo sul fatto che la definizione della Parola Creatrice, la cui identità la allontana dal regno delle metafore, delle iperboli, dei miti e di altre entità leggendarie, ha fatto di «la Luce» una Chiave di Champollion, grazie alla quale si interpreta la Rivelazione, contro ogni opinione, teologica o scientifica, sostenuta fino ad oggi, affermando che Dio separò la Terra dalla sua regione d’origine e la introdusse nei Cieli, conclusione che si deduce dal Testo: «e Dio vide che la Luce era buona, e la separò dalle tenebre», affermazione che, alla luce del e di questa interpretazione, mi porta ad ammirare il coraggio dimostrato dall’autore umano quando osò, senza alcuna conoscenza scientifica, confessare tale dichiarazione di separazione tra Luce e Tenebre per mano dello stesso Dio che aveva creato la Terra e i Cieli.

L’ignoranza di Mosè è proprio il fondamento della saggezza di colui che gli dettò il Testo, e grazie al suo silenzio il suo scriba divenne l’uomo più saggio del suo tempo. In una sezione dedicata all’ignoranza di Mosè in quanto scriba di Dio, torneremo sul tema dell’onniscienza del Signore che gli dettò il racconto della creazione dell’universo. Come non poteva essere altrimenti. O forse per noi tutto non è iniziato quando fu creata la Terra?

103. Sappiamo già che si dice in giro che la vera storia dell’Uomo risalga addirittura a prima dell’esistenza della Terra. Ora, né l’esistenza dell’Uomo è trascendentale per il Cosmo, né la conoscenza della struttura delle galassie è vitale per l’esistenza dell’Uomo. Pertanto, se l’Uomo non esistesse, il Cosmo continuerebbe a trovarsi dove si trova, seguendo il proprio corso, e se l’Uomo non conoscesse la struttura del Cosmo, ciò non impedirebbe comunque all’Uomo di essere ciò che è.

Ciò non significa che l’importanza della Conoscenza dell’Universo non abbia un valore esistenziale specifico per noi; ma serve a chiarire che la conoscenza di importanza vitale per l’Uomo in quanto Essere è la Conoscenza di Dio; e poiché in Dio risiede il Creatore, la Scienza della Creazione ne fa parte a pieno titolo, per così dire con gioia nel corpo.

104. Qualcuno si chiederà allora perché Dio abbia mantenuto nel Silenzio il Ricordo della Creazione della Terra e dei Cieli, separando il Creatore in Dio dal Signore. Una posizione che Dio ha mantenuto in Cristo, conservando la Fede e l’Intelligenza come due braccia unite a un unico corpo, nate per obbedire alla stessa Volontà, ma il movimento di ciascuna braccio è soggetto al pensiero della testa, sotto i cui impulsi si muove l’intero corpo.

 E io risponderò a questa semplice domanda affermando che così è stato in verità.

Allo stesso tempo negherò che fin dall’inizio Dio avesse disposto la Conoscenza del Creatore in Sé seguendo questo percorso di crescita secondo le condizioni della Scienza del Bene e del Male. È successo ciò che è successo e ormai non c’è più rimedio. E poiché è successo, la Formazione dell’Intelligenza a Immagine e Somiglianza di quella del nostro Creatore ha subito, lungo il percorso, una battuta d’arresto, che ha costretto Dio, di fatto, a anteporre alla Conoscenza della Scienza della Creazione la Conoscenza dell’albero della scienza del Bene e del Male, il cui frutto, come sappiamo, è la Guerra.

105. Non so se chi legge queste righe abbia compreso le leggi di questa Scienza. Da parte mia, credo che la struttura di detto Frutto sia stata assimilata e, sulla base della conoscenza che deriva dall’esperienza, posso scrivere ciò che, con la conoscenza derivante dalla teoria, prendeva forma nella lingua del Primo Uomo, ovvero: «Maledetto chiunque mangi di quel frutto, e maledetto chi dia da mangiare del frutto dell’Albero della Scienza del Bene e del Male».

Confessione finale che mi riporta al punto da cui abbiamo iniziato questo breve viaggio, parlando della Separazione della Luce che Dio compì una volta che l’ e l’aveva creata nelle Tenebre. A questo proposito ho scritto che, mentre l’Ignoranza aveva la sua Legge, l’impossibilità di penetrarne il Contenuto portò alcuni, i teologi, e altri, gli scienziati, a restituire a Dio la sua Genesi avvolta nel velo delle metafore e dei miti.

Ma una volta che la Luce fu tradotta dal Mantello di Ghiaccio che, al termine del Primo Giorno, ricopriva la superficie della Terra — Mantello di ghiaccio prodotto dalla Sublimazione dell’Atmosfera Primigenia scaturita dalla Fusione della Crosta Primaria —, non ci resta altro che dare fuoco al foglio della Tradizione Teologica e della Cosmologia del XX secolo, soffiare sulle ceneri, sparecchiare la tavola e rimetterci al lavoro partendo dall’Informazione che Dio ci offre nel Suo Libro.

Potrei tornare su questo argomento in un’altra sezione, e forse l’ho già fatto in una precedente.

Non importa.

E non lo dico perché io sia tra coloro che credono che una verità sia più o meno vera a seconda del numero di volte in cui il martello cade sulla testa dello sciocco di turno. Lo dico pensando che la vita sia un pensiero che si crea da sé partendo da radici universali, e non perché si abbia un sogno molte volte quel sogno acquisisca più senso, né perché, smettendo di sognare, il corpo perda il beneficio che gli procura il riposo notturno.

Niente affatto!

106. Poiché l’insignificanza dell’uomo per il Cosmo è un dato di fatto, la Verità esiste in sé stessa, anche se nell’Universo non esistesse nessuno. Io potrei smettere di esistere proprio ora, ma la verità era prima di me e rimarrà senza di me.

107. Per quanto riguarda la mia mania di tornare su un punto di riferimento, che oggi può essere uno e domani un altro, essa deriva più che altro dalla necessità di mantenere un punto di riferimento comune tra scrittore e lettore.

Per inerzia, il saggista tende a perdersi nei propri pensieri e il lettore ad aggrapparsi a un’idea concreta.

E dato che il caso che ci occupa è di tale complessità, per quanto io voglia rivestirlo con il mantello della semplicità, il fatto è che mettere da parte la cosmologia e la teologia, affrontando la loro posizione rispetto alla Genesi di Mosè, dal tavolo di lavoro sulla cui superficie lo spirito dell’Intelligenza di Dio si sta muovendo in questo XXI secolo, presuppone un atto più affine all’arte che alla scienza, ammesso che scrivere sia un’arte, e che sia arte dare espressione al pensiero; cosa su cui personalmente concordo, e che deduco dai filosofi e dagli eroi delle rivoluzioni del secondo millennio, i primi affinando le loro penne con l’arte del polemista e i secondi le loro spade con l’arte dei filosofi.

Le due volte in cui questa unione ha dato alla luce, ha portato nel mondo due Eventi per l’eternità: la Rivoluzione Francese e la Rivoluzione Russa.

108. Il problema, dunque, non sta nella Parola, ma nell’uso dell’arte della sua scienza. In questo caso la Verità, non il Potere, è il Principio e il Fine. E da qui deriva che, essendo l’uomo insignificante e la Verità eterna, l’opinione umana sia polvere sul tavolo. La cui superficie abbiamo sgomberato al fine di collocare la Terra al suo posto nel Giorno in cui Dio creò la Luce, e una volta creata: «la separò dalle Tenebre».

109. Tornando quindi al punto della restaurazione, dirò che chiunque abbia due occhi in faccia vedrà che, una volta creata la Luce nelle Tenebre, la Terra – essendo la Luce il Mantello di Ghiaccio che al termine del Primo Giorno ne ricopriva la superficie – si trovava nelle Tenebre.

Da quella Regione Dio la separò una volta creata la Luce, ovvero il Mantello di Ghiaccio che copriva la sfericità della Terra al termine del Primo Giorno, secondo quanto è scritto da tremilacinquecento anni: «E Dio vide che la Luce era buona, e la separò dalle Tenebre».

Se la separò, è perché era lì. E se in seguito Dio creò le stelle per separare la Luce dalle Tenebre, come si può leggere nel Quarto Giorno: «Dio fece i due grandi luminari, il maggiore per presiedere al giorno e il minore per presiedere alla notte, e le stelle; e li pose nel firmamento dei cieli per illuminare la terra, per presiedere al giorno e alla notte e per separare la Luce dalle Tenebre».

110. Quindi, traducendo in questa Linea del Geroglifico di Mosè «Luce» con «Manto di Ghiaccio», ne deduciamo che la Terra si trovava in una Regione esterna ai Cieli. Una traduzione sbalorditiva e sorprendente che, se non fosse perché è Dio a sottoscriverla e il suo Scriba a scriverla con la Verga del comando di cui si servì per separare le acque del Mar Rosso, la nostra intelligenza si spingerebbe nel mondo degli extraterrestri e dove metto C-di Cosmologia dovrei mettere F-di fantasia.

Detto questo, perché se lo merita, e visto che la porta è ormai aperta, entriamo.

111. Su come Dio abbia operato questo passaggio da una regione dello Spazio Generale alla regione in cui si trova attualmente, l’autore non ha detto nulla. Né ha detto nulla sulla natura specifica della regione d’origine in cui Dio avrebbe creato la Terra. E nemmeno io, in questo momento, entrerò nei dettagli. Quando sarà opportuno per questa cosmologia, solleveremo il velo. Per ora basta accettare che Dio abbia creato la Terra al di fuori dei nostri Cieli, oltre le costellazioni della nostra galassia, nell’Abisso avvolto dalle Tenebre.

112. Infatti, tornando al tema della formazione della crosta secondaria e della sublimazione dell’atmosfera primordiale, il fatto che la Terra si trovasse in una regione soggetta allo zero assoluto fu l’acceleratore di cui Dio si servì per creare il manto di ghiaccio.

Vediamo come, trovandosi Marte a una distanza maggiore, la sua atmosfera non abbia subito quel processo di sublimazione che ha interessato la Terra. La singolarità che la Biosfera rappresenta tra i pianeti testimonia l’esistenza di un periodo geostorico speciale che, per quanto incredibile possa sembrarci, viene rivelato quando Dio afferma che la singolarità della Biosfera obbedisce ed è la risposta alla regione d’origine in cui Egli l’ha creata. Un’affermazione spontanea che ci conduce immediatamente al problema del Potere del Creatore dell’Universo. Infatti, se dal punto di vista intellettuale il processo di creazione della Biosfera rivela nella sequenza esposta la sua natura scientifica, l’obiezione insuperabile riguarda la Natura di quell’Essere che non solo pensa a come fare le cose, ma possiede anche il Potere Infinito per realizzarle.

113. Non so se l’ho già detto, ma se non lo dico ora: il Potere senza l’Intelligenza non soddisfa l’esigenza che la trasformazione della Realtà richiede; e viceversa, l’Intelligenza senza il Potere rimane nei sogni, nella fantasia, in risposte che il vento porta via.

In questo caso, conoscendo Dio attraverso la Teologia e l’Universo attraverso la Scienza, l’unica cosa che dobbiamo fare è fonderle in una Nuova Scienza, la Scienza della Creazione, e seguire le sue leggi e i suoi principi.

In questo caso, sapendo che esponendo un’Atmosfera a una regione soggetta allo zero assoluto il suo volume si sarebbe sublimato dando origine alla creazione di un Blocco di Ghiaccio, e potendo farlo, Dio lo fece.

E chiamò Luce il Mantello di Ghiaccio.

114. Ma l’integrazione della Terra nei Cieli fu preparata da Dio prima ancora di aprire bocca e dare origine alla sequenza creatrice della Luce. Non fu una questione di fortuna che Dio trovasse un sistema stellare con caratteristiche planetarie compatibili con la Terra. Prima di immergersi nell’oceano delle costellazioni del latte, Dio sapeva cosa stava cercando, dove si trovava ciò che stava cercando e quali fossero le caratteristiche del Sistema Solare che stava cercando. E lo sapeva perché Egli stesso ne aveva formato la struttura planetaria in modo da non provocare un rifiuto dell’integrazione della Terra nell’edificio solare.

115. La Genesi parte da una piattaforma preesistente: la Terra e i Cieli erano già stati creati, e sulla loro superficie ci siamo lanciati a navigare. Avremmo potuto iniziare questo viaggio immergendoci nelle profondità del Tempo, ma ho preferito seguire il percorso tracciato da Dio in anticipo, tra l’altro perché Egli conosce il terreno meglio di chiunque altro. A tempo debito mi impegnerò a ricreare la Creazione del Sistema Solare. Fino a quel momento, dobbiamo mettere sul tavolo le leggi fondamentali necessarie per comprendere una sequenza sistemologica di così grande interesse per noi.

116. Pertanto, l’integrazione della Terra nel Sistema Solare, per quanto naturale possa sembrare a chi associa la Divinità al potere di aprire la bocca e avere tutto già pronto, implicava la risoluzione di un mare di equazioni complesse, piene di incognite e fattori da tenere in considerazione. Come qualsiasi altro sistema dell’Universo, il corpo solare non può accettare l’integrazione di un nuovo elemento senza subire esso stesso una trasformazione di stato. Pensando a questa semplice regola universale di integrazione dei corpi astrofisici in sistemi complessi, Dio si assicurò l’impossibilità di un rifiuto o di una perturbazione distruttiva del Sistema Solare in risposta all’integrazione della Terra nella sua struttura, creando Sole, Terra e Luna con una stessa Origine nello spazio e nel Tempo.

117. Una volta creati il Sole e i pianeti con le loro lune e i loro anelli, Dio procedette all’isolamento della Terra, radice della Confusione a cui si riferisce il Testo, per poi, dopo aver creato la Luce – come abbiamo già visto – riunire nuovamente la Terra e il Sole, momento attorno al quale graviamo in questa sezione. Questa integrazione aveva un percorso. E lungo quel percorso la calotta di ghiaccio doveva intraprendere il proprio percorso particolare verso la sua trasformazione in aria e acqua. Descrivere questo percorso è l’obiettivo che ci prefiggeremo nella prossima sezione.

118. E, infine, la conseguenza del lancio della Terra sulla traiettoria boreale (porta attraverso la quale la Terra entrò nel campo elettrico del Sole) si fece sentire sulla superficie del manto di ghiaccio. Il fatto che la Terra accedesse alla propria orbita biosferica attraverso questa traiettoria boreale aveva cause più complesse di quelle che qui ci interessa trattare. Per ora concentriamoci sulla fusione del Mantello di Ghiaccio e sulle conseguenze fisiche della sua accelerazione fino al punto critico massimo nel corso della durata del processo. Elevazione istantanea voluta da Dio nel concedere alla Terra l’accesso alla traiettoria boreale.

119. La verità è che, introducendo la Terra lungo la traiettoria solare boreale, ciò che Dio otteneva era accelerare alla massima velocità consentita il processo di scongelamento della Calotta Glaciale, così come fare lo stesso con la conseguente evaporazione del prodotto risultante.

L’interazione di forze grazie alla quale la fusione del Mantello di Ghiaccio si è accelerata al massimo possibile combina le forze classiche con quelle rivoluzionarie, e si ricollega a quella sfuggente cosmologia quantistica all’origine di tutti i processi di creazione della materia astrofisica e delle energie elettromagnetiche.

Più l’avvicinamento Terra-Sole aumentava, minore era la distanza Sole-Terra, più intenso era il processo di scioglimento della Calotta Glaciale. È proprio la rapidità del movimento di avvicinamento che ci porta a parlare di sublimazione. In questo senso la sublimazione del Mantello di Ghiaccio fu un’evaporazione diretta. Che, cercando di comprenderla nel modo più semplice possibile, possiamo paragonare all’applicazione di un ferro rovente sulla superficie di una barra di ghiaccio. Il Sole fece da barra di ferro incandescente nella mano di Dio e la Terra da barra di ghiaccio.

Non parlo in senso figurato quando affermo che, se Dio avesse continuato ad applicare il ferro all’infinito, la massa totale della calotta glaciale si sarebbe trasformata in atmosfera. Almeno è questa l’impressione che ci dà l’estensione all’infinito dell’argomento. Direi che si tratta di una semplice apparenza e nient’altro. Un’apparenza che ci invita a fare un ulteriore passo avanti e ad affermare che la stabilità dell’universo in generale, e del nostro Sistema in particolare, si basa su due pilastri fondamentali. Il primo l’abbiamo già visto: è la trasformazione dell’energia in nuove forme di energia. Il secondo è la natura elettrodinamica della materia cosmica fondamentale.

 

 

CAPITOLO 14. – SECONDA LEGGE DEL COMPORTAMENTO DELL’UNIVERSO

 

120. Lo studio che Dio condusse sul comportamento della Materia Cosmica lo condusse nel regno dell’Elettrodinamica Astrofisica. Durante le ricerche sulla natura dello spazio, della materia e del tempo che Dio condusse nel corso della sua ricerca della padronanza della Scienza della Creazione, che Gli avrebbe permesso di trasformare la Realtà Universale, Dio osservò come la materia fondamentale, nonostante le sue trasformazioni e i salti dimensionali nello spazio generale, conservi le proprietà della sua natura atomica.

La scoperta della conservazione delle proprietà atomiche naturali nell’energia cosmica fondamentale, indipendentemente dalla direzione percorsa, aprì a Dio un orizzonte creativo senza limiti. Infatti, per quanto grandi possano essere le distanze percorse durante il salto dalla materia microcosmica a quella macrocosmica, la natura delle sue forze elettrodinamiche rimane invariata; lo scenario che si apre all’intelligenza creatrice è quindi illimitato. Inoltre, questa scoperta fa sì che le stelle e le loro reti sistemologiche si trasformino in mattoni, in blocchi, in un campo di materia prima da cui estrarre tutta la massa necessaria per erigere edifici costellazionali.

121. Quindi, applicando ora il ragionamento: se la prima legge (trasformazione del campo gravitazionale in luce) si oppone alla contrazione all’infinito dell’universo, poiché la quantità di energia non rimane statica nell’equazione – instabilità equazionale derivata dalla trasformazione della gravità in luce e forze elettromagnetiche –, condizione di stabilità richiesta dall’ipotesi per dare libero corso alla contrazione del campo universale in un nucleo primordiale, e che non viene soddisfatta, realtà dimostrata dalla stabilità del sistema astrofisico locale; questa seconda legge – natura elettrodinamica dei campi gravitazionali – impedisce il movimento opposto (distruzione per dispersione) creando tra i sistemi siderali una rete elettrodinamica di comportamento.

In altre parole, l’operatività di questa legge di trasformazione dell’energia gravitazionale in forze elettromagnetiche e altre forme di energia luminosa, l’operatività di questa legge – dicevo – contro la dispersione dovuta al costante indebolimento del volume dell’energia universale: mantiene la concentrazione grazie alle leggi dell’elettrodinamica.

122. E infine, l’entrata in azione di questo muro elettrodinamico di protezione permette l’esistenza di correnti gravitazionali attorno a continenti astrofisici soggetti a una teoria delle strutture molecolari in cui le particelle sono astri.

123. L’applicazione visibile di queste due leggi a un singolo sistema stellare la troviamo nel nostro.

Da un lato, il campo magnetico funge da collegamento tra la Terra e il Sole. Ciò vale anche per tutti gli altri pianeti.

D'altro canto, il campo elettrico erige una barriera tra il Sole e la Terra. Il che, in termini poetici, potremmo sintetizzare così: lanciata la Terra verso l'impossibile incontro con la propria distruzione, la natura del suo spirito positivo trasformò l'apparenza in ammirazione quando l'uguaglianza tra i segni risolse il conflitto.

E continuiamo.

124. In modo più o meno semplice, ricreerò la prima parte di questa nuova sequenza geostorica che ebbe luogo nel Secondo Giorno.

Ma tornando al tema, l’accoglienza da parte del Sole di un nuovo pianeta comportava per il suo Sistema l’integrazione nel proprio campo di un nuovo trasformatore di energia gravitazionale, con le sue proprietà esclusive. Non è facile determinare in che modo questo cambiamento strutturale abbia alterato il rapporto tra la famiglia planetaria, ma questo era un fattore che Dio conosceva per esperienza, e sulla base di tale esperienza risolse sulla carta tutte le incognite prima di passare all’azione. Non occorre andare molto lontano per trovare il successo dell’applicazione della Sua matematica alla realtà; i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ci concentreremo sulla Terra e su ciò che ha comportato per il suo corpo fisico l’integrazione in un campo gravitazionale condiviso.

125. Inizierò dicendo che qualsiasi corpo di natura astrofisica, fintanto che rimane isolato da qualsiasi altro corpo, si limita a consumare la propria energia. Mentre durante il Giorno Zero era isolata nella sua regione d’origine, la Terra si alimentava del proprio campo gravitazionale. La bassa velocità di trasformazione alla quale operava il suo nucleo manteneva il suo battito a un minimo stabile di rotazioni. Il problema era che il campo gravitazionale continuava ad aumentare la massa cortesaria attraverso il suo effetto di buco nero. Quindi la Terra aveva ragione ad essere confusa.

126. E Dio dice che era vuota perché la Terra non poteva uscire da sola da quella situazione. Solo collegandosi a una rete energetica avrebbe potuto superare il destino verso cui, abbandonata alle proprie forze, era destinata. Quando Dio tornò e raddoppiò l’energia del suo campo, accelerando la rotazione del suo corpo esterno, ruppe quella situazione. Da ciò derivò, come ho mostrato, la fusione della crosta primaria e la creazione del Mantello di Ghiaccio che ricoprì il Globo alla fine del Primo Giorno.

127. L’energia fornita, una volta trasformata in calore, dopo che il Nucleo era tornato a un nuovo stato di equilibrio al termine del Primo Giorno, quando fu immessa nel Sistema Solare all’alba del Secondo Giorno, la Terra si trovò improvvisamente nella situazione in cui si trova un trasformatore collegato a una rete elettrica.

La prima reazione del suo Nucleo fu quella di passare da uno stato di funzionamento lento a uno avanzato.

Possiamo comprenderne il significato ricordando come la variazione dell’energia con cui il suo campo può interagire lo abbia influenzato all’inizio del Primo Giorno. Da tale effetto si deduce, a titolo universale, che il motore che mantiene costante il movimento stellare è il Nucleo.

128. Il movimento delle stelle e di tutti i corpi dell’Universo, quindi, come si vede molto bene nel nostro Sistema, presenta una particolarità. Tutti ruotano attorno al proprio asse. L’effetto fisico naturale di questo tipo di movimento è, come si osserva negli elicotteri, il movimento verso l’alto. Da ciò dovremmo dedurre che tutte le stelle e i loro sistemi seguono una traiettoria ascendente. Come se dicessimo che l’Universo si comporta come un corpo che si muove eternamente verso l’alto. Ora torniamo al punto in cui avevo interrotto questo Racconto.

 

 

QUARTA PARTE

CREAZIONE DELLA BIOSFERA

 

CAPITOLO 15. – CREAZIONE DEI CONTINENTI E DEGLI OCEANI

 

129. Dicevo che Dio creò la Terra nelle Tenebre e che, una volta creato il Mantello di Ghiaccio – che nel Suo Libro Egli chiama Luce –, lo separò dalle Tenebre e lo introdusse nei Cieli, dove si trova.

E credo di aver detto che il primo di tutti gli effetti che la Terra subì a seguito di questa integrazione può essere paragonato all’effetto che subisce un trasformatore quando viene integrato in un circuito elettrico. E che, come all’inizio del Primo Giorno, all’inizio di questo Secondo Giorno l’aumento della velocità di rotazione del Globo, segno esteriore dell’aumento di giri che subì il suo Nucleo, fu l’effetto immediato dell’integrazione della Terra nel campo del Sistema Solare.

130. Ora, essendo la traiettoria naturale tra due punti che si attraggono la linea retta, e il movimento in un campo gravitatorio simile a quello di un liquido in un bicchiere, il movimento approssimativo di un corpo esterno verso un corpo astrofisico per effetto di questa relazione disegna un cerchio attorno alla stella. Ma poiché Dio scartò l’opzione di un avvicinamento lungo la traiettoria planetaria, la traiettoria che la Terra doveva descrivere non poteva che essere la parabola. Ed è proprio quella che iniziò a tracciare in reazione all’azione di accelerazione istantanea subita dalla sua rotazione. Questo per quanto riguarda la prima fase del volo della Terra alla ricerca della sua orbita biosferica.

131. Per il primo effetto illustrato, ovvero la legge che regola il volo degli elicotteri tracciata a matita, è necessario introdurre in questo processo di accoppiamento la natura dei rispettivi campi elettrici. Detto questo, un campo elettromagnetico qualsiasi è definito dalle sue due componenti: la forza magnetica che agisce a distanza tra i corpi e la forza elettrica che li dispone attorno a un nucleo di riferimento. Nel caso del lancio della Terra abbiamo la forza magnetica in azione, in combinazione con la legge del moto rotatorio. La descrizione che questa combinazione ci fornisce dell’avvicinamento della Terra al Sole è quella che ci disegna una parabola dall’esterno del Sistema Solare verso il polo boreale del Sole come percorso di accesso.

132. L’entrata in azione della seconda forza elettromagnetica, quella elettrica, ha generato sull’orizzonte degli eventi una fascia di inversione in corrispondenza dell’avvicinamento indefinito della Terra al Sole.

Una volta all’interno di questa fascia, in risposta all’uguaglianza dei segni elettrici tra i rispettivi campi, la traiettoria della Terra ha iniziato la sua discesa verso la propria orbita biosferica.

(Indipendentemente dalle equazioni che regolano la massa dei corpi astrofisici soggetti a una relazione sistemologica, dalle energie in gioco tra i corpi che compongono un sistema stellare di tipo solare, e la distanza percorsa da un corpo planetario durante la sua orbita, la sequenza di effetti che la Terra ha sperimentato durante la sua traiettoria di avvicinamento al Sole ha provocato il surriscaldamento del suo Nucleo, effetto dal quale è derivata la serie di onde termonucleari all’origine dello stato termodinamico del Mantello).

133. L’effetto derivante dalla trasformazione del Mantello – cosa che abbiamo già visto parlando della Creazione dell’Anello di Ghiaccio – in una massa di reazione termonucleare fu la fusione della Litosfera Inferiore.

(Per litosfera inferiore si intende la zona di contatto geofisico con il mantello superiore. Si ricordi che la divisione del corpo terrestre in tre zone principali, con le relative fasce di contatto intermedie, non è un semplice capriccio della natura. La zona che è stata denominata Nucleo Esterno appartiene, all’interno di questa struttura, alla fascia di contatto tra il Nucleo propriamente detto e il Manto. Tenendo conto che il Nucleo è il corpo stellare attorno al quale si forma un pianeta, e che quindi è il Trasformatore dell’Energia Gravitazionale in calore, la fisica del Nucleo Esterno corrisponde allo stato della materia nel Manto Inferiore, che sarebbe equivalente a quello che avrebbe una massa attorno a un microastro a bassa temperatura, ovvero materia compressa allo stato gassoso, sebbene questo stato non sia adeguato per descrivere la fisica della fascia all’interno della quale oscilla il Nucleo, causando con la sua oscillazione – come ho già detto altrove – l’appiattimento del Globo. Ma torniamo al punto principale:)

134. In altre circostanze il riscaldamento del corpo del Mantello Superiore, ovvero della massa di reazione termonucleare, origine del vulcanismo geologico globale, avrebbe dovuto raggiungere l’Anello Litosferico Superiore o esterno, ma il fatto che l’Anello Litosferico si trovasse sotto la Calotta Glaciale, la cui Creazione abbiamo visto all’inizio, mantenne la struttura della Crosta Litosferica allo stato solido, sebbene la Crosta Secondaria fosse soggetta alla dinamica dell’innalzamento della temperatura all’interno di una pentola a pressione. È comprensibile che la temperatura, all’interno di quella pentola a pressione in cui Dio aveva trasformato il corpo geofisico, non potesse continuare a salire all’infinito.

135. I nostri geologi hanno determinato la fisica della Terra partendo da un Nucleo freddo, meccanicamente inattivo, e vivo solo in base alla reazione termodinamica dipendente dalla pressione gravitazionale, che in questo caso agisce come pressione solida. Avevano bisogno di un modello virtuale da cui spiegare la costanza del calore geofisico determinante per l’attività vulcanica litosferica. Il fatto che la radiografia a onde delineasse sul tavolo una struttura termodinamica dal minore al maggiore, cioè dall’esterno verso l’interno, finiva per dare ragione al modello infantile del calore geonucleare dovuto alla pressione della massa che si erano prefissati nella mente; modello puerile che a sua volta andava a letto con l’ipotesi dell’origine della materia stellare da una concentrazione di polvere nel cuore di un campo gravitazionale alla deriva nei mari stellari... non attraversa il mare senza volare... bla bla bla... Il lettore perdoni il mio infinito cinismo.

136. E facendo l’amore, diedero vita a un’Ecosfera, come per magia regolata da Equazioni Perfette che, ovviamente, contraddicendo l’Origine dal Caso, per logica non potevano che risultare loro sospette e, di conseguenza, prive di qualsiasi possibilità di prosperare. E preferirono continuare ad aggrapparsi al modello infantile piuttosto che continuare a cercare un Modello Geofisico in grado di spiegare l’Equilibrio Termodinamico della Biosfera.

137. Come, tuttavia, un pianeta privo di generatore di energia termica possa rimanere caldo per milioni di anni, al punto che, come dimostrano i reperti fossili, si possa parlare di un ciclo termodinamico ecosferico, questo è un punto che, una volta elevato a dogma il modello infantile della pressione della materia come origine del calore geonucleare, e poiché non esisteva alcuna ipotesi con cui sostituirlo, hanno preferito l’ignoranza di chi preferisce il male che conosce al bene da conoscere. E da qui nasce la sfida che una teoria in cui il nucleo di ogni pianeta diventa un corpo stellare, trasformatore dell’energia gravitazionale in calore, apre in questo nuovo secolo.

138. Dicevamo, quindi, che il calore geonucleare (conseguenza dell’ingresso della Terra nel Sistema Solare) che si stava accumulando tra la crosta e il mantello, se non avesse trovato una via d’uscita, avrebbe finito per provocare un’esplosione astronomica, il che avrebbe significato la disintegrazione del corpo geofisico. In altre parole, e per centrare l’argomento: senza distruggere la litosfera, Dio doveva procedere a rompere quell’enorme barra di ghiaccio sotto la cui massa le reazioni termonucleari che crescevano nel corpo del mantello minacciavano di far esplodere il nucleo. La soluzione risiedeva nell’attrazione gravitazionale che il campo magnetico solare avrebbe esercitato sul corpo geofisico quando la Terra (in direzione della propria orbita stazionaria) avesse attraversato la fascia di interazione tra i rispettivi campi elettrici.

139. L’origine della catena di reazioni termonucleari che mantengono attivo il Mantello è un argomento da studiare nella prospettiva dell’Architettura Geofisica che stiamo sviluppando. Ad esempio, come una serie a catena di reazioni termonucleari possa estendere il proprio fronte d’onda fino alla litosfera e aprire vie di galleggiamento attraverso le quali viene liberato il calore magmatico. E anche quest’altro: il rapporto tra il Nucleo e la forma irregolare del geoide della Crosta. Quest’argomento ci porta a considerare l’oscillazione del Nucleo all’interno del Mantello come origine del rigonfiamento della regione equatoriale. E di conseguenza a introdurre, tra la zona esterna del Nucleo e quella interna del Mantello, un anello geofisico in stato cromosferico, sulla cui singolarità non mi soffermerò ora.

140. Abbiamo visto – ricapitolando – che, una volta lanciata la Terra in direzione del Sole, il nostro pianeta ha attraversato la fascia di interazione tra i rispettivi campi elettrici, il che ha provocato la naturale reazione elettrica tra due campi dello stesso segno. (La stessa legge operativa che determina le orbite stazionarie delle particelle attorno a un nucleo atomico in funzione dei campi elettrici è la legge che dobbiamo applicare alla struttura del Sistema Solare. Sebbene sembri troppo semplice per essere vero, dimostreremo tra poco che la configurazione planetaria obbedisce alle leggi dell’elettrodinamica. L’orbita della Terra ne è una conseguenza naturale).

141. Ed è curioso che, pur avendo notato la somiglianza tra la struttura di un atomo e quella del Sistema Solare e l’analogia tra le forze intraatomiche e le forze elettromagnetiche sistemologiche – per quanto ovvia – e poiché si rifiutavano di credere che la Natura e la Creazione obbedissero a principi così logici, gli scienziati del XX secolo si sono rifiutati di credere a ciò che avevano davanti agli occhi e, pur avendo la risposta sotto il naso, l’hanno respinta perché indegna del loro genio, preferendo addentrarsi in una Teoria di Unificazione dei campi elettromagnetici e gravitazionali, che, tuttavia, trova il suo miracolo quotidiano nella struttura della materia atomica. Infatti, se l’origine del calore geonucleare deriva dalla pressione della materia, com’è possibile che questa stessa pressione non abbia fatto sprofondare l’intera massa planetaria nel corpo del Sole nei milioni di secoli in cui il Sistema è rimasto attivo?

142. Essi rispondono con l’energia centrifuga, ma ignorano che un lavoro non può essere svolto all’infinito; la costanza orbitale lo contraddice, per cui, dovendo cercare una forza diversa, hanno intrapreso la ricerca di un campo unificato e, pur parlando di forze elettromagnetiche, lo facevano eliminando la componente elettrica dal campo magnetico. Dei veri e propri saggi!

Quindi: una volta indirizzata la traiettoria terrestre verso la sua orbita stazionaria, per effetto della repulsione elettrica tra campi dello stesso segno, in termini di lavoro possiamo paragonare questo effetto a quello di una forza centrifuga accelerata. Infatti, soggetta a questo effetto, se il campo magnetico non ne avesse frenato le conseguenze: la Terra, trascinata dalla tempesta elettrica, sarebbe stata proiettata verso l’orbita di Marte, per esempio. La forza gravitazionale generata dall’interazione tra i rispettivi campi magnetici, quando la Terra attraversò la fascia elettrica che le spettava nel Sistema, fu il freno che la stabilizzò nella sua orbita. Questa forza si ripercosse sulla litosfera inferiore, strappando dal mantello superiore le basi delle grandi catene montuose. Con questa azione di sollevamento delle radici delle grandi catene montuose, l’azione del martello contro la barra di ghiaccio sotto il cui anello si trovava la litosfera era ormai compiuta. Riprodurre questa azione sismologica globale significherebbe aprire una porta nel tempo e osare rimanere saldi su un terremoto con epicentro nel Nucleo e il cui raggio di estensione universale fa danzare sotto i nostri piedi, piantati sull’Anello di Ghiaccio, l’intero corpo della Crosta terrestre.

 (I saggi del XX secolo trovarono, certamente, prove di un ritiro dei ghiacci; ciò che non osarono mai nemmeno sognare è che il corpo di ghiaccio che si ritirò, un tempo, all’inizio, ricoprisse l’intera sfericità del Pianeta. Come abbia fatto il suo Creatore a spezzare quella Barra di Ghiaccio è il punto trattato in questa sezione, sul quale c’è un mondo da raccontare, e della cui Meccanica, Origine dell’Orografia Ecosferica, avremo tempo di occuparci, a tutti i livelli, nel corso di questo XXI secolo).

Una volta frantumato in questo modo il manto di ghiaccio che Dio chiamò «la Luce», il calore accumulato nel corpo geofisico interno trovò lo sfogo attraverso cui liberarsi: sotto forma di gas e lave, ottenendo Dio da questo effetto la trasformazione del ghiaccio in acqua. Questa è la sequenza all’origine dell’Acqua e dell’Aria. Ma ricordiamo come reagì il Mantello di Ghiaccio all’avvicinarsi della Terra al Sole.

 

 

 

 

QUINTA PARTE

CREAZIONE DELL’ECOSFERA

 

CAPITOLO 16. – SUBLIMAZIONE DEL MANTO DI GHIACCIO

 

143. Esistono due modi di agire. Uno consiste nel lasciare che la legge del tempo agisca, l’altro nell’accelerare lo svolgimento di un’azione con i mezzi a disposizione. Se fosse stato soggetto alla legge del tempo, il Mantello di Ghiaccio avrebbe reagito all’energia solare sciogliendosi, si sarebbe diviso in due e, col tempo, le due masse di ghiaccio si sarebbero ritirate verso le calotte polari. Le acque del primo grande oceano si sarebbero evaporate. Lentamente, ma inesorabilmente, l’oceano si sarebbe diviso per moltiplicarsi; dagli oceani sarebbero scaturiti i mari... Ma Dio conosceva un modo più rapido per sviluppare questo processo globale.

Perché sciogliere il manto di ghiaccio a bassa temperatura quando avrebbe potuto provocare, attraverso l’integrazione lungo la via boreale, l’effetto del ferro incandescente contro una lastra di ghiaccio? A questo effetto lo chiamiamo sublimazione del ghiaccio. L’effetto immediato dell’incontro Terra-Sole nelle condizioni descritte determinò la sublimazione accelerata del manto di ghiaccio. L’energia solare agì come ferro incandescente applicato direttamente sulla superficie del manto. Una sublimazione che ha determinato la frattura del manto in due grandi blocchi e la nascita dell’atmosfera biosferica. (Quando dico «condizioni descritte» mi riferisco alla parabola di accesso, che ha determinato che la Terra si trovasse per un certo periodo a una distanza inferiore a quella naturale della sua orbita stazionaria).

144. Ho già detto che l’attrazione gravitazionale solare derivò dall’effetto contrario che spinse la Terra verso la sua orbita biosferica. E che, in conseguenza di questa attrazione, frutto dell’aggancio magnetico tra i due campi, le basi delle grandi catene montuose si liberarono completamente. Forse «sollevamento» è il termine corretto. La liberazione fu favorita dal riscaldamento della struttura geofisica. Ricordiamo che, con il raffreddamento del Mantello, l’anello litosferico si solidificò, lasciando la placca di contatto fusa in un unico corpo. Quando la Terra entrò nel Sistema Solare, il Nucleo si riscaldò, il diametro del Mantello si allargò e la pressione termica generò onde naturali con un movimento di espansione dal centro verso l’esterno del corpo geologico. Questo movimento non era sufficiente a spingere le catene montuose contro una litosfera esterna racchiusa sotto un mantello di ghiaccio che, sebbene esternamente si stesse sublimando, internamente rimaneva nel suo stato originario.

145. La solidità del Mantello di Ghiaccio determinava l’accumulo di calore all’interno della Terra. Questo accumulo iniziò a provocare un movimento sismico generalizzato che, partendo dal Mantello e attraverso serie ininterrotte di sequenze termonucleari, riscaldò la Crosta, aprendo vie di liberazione del calore che minacciavano di disintegrare l’intera struttura. La fusione tra lo strato superiore del Mantello e quello inferiore della Crosta, così fratturata, fece sì che la pressione termica iniziasse a sollevare le basi delle catene montuose, attorno alle quali il calore geonucleare trovò vie di sfogo verso l’esterno. Così, mentre nella zona esterna l’energia solare faceva il suo corso, dal basso l’energia geofisica faceva lo stesso, incrinando il Mantello di Ghiaccio, tra le cui fessure i gas cominciarono a fuoriuscire e a contribuire alla creazione dell’Atmosfera in corso.

146. La distanza dal Sole arrestò la sublimazione e diede inizio allo scioglimento del Mantello di Ghiaccio. La pressione termica esterna e interna sul Ghiaccio portò alla sua fusione in Acqua. Processo che, data la temperatura del Globo, diede origine a un Oceano che ricoprì l’Equatore e le regioni tropicali, e continuò a spingere verso i poli geografici i due grandi blocchi di ghiaccio in cui si era diviso il Blocco originario. Le Acque di questo Oceano Madre erano le Acque che si trovavano sotto il Firmamento dei Cieli.

Il Firmamento dei Cieli che «si trovava tra le acque che erano sotto e sopra il suo corpo» era l’Atmosfera.

147. Identificazione del Firmamento che ci chiarisce molte cose.

Primo: essendo le acque che si trovano sotto il Firmamento le acque dell’Oceano Madre, le acque che si trovano sopra questo Firmamento sono le acque del campo gravitazionale solare.

 Questo ci fa comprendere la necessità di affrontare il comportamento della gravità partendo dalla natura dei fluidi. Ciò dà origine all’immagine dell’Universo come un oceano di energia su cui galleggiano i continenti con le loro isole, che in questo caso sarebbero i sistemi astrofisici. Un oceano di energia su cui c’è ancora molto da dire, ma che per ora ci apre nuovi orizzonti alla comprensione del comportamento del campo gravitazionale, a immagine della fenomenologia tipica di un fluido esposto a forze interne ed esterne.

148. Riassumendo:

La Luce era il Mantello di Ghiaccio sotto il cui corpo rimase racchiuso il resto dell’edificio geofisico al termine del Primo Giorno. La sua creazione avvenne mediante la fusione della Crosta Primaria; e la fusione di questa Crosta Primaria fu operata da Dio accelerando il battito geonucleare del Globo. Questo aumento del ritmo di lavoro del cuore astrofisico della Terra fu la conseguenza della moltiplicazione della densità del campo gravitazionale terrestre per unità cubica astrofisica.

149. All’inizio del Secondo Giorno la Terra e il Sole si ritrovano. Dio crea una serie di effetti, di cui la Sublimazione del Mantello di Ghiaccio sarà il primo. Il Mantello si rompe e nasce l’Atmosfera, la cui crescita, unita alla forza gravitazionale all’origine dell’orbita stazionaria, imprimerà un’impressionante accelerazione fisica. I due blocchi di ghiaccio risultanti iniziano il loro viaggio verso i poli geografici, lasciando tra di essi le acque dell’Oceano Madre, dal cui volume, per evaporazione, continuerà ad alimentarsi il corpo dell’Atmosfera. Questa Atmosfera è il Firmamento nel Verbo del Secondo Giorno.

150. Una volta identificato il Firmamento, il movimento dello spirito di Dio sulle Acque si risolve come suo movimento nello Spazio. E ci addentriamo nel comportamento della Gravità, che possiamo comprendere grazie alla nostra conoscenza della natura dei liquidi. Ciò apre la nostra intelligenza alla comprensione del campo gravitatorio universale come un oceano in cui i sistemi siderali si presentano come continenti e isole, consentendo la navigazione siderale grazie alla loro posizione nello spazio galattico locale.

151. Fuoco, Ghiaccio, Acqua e Aria. Questi sono i primi gradini della scala degli elementi naturali che stiamo salendo. Il prossimo non ha bisogno di presentazioni. In definitiva, e per concludere:

A.- Fusione della Crosta Primaria.

B.- Sublimazione dell’Atmosfera Primigenia.

 C.- Scioglimento e ritiro dei ghiacci.

D.- Formazione dell’atmosfera biosferica.

 

CAPITOLO 17.- CREAZIONE DEL PIANO DI INTERRELAZIONE BIOSFERICO

 

152. Concludiamo l’ascesa lungo la scala degli elementi naturali e apriamo una nuova via.

Ghiaccio, acqua, aria: tutti gli elementi erano al loro posto e pronti per il grande evento del salto dalla materia inorganica a quella organica. (Punto attorno al quale la Ragione e la Fede si persero e seguirono percorsi tanto opposti quanto suicidi).

Parlando dell’evoluzione delle specie, il saggio biblico per eccellenza lasciò cadere la pietra nell’acqua, dicendo: «E per esercitare in loro la giustizia, gli elementi si accordarono, come nel salterio i suoni si accordano in un’armonia immutabile, come si può chiaramente vedere dagli avvenimenti. Poiché gli animali terrestri si trasformano in acquatici, e quelli che nuotano camminano sulla terra». Parole perspicaci di un uomo che non esitò a lamentare altrove la solitudine del genio, ma che, nei suoi momenti migliori, non esitò nemmeno ad anticipare la mente scientifica e ad affermare che Dio gli aveva dato «la vera scienza delle cose, e la conoscenza della costituzione dell’universo e della forza degli elementi; l’inizio, la fine e il mezzo dei tempi; le alternanze dei solstizi e i cambiamenti delle stagioni; il ciclo degli anni e la posizione delle stelle; la natura degli animali e gli istinti delle belve; la forza dei venti e i ragionamenti degli uomini; le differenze delle piante e le virtù delle radici. Conosceva tutto ciò che è nascosto e ciò che è manifesto, perché la Saggezza, artefice di ogni cosa, me lo insegnò».

 C’è da credere che se la Fede e la Ragione avessero ascoltato con orecchie più umili questa confessione di Salomone, l’ostilità tra cristianesimo e scienza non avrebbe raggiunto gli estremi a cui giunse nei primi decenni del XX secolo.

Tornando al tema dell’evoluzione dell’albero della vita, la prima cosa sono le radici. È da lì che l’albero comincia a germogliare. Ma affinché ci sia un albero, deve esserci un seme d . Partendo dal presupposto che la Cellula Madre, il Seme della Vita, abbia avuto in Dio la sua origine, dalle sequenze bio-storiche che stiamo seguendo si deduce che il seme dell’albero delle specie sia stato piantato da Dio sotto le acque del Grande Oceano. E di conseguenza, per prime ci furono le piante. Da questo regno vegetale sottomarino, grazie all’adattamento dei primi rami alla vita terrestre, man mano che il livello delle acque del Grande Oceano si abbassava, sorse l’albero delle specie vegetali terrestri. L’evoluzione di questo nuovo regno si completò quando la fotosintesi trasformò la composizione chimica dell’atmosfera.

153. Questo passo bio-storico ebbe luogo durante il Tardo del Terzo Giorno. Abbiamo già visto come, una volta rotto il Mantello di Ghiaccio, i due blocchi risultanti abbiano intrapreso la ritirata verso i poli, e come l’evaporazione dell’Oceano, in concomitanza con il sollevamento delle catene montuose per effetto della forza gravitazionale, abbia prodotto la moltiplicazione dell’Oceano in oceani e la divisione degli oceani in mari. Così, man mano che il livello delle Acque si abbassava, le piante marine si adattarono alla vita terrestre, finendo col tempo per trasformare l’atmosfera preistorica nell’atmosfera storica, con l’ossigeno come elemento principale. A sua volta, e in seguito al necessario adattamento alla rivoluzione che lo stesso regno vegetale stava producendo, la fibra vegetale preistorica del substrato sottomarino acquisì le proprietà degli alberi terrestri storici. Con la creazione del regno degli alberi, Dio completò la struttura del Piano di Interrelazione Biosferica. Piano su cui mi soffermerò un attimo prima di staccarmi dal suolo e lanciare questo racconto nello spazio.

154. L’autonomia del Piano di Interrelazione Biosferica può essere riassunta affermando che le calotte polari furono stabilizzate per diventare i due principali focolai termorefrigeranti del sistema ecosferico. Focolai dai quali Dio fece dipendere l’equilibrio della temperatura della biosfera e che, per stabilizzare lo scioglimento di entrambi i focolai termorefrigeranti, Dio fece dipendere dall’angolo di rotazione del globo terrestre. Andiamo per parti, tuttavia.

155. Immaginiamo per un secondo che la Terra fosse piatta e rimanesse sempre alla stessa distanza dal Sole. Cosa accadrebbe? Quanto tempo impiegherebbe il Sole per riscaldare gli oceani fino al punto di ebollizione e trasformare gli oceani in una pentola di acqua bollente? E in quante ore geologiche l’atmosfera perderebbe il suo equilibrio termodinamico e tutta la sua struttura andrebbe in pezzi, non potendo contare sull’angolo di rotazione della Terra come meccanismo regolatore? Calcoliamo quanti anni ci vorrebbero affinché, in assenza dei due focolai termorefrigeranti polari, la temperatura degli oceani e dell’atmosfera salisse di dieci gradi. In che modo questo aumento di temperatura influirebbe sulla vita marina? Se a causa di un’ondata di caldo morissero gli esseri umani, quanti ne morirebbero all’anno se quell’ondata di caldo persistesse e, quel che è peggio, minacciasse di aumentare di altri dieci gradi nei prossimi vent’anni, per esempio?

156. Ciò che è accaduto in questi milioni e milioni di anni è esattamente il contrario. I focolai termorefrigeranti ecosferici sono rimasti costanti, hanno mantenuto stabile la temperatura biosferica, pur sapendo che, diminuendo la loro massa, la temperatura generale avrebbe inevitabilmente dovuto aumentare. Ma facendo dipendere la temperatura biosferica dai focolai termorefrigeranti polari, il nostro Creatore si è visto costretto a fornire loro una piattaforma geofisica. Piattaforma che chiamerò Substrato Ecosferico Autonomo e che ha a che fare con le equazioni alla base dell’immutabilità dell’angolo di rotazione della Terra.

 

 

CAPITOLO 18.- IL SUBSTRATO ECOSFERICO AUTONOMO

 

157. La Terra ruota attorno al Sole. Abbiamo visto che Dio ha fatto sì che la stabilità termodinamica della biosfera dipendesse dalle masse polari. Ora spetta a noi studiare la meccanica che mantiene le calotte polari, poiché tutto ci porta a credere che la temperatura e l’angolo di rotazione siano in relazione diretta; tuttavia, la Terra orbita all’interno di un campo gravitazionale soggetto alle alterazioni che, provenienti dall’astro centrale, trasformano lo spazio interplanetario in ragione della sua interrelazione con il mondo siderale a cui appartiene. Ciò provoca nei pianeti una dinamica rotatoria instabile, riflesso dell’oscillazione del Sole.

(Il fatto che il Sole oscilli significa che il suo angolo di rotazione sembra muoversi come se fosse ubriaco e, così come il corpo dell’ubriaco oscilla da sinistra a destra, allo stesso modo il suo asse geografico si inclina ora a destra ora a sinistra. Movimento che si riflette con particolare intensità nella rotazione di Marte e che, per sua natura, dovrebbe essere quello naturale dell’asse terrestre. Se l’oscillazione dell’angolo di rotazione planetario è la regola, la Terra è l’eccezione alla regola. L’importanza di questa dinamica costante è vitale se ricordiamo che la temperatura e l’angolo di rotazione sono in relazione diretta).

Il fatto che il nostro pianeta sia soggetto alla legge dell’inclinazione solare, sulla cui causa dovremmo soffermarci in un altro capitolo, farebbe variare l’area di incidenza dell’energia solare sulla geografia continentale, con il conseguente effetto di uno scioglimento irregolare delle calotte polari. Ma ciò non accade, e da qui sorge la domanda: perché la Terra offre al Sole sempre lo stesso angolo di rotazione?

158. Questa particolarità ha una spiegazione. La risposta si trova nella legge che regola l’inclinazione dell’asse di rotazione verso un emisfero o verso l’altro di un corpo che ruota su se stesso. L’esperienza non mente. La realtà quotidiana ci offre vari esempi sulla natura e sugli effetti pratici di questa legge. La sua descrizione non è complicata. Pensiamo: cosa succederebbe se iniziassimo a girare su noi stessi con le braccia aperte, tenendo un’enciclopedia in una mano? Il braccio carico non ci cadrebbe nella direzione naturale, a causa del peso che sostiene? Insomma, sugli esempi come sui gusti non c’è nulla di scritto. Una volta compresa la natura della legge e l’effetto a cui dà luogo, ognuno può inventarsene uno proprio. Una volta compresa appieno la legge, ciò che occorre fare ora è applicarla alla realtà del Globo terrestre. Intendo dire che basta prendere un mappamondo, appoggiarlo sul tavolo e fermarsi a osservare questo esempio dell’enciclopedia in una mano, mettendo in relazione il fenomeno con la concentrazione dei continenti in un emisfero. Tutta la massa continentale non è forse raggruppata in un emisfero? L’altro emisfero è occupato dalle acque del Pacifico. Abbiamo già l’enciclopedia su un braccio della Terra; quale effetto otterremo se ora prendiamo il mappamondo e iniziamo a farlo ruotare attorno al proprio asse?

159. Questo effetto di inclinazione dell’angolo di rotazione verso l’emisfero sovraccarico è proprio quello che Dio cercò di ottenere caricando la massa pentacontinentale su un emisfero. L’effetto finale che ne derivava era un angolo di rotazione fisso. Perché prendersi questo disturbo? Ebbene, la necessità di stabilizzare il Piano di Interrelazione Biosferica era una causa di primo ordine. La creazione di una piattaforma termodinamica stabile era una necessità dell’Evoluzione. Grazie alla concentrazione pentacontinentale all’interno di un emisfero del pianeta, Dio rendeva possibile che la zona di incidenza che il Globo presenta all’energia solare fosse sempre la stessa. Grazie a questa costanza ottica, la curva di crescita della temperatura biosferica e quindi dello scioglimento delle calotte polari si sarebbe mantenuta a un ritmo stabile durante tutte le ere geologiche. (Conclusioni semplicissime e naturali queste che, ai sostenitori della tettonica a placche, ad esempio, devono sembrare un’eresia. Ma che ci si può fare. Non c’è nulla di scritto sui gusti e non si può accontentare tutti).

 

 

CAPITOLO 19. – TEORIA DEGLI ANELLI GEOFISICI

 

160. Ho detto che, stabilizzando l’angolo di rotazione del Globo mediante lo spostamento della massa continentale su un emisfero, Dio otteneva un angolo costante di incidenza della luce solare sui poli geografici. Da questo effetto sperava di ottenere il graduale disgelo che avrebbe concesso all’evoluzione dell’albero delle specie il tempo necessario per essere portata a termine. E ho sottolineato che, ovviamente, questa versione architettonica si scontra con la famosa ipotesi della deriva dei continenti. Ma non poteva essere altrimenti. La deriva dei continenti non può spiegare la costanza dell’angolo di rotazione; e, quel che è peggio, ne contraddice l’esistenza. A parte, ovviamente, il fatto di non riuscire a risolvere nessuna delle incognite che la struttura e la morfologia della litosfera presentano. Negare le incognite per imporre la finzione sulla scienza è stato, purtroppo, l’atteggiamento che l’età moderna ha adottato per filosofia nel suo ateismo.

161. Tralasciando le discussioni barocche e partendo dalla concretizzazione della matematica del Substrato Ecosferico Autonomo, diciamo che l’architettura geofisica a cui Dio avrebbe dato il suo benestare ci presenta una struttura in cui la litosfera si configura come un anello compatto che ruota uniformemente su un anello magmatico, liquido. L’anello magmatico, o Mantello, a sua volta galleggia su un anello cromosferico. E al centro la microstella che costituisce il Nucleo oscilla nel seno delle correnti gravitazionali che le fungono da orbita. All’interno di questa configurazione, il fatto che la temperatura della superficie del Nucleo sia uguale a quella del Sole non è una coincidenza. Né lo è il fatto che, mantenendo costante la temperatura litosferica, gli oceani si comportino come le acque del fiume di cui il reattore nucleare ha bisogno per mantenere la propria temperatura in equilibrio. (Per quanto riguarda l’uguaglianza di temperatura tra la superficie del Nucleo e quella del Sole, non si sa se essa si verifichi in tutti i membri del Sistema o solo per la Terra. Nel caso in cui valesse solo per la Terra, sarebbe possibile arrivare a una legge di interazione tra stella e pianeta che confermi questa regola di uguaglian e per ogni sistema biosferico. Le dimensioni dell’astro e la sua temperatura superficiale determinerebbero la distanza dal pianeta in questione. Anche se al momento si tratta solo di ipotesi, l’uguaglianza indicata non implicherebbe una parità tra i cicli termodinamici del Sole e del Nucleo? In questo caso l’importante non è tanto determinare, quanto cogliere l’interazione tra Sole e Terra).

162. Detto questo, mi direte allora che ciò che sto proponendo è una sorta di ingranaggio a cuscinetto in cui l’anello magmatico svolge le funzioni delle sfere su cui ruota la ruota esterna. E vi do pienamente ragione. Mi obietterete allora che in questo caso occorre spiegare come mai quella pentola a pressione non esploda. Domanda sottile che vi onora, e alla quale potrete rispondere voi stessi osservando quotidianamente il sistema di galleggiamento del calore interno rappresentato dai vulcani. Le linee di galleggiamento del calore geonucleare non sono forse costanti e non sono forse determinate dalla circolazione delle correnti elettromagnetiche?

 

 

CAPITOLO 20. – TEORIA DEL SISTEMA SISMOLOGICO DI GALLEGGIAMENTO

 

163. Anche se può sembrare un esercizio gratuito, ricominciamo. Nel primo Giorno il nostro Creatore raddoppiò la densità di energia per unità cubica astrofisica del campo gravitazionale terrestre. La risposta del Nucleo, in quel momento allo stato freddo, fu quella di attivarsi e procedere alla trasformazione di quell’apporto in calore. Immediatamente il Mantello si liquefece e la crosta primaria si fuse. Una volta completati questi processi, il Nucleo si raffreddò nuovamente, cosicché la crosta si solidificò e si trasformò nell’anello geofisico che chiamiamo litosfera. Se la Terra fosse rimasta nella regione in cui si svolsero questi processi, il raffreddamento del suo Nucleo avrebbe portato alla solidificazione del Mantello. La Bibbia afferma che ciò non avvenne perché Dio separò la Terra dalla sua regione d’origine e la introdusse in un campo gravitazionale a densità stabile, il Sistema Solare.

164. Una volta entrata nel campo d’azione del Sole, il trasformatore geonucleare si riattivò e raggiunse una temperatura costante, pari alla temperatura esterna dell’astro attorno al quale orbita. Credo che si tratti di circa seimila gradi Celsius. Questa integrazione nel Sistema Solare ha arrestato la solidificazione del Mantello e allo stesso tempo ha mantenuto la solidità dell’anello litosferico, che da allora ruoterebbe con movimento proprio sull’anello magmatico. In linea di massima.

165. Essendo costante la produzione di calore da parte del Nucleo, la fisica impone di delineare tra il Mantello e il Nucleo una sorta di zona cromosferica, all’interno della quale il Nucleo stesso oscilla, causando con questa oscillazione – soggetta alle variazioni di gravità di cui ho parlato in precedenza – l’appiattimento dei poli che il Globo manifesta. (In questo senso l’oscillazione del Nucleo all’interno del corpo geofisico dipende dalla sua stessa meccanica di produzione di calore e dalla sua reazione alle onde termonucleari all’origine dei vulcani. Per quanto riguarda la morfologia del Nucleo, la reazione del corpo geofisico stesso alla sua azione oscillatoria ci fornisce alcune indicazioni. Ma questo verrà approfondito in un altro momento partendo da altre basi).

166. È proprio questa struttura geofisica che ci porta a porci la seguente domanda: in che modo la Terra libera l’accumulo di calore interno generato dall’anello litosferico? La risposta, più che teorie, richiede fatti; ebbene, sebbene stiamo parlando di una litosfera con un angolo di rotazione fisso su una superficie magmatica, il suo corpo è dotato di un complesso sistema di tubi di galleggiamento attraverso i quali il calore geonucleare viene continuamente liberato. Parlare dei vulcani significa parlare dell’intera dinamica sismologica che accompagna la creazione di questa architettura geofisica, impressionante nella sua manifestazione e perfetta nella sua esecuzione. Ora: perché le bocche del sistema di galleggiamento si estendono lungo i confini delle grandi catene montuose?

167. La corrispondenza tra le linee sismologiche e quelle delle grandi catene montuose si spiega con la fisica dell’attrazione gravitazionale, sulla cui fenomenologia qualsiasi esperto può chiarire i dubbi. E già che ci siamo, l’obiezione all’architettura geofisica che presenterebbe il continuo aumento di temperatura di una litosfera soggetta alla legge del Substrato Ecosferico Autonomo, viene spazzata via in un colpo solo dalla temperatura costante dei fondali oceanici, grazie alla quale la superficie più esposta della litosfera frena tale innalzamento naturale, che senza quell’equilibrio finirebbe per far crollare questo edificio di ingegneria geofisica. Credo che i reattori nucleari si avvalgano proprio di questa stessa teoria per frenare il surriscaldamento dei propri motori.

168. Questo sistema geofisico autonomo, all’origine di tanti grattacapi, è completato da una struttura planetaria sui generis, speciale, di una meraviglia travolgente, di cui ho l’onore di presentarvi le basi. Ma voglio partire da un fatto. Anzi, da una legge: vale a dire che, se ogni sistema astrofisico è un trasformatore di energia universale in luce e calore, la sua velocità operativa dipenderà dalla densità gravitazionale del suo campo e dal numero di rivoluzioni per secolo del suo astro. Questo da un lato.

169. Dall’altro lato, è giusto affermare che la velocità siderale di un sistema – sia esso una costellazione o una galassia – è una costante dedotta dalle forze della regione astrofisica a cui tale sistema appartiene. In altre parole, se il Sistema Solare non interagisse con l’Universo delle costellazioni, la sua velocità di crociera dipenderebbe esclusivamente dalla quantità di energia del suo campo gravitatorio. Sottoponendo il Sistema Solare alla legge di attrazione gravitazionale tra i corpi dell’universo, la legge stessa ci dice che, diminuendo la distanza tra le costellazioni, logicamente deve aumentare la velocità di crociera dei sistemi stellari che le compongono. Si tratta di un effetto universale dal quale possiamo dedurre che, se si accelera la velocità dell’astro centrale da cui dipendono i corpi minori di un sistema, tutti i corpi che dipendono dalla sua fisica subiranno tale variazione. In qualche modo, in qualche forma.

170. E questo è rilevante perché la domanda non può essere elusa né accantonata a causa di determinati contesti, specialmente una volta che l’Evoluzione della Vita sulla Terra è stata aperta a un complesso sistema di equazioni fisiche senza la cui risoluzione il futuro della vita non poteva essere garantito. La nuova domanda che si pone è: in che modo Dio ha frenato in anticipo le possibili alterazioni che, in futuro, e proprio perché il nostro Sistema è soggetto a questa legge universale, la Terra avrebbe dovuto subire? Per cogliere meglio il nocciolo della questione, paragoniamo il nostro Sistema a una nave. Fatto ciò, avendo paragonato il Sistema Solare a una nave in pieno volo, ciò che qui stiamo cercando di scoprire è se questa nave fosse dotata di un freno di sicurezza, o se semplicemente navighi alla deriva nel mare delle costellazioni, esposta ai venti gravitazionali e ai campi elettromagnetici siderali.

171. Ma perché Dio avrebbe dovuto dotare il Sistema Solare di un freno di sicurezza per mantenere stabile la sua velocità di crociera? È la domanda opposta alla precedente. Ebbene, penso che la necessità sia ovvia quanto il fatto che tutti i corpi dell’universo siano soggetti alle leggi che lo regolano. Se le ruote accelerano, non lo farà anche il telaio allo stesso tempo? Se il Sole preme sull’acceleratore, i pianeti non ne subiranno le conseguenze?

172. E in che misura questa ipotetica accelerazione influirà sui trasformatori centrali dei pianeti, e in particolare su quello della Terra, una volta scoperta la relazione diretta tra velocità e calore? Ma cosa succederebbe se ora la velocità solare calasse bruscamente a causa di un’interazione elettrodinamica a distanza? In altre parole, Dio si è scervellato per creare un Substrato Ecosferico Autonomo per il Piano di Interrelazione Biosferico e poi avrebbe esposto l’intera Architettura Geofisica alla distruzione a causa di un brusco cambiamento di rotta a livello costellazionale? Ha tracciato linee, spostato continenti da un emisfero all’altro, creato zone sismologicamente attive, regolato la termodinamica geonucleare, non ha lasciato nulla al caso, nessun dettaglio gli è sfuggito. E ora, proprio quando l’avventura della vita stava per iniziare, avrebbe lasciato la nave solare alla deriva nelle correnti intercostellari? La necessità di correggere le traiettorie nel tempo, controllare le variazioni nello spazio e governare la materia a distanza costringeva l’Intelligenza Creatrice a dotare il Sistema Solare di un freno di sicurezza che mantenesse la velocità di crociera dell’astro centrale entro un intervallo di valori massimi e minimi. La questione è: a quale tipo di freno automatico deve ricorrere un ingegnere astrofisico quando mette in orbita un sistema di tipo solare? Anche se, ovviamente, se non sappiamo a quale tipo appartenga il Sistema Solare, difficilmente potremo trovare la risposta. La risposta è davanti ai nostri occhi.

 

 

SESTA PARTE

CREAZIONE DEL SISTEMA SOLARE

 

CAPITOLO 21.- SISTEMOLOGIA FINITISTICA APPLICATA (STRUTTURA DINAMICA DEL SISTEMA SOLARE

 

173. La risposta all’enigma esposto nella sezione precedente, ovvero: quale tipo di freno automatico mantiene la velocità di crociera del Sistema Solare costante, contrariamente alla legge gravitazionale che impone una costante accelerazione a causa della diminuzione delle distanze tra il Sole e qualsiasi punto a cui esso si avvicini? – la risposta a questo dilemma è inequivocabile. Ora, e confesso la mia mancanza, il dovere esige di specificare meglio la natura del problema. Intendo dire che siamo o siamo stati abituati a lavorare con un’immagine istantanea del Sistema Solare. Eccola qui:

 

 

174. Per inerzia e grazie a una simulazione virtuale radicata negli anni della nostra formazione intellettuale, tendiamo a essere onniscienti e ci basta applicare le leggi di Keplero a quella foto immaginaria per sentirci come dei. Questo condizionamento risale a secoli fa e l’immagine è radicata nel profondo con tale sottigliezza che ai professionisti della formazione intellettuale basta imporre l’ordine con la bacchetta dei loro regimi statali per chiudere la questione. Il fatto è che oggi questa immagine semplicistica del moto kepleriano è propria di menti ritardate e di intelligenze prive di qualsiasi attività indipendente e con nulla capacità di giudizio critico. La verità è che il risultato è ben fatto e persino bello, e raggiunge il suo obiettivo: far sentire anche il più idiota più grande di un San Tommaso e un Sant’Agostino messi insieme. Quando si tratta di corrispondere alla Realtà, questa immagine di un Sistema Solare congelato nel tempo è l’esatto contrario della Fisica del Sistema Solare che si muove tra astri a pochi anni luce di distanza e con i quali forma, a tutti gli effetti, – cacofonia? – un ammasso stellare aperto.

 

175. Se prendiamo come riferimento i parametri degli ammassi stellari aperti dei nostri cieli e li combiniamo con quelli dei sistemi stellari binari e multipli, dove le distanze tra gli astri di un sistema stellare individualizzato superano in molti casi la distanza esistente tra il Sole e Alfa Centauri, per esempio, mi chiedo: che fine ha fatto quella foto per bambini alle prime armi con l’astrofisica che uscì dal laboratorio di Keplero ai tempi di María Castaña? Si dice che la legge operi a distanze infinite, e si nega che quella stessa legge agisca tra corpi situati a soli quattro o cinque anni luce di distanza? Qualcuno, oltre al buon senso, ha perso la Ragione nel corso del XIX secolo, e a nessuno del XX secolo, con l’Accademia lanciata nell’avventura della Ricerca dell’Origine del Cosmo, ormai sistemati nella nave del Tempo che avrebbe dovuto condurre i saggi fino al Nucleo dell’Origine e da lì saltare fino alla Fine attraverso una piega dello Spazio… a nessuno è venuto in mente di premere il pulsante e mettere in marcia la foto di un Sistema Solare congelato nel tempo che Keplero lanciò verso il futuro. Neanche solo per divertirsi un po’. Il dogmatismo dei discepoli della rivoluzione einsteiniana si dimostrò così primitivo e forte che, nonostante avessero a disposizione i calcoli dinamici più aggiornati, nessun astronomo osò avvicinare il dito al pulsante per osservare il Sistema Solare così com’è nello Spazio e nel Tempo, incastonato in un Ammasso Stellare Locale e con i suoi corpi planetari dotati di una struttura solida. È quindi deprimente al punto da far scoppiare in una risata fragorosa aprire un Manuale di Astronomia, scritto da professori universitari, come ad esempio il Manuale della Complutense di Madrid, per non perdermi in altre lingue più sottili, e leggere che Plutone sia un corpo gassoso. Poiché si è ben educati, si trattiene il vomito. Continuiamo dunque.

176. Ho detto sopra che la risposta al perché la velocità del Sistema Solare sfugga al dominio della legge gravitazionale sotto la cui forza è governato l’intero universo, deve essere una risposta inequivocabile, semplice e logica. Riconosco ora che le espressioni verbali, a differenza di quelle matematiche, possiedono un’ambiguità di natura così profonda da essere in grado di inghiottire nel proprio abisso la purezza di qualsiasi montagna di numeri. E vorrei spiegare questo enigma. La parola, in definitiva, è un veicolo capace di trasportare al suo interno diversi viaggiatori e capita che, a seconda del viaggiatore, una parola possa smettere di significare una cosa per assumere un nuovo significato. I politici sono maestri in quest’arte. Ma non solo loro, non siamo crudeli con quegli animaletti. Il numero, ad esempio, è un ente perfetto, il suo significato è intrasferibile, divino nella sua incorruttibilità, e da qui deriva l’adorazione pagana e selvaggia che i matematici provano per questi enti. Un quattro è un quattro e, che si applichi alle banane o ai topi, l’essenza e la sostanza del quattro, in quanto ente astratto, puro, immacolato, permane nonostante i cambiamenti. Io, che sono un idiota, e in quanto tale fungo da esempio – poiché posso essere tanto un cretino quanto un fiore, da cui si evince l’ambiguità della parola, confusione alla quale il numero non si presta sotto nessun pretesto – e poiché difendo la necessità di dare il via al Movimento Sistemologico Solare per superare i traumi kepleriani e i complessi ereditati dai secoli passati, mi riservo per me la risata che mi suscita vedere in rete la difesa a oltranza di questo antico sistema sistemologico che, se un tempo nacque per rivoluzionare, oggi è il sistema più reazionario che conosca. Non capisco perché gli astronomi non adempiano al loro dovere e non elaborino la montagna di dati con cui, se Keplero e Newton avessero lavorato, l’immagine definitiva del sistema ereditato sarebbe già andata ad aggiungersi alla lunga lista di errori, necessari come passo in avanti, ma nemici della Civiltà per il loro rifiuto di passare a una storia migliore.

177. Ma il fatto che una risposta possa essere inequivocabile non significa che non debba essere complessa. Tutto dipenderà dal modello con cui si lavora. Se il ragionamento si scontra con un’intelligenza ancorata all’immagine archetipica che identifica i pianeti con sfere di gas, alla fine si arriverà al Ponte dei Sospiri, per scrivere sulle acque un malinconico: «Poverino!» Superato questo problema e dato per scontato che la banca dati a nostra disposizione renda impossibile mantenere attiva una risposta ottenuta da una serie di dati insignificanti ai piedi della montagna di conoscenze dalla cui vetta guardiamo nuovamente l’Universo, il Cosmo e il Sistema Solare, la decisione spetta a noi, ed è nelle nostre mani l’elaborazione di questo insieme di parametri la cui uguaglianza finale, e poiché si basa su una nuova serie di dati, per logica deve porci davanti agli occhi un’Architettura Estelologica Locale rispetto alla quale – senza rinnegare il fotofinish kepleriano – questa Sistemologia Finistica Applicata non vuole essere altro che l’azione di apertura e mai il punto e fine alla questione centrale di questa Sezione: perché la velocità del Sole è stabile e si discosta dalla legge di gravitazione universale, secondo la quale, man mano che il Sole si avvicina a un sistema astrofisico, dovrebbe raddoppiare la propria velocità in funzione della distanza?

178. Si vede che, per il semplice fatto della sua complessità, una risposta non smette di essere semplice. Bisogna collocarla nel suo vero contesto. Precizzare la natura del problema che incarna. Definire quale legge la stimola. Aprire spazio e tracciare sullo schermo della nostra intelligenza la natura della questione alla quale cerchiamo una risposta. C’è un momento in cui sono gli esperti a dover intervenire, poiché sono loro a disporre di quella banca dati la cui elaborazione può dimostrare o confutare, se del caso, l’integrazione del Sole all’interno di un ammasso stellare, più o meno aperto e più o meno popolato in ragione dell’architettura gravitazionale a cui tali dati danno origine. Prendiamo un nuovo ampliamento stellologico locale a 20 anni luce:

 

179. Quanti ammassi stellari aperti potrebbero servirci da modello astrofisico? Ovviamente stiamo parlando di una vera e propria rivoluzione a livello concettuale su cosa sia un ammasso stellare. Bisognerà cancellare i concetti antiquati e lavorare partendo dai sistemi binari fino ad aprire nello spazio universale campi gravitazionali regionali all’interno dei quali gli astri si comportano come atomi all’interno di una molecola astrofisica. Ciò spiegherebbe il motivo della costanza ottica delle formazioni stellari nel firmamento, la costanza nelle distanze e nelle velocità dei sistemi stellari all’interno della Rete Universale Lattica, e ci porrebbe di fronte a un Universo che si comporta come un Corpo Cristallino, alimentato da correnti gravitazionali, in funzione delle quali il consumo dell’energia totale si mantiene nel tempo entro una fascia di massimi e minimi. Da qui derivano le fluttuazioni delle intensità luminose stellari. Ciò implica Dio, naturalmente, ma in questo Sistema Cosmologico Dio è dato per scontato, quindi sottolineiamo subito la risposta locale al problema della costanza della velocità del Sole.

180. A questo punto devo correggere me stesso e, dopo aver sottolineato il punto veramente importante: l’esistenza del Sole come membro di un sistema siderale, il mio stesso pensiero mi porta a definire la trasformazione della massa planetaria in Meccanismo di Correzione dell’Orbita Solare, grazie al quale la Forza Centrifuga a cui è soggetto il Sole in risposta al Movimento del suo Sistema all’interno di un Campo Gravitazionale Cumulativo viene annullata e rimane soggetta a una costante specifica. Se prima ho detto che «Non dobbiamo fare altro che trasformare la massa totale della famiglia planetaria in massa di trascinamento, e avremo già il freno stabilizzatore della velocità di crociera del Sole», ora ritengo che questa trasformazione concentri il suo peso nell’Equazione Correttrice dell’Orbita del Sole, per la quale, come ho detto, la forza centrifuga a cui è soggetto il Sole viene neutralizzata mediante la trasformazione della massa planetaria in Controllo di Direzione tramite Meccanismo Remoto. (Se vi viene in mente un’obiezione, provate a immaginare di mettervi a correre spingendo solo con il vostro corpo e poi ripetete la stessa operazione caricandovi sulle spalle un sacco di sabbia. Questo, per cominciare. Ma prima di caricarci sulle spalle non il Globo, a somiglianza di quel titano, bensì i nove pianeti con i loro satelliti e le fasce di anelli solari, prima di impugnare la leva per muovere l’universo, dovrete abbandonare il fardello della visione decadente dei pianeti come immense sfere di gas fluttuanti tra i fili elettromagnetici del campo del Sole).

181. Voglio insistere su questo tema perché credo che sia importante. L’affermazione accademica secondo cui i pianeti sarebbero sfere di gas compressi sotto pressione gravitazionale è uno di quegli argomenti pseudoscientifici primitivi, tipici del fondamentalismo del XX secolo, che non reggono in alcun modo da soli, ma che nel XXI secolo permangono come simbolo della sottomissione delle università al genio dell’ateismo scientifico. Fino a quando l’idiozia e il genio continueranno ad andare di pari passo come le due facce della stessa medaglia? Non è facile dirlo con certezza. Fino a ieri stesso, per fare un esempio, Marte era una sfera di gas, come Venere, Mercurio, Giove, Saturno e gli altri membri del nostro Sistema Solare. E così continua ad essere descritto nei manuali redatti dalle menti più prestigiose del pianeta per il grande pubblico. Le foto e le spedizioni su Marte e sui pianeti vicini ci servono da prova proprio su questo tema – quello dell’assurda visione gassosa dei pianeti. Tuttavia, le prove non sono sufficienti per cancellare dai manuali di astronomia e dai libri di scienze naturali questa vergognosa bufala. È quindi ridicolo, al limite della farsa, vedere gli eminenti geni degli osservatori astronomici di tutto il mondo continuare a predicare il vangelo della natura gassosa dei pianeti. Devono avere qualche motivo nascosto per confessare con le labbra ciò che le loro orecchie considerano un’eresia. Ora, se c’è qualche eminente super-saggio in una delle università del mondo in grado di dimostrare che Marte è una sfera di gas, che non se ne stia con le mani in mano e ci esorcizzi, così, adempiendo alla volontà di quel mega-dio, andremo nel Tartaro degli sciocchi. È una vergogna per gli altri – dico io – vedere nei manuali di astronomia parole che solo nella bocca di un idiota potrebbero essere giustificate; una vergogna per gli altri perché chi le scrive sono tutte eminenze, titolari di cattedre e cose del genere. Il XXI secolo merita forse la mente tipica di uno stolto come maestro e guida alla conoscenza dell’universo? La questione rimane: in base a quale filosofia concederemo voce a una cosmologia suicida, sapendo che i suoi effetti sulle nazioni, questa volta con mezzi di distruzione infinitamente più letali a loro disposizione, saranno gli stessi? Ricordiamo che Satana non uccise con la spada, ma con la parola, perché, anche se c’è ancora chi non ci crede, l’arma definitiva, per il bene e per il male, è la parola. Come credere allora, al giorno d’oggi, che Plutone sia una sfera di gas? A questo punto bisogna essere un vero zoticone per insegnare un simile assurdo, e un idiota per crederci. A chi scrive e a chi legge al di fuori di quel circolo mortale tipico del XX secolo, ciò che ora ci interessa è scoprire in che modo la somma della massa planetaria totale entri in gioco al momento della stabilizzazione correttiva della velocità di crociera del Sole. Torniamo quindi al problema in questione, poiché in un’altra occasione saranno le circostanze stesse a ricondurci nel ventre di questo buco nero, nel cui interno si fa il lavaggio del cervello alla gioventù mondiale, nella quale si scrive contro natura che i pianeti sono sfere di gas. E io sono Cappuccetto Rosso, è chiaro.

182. Riprendiamo quindi il filo del discorso. Navigando a velocità di crociera X, tra le costellazioni dei Cieli abbiamo una stella chiamata Sole. L’attrito di questa nave contro la superficie di volo è insignificante per frenarne la velocità; e, cosa ancora più naturale, la spinta della forza centrifuga a cui è soggetta la sua orbita spinge questa nave verso l’esterno del campo gravitazionale a cui appartiene. Il nostro problema è capire perché la sua velocità di avvicinamento rispetto alla stella verso cui si muove non aumenti col passare del tempo. Indipendentemente dal fatto che il Sole viaggi in linea retta o seguendo una linea curva, mentre il Sole naviga nello spazio interstellare le distanze tra esso e il punto apparente di avvicinamento si accorciano. È ovvio. E non appena si accorcia la distanza tra il Sole e il punto apparente di avvicinamento, la forza di attrazione tra il Sole e quel punto stellare aumenta. È la legge di gravità a prevalere. Man mano che aumenta l’attrazione tra il Sole e il sistema stellare di riferimento puntiforme, aumenta la velocità di avvicinamento. Di conseguenza, la velocità di crociera del nostro Sistema aumenta. E continua ad aumentare. Più si accorcia la distanza tra due astri, maggiore diventa la velocità del più piccolo dei due. Potremmo riferirci o meno al Sole. Che il Sole sia l’astro più grande o il più piccolo della coppia in questione, il fatto è che si verifica una variazione nella sua velocità di crociera. Ma visto che stiamo parlando del Sole... parliamone.

183. Credo che la distanza dal Sole al sistema stellare più vicino sia di pochi anni luce. Proxima Centauri dista circa quattro anni luce dal Sole. Sono state scoperte anche stelle ancora più vicine. Alla velocità con cui si muove il Sole, circa 600 chilometri al secondo, lo scontro tra il Sole e il sistema di Proxima Centauri, a partire da questo preciso istante, avverrebbe tra circa 500 anni. Ci poniamo ora una domanda a bruciapelo: da quante migliaia di anni il Sole naviga tra le costellazioni del Cielo? E da questi milioni di anni durante i quali la vita sulla Terra ha seguito il suo corso senza subire alterazioni letali, non possiamo forse dedurre la stabilità della velocità di crociera del Sole? E non abbiamo forse il diritto di credere che la velocità del Sole sia una costante? E, essendo una costante, questa costante non ci obbliga forse a correggere la fenomenologia della gravità, non in quanto legge ma in quanto alla sua natura? Sottolineo questo frammento precisando che le mie domande cercano di aprire nuovi orizzonti, mai di chiudere strade. Nella misura delle mie conoscenze faccio del mio meglio per sintetizzare, al fine di osservare il processo da una prospettiva dinamica. Non riesco ad accettare nella mia mente il «fotofinish» kepleriano e, se devo paragonare il movimento dei pianeti attorno al Sole a qualcosa, lo paragono a una corrente elettrica che scorre su una barra di metallo, tipo un solenoide. La stessa angolosità delle orbite proiettate in uno spazio tridimensionale evidenzia la necessità di un movimento ondulatorio di corrente in cui il Sole occupa il posto della barra di metallo. Più o meno così:

 

184. Partendo da questa immagine, la questione tridimensionale si semplifica e si deducono le irregolarità nutazionali di alcune orbite esterne. In un’altra sezione, dedicata esclusivamente al Sistema Solare, tornerò sull’argomento cercando di definire meglio l’immagine attraverso l’integrazione di dati fisici. Con questa immagine solenoidale non intendo altro che spostare l’immagine congelata nel tempo che circola fin dai tempi di Keplero, Galileo e Newton, e che è diventata un muro ai nostri giorni, un idolo da quattro soldi davanti al quale chiunque si crede un genio e, piegando le ginocchia, se ne va tranquillo a casa perché ormai sa già tutto.

185. L’Accademia, sempre così brillante, sa trovare in ogni momento la spiegazione che più le conviene per mantenere intatta la propria gloria di fronte alle critiche del futuro. E infatti, a quanto pare, il Sole naviga seguendo una traiettoria atipica, tale da evitare il contatto gravitazionale con le altre costellazioni. Fingendosi ignorante alla maniera di quel Socrate che sapeva solo di non sapere nulla, ma sapendo tutto, l’ e Accademia vieta alle Università di cancellare dai manuali di astronomia le falsità su cui si basa la loro idea del Sistema Solare e del suo posto nell’Universo. Perché, ovviamente, se il Sole non segue una traiettoria naturale come un corpo soggetto alla legge di gravità universale: che tipo di traiettoria traccia il Sole tra gli altri sistemi stellari del suo vicinato? Il calcolo infantile che ho esposto sopra riguardo a Proxima Centauri può essere estrapolato agli ultimi cinquecento milioni di anni e, considerando che il Sole si è trovato cinquecentomila volte sull’orlo della collisione senza che questa avvenga, ciò mi spinge a cancellare dalla mappa l’idea idilliaca di un Sole solitario, membro di nessun ammasso. E a voi dovrebbe farvi fermare di colpo e, guardando in alto, sentire sotto i vostri piedi le vibrazioni del motore stellare. Chiedetevi come sia possibile che il Sole, nei milioni di anni in cui ha viaggiato a 600 km al secondo, non sia entrato in collisione con nessuno di questi gentiluomini del suo vicinato. Non vi sembra logico pensare che non potesse né possa farlo semplicemente perché il Sole appartiene a questo ammasso? Insisto sull’immagine:

 

 

186. In realtà questa è una domanda interessante, che per la semplicità della sua formulazione può sembrare una banalità senza importanza. Grave errore. O forse al passeggero che sale sull’aereo non interessa affatto la meccanica del velivolo, sapendo come sappiamo che in volo si rischia la vita? Il Sole non è forse, nel suo insieme, un velivolo eternamente in volo, pieno di passeggeri? Per quanto riguarda il mantenimento della velocità autonoma della nave solare, possiamo dedurlo trasformando la fenomenologia fotosferica solare nel consumo del combustibile necessario per muovere un corpo nello spazio. In che cosa differiscono le grandi eruzioni solari dal getto del reattore che spinge un veicolo nella direzione opposta alla sua emissione? Entrambi i fenomeni non sono forse soggetti alla stessa legge di azione-reazione? Supponiamo per un momento che sia così. E poiché conosciamo il ciclo di undici anni che regola la temperatura del corpo fotosferico solare, dato che questo ciclo di riscaldamento fotosferico è soggetto a un ciclo stabile, non possiamo forse dedurre dalla sua costanza la meccanica di propulsione controllata che regola la velocità di crociera del Sole, meccanica a sua volta soggetta alla legge di trasformazione dell’energia gravitazionale in energia luminosa? La risposta è difficile, ma non impossibile.

187. Prendiamo in esame la reazione del Sole al passaggio della cometa Hale-Bopp. Ve lo ricordate? Lo straordinario brillamento osservato sulla superficie solare immediatamente dopo il passaggio della cometa Hale-Bopp non è forse un fenomeno sufficiente per aprirci la mente al nesso tra temperatura, densità gravitazionale e velocità di trasformazione, in questo caso provocata da un fronte d’onda con testa solida? E se la connessione tra il passaggio di Hale-Bopp e lo straordinario brillamento osservato è un fatto scientifico, come si può continuare a mantenere, entro gli stessi parametri di comportamento, la relazione tra il Sole e i pianeti quando un corpo minuscolo è sufficiente ad accelerare, per un tempo x, la velocità di trasformazione di un’intera stella!

188. Uno dei pilastri fondamentali dello sviluppo del pensiero umano riguarda la ricerca delle cause alla radice degli effetti osservati e, viceversa, la scoperta degli effetti partendo dalle cause date. Grazie alla capacità dell’intelligenza di avvalersi degli strumenti della logica, l’avventura del pensiero ha potuto raggiungere vette inaspettate. Ma con il passare del tempo e dopo molte imprese, i pensatori un tempo rivoluzionari hanno commesso il crimine nefando che consiste nell’eliminare la causa originaria dell’effetto osservato, poiché la scoperta non si adattava ai loro interessi soggettivi e alle loro emozioni irrazionali. Perduto il XX secolo nella rete di un ateismo scientifico che ha cancellato le cause e ha opposto ragioni alla logica della realtà, c’è da credere che gli eredi di quei geni sappiano come distorcere il percorso tra effetto e causa e condurre gli ignoranti nell’abisso di un’irrazionalità ormai superata. Ebbene, per quanto sia difficile da credere, la Scienza si è fatta atea per dimostrare a se stessa di sapere più di Dio. Il fatto che il suo discorso si sia concluso ai piedi della Grande Guerra non l’ha indotta a riflettere, durante la Guerra Fredda, sulla patologia in cui la sua intelligenza aveva fatto scivolare la propria logica. La sua patologia si chiamava Ateismo. Ma torniamo al tema del nostro Sistema Solare.

189. Il primo a dover pensare a tutti i fattori da tenere in considerazione per la stabilità dinamica del Sistema Solare fu l’Ingegnere che ne progettò la creazione all’interno di una rete molecolare astrofisica chiamata i Cieli. La difficoltà maggiore che Dio doveva superare gli veniva posta davanti dai milioni di anni che l’evoluzione dell’albero delle specie richiedeva per la sua nascita e crescita. Se nel caso della creazione della biosfera i processi potevano essere accelerati senza causare alcun conflitto scientifico, nel caso della Vita la legge era ed è ben diversa. Nel campo della Vita, diciamo così: le leggi sono più rigorose. I milioni di anni che l’evoluzione della Vita sulla Terra richiedeva a Dio per necessità dovevano necessariamente porgli davanti un complesso sistema di equazioni sistemologiche. Tra queste, come mantenere costante la velocità di crociera del Sole nello spazio e nel tempo, e come dotare il suo Sistema di una rotta di volo tale da fargli planare tra le costellazioni senza integrarsi nei loro sistemi, furono le due grandi e principali sfide che la sua Intelligenza dovette superare. E nel cercare di capire come ci sia riuscito, eccoci qui.

190. L’autonomia di volo che la natura delle stelle, in quanto trasformatrici di energia in luce e calore, procura loro – fenomeno molto simile al comportamento di una particella eccitata che si difende irradiando una sottoparticella – è un aspetto che implica la necessità di correggere l’ipotesi del movimento astrofisico a partire, e solo a partire, dalla legge di gravità universale. Non la si nega, semplicemente se ne corregge la definizione. Se finora la legge era l’unica forza, d’ora in poi disponiamo di una meccanica di trasformazione dell’energia, uno dei cui effetti genera l’autonomia di propulsione necessaria a mantenere costante la velocità del Sistema. In questo contesto, la fenomenologia della fotosfera solare ci funge da quadro di riferimento da cui attingere per evocare l’immagine di un astro come nave a propulsione autonoma, grazie alla trasformazione della propria energia nel combustibile necessario a mantenere lo slancio iniziale. Un’altra cosa sarà che, nella sua irrazionalità scientifica, l’Accademia voglia negare l’applicazione della legge di azione-reazione alle fulgurazioni stellari e alla velocità siderale. L’autore non vede come si possa dimostrare una simile negazione e, di conseguenza, preferisce proseguire con la sua esposizione sul rapporto tra i pianeti e la rotazione del Sole durante la sua traiettoria tra le costellazioni che ne segnano l’orbita.

191. Immaginiamo la situazione. Abbiamo il Sistema in cui coltiveremo l’Albero della Vita. Sappiamo con certezza che dal momento in cui lo pianteremo fino a quando ci darà i suoi frutti dovranno trascorrere milioni di anni naturali. Sappiamo anche che lo sviluppo della Vita richiede che la Natura mantenga la propria Struttura nelle condizioni che le sono proprie. Ciò significa che dobbiamo evitare l’interferenza nel processo evolutivo da parte di fattori cosmologici esterni. Questo ci obbliga a proteggere il Sistema Biosferico in modo tale che, pur rimanendo all’interno di un Universo, l’esistenza di tale Universo non comporti per esso la creazione di un’interferenza letale. Come farlo? La stessa velocità di crociera del Sole, circa 600 chilometri al secondo, e la sua sottomissione alla legge di gravità indicano che, con il passare del tempo, tale velocità dovrebbe aumentare, cosa che proprio noi non vogliamo. Di conseguenza, ciò ci obbliga a dotare il Sistema Solare di un freno di sicurezza che agisca automaticamente e si attivi in risposta all’aumento della sua velocità. È questo l’obiettivo. Vediamo quali soluzioni pratiche ha trovato il nostro Creatore.

192. La prima soluzione pratica era logica: caricare la nave solare in modo tale che l’accelerazione gravitazionale fosse frenata dal lavoro di spostamento e costringesse la nave a trasformare tale accelerazione esogena nella forza necessaria per compiere il lavoro di spostamento del carico frenante. In questo modo pratico, la navicella solare manterrebbe la sua velocità di crociera sempre costante, contrastando al contempo la tendenza inerziale ad aumentare la propria velocità nel tempo. Ma trasferiamo questo caso a terra. Immaginiamo di avere un’auto con il serbatoio pieno di carburante. Il tempo durante il quale l’auto rimarrà sulla strada dipenderà, oltre che dalla velocità raggiunta, dal peso con cui la carichiamo. Se carichiamo il bagagliaio al massimo, riduciamo il tempo di funzionamento che il serbatoio può garantire. A questo tipo di freno lo chiameremo esogeno.

193. Ma ora immaginiamo un tipo di freno esogeno ancora più sofisticato. Immaginiamo che, man mano che la macchina percorre una distanza maggiore, il carico nel bagagliaio moltiplichi il proprio peso. Non arriverebbe il momento in cui la macchina verrebbe frenata, schiacciata sotto il peso acquisito da questo freno esogeno? La domanda è: il Sole è dotato di questo tipo di freno esogeno, in modo tale che il peso dei pianeti si moltiplichi per l’energia potenziale acquisita nel tempo trascorso? E viceversa, non è forse grazie a questa legge dell’aumento dell’energia potenziale e della sua trasformazione in peso che viene frenata la tendenza del Sole a comportarsi secondo la legge di gravitazione universale?

194. Se le idee sulla natura dei pianeti sono false, lo devono essere anche i numeri. Il che mi porta ad affermare che non si può arrivare da nessuna parte finché la dittatura della cosmologia del XX secolo continuerà a imporre la sua legge dogmatica e il suo assolutismo razionalista all’intelligenza del XXI secolo. Fino a ieri stesso Marte – come ho detto prima – era una sfera di gas. Quindi, se dobbiamo aspettare che le sonde raggiungano Plutone per tradurne il corpo in massa geofisica, sediamoci e aspettiamo che arrivi la morte; arriverà prima la morte che la sonda su Plutone. Una volta che i calcoli corretti saranno sul tavolo, allora potremo iniziare a lavorare sui fatti e non su ragioni imposte a base di premi. Superando, dunque, la critica distruttiva contro tali geni, continuiamo a viaggiare a bordo della nave solare e continuiamo a porci delle domande.

195. Il Sole si sta avvicinando a un sistema stellare e, di conseguenza, la sua accelerazione sta per impennarsi nonostante l’efficacia del freno esogeno. Come supereremo questo nuovo problema? Nel gioco immaginario che abbiamo avviato siamo noi al comando, pilotiamo la nave e quindi il suo futuro dipende da noi. Quello che dovremmo fare ora è prendere il volante e sterzare, ad esempio, a sinistra. O così, oppure andremo a schiantarci contro i corpi celesti del sistema stellare verso cui ci trascina la forza di gravità. Forse non domani né dopodomani. Ma è lo stesso. La nostra missione è trovare il modo di provocare la virata che ci condurrà lontano dall’inevitabile collisione con il sistema che, con la sua gravità, ha preso il controllo dei comandi della nostra astronave. La prima cosa che ci viene in mente è cercare il volante. Dov’è? Perché c’è, eccome. Milioni di anni e il Sole ancora in rotta sono la prova migliore che Dio abbia dotato la nave solare di un freno esogeno, ovvero i pianeti e l’interazione delle energie che li muovono, e di un volante azionato da un programma di controllo remoto che vince l’invincibile accelerazione intercostellare costringendo la nave a virare. La mia intelligenza mi spinge a guardarmi intorno e a chiedermi: quale tipo di forza endogena è in grado di far sì che il Sistema Solare si comporti come un’astronave pilotata da un capitano intelligente? Per rendere possibile questa rotazione che il Sole compie sin dall’alba dei tempi e senza il cui meccanismo l’astronave si sarebbe integrata in un qualsiasi sistema stellare del vicinato: con quale tipo di meccanica autonoma Dio ha dotato il Sole?

196. Come ieri e come sempre, alzo le braccia verso il mio Creatore e gli dedico la gioia che suscita nella mia intelligenza l’ammirazione per la risposta che Egli ha dato a questi problemi. Il programma di controllo remoto della rotta si chiama Allineamento Interplanetario. Una volta creato il freno esogeno, a cosa serve un freno se non c’è un piede che lo prema? A questa azione del piede sul freno chiameremo Meccanica Endogena di Rotazione. Se l’azione esogena di frenata deriva come risposta del Sistema nel suo insieme all’ambiente universale, questa azione del piede sul freno deriva come risposta dei pianeti al comportamento del Sole. Più o meno. Ma prima di addentrarci nell’effetto degli allineamenti planetari sulla traiettoria solare, in questo momento vorrei richiamare alla memoria la moltiplicazione della forza del braccio sott’acqua e la riduzione del peso di un corpo immerso nello stesso elemento. Non pensate che lo faccia per depistarvi. Al contrario, lo faccio per aprire al nostro Sistema l’ambiente naturale in cui si muove il gioco delle forze naturali.

197. Pensate che il peso di un corpo sia in relazione diretta con la gravità. Una roccia da un chilo ha la stessa massa sia sulla Terra che sulla Luna. E quella stessa roccia non ha forse la stessa massa sia nell’acqua che fuori dall’acqua? Hanno però lo stesso peso? Non è vero, certo che no! Ora applichiamo questa realtà al Sole stesso. Questo senza pretendere di eguagliare, nella visione, il genio che cercò una leva per muovere l’universo. Immaginiamo quindi di mettere il Sole a un'estremità della leva, noi ci mettiamo all'altra estremità e spetta a noi muoverlo. La prima cosa che dobbiamo chiederci è quale sia il valore della gravità nell'ambiente in cui ci troviamo. Anche se può sembrare un trucco, minore è la gravità, minore sarà il peso del corpo e maggiore l'efficacia della forza del braccio contro la leva. La deduzione è ovvia. Il peso del Sole e di qualsiasi corpo celeste varia a seconda dell’interazione gravitazionale del momento. Questo da un lato. Dall’altro, a differenza del Sole, i pianeti del nostro Sistema si muovono in un ambiente gravitazionale stabile e mantengono quindi l’equilibrio tra la forza che sviluppano e il peso che possono sollevare.

198. L’Allineamento Planetario, totale o parziale, multiplo o semplice, agisce come un braccio, e la sua azione sul Sole è quella del braccio contro la leva. L’equazione sistemologica afferma che l’accelerazione solare è frenata dal programma regolatore in cui Dio ha trasformato l’allineamento planetario. I pianeti trasformano il peso dell’unico corpo in cui l’Allineamento li converte: in forza; e, poiché ogni forza ha per natura quella di compiere un lavoro, il lavoro che essi svolgono è quello di provocare l’angolo di rotazione di cui parlavamo e di mantenerlo costante. Questo, infatti, è il volano che stavamo cercando.

199. Per quanto riguarda la descrizione fisico-matematica di questa astronave guidata a distanza in volo autonomo nel seno delle costellazioni dei Cieli, la lascio a qualcun altro più esperto di numeri, incognite e altre equazioni complesse. Sottolineando sempre sia gli allineamenti planetari parziali che quelli totali nel quadro della Sistemologia Astrofisica Applicata, i primi agiscono come contrappeso alla velocità, mentre i secondi determinano lo spostamento della prua del Sistema verso l’emisfero da cui avviene il carico. In sintesi, prima di seminare nelle acque del grande oceano il seme dell’albero delle specie, furono molte le equazioni che Dio dovette risolvere.

200. Concludendo: tutto è ancora da risolvere a livello di dati definitivi. Le idee sono l’anticamera delle ricerche. E in questo contesto ho voluto ritoccare la mia prima idea sul rapporto tra i Pianeti e il Sole all’interno di un campo gravitazionale condiviso, in cui, così come il campo solare stesso è causa di una forza centrifuga che respinge i corpi e produce gli anelli di asteroidi esterni; essendo integrato nel Sole in un campo multistellare, il cui centro è gravitazionale, come se dicessimo che è un punto di riferimento attorno al quale si produce il movimento cumulativo; questo centro è causa di una forza centrifuga generale, che il Sole supera grazie alla massa planetaria complessiva che corrisponde al suo sistema. Il che ci porta, infine, a una struttura di Ingegneria Astrofisica talmente perfetta che abbandonarla al caos è, in tutta sincerità, da parte di un genio incapace di comprendere il complesso edificio di equazioni che Questo Ingegnere Divino ha risolto all’inizio, e poiché non è in grado di accettare il fallimento nel tentativo di emulare, se non in tre dimensioni almeno sulla carta, l’infinita Scienza di questa Intelligenza Creatrice, opta per l’alternativa del folle: Dio non esiste. Ne prendano dunque nota gli astronomi e i matematici di questo secolo.

201. Le cose, dunque, sono ciò che sono, e non ciò che sembrano; anche se a volte ciò che sembrano è ciò che sono. Stiamo parlando di un numero indefinito di milioni di anni, periodo durante il quale il sistema biosferico esigeva la propria integrazione in una struttura astrofisica stabile. Finora i tempi relativi alle sequenze geofisiche descritte non sono stati menzionati nel racconto. Ho lasciato questi numeri alle sfide che Dio ha superato una ad una. E credo di aver detto che, una volta messa in relazione l’Onnipotenza Creatrice con il concetto fisico di potenza, i calcoli naturali bruciano nel Fuoco, si congelano nel Ghiaccio, annegano nell’Acqua ed evaporano nell’Aria. In quanti milioni di anni Dio ha ridotto la sublimazione e lo scioglimento del Mantello di Ghiaccio integrando la Terra nel Sistema Solare attraverso la parabola boreale? Se lo scioglimento del Mantello di Ghiaccio fosse rimasto esposto alla distanza corrispondente alla terza orbita, quanti milioni di anni sarebbe durato lo scioglimento?

 

 

 

SETTIMA PARTE

CREAZIONE DEI CIELI

 

CAPITOLO 22. – IL PRINCIPIO COSMOLOGICO GENERALE

 

202. Lo scopo e l’obiettivo della creazione dei Cieli e della Terra, l’Uomo alla fine del tunnel del tempo: stiamo vedendo come Dio abbia tracciato l’architettura generale dei Cieli e quella specifica della Terra, pensando ai milioni di anni che la Nascita e la Crescita dell’Albero della Vita richiedevano per dare i propri frutti. Poiché poteva e sapeva farlo, Dio creò un Piano di relazione tra gli elementi della Biosfera, con due focolai termorefrigeranti principali agli estremi dell’Ecosfera e focolai puntuali distribuiti sui continenti, che sono le catene montuose dalle nevi perenni. Il modo in cui, a partire dai focolai polari, le correnti atmosferiche e oceaniche si riciclano e mantengono stabile il termometro biosferico è un’opera di ingegneria geofisica tanto meravigliosa quanto sorprendente, che coinvolgeva la morfologia della stessa litosfera. Poiché doveva mantenere stabile il termometro ecosferico, doveva dotare l’Ecosfera di un angolo di rotazione perenne. E poiché poteva e sapeva farlo, creò il Substrato Ecosferico Autonomo, grazie al quale, come ho già detto, l’angolo di incidenza dell’energia solare sarebbe rimasto costante per i milioni di anni di cui l’Albero della Vita avrebbe avuto bisogno per dare i suoi frutti. Ma c’era ancora di più, perché il Sistema Solare non è isolato dal resto del Creato, ed essendo in movimento e soggetto alle leggi generali dell’Universo, l’interrelazione causava e poteva causare interferenze tali da vanificare il lavoro di tanti milioni di anni. Poiché ciò era possibile, e Dio ne era consapevole, Egli non esitò a dispiegare la Sua intelligenza e a dotare il Sistema Solare di un meccanismo di controllo remoto della sua velocità siderale, che ho chiamato Sistemologia Astrofisica Applicata. Eppure tutto ciò non era sufficiente.

203. L’Universo locale, la Via Lattea, si muove nel seno di un Cosmo in cui il movimento è la caratteristica più evidente. È possibile che tra le galassie esistano differenze qualitative e quantitative, ma in tutte esse c’è un denominatore comune: si muovono. Dire che si muovono significa dire che interagiscono, si moltiplicano, si dividono, si sommano, si sottraggono. La Creazione è movimento costante, travolgente, meraviglioso, sorprendente. Anzi, il Cosmo descritto nelle teorie del XX secolo e il Cosmo di Hubble si assomigliano quanto una foca a una rondine. In quello reale, quello di Hubble, non c’è movimento omogeneo, non ci sono distanze standard, non ci sono schemi. Il regno delle galassie è pura diversità, pura armonia nella scoperta dell’ignoto, estasi nell’apoteosi dell’infinita capacità della materia cosmica di riprodursi nello spazio e di intrattenere senza mai annoiare. Genio dispiegato ai quattro venti, bellezza che si manifesta gioiosa e non reclama l’ultima moda. Sviluppo di stelle in ammassi di ammassi di miliardi di astri che non si distruggono né collassano, sono come fari nelle distanze oceaniche. Galassie che, come creature sottomarine, viaggiano lungo le correnti cosmiche e, come aquile, aprono le ali e si lasciano trasportare dai venti intergalattici. Dov’è il Cosmo del XX secolo?

204. In effetti, la struttura celeste che osserviamo nel nostro immediato intorno presenta caratteristiche molto tipiche. Per poi risolversi, nel suo insieme, in un’architettura costellazionale a difesa del cuore astrofisico, dal cui centro si definisce la sua speciale configurazione ottica. Infatti, proprio come possiamo osservarlo con i nostri occhi telescopici, l’universo è attraversato da potenti correnti gravitazionali che spostano grandi masse di nubi da una parte all’altra, origine delle Nebulose. Così, quando Dio ci rivela di aver «creato le stelle del Firmamento per separare la Luce dalle Tenebre», ci dice molto su come il passaggio della Terra attraverso una di quelle correnti nebulari influenzerebbe il Sistema Solare. E ci svela la natura degli scudi costellazionali.

205. Il Testo Biblico è chiaro come l’acqua. «Dio creò le stelle per separare la luce dalle tenebre», dice. Nel Primo Giorno ci viene detto che Dio creò la Luce e la separò dalle Tenebre. In questo Quarto Giorno della Prima Settimana della Storia del Genere Umano si dice che, una volta separata la Luce dalle Tenebre, Dio creò i Cieli per separare la Luce dalle Tenebre. Il Testo non potrebbe essere più diretto. Il fatto che le conclusioni che ne derivano risultino appassionanti e, per quanto meravigliose, totalmente opposte alla mentalità del XX secolo non significa nulla. L’opinione dell’uomo moderno sulla natura dell’Universo non conta. Dio non ha redatto la sua Rivelazione a Mosè guardando all’uomo moderno. Chi non contava per Dio non può contare nemmeno per i suoi figli. Le conclusioni a cui sono giunti non interessano a questo libro, né le loro opinioni all’autore. Quindi andiamo avanti.

206. La struttura dell’Universo della Rivelazione e la sua risoluzione nello specchio della Realtà ci forniscono, per analogia, quanto segue. Vale a dire: l’Universo della Genesi è la Via Lattea. Ed è proprio riguardo alla Creazione di questa Via Lattea che si dice: «Dio creò i Cieli per separare la Terra dal regno delle Galassie». Una necessità fisica che si deduce dallo studio dei Cieli, e dai cui fenomeni si evince che al di là dei Cieli potenti correnti e venti attraversano il Cosmo. Ecco le immagini astronomiche che parlano con la forza di mille parole per ogni foto. La loro bellezza, tuttavia, non deve offuscare la lucidità della nostra intelligenza nel momento in cui interpretiamo gli eventi che ne sono la causa. La funzione fisica svolta dagli ammassi stellari che ci circondano è quella di una rete che intrappola tutto ciò che la corrente trascina e che impedisce alle nubi intergalattiche di penetrare all’interno del sistema costellazionale attorno al quale sono distribuiti. Fondiamo ora su basi scientifiche l’affermazione divina secondo cui i Cieli sono stati creati per erigere, tra la Terra e il mondo delle galassie, un muro di protezione.

207. La descrizione, dunque, dello Spazio Generale Cosmologico che abbiamo ereditato ci dipinge un Universo-Galassia che si muove e interagisce con gli altri corpi attraverso leggi generali. Ciò si adatta perfettamente all’espansione all’infinito della Materia suggerita dall’Idea della Creazione. La necessità di comprendere perché Dio abbia creato i Cieli per proteggere la Terra dal Movimento Cosmico Generale implica la risposta al rapporto tra Dio e quella Moltiplicazione della Materia fino all’infinito. E la risposta a questa domanda ci conduce direttamente a quell’altra domanda alla quale, con la sua teoria cosmologica, il genio del XX secolo ha voluto rispondere, ovvero: Prima del principio, cosa c’era? Questione che a sua volta ci porta direttamente a chiederci quale ruolo abbia avuto Dio in quel Principio dei principi e cosa fosse di Lui prima di questo Principio cosmologico generale. Argomento che ci obbliga ad addentrarci nella teologia, pur conservando sempre l’atteggiamento scientifico che finora è rimasto il linguaggio di comprensione tra la Creazione e noi.

208. Prima della Creazione c’era la Non-Creazione e prima del Creatore c’era Dio. Dio si dichiara Eterno e sulla sua Età non c’è nulla da dire. Ma confessa anche: «Prima di me non è stato formato alcun Dio, nessuno ci sarà dopo di me». Quindi, sapendo che Dio è Eterno e che pertanto la Formazione di cui parla non poteva riguardare la sua Natura, se ne deduce che tale Formazione si riferisse alla sua Intelligenza, che è la parte dell’Essere che cresce e si sviluppa nel tempo. Conclusione logica che pone da una parte la Conoscenza della Scienza della Creazione e dall’altra l’Essere che possedeva tutti gli Attributi Naturali di Dio. Quando queste due cose si unirono e divennero una sola cosa, allora Dio divenne il Creatore e la Realtà la sua Creazione.

209. Quando e come abbia avuto luogo questa rivoluzione cosmologica l’ho accennato nella Storia di Gesù. Lì ho affrontato il tema della Storia della Non-Creazione e ne ho sviluppato i momenti salienti. Mi sembra di ricordare di aver detto che il Creatore si è costituito perché era in Dio. Più o meno ciò che intendevo dire è che se l’Intelligenza senza Potere non è sufficiente a trasformare la Realtà, nemmeno il Potere senza l’Intelligenza possiede tale facoltà. E lì ho affermato che il Potere era in Dio e l’Intelligenza nella Forza Increatrice, Origine di tutte le cose. Ricordo di aver posto l’Eternità e l’Infinito di fronte a Dio, ma non in opposizione a Lui. E di aver descritto quella relazione non creata parlando dell’Infanzia dell’Essere Divino. E questa Infanzia dal punto di vista della rivoluzione che portò Dio a diventare l’Origine di tutte le cose nuove. In relazione a tale processo, Egli parlò di sé stesso dicendo che era stato formato. Processo di Formazione che può essere inteso solo come compiuto dall’Infinito e dall’Eternità in quanto realtà increate che avevano in Dio la stella di tutto ciò che si muoveva e si compiva. E una volta che il Creatore fu formato in Dio, si compì la rivoluzione che avrebbe reso Dio, l’Infinito e l’Eternità una sola cosa. A grandi linee.

210. Da questa rivoluzione ontologica che integrò Dio, Spazio, Tempo e Materia nasce il concetto di Principio Cosmologico Generale, ovvero l’evento che segnò un Prima e un Dopo. Pensando a ciò, il genio del XX secolo parlò di un Big Bang, mentre io, nella Storia Divina, ho fatto partire tutto da un’attività creatrice naturale in cui Dio trasformò la Realtà partendo dalla struttura stessa della Realtà. Cioè, ci fu la distruzione di un cosmo precedente e la trasformazione di quel cosmo in uno nuovo, che, come tutto ciò che ha inizio, partì da un evento o Principio Cosmologico Generale. Principio cosmologico generale che ha segnato in modo irreversibile il Prima e il Dopo. La questione è come Dio abbia dato vita a questo Principio, di cui il principio del nostro Universo in particolare è un frammento della sequenza storica che ha messo in moto quell’Evento.

211. La risposta a questa domanda richiede di parlare delle leggi fondamentali del Movimento di Moltiplicazione della Materia Cosmica che agivano fin dall’Eternità. Solo che, a differenza del Cosmo Increato, che coinvolgeva l’Infinito in tale Moltiplicazione, poiché il Movimento ha Origine in Dio, esso è stato rivoluzionato e realizzato da campi che trasformano la materia in energia e e cosmica e questa energia cosmica in materia astrofisica. Per comprendere questa fenomenologia ricorriamo alla natura quantistica della materia atomica.

212. Sia a livello di osservazione in laboratorio che negli acceleratori di particelle, la riproduzione della materia ha origine dall’aumento dell’energia dinamica che trasforma il rapporto della particella con il campo in cui si muove. Fin dalla nascita stessa della fisica quantistica si è osservato che l’aumento di massa richiede l’aumento dell’energia cinetica, relazione che Einstein ha cercato di cogliere nella sua celebre equazione dell’energia. Ma se nell’atomo, nel suo ambiente naturale, all’aumento della sua velocità la particella risponde trasformando la differenza in massa, e lo stesso avviene in un acceleratore, se eliminiamo il limite di velocità dall’equazione e procediamo a estrarre la particella dal suo ambiente, conferendole le caratteristiche dell’energia cosmica in volo libero in uno spazio privo di riferimento elettromagnetico: quella particella continuerà a trasformare la differenza di velocità in massa. Supponendo di attribuirle un accumulo di traiettorie fino all’infinito, il salto dalla materia quantistica all’astrofisica è già avvenuto. Questo era il processo naturale non creato.

213. Dio ha rivoluzionato questo processo concentrando la traiettoria in un campo in cui il tempo matematico si incurva e lo spazio fisico precipita verso il centro. Simulando un acceleratore ad anello tale che dall’esterno crei una spirale sulla superficie di una clessidra, dove ogni frammento mantiene la velocità di accelerazione indipendentemente dalla massa: nel momento in cui il fascio raggiunge il centro, ovvero la bocca della clessidra, il fascio salta dall’altra parte attraverso l’esplosione all’origine delle stelle. Questo è il fenomeno che chiamo Implosione Astrofisica, fenomeno che segna la nascita delle galassie e delle stelle.

214. Poiché un singolo astro può dare origine a una quantità illimitata di fasci di energia cosmica, la riproduzione della materia all’infinito è una realtà che proviene dall’Eternità. Ciò che contraddistingue questa moltiplicazione all’infinito è che prima richiedeva l’Infinito come terreno di trasformazione e poi lo stesso processo si riproduce su campi spazio-temporali dispiegati da Dio ai confini del Cosmo. Ciò rende il Cosmo un ente più massiccio e conferisce allo Spazio Generale una maggiore densità di materia; ecco perché il Cosmo ci stupisce con nuove creature galattiche ogni giorno che il telescopio Hubble apre i suoi occhi. La Creazione è continua e la sua espansione costante.

215. Questo processo di moltiplicazione della materia cosmica a partire da un Principio Generale Cosmologico può essere paragonato a una reazione a catena che non finisce mai e amplifica il proprio raggio d’azione e la propria estensione man mano che il tempo cresce dal centro verso i confini. I nostri occhi telescopici ci permettono di ammirare il movimento delle galassie all’interno di questo Spazio Generale Cosmico in costante espansione. E ci consentono anche di applicare le leggi di gravità alle entità galattiche, osservando come, per effetto di tali leggi, si attraggano e si accumulino; a questa legge classica dobbiamo aggiungere quella delle forze elettrodinamiche, grazie alla quale la concentrazione della massa totale in un unico punto è un impossibile fisico da raggiungere. Motivo straordinario per cui il movimento degli atomi di un gas caldo all’interno di un recipiente è quello che corrisponde al Movimento Cosmologico Generale.

 

 

CAPITOLO 23. – LO SPAZIO COSMOLOGICO GENERALE

 

216. La creazione delle galassie come fenomenologia autonoma, attivata da Dio attraverso l’alimentazione costante del campo che trasforma l’energia cosmica in materia astrofisica, ci conduce direttamente a scoprire il Cosmo come un campo di materia prima da cui Dio estrae la materia necessaria per erigere le Sue Opere. Tra queste, il nostro Universo è una di esse. Non è stato il primo, né sarà l’ultimo. La parola di Dio al riguardo è categorica: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può fare nulla da sé, ma solo ciò che vede fare dal Padre; perché ciò che fa il Padre, lo fa anche il Figlio. Poiché il Padre ama il Figlio e gli mostra tutto ciò che fa, e gli mostrerà opere ancora più grandi di queste, così che voi ne rimaniate meravigliati». Le implicazioni teologiche non potrebbero essere più chiare.

217. Ma perché un fascio di energia cosmica non cresce all’infinito una volta superato il limite della velocità della luce? Poiché l’origine della materia astrofisica risiede nel salto dell’energia cosmica e tale salto è condizionato dalla trasformazione dell’energia cinetica in massa, perché, una volta creata una traiettoria di volo che simula il vuoto, la trasformazione non prosegue all’infinito? Un proiettile lanciato nel vuoto non tende ad acquisire velocità infinita se il tempo a sua disposizione è eterno? Perché allora non esiste un corpo oscuro di massa infinita? In definitiva: quale tipo di meccanismo di sicurezza pone dei limiti al salto dall’energia cosmica alla materia astrofisica?

218. La risposta viene dall’esperienza. Il salto verso l’infinito si scontra con il punto critico di crescita, o Punto di Implosione Astrofisica, a partire dal quale il corpo stellare trasforma l’energia che assorbe in luce. In questo modo, anche se il sistema materia-energia avesse via libera, il peso dinamico stesso del processo creativo lo conduce a un punto in cui la trasformazione in massa lascia il posto alla trasformazione in luce. E il ciclo continua. Questo punto critico, quindi, è insito nella natura della materia in generale e si mantiene lungo tutto il percorso del salto, sia da quello quantistico a quello siderale, sia da quello astrofisico a quello cosmico. Un’altra questione sarà determinare come funziona questo nucleo duro, il vero protagonista del salto interdimensionale, e in che misura le sue rivoluzioni operative accelerano o rallentano. E così altre domande che riguardano il salto creativo in sé. Ad esempio, cosa accade quando la massa galattica creata ha consumato l’energia del campo spazio-temporale. E altre cose ancora. Osserviamo inoltre nello Spazio Cosmico Generale come le galassie seguano lo schema naturale di una corrente che fuoriesce dalla bocca di una clessidra in movimento attorno al proprio asse. Confrontando i bracci a spirale con getti di energia astrofisica lanciati da forze centrifughe nello Spazio Cosmico Generale, la gamma delle galassie si apre alla quantità di energia concentrata in un dato momento da un campo di trasformazione. Inoltre, se paragoniamo questi campi a reti in cui l’energia cosmica scende in correnti alternate, la gamma precedente si apre a ventaglio e ciò che abbiamo visto finora non è che un assaggio di ciò che sta per arrivare. Le specie galattiche crescono nell’eternità fino all’infinito.

219. E una volta create, come si comportano le galassie? Come crescono, qual è la regola che ne modella l’essenza, come conservano l’energia cinetica, qual è il loro rapporto con il campo trasformatore e quale il rapporto tra questo campo e il campo gravitatorio astrofisico? Potremo dedurre da ciò che vediamo alcune leggi che ci aiutino a comprendere la natura di quell’albero di creature stellari che è il regno delle galassie? Siamo in grado, attraverso la combinazione delle leggi fisiche locali, di ricreare le grandi leggi che regolano il movimento nello Spazio Cosmico Generale? Perché le galassie non obbediscono alla famosa legge della gravità universale? Perché si comportano piuttosto come sciami di creature esotiche che volano senza una direzione apparente, seguendo come traiettoria quella che il vento descrive loro? Dal moto browniano che dimostrano di possedere si può o non si può procedere all’applicazione delle leggi dell’elettrodinamica alle galassie, in virtù delle quali esse si respingono, si scontrano, si mescolano, si dividono, si moltiplicano e rimangono sempre in movimento? Il Movimento Cosmologico Generale non ignora forse la natura neutra del campo gravitatorio universale? E questo movimento costante di quelle enormi creature che si spostano a velocità fantastiche attraverso un Cosmo dalla vocazione eterna, che tipo di correnti e di venti intergalattici non produrranno? Le tempeste nebulari che travolgono al loro passaggio il nostro Universo Galattico non sono forse la prova dell’esistenza di quelle correnti intergalattiche che, sollevate dal Movimento Cosmologico Generale, trasportano da una parte all’altra masse di materia cosmica, causate tanto dalla combustione di interi sistemi quanto dalla loro esistenza prima della creazione del Principio Cosmologico Generale? (Insomma, affrontando questo tema le domande potrebbero accumularsi le une sulle altre fino a formare una montagna. Che la cosmologia del XX secolo fosse onnisciente e, scoprendo una nuova galassia con il suo genio potentissimo, potesse già attribuirle natura, età e distanza è una di quelle meraviglie della natura che dobbiamo sottoporre ad analisi, esame e giudizio critico. Ma non in questo libro).

220. Qui è opportuno affermare che l’Idea dell’Universo è venuta prima dell’Universo. Non si tratta di dogmatizzare né di filosofare. Non è mia intenzione. Si tratta unicamente di mettere sul tavolo una realtà tanto naturale quanto il fatto che lo studio del terreno è necessario prima di realizzare qualsiasi opera di ingegneria. E infatti, poiché Dio conosce le leggi della sua Creazione, le sue dimensioni, la sua fenomenologia e la sua natura, è logico e naturale che, quando si propone di realizzare un’Opera, tracci linee ed effettui calcoli tenendo conto dell’influenza del terreno sul futuro dell’edificio, in questo caso astrofisico. Chi meglio di me può descrivere questo processo di studio e riflessione che precede l’Atto Creatore se non Dio stesso, che ispirò a Salomone queste parole sulla sua Saggezza: «Yahvé mi ha posseduta all’inizio delle sue vie, prima delle sue opere, fin dai tempi antichi. Fin dall’eternità sono stata stabilita; fin dalle origini, prima che la terra esistesse. Prima degli abissi, io fui generata; prima che esistessero le sorgenti delle acque abbondanti; prima che i monti fossero fondati, prima delle colline, io fui concepita. Prima che egli creasse la terra, né i campi, né la polvere primordiale della terra. Quando affermò i cieli; quando tracciò un cerchio sulla faccia dell’Abisso. Quando condensò le nuvole in alto, quando dava forza alle sorgenti dell’abisso. Quando fissò i confini del mare affinché le acque non oltrepassassero i suoi limiti. Quando pose le fondamenta della terra, io ero con Lui come architetto, essendo sempre la sua delizia; gioendo davanti a Lui in ogni momento».

221. Con l’Idea nella Mente e tutti i calcoli risolti, Dio si mette all’opera. Nel caso dei Cieli, la prima cosa che fece fu – secondo Salomone – «tracciare un cerchio sulla superficie dell’abisso». Cioè, delimitare il territorio, segnare il perimetro entro i cui diametri avrebbe creato i Cieli. Il che significa specificare le dimensioni dell’edificio materiale in base al perimetro che gli viene assegnato nello Spazio. Il raggio e il diametro di quel cerchio entro il cui perimetro pensò di creare i Cieli non sono un numero a noi sconosciuto. Il significato di questo numero, alla luce della conoscenza della natura del terreno cosmico, si comprende perfettamente; tanto più avendo davanti agli occhi l’album fotografico che il telescopio Hubble ci regala gratuitamente. Non dimentichiamo che, sebbene la fotografia astronomica si limiti a offrirci un’istantanea puntuale della materia nel tempo, i fenomeni che essa riproduce sono talmente simili a quelli che osserviamo nel mondo fisico locale che, per logica, dobbiamo dedurre da ciò che conosciamo ciò che resta da conoscere. Le nebulose non assomigliano forse alle tempeste atmosferiche? E non sembra quasi che gigantesche onde di energia le sollevino e le scaglino contro i sistemi stellari del nostro Universo?

222. Siamo già entrati nel vivo del problema. Le galassie generano nello Spazio Cosmologico Generale potenti correnti e venti. Questi si spostano e seguono le direzioni indicate dalle galassie stesse. Ma non stiamo parlando solo di materia nebulare. Qui occorre coniugare la legge della curvatura della luce con il volo dell’energia cosmica. Meglio dirlo in un altro modo. Partiamo da un’immagine più semplice. Trasformiamo le galassie in cannoni che generano energia cosmica. Nel momento stesso in cui la generano, la sparano nello Spazio Cosmologico Generale. Non eliminiamo la velocità della luce all’interno del campo galattico; al contrario, ne manteniamo il limite. E mentre si fa strada, mentre gira in tondo alla ricerca del proprio percorso verso l’esterno della galassia, il getto di energia di una stella si somma a quello dell’altra, dando come risultato finale la proiezione nello Spazio Cosmologico Generale, non di fasci, ma di correnti di energia.

223. Questo fenomeno di moltiplicazione e concentrazione della massa di un fascio di particelle, che crea una corrente che si comporta come un nucleo duro, è stato osservato negli acceleratori di particelle. Si è constatato che la moltiplicazione quantistica della materia, dovuta all’accelerazione della velocità del fascio iniziale, non crea nuovi fasci dispersi, in modo tale che ciascuno segua la propria traiettoria.

224. Al di fuori del campo gravitazionale galattico, l’accelerazione dei flussi di energia rilasciati dalla galassia tende ad aumentare man mano che si allontanano dalla sua influenza, e a continuare a crescere man mano che si avvicinano alla galassia successiva. In questo senso la fonte originaria, la galassia, si comporta come il cannone in cui il fascio riceve la sua energia iniziale di volo cosmico, e lo Spazio Cosmologico Generale come l’acceleratore in cui il fascio si moltiplica e genera i nuclei duri che creano le correnti intergalattiche all’origine degli spostamenti della materia cosmica nebulare da una parte all’altra. Queste correnti si muovono nello Spazio Cosmologico Generale allo stesso modo in cui i fiumi si fanno strada nei loro alvei aggirando i piedi delle catene montuose e si lanciano in linea retta quando il terreno lo consente. Dalla nostra conoscenza hubbliana del Cosmo possiamo dedurre il numero e la varietà delle correnti che si muovono nello spazio intergalattico, la quantità di energia che trasportano e le conseguenze su qualsiasi sistema che si trovasse sul loro cammino senza protezione contro il loro fronte d’onda.

225. La Creazione di Dio in questa forma dinamica e strutturata, lo Spazio Cosmologico Generale trasformato in una superficie sulla quale potenti fiumi di energia cosmica tracciano i propri alvei: la meta di queste correnti è l’Oceano! E questo Oceano, cos’altro può essere se non il campo creatore esterno nel cui seno avviene la trasformazione dell’energia cosmica in materia astrofisica? Ma prima di raggiungere la loro destinazione, durante il percorso dalle loro sorgenti-canyon di origine all’Oceano che trasforma le correnti cosmiche in materia astrofisica, queste correnti cosmiche si comportano come veri e propri cicloni. Come il fiume nel cui corso cade un vecchio albero che viene trascinato a valle, allo stesso modo le correnti cosmiche spostano da un luogo all’altro la materia nebulare intergalattica. E proprio come il vento prosegue il suo corso avvicinandosi alla montagna, ma scarica su di essa il proprio carico, allo stesso modo i fiumi di energia cosmica fanno lo stesso sulle galassie che circondano. Ovviamente non siamo in grado di rilevare queste correnti, ma possiamo dedurne l’esistenza dalla nostra conoscenza della materia e da ciò che osserviamo con gli occhi del telescopio Hubble.

226. Il nostro Universo-Galassia, la Via Lattea, si relaziona con il resto del Creato seguendo i parametri di questo Movimento Cosmologico Generale. Visto dall’esterno, il nostro universo si comporta come la montagna su cui il cosmo riversa le sue nuvole e dalle cui viscere sgorga una nuova fonte di acqua elettromagnetica che estende il proprio alveo sul campo cosmico, acquisisce i propri affluenti intergalattici e avanza tra le galassie fino a raggiungere la propria destinazione. L’origine delle Nebulose risiede in questo gioco di interazioni, di fronte al quale – e pensando alle sue dimensioni – Dio avrebbe conferito al nostro Universo le proprie.

 

 

CAPITOLO 24. – INGEGNERIA ASTROFISICA DELLA CREAZIONE

 

227. L’Intelligenza Creatrice si è coinvolta nel gioco delle azioni-reazioni creando un Universo concepito per resistere al peso delle correnti cosmologiche. In altre parole, Dio ha eretto l’edificio universale dotato di tutti i meccanismi fisici necessari per superare le conseguenze del terremoto che la sua stessa creazione avrebbe provocato. Dio sapeva anche che, come soldati che cadono in prima linea nel combattimento, molti astri al di fuori del nostro Universo sarebbero soccombuti sotto la spinta delle correnti intergalattiche. Quelle che noi chiamiamo Novae e Supernovae sono proprio quei guerrieri caduti in battaglia che si disintegrano in esplosioni favolose, a loro volta culla delle comete e dei meteoriti che solcano i Cieli. Soffermiamoci quindi un momento sull’origine delle novae e delle supernove. E, data la quantità di energia fisica che un nucleo duro è in grado di sprigionare, vista la somiglianza tra lo spazio cosmologico generale e un acceleratore di particelle: se eleviamo il processo alla dimensione astrofisica e applichiamo la legge dell’influenza reciproca tra campo e luce, dobbiamo concludere che un campo galattico reagisce all’azione di curvatura della traiettoria delle correnti cosmiche accelerando il ritmo di rotazione della sua fascia stellare esterna. Approfondiamo questo comportamento.

228. Come vediamo nella Creazione di Dio, tutti i sistemi di un corpo galattico sommano i propri campi e creano un campo generale che reagisce come un tutto unico nei confronti dell’esterno. In precedenza ho paragonato questo campo generale a un oceano, partendo dalla Rivelazione. Partendo da questa similitudine e dal paragone del campo universale con il volume contenuto in un bicchiere d’acqua, l’azione delle correnti cosmiche sul campo gravitazionale si traduce nella reazione dell’acqua al movimento della mano che vi immerge un dito e la fa ruotare. Poiché ogni corpo liquido ha un movimento proprio, naturale rispetto al corpo che lo contiene, l’accelerazione proveniente dall’esterno deve agire sulle zone esterne, da dove si propaga verso l’interno, se del caso.

229. Naturalmente, non tutti i corpi di un sistema reagiscono allo stesso modo di fronte a una forza esterna. Nel caso dei sistemi stellari questa semplice legge è all’ordine del giorno. E poiché la trasformazione della gravità in luce dipende dalla velocità di rotazione del sistema, su cui incide l’incontro con le correnti cosmiche, i sistemi stellari esterni, essendo esposti all’azione del dito sull’acqua, vengono costantemente accelerati; una reazione che alcuni astri sopportano perfettamente, mentre altri non riescono a sopportare oltre un limite critico. Una volta raggiunto tale limite, il freno di sicurezza sistemologico si rompe e il sistema sfugge al controllo interno, avviandosi verso la propria distruzione. Il risultato è l’esplosione di una Nova. Questo quando si parla di un singolo astro. Se invece l’astro dà origine a una reazione a catena che trascina l’intero sistema verso la distruzione a causa del calore generato dalla combustione accelerata della gravità, si parlerà di Supernova.

230. È l’esperienza a parlare. È la foto a dimostrarlo. Ed è la realtà a convincere. Immaginiamo di avere una palla immensa: vogliamo farla girare spingendola, ma non ci riusciamo; chiamiamo altri in nostro aiuto e ci uniamo fino a costringerla a girare. Una volta che la palla inizia a girare, la forza necessaria per mantenerne costante la rotazione sarà minore, per cui l’effetto della stessa forza sulla palla sarà maggiore man mano che la sua velocità aumenta. Questo semplice gioco lo estendiamo ora al rapporto tra un astro e il suo campo gravitazionale. E conveniamo che la rotazione di un campo gravitazionale sia simile a quella di un corpo solido in cui l’astro occupa il nucleo. Subito dopo confrontiamo l’azione della corrente cosmica su questo corpo con quella della forza della mano sulla pallina. Ed ecco che abbiamo l’effetto fisico all’origine delle novae. Sempre tenendo presente che la curvatura di una corrente cosmica, come quella della luce, non avrebbe luogo se tale corrente non avesse massa. Se non avesse massa non avrebbe peso, e se non avesse né peso né massa non potrebbe esistere il fenomeno della curvatura della luce. Infatti, dal punto di vista dell’ottica, è possibile paragonare la curvatura dell’energia cosmica quando entra in contatto con un campo gravitazionale alla rifrazione della luce. La traiettoria delle comete al loro passaggio vicino al Sole ci permette di scoprire la struttura ottica della curvatura che descrive l’energia cosmica al suo passaggio attraverso un campo gravitazionale. Ma se, a differenza dell’energia cosmica, la sua curvatura non viene alterata, nel caso delle comete abbiamo effettivamente la risposta che trasforma il campo gravitazionale in una realtà che, dal punto di vista fisico, si comporta come un corpo. E in quanto tale ruota attorno all’astro a cui appartiene.

231. Sapendo che l’età delle stelle si misura in base al tempo che impiegano a consumare l’energia del proprio campo gravitazionale – processo di consumo soggetto alla velocità di funzionamento del trasformatore –, la logica ci porta a credere nell’esistenza di una leg e che regola il rapporto tra le rivoluzioni operative e la durata di vita del sistema. La questione che qui ci occupa è come accelerare i giri di funzionamento del trasformatore astrofisico fino a quel punto di riduzione della sua vita al tempo minimo possibile. La logica ci dice che esiste un solo modo, ed è quello di eccitare il campo all’infinito, così come il liquido contenuto in un recipiente trabocca per effetto di un’azione centrifuga. Non è forse questa l’azione cumulativa delle forze contro la grande sfera di cui parlavamo? Ebbene, stiamo parlando di correnti che si muovono in risposta agli stimoli dei campi galattici e all’eccitazione di questi ultimi in seguito a tali risposte: il livello di eccitazione provocato si rifletterà nell’intensificazione della produzione di luce. Maggiore è l’eccitazione, maggiore è l’intensità della produzione e minore è la durata di vita del sistema. I fenomeni di intensificazione ciclica e atipica dei sistemi stellari devono essere messi in relazione con questo comportamento universale.

232. Riassumendo: nel caso delle novae e delle supernove, l’eccitazione si riferisce all’aumento della velocità di trasformazione fino all’infinito. Una volta fuori controllo i meccanismi naturali di frenata dei sistemi gravitazionali, la rotazione dell’astro e del campo si accelerano e interagiscono fino a consumarsi, riducendo milioni di anni a una questione di secondi. Se si parla di un sistema astrofisico semplice, si parlerà di Novae. Se invece è un intero sistema multiplo a cadere in questa dinamica, si parlerà di Supernovae. Sia le une che le altre hanno luogo nelle fasce costellazionali esterne, che sono le più esposte alle correnti intergalattiche. Queste Novae e Supernovae sono all’origine delle comete; le comete vengono proiettate come proiettili di cannone che aumentano il loro potere distruttivo man mano che accumulano spazio percorso.

233. E per concludere: tenendo presenti questi tre fronti d’azione – nebulose, novae e comete – Dio ha strutturato la distribuzione costellazionale attorno al Sistema Solare simulando una rete gravitazionale cristallina contro la cui solidità disintegrare il pericolo di interruzione dell’Evoluzione dell’Albero della Vita sulla Terra. I meravigliosi risultati positivi che la realtà ci mostra non devono offuscare gli occhi della nostra intelligenza nel riconoscere che, secondo le dimensioni astronomiche, Dio tracciò quel Cerchio sulla Superficie dell’Abisso di cui ci parlò Salomone nella sua Saggezza. Ciò che il re saggio e pacifico per eccellenza vide con gli occhi della sua Saggezza, noi, grazie a Dio, lo vediamo con i nostri occhi. Ammi e superammi nella fascia esterna, e ammassi aperti e sistemi multipli in quella interna, compongono questa rete cristallina gravitazionale costellazionale sulla quale c’è ancora tanto da dire. Cominciamo risolvendo il mistero dell’Origine dei Cieli.

 

 

CAPITOLO 25. – ORIGINE E COSTITUZIONE DEI CIELI

 

234. Entriamo ora in una delle grandi questioni: l’origine delle stelle del Firmamento. Credo che la risposta sia già stata delineata nelle sezioni precedenti. La formazione delle stelle, in quanto fine dell’esistenza delle galassie, tutto conduce alla trasformazione del Cosmo nel campo di materia prima da cui Dio estrae la materia con cui realizzare le Sue Opere. Essendo costante la creazione di galassie, la massa totale di materia prima che il campo cosmico mette al servizio di Dio per portare avanti qualsiasi Opera non ha limiti. Un’altra questione è come Dio estragga quella materia stellare e la trasporti dalle sue regioni d’origine all’Universo. Noi, sapendo che il modo di fare le cose dipende sempre dal Potere di chi le compie, e che l’immaginazione necessaria per realizzarle è in relazione diretta con l’Intelligenza di chi si propone di farle, possiamo parlare di grandi fiumi che solcano le pianure intergalattiche, secondo quanto il Signore delle Galassie ritiene più opportuno e in accordo con le sue esigenze operative. Quale altro Nome potremmo dare a Colui che le crea e le governa? O come potremo sottoporre al nostro giudizio le leggi che le regolano e le modalità di comportamento delle galassie e dei loro mari di stelle di fronte all’azione del loro Creatore sui loro corpi? Imporremo all’immaginazione Divina i limiti naturali della nostra immaginazione? Come potremmo osare paragonare il nostro modo di vivere, sentire, respirare, pensare, camminare, lavorare, progettare, toccare, amare, trattare, ordinare, ridere, calcolare… a quelli di quell’Essere all’Origine del Cosmo? Partendo dai limiti naturali della propria realtà, come potrebbe la creatura giudicare il proprio Creatore senza dimostrare di compiere un atto di follia? Il principio e il fine dell’intelligenza umana è l’ammirazione; essa nasce dall’ammirazione per la Creazione per concludersi nell’ammirazione del suo Creatore. Tutto ciò che si aggiunge oltre proviene da quel seme che non era nell’Uomo e che è stato seminato nel suo essere da una forza estranea alla Creazione di Dio, il che è materia di Teologia. In ogni caso, la grande questione dell’Origine ci conduce direttamente all’altra grande questione: la Costituzione dell’Universo.

235. Da quanto letto finora si deduce che l’Universo e il Cosmo sono due cose diverse. Queste due cose unite formano la Creazione di Dio, e al suo interno una cosa è il Cosmo e un’altra è l’Universo. Il Cosmo è il campo di materia prima di cui Dio si serve e, con la libertà di chi è il Signore, attinge tutti i materiali necessari per portare avanti le Sue Opere. Per quanto riguarda l’Universo, esso è il campo stellare in cui Dio porta avanti queste Opere. Quando, dunque, Mosè ci parla della Creazione dell’Universo, si riferiva proprio a questo campo stellare. La cui Origine, come abbiamo visto, risiede in quel campo cosmologico da cui Dio fa scaturire fiumi di stelle che solcano le pianure intergalattiche e sfociano in questo oceano universale nelle cui acque l’Albero della vita ha affondato le sue radici. Albero della vita sul quale c’è molto da dire, specialmente a questo punto della sua Storia. Sulla Costituzione dell’Universo, tuttavia, non è stato ancora detto tutto.

236. Ovviamente Mosè parla nel suo Racconto della Creazione dei nostri Cieli. E così facendo ci pone di fronte a una Realtà: Dio ne è il Creatore. Realtà che ci conduce a un’altra realtà: l’Eternità, quell’Eternità che implica l’Infinito. Realtà di cui il genere umano è il frutto, ma non l’unico, di quell’Albero della vita al quale il Dio dell’Infinito e dell’Eternità ha dato l’Universo come campo di Origine e di Crescita. Conclusione finale questa che ci riporta alla rivelazione del Figlio di questo Creatore e Signore del Cosmo e dell’Universo: «Il Padre mostra al Figlio tutto ciò che fa e gli mostrerà opere più grandi di queste, così che voi ne rimaniate meravigliati». Utilizzando il plurale quando parla del Passato come riflesso del Futuro, il Figlio di Dio ci rivela che i nostri Cieli e la nostra Terra, in definitiva, che il Genere Umano non è il primo Raccolto che l’Albero della Vita ha dato. Un’affermazione che risolve il dilemma sulla vita nell’Universo. Infatti, l’Uomo non è il primo né sarà l’ultimo Frutto di questo Albero. Prima dell’Uomo erano già stati creati altri mondi e dopo l’Uomo nuovi mondi nasceranno dai rami dell’Albero della Vita. «I figli di Dio» di cui parla la Bibbia sono il frutto di quelle Opere che il Figlio ci ha dichiarato che il Padre compie. Non è il caso di divagare sulle regioni di origine nell’Universo di tali «figli di Dio». Il fatto è che la consapevolezza della loro esistenza ci porta a una nuova modo di concepire la Costituzione dei Cieli e dell’Universo in generale.

237. E questo modo di concepire ha a che fare con la Concezione dell’Universo. Cioè: quando Dio lo concepì nella sua Mente, quale fu l’Idea che gli diede origine? Lo creò per essere un campo in cui si erge una casa e, quando crolla per vecchiaia, viene abbattuta e ne viene costruita un’altra? O lo ha creato per essere edificato nel tempo, alla stregua di chi possiede un terreno e lo coltiva e lo trasforma con il passare del tempo? Ha creato i Cieli che circondano la Terra e che sono la culla del Genere Umano affinché fossero spazzati via dall’Universo col tempo, oppure ha creato i Cieli affinché permanessero eternamente?

238. E considerando quest’ultima alternativa e sapendo che la creazione di un Mondo introduce nell’Universo una serie di problemi costituzionali di portata astronomica, come abbiamo visto nelle sezioni precedenti, l’Universo non è forse un campo continuamente soggetto a una definizione creatrice delle sue regioni in ragione della trasformazione di tali regioni in zone di Origine dei Mondi? Torniamo all’Inizio dell’Universo per definire meglio questa creazione costante della geografia universale.

239. Creato il Cosmo come regione produttrice di Galassie – e essendo queste fabbriche di stelle –, Dio pensa alla Vita e concepisce un oceano stellare che crescerà continuamente, e sotto le cui Acque la Vita metterà radici, dispiegherà il suo Albero e darà il suo Frutto. Così Dio inaugura l’Inizio delle origini dei Mondi, dirigendo fiumi di stelle provenienti da ogni parte del campo cosmico, che attraversano dalle loro sorgenti nelle catene galattiche le pianure cosmologiche e sfociano in uno spazio concreto, dove creano un Oceano di stelle: l’Universo. Un Universo inizialmente amorfo e in qualche modo selvaggio, in cui gli ammassi e i superammassi si uniscono e si separano e le correnti stellari si muovono soggette alle forze che si dispiegano all’interno di questo Oceano di stelle che, come una tromba, si sono riversate sulle coste dell’Universo. Ma lo scopo di questo movimento è seminare la Vita e raccoglierne il Frutto; l’orizzonte che Dio tende all’Universo è l’Infinito; e l’età è l’Eternità. Così, durante ogni Atto Creatore, Egli stende la Sua Mano su una Zona dell’Universo e le dà forma, la scolpisce, la identifica, le conferisce delle proprietà, dando forma all’amorfo, rendendo identificabile ciò che non aveva identità propria. All’interno di questo Processo di Creazione continua dell’Universo e come risultato di questo movimento sono nati i nostri Cieli. La questione fondamentale, se i Cieli del nostro Firmamento siano stati creati per permanere o per essere spazzati via dallo spazio come un castello di sabbia quando sale la marea, ha una risposta definitiva: nel crearli e attraverso la loro creazione Dio ha dato forma e identità a una regione dell’Universo Generale. Credo che nel Suo Libro abbia disseminato, quasi per caso, l’espressione: «i Cieli dei cieli», dove l’Universo viene identificato con dei Cieli che sono dimora di molti cieli, ciascuno dei quali, a immagine e somiglianza del nostro, culla e origine di altri mondi che sono stati e di altri che saranno, ciascuno con la propria regione singolare. Questo aspetto ci conduce a un’altra questione: la navigazione nell’Universo.

240. La tendenza alla crescita fino all’infinito che Dio ha conferito all’Universo presuppone e implica la necessità di una cosmografia universale che consenta la navigazione interna attraverso l’identificazione a distanza delle regioni che lo compongono. Dio è libero e potente come la marea con il castello di sabbia, ma non ha concepito l’Universo in questo modo. Avrebbe potuto raccogliere in un libro la Storia e la Costituzione celeste di ogni Mondo, ma nella sua Mente ciò che ha concepito è che quella Storia e quella Costituzione rimanessero eternamente, diventando i Cieli le lettere di quel Libro universale in cui ogni Capitolo tratta della Creazione di un Mondo e delle sue cose. Non sono forse belle le righe su cui le stelle si dispongono per scrivere questo messaggio alla creatura umana: Infinito + Eternità = Dio?

 

 

 

FINE DELLA STORIA DIVINA DI GESÙ CRISTO 2026

 

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